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Azur e Asmar

di Michel Ocelot

Come saper vedere con il cuore la bellezza della differenza…

Dopo il grande successo di critica e pubblico ottenuto in occasione dell’anteprima mondiale al Festival di Cannes, Azur et Asmar (Azur e Asmar) è sbarcato alla prima edizione della Festa Internazionale di Roma, nella sezione Alice nella città, ed è da pochissimo uscito anche nelle sale italiane grazie a Lucky Red.

Michel Ocelot – il padre del piccolo grande Kirikù (Kirikù e la strega Karabà, Kirikù e le bestie selvagge) – ci regala un vero capolavoro del cinema d’animazione, semplice e insieme complesso. Un racconto affascinante che cattura in modo intelligente lo spettatore, mente e cuore, come solo una favola può farlo, come una storia delle mille e una notte. L’intreccio è a scatole cinesi, come ogni fiaba che si rispetti: il cerchio del racconto si chiude in modo perfetto, ma con un qualcosa in più che sta tutto nella consapevolezza acquisita grazie al viaggio che i due eroi compiono, e con essi lo spettatore.

In un imprecisato villaggio francese, la nutrice Jenane alleva con amore suo figlio Asmar e il figlio del castellano, Azur. I due bambini crescono insieme come fratelli, ma poi la violenza del potere li divide: il castellano scaccia la donna e suo figlio, costretti a tornare nel proprio paese al di là del Mediterraneo, e manda Azur a studiare in collegio, perché diventi un vero principe. Ma, oltre all’amore della madre/nutrice, un altro legame unisce in modo inesorabile Azur e Asmar: la leggenda della “Fée des Djinns” (la fata dei geni), prigioniera in un luogo lontano e spaventoso, bellissima principessa che sposerà il principe che riuscirà a liberarla. Azur, divenuto uomo, decide di fare il grande viaggio al di là dei mari per cercare di liberare la principessa. Un viaggio lungo e strano, che lo porterà a dover superare molti ostacoli e a guardare oltre la superficie delle cose, prima di ritrovare la sua adorata nutrice e il fratello di latte Asmar. L’amarezza per i torti subiti in Europa allontanerà per un po’ Asmar e Azur, divenuti due principi rivali. Ma alla fine sarà la loro fratellanza ad aiutarli e a farli arrivare alla meta agognata: la Fée des Djinns sarà liberata e la liberazione sarà suggellata addirittura da un doppio matrimonio, all’insegna della differenza…

Il film è un racconto morale sulla bellezza della vita vista come ricerca, e come differenza. Attraverso la storia di due bambini allevati dalla stessa donna e separati dal mare dell’intolleranza, capiamo con la testa e con il cuore qual è l’unico futuro possibile per l’Europa e per il mondo intero: la ricchezza della differenza, ma anche della curiosità, del viaggio, del saper guardare con le mani e andare con gli occhi al di sotto della superficie e delle apparenze. Gli stereotipi li possiamo incontrare ovunque, in ogni cultura e in ogni paese, come in ogni uomo, l’importante è saper vedere oltre: la saggezza può nascondersi in una bambina intelligente e curiosa allo stesso modo che in un vecchio studioso, così come la bellezza non dipende dal colore della pelle o degli occhi.

Per abitare degnamente questo mondo – ci suggerisce saggiamente Ocelot – bisogna saper superare gli ostacoli, come gli eroi delle fiabe: parlare agli animali, fidarsi del profumo e del colore del mondo, non aver paura del fuoco e del ferro, imparare a toccare le cose con mano, letteralmente, ma soprattutto non aver paura di essere se stessi. All’inizio del suo viaggio, Azur si lascia impaurire dal pregiudizio e dalla diffidenza di cui sono vittime le persone con gli occhi blu, e allora fa finta di essere cieco: chiude gli occhi e così non si accorge della bellezza infinita del mondo che sta attraversando, raccontato in maniera distorta dalla sua stupida guida francese Crapoux, che disprezza continuamente il paese dove pure ha scelto di vivere. Per fortuna, il cuore di Azur è più aperto di quanto lo siano gli occhi: una bella metafora per tutti i viaggiatori occidentali, e anche per le visioni spesso distorte del mondo che ci arrivano dai media.

Un ultimo, importante, dettaglio: nella versione originale, la voce della nutrice è dell’attrice palestinese Hiam Abbas (Satin Rouge, Free Zone), mentre la canzone dei titoli di coda è della cantautrice algerina Souad Massi.

Maria Coletti

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Cast & Credits Azur et Asmar (Azur e Asmar)
Regia, sceneggiatura e grafica: Michel Ocelot; suono: Thomas Desjonqueres, Cyril Holtz; musica: Gabriel Yared; canzone titoli di coda: Souad Massi (AZ, Universal Music); voci: Cyril Mourali (Azur), Karim M’ribah (Asmar), Hiam Abbas (Jenane), Patrick Timsit (Crapoux), Fatma Ben Khell (Principessa Chamsous Sabah), Rayam Mahjoub (Azur bambino), Abdelsselem Ben Amar (Asmar bambino); origine: Francia, 2006; formato: 35 mm, 1.85, Dolby Srd; durata: 99’; produzione: Nord-Ouest; distribuzione italiana: Lucky Red; sito ufficiale: www.azuretasmar-lefilm.com; sito italiano: www.luckyred.it/azureasmar/index.html

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