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L'incubo di Darwin

di Hubert Sauper


Un fiorente commercio di armi e di pesce si svolge sul lago più grande del mondo: il Lago Vittoria, che nutre con i suoi pesci introdotti artificialmente due milioni di persone nel mondo, eppure gli abitanti del luogo soffrono la carestia, mentre l’AIDS colpisce quasi ogni famiglia. Il documentario, presentato a Venezia nel 2004 e vincitore del Premio Europa Cinemas, è una potente denuncia del potere delle multinazionali e un’ironica e spaventosa metafora degli “effetti collaterali” della globalizzazione. Per chi avesse perso il film in sala, distribuito dalla Mikado, è uscito da poco in versione DVD in due edizioni a cura della Dolmen Home Video e della Feltrinelli (con libro). Una confezione semplice, ma funzionale ed essenziale, quella della Dolmen Home Video, con il menù principale che utilizza come sfondo visivo e sonoro brani del film e con un solo contenuto extra (le note di produzione del regista). Nell’edizione Feltrinelli, invece, oltre al DVD c’è anche il libro Un microcosmo in bilico (di di Tijs Goldschmith e Hubert Sauper) e un contenuto extra (l’intervista a Sauper).

Al suo debutto nel lungometraggio documentario dopo vari cortometraggi e mediometraggi - tra cui un altro girato in Africa (Kisangani Diary, 1998) – Hubert Sauper sceglie di indagare sui danni provocati dall’introduzione artificiale del pesce persico nel Lago Vittoria, portando alla luce una tragedia ancora più vasta, dovuta agli squilibri nel rapporto Nord/Sud e soprattutto agli interessi delle grandi multinazionali che governano l’economia mondiale. Un approccio diretto, sottolineato anche dalle note di produzione del film, inserite nel DVD come contenuto extra e in cui il regista va esplicitamente al cuore del problema: «La regione dei Grandi Laghi è il cuore dell’Africa, verde, fertile e ricco di minerali, e si dice sia stato anche il luogo di nascita della specie umana. Quest’area è nota per la sua incomparabile fauna e vegetazione, per i suoi vulcani innevati e per i celebri parchi nazionali. Allo stesso tempo, è davvero il “cuore di tenebra” del nostro mondo. Le guerre civili che devastano questa regione – di gran lunga i conflitti più sanguinosi dai tempi della Seconda Guerra Mondiale – si svolgono in una sorta di “limbo morale”. Nel solo Congo le vittime di queste guerre sono pari a quelle dell’11 settembre a New York: solo che qui muoiono ogni giorno dell’anno. Quando non completamente ignorate, queste guerre senza fine vengono al massimo definite “conflitti tribali”, come quelli di Ruanda e Burundi. Le cause segrete di questi scontri sono – nella maggior parte dei casi – interessi imperialistici nel campo delle risorse naturali».

Nonostante le buone intenzioni del regista e la innegabile maestria nella messa in scena di un materiale umano, sociale e politico incandescente, non si possono però non notare alcune ambiguità di fondo dell’impostazione. Accanto alla preoccupazione sincera del regista di fronte allo scempio in atto, rimane nel sottotesto del documentario la sensazione costante di assistere a situazioni sconvolgenti e ad immagini altrettanto sconvolgenti e bizzarre, che inseriscono – malgrado l’autore – una sorta di gerarchia nello sguardo. La denuncia delle potenzialità africane inespresse o umiliate o sfruttate finisce per dimenticare o mettere da parte gli esempi in positivo di realtà culturali e sociali africane che invece sono attive e consapevoli.

L’incubo di Darwin funziona molto bene come importante denuncia - attraverso la metafora del pesce persico - del capitalismo inteso come “democrazia dei consumatori” e come nuovo ordine mondiale imposto dall’alto a milioni e milioni di persone, come dichiara ancora il regista nelle note di regia: «dopo centinaia di anni di schiavitù e di colonizzazione europea dell’africa, gli effetti della globalizzazione dei mercati sono l’ultima e più micidiale umiliazione inflitta alla popolazione di questo continente». Ma la grandezza e insieme il limite dell’approccio del documentario sta proprio nel punto di vista, che è totalmente europeo, occidentale: ancora una volta è l’uomo bianco ad essere responsabile di tutti i mali e insieme l’unico a denunciarli. La denuncia può trasformarsi pericolosamente nella constatazione di inferiorità e impotenza delle società africane e più in generale del sud del mondo.

Maria Coletti

Cast & Credits
Darwin’s Nightmare (L’incubo di Darwin)
Regia, sceneggiatura e fotografia: Hubert Sauper; montaggio: Denise Vindevogel; suono: Veronika Hlavatsch; origine: Francia/Austria/Belgio, 2004; durata: 107’; produzione: Mille et une productions, Coop99 Film Produktion, Saga Film; distribuzione homevideo: Dolmen Home Video, Feltrinelli (con libro); data di uscita: 17 ottobre 2006; sito ufficiale: www.darwins-nightmare.at; sito italiano: www.mikado.it
DVD nella confezione: 1; supporto: DVD9 – singolo lato doppio strato; regione: 2; formato video: 1.77:1; formato audio: Dolby Digital; tracce audio: Inglese (originale, 2.0), Italiano (5.1); lingue sottotitoli: Italiano, Italiano per non udenti; contenuti extra: Note di produzione

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