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	<title>CINEMAFRICA | Africa e diaspore nel cinema</title>
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	<description>Cinemafrica &#232; il primo sito di cinema sull'Africa e sulle sue diaspore : sui film realizzati da cineasti africani, di origine africana e non solo.</description>
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		<title>CINEMAFRICA | Africa e diaspore nel cinema</title>
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		<title>Cannes 66. Cleopatra dallo schermo a Itunes</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E' stato presentato al Festival di Cannes il restauro del kolossal simbolo di Cinecitt&#224;, che ha segnato gli anni della Hollywood sul Tevere, noto per lo scandaloso amore tra Richard Burton ed Elizabeth Taylor.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Distribuito nel 1963 dopo una lavorazione lunghissima e tormentata che vide l'alternarsi di due set da Londra a Roma, il passaggio del testimone da Rouben Mamoulian a Joseph L.Mankiewicz, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Cleopatra&lt;/i&gt; &#232; proposto nella versione cinematografica originale di 243 minuti, meticolosamente restaurata in occasione del suo cinquantenario e proiettata il 21 maggio in anteprima all'interno della selezione Cannes Classics durante l'edizione 2013 del Festival di Cannes.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il film sar&#224; visibile anche in Italia, con le proiezioni che si terranno sabato 25 maggio e domenica 26 maggio a Milano presso il cinema Odeon e a Roma al cinema Adriano e successivamente marted&#236; 28 maggio in tutte le sale del circuito The Space.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Vincitore di quattro Oscar, girato in 70mm e costato circa trecento milioni di dollari di oggi, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Cleopatra&lt;/i&gt; sar&#224; inoltre disponibile su Itunes a partire dal 28 maggio nell'innovativo formato Digital HD.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tra i contenuti speciali &#232; incluso &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Cleopatra: il film che ha cambiato Hollywood&lt;/i&gt;, realizzato dall'American Film Institute, che racconta come il film costituisca una sorta di spartiacque tra due modi diversi di produrre e di intendere il cinema.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Fonte: Primissima&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Cinema africano alla Mostra di Venezia</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La Biennale di Venezia annuncia l'avvio di Final Cut in Venice, il nuovo workshop dedicato al sostegno di film africani in fase di post-produzione, che avr&#224; luogo al Lido di Venezia il 29 agosto 2013 alla 70. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, nell'ambito del Venice Film Market.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel corso del workshop, le copie lavoro di 4 film africani in post-produzione appositamente selezionati, saranno presentate a un audience di produttori, buyer, distributori e programmatori di festival cinematografici internazionali, per favorire possibili partnership di coproduzione e accesso al mercato distributivo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Final Cut in Venice &#232; realizzato in collaborazione con il Festival International du Film d'Amiens e il Festival International de Films de Fribourg.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La 70ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, si terr&#224; al Lido di Venezia dal 28 agosto al 7 settembre.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il workshop si concluder&#224; con l'attribuzione di premi in kind oppure in cash, finalizzati al sostegno economico dei film nella fase di post produzione:&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8364; 16,800 messi a disposizione da Cinemage/Groupe Image (Paris) per realizzare la correzione colore digitale, corrispondenti a 7 giorni di lavoro (56 ore, tecnico compreso)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8364; 15,000 messi a disposizione da Mactari Mixing Auditorium (Paris) per realizzare il missaggio sonoro&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8364; 10,000 a sostegno dei costi di post produzione in Francia messi a disposizione da CNC - Centre National du Cin&#233;ma et de l'Image Anim&#233;e (Paris)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;stampa di una copia in 35m (senza sottotitoli) o partecipazione ai costi di realizzazione d un DCP offerti dal Festival International de Film d'Amiens&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;stampa di una copia in 35m (senza sottotitoli) o partecipazione ai costi di realizzazione d un DCP offerti da Festival International de Film de Fribourg&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8364; 6,000 per la fabbricazione di un master DCP e i sottotitoli francesi, messi a disposizione da Titra TVS (Paris)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Data ultima per l'iscrizione e l'invio di 4 copie in Dvd del film: 28 giugno 2013.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Final Cut in Venice &#232; realizzato in collaborazione con CNC, CINEMAGE, MACTARI MIXING AUDIORIUM, TITRA TVS.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Fonte: Cinecitt&#224; News&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>Vol sp&#233;cial al DAMS di Roma Tre</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Mercoled&#236; 15 maggio, presso il Polo Aule DAMS dell'Universit&#224; Roma Tre, alle ore 17, &#232; previsto un incontro-dibattito sul film &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Vol sp&#233;cial&lt;/i&gt; di Fernand Melgar, alla presenza di Leonardo De Franceschi, Michela Fusaschi, Gianfranco Pannone e Ivelise Perniola. Sar&#224; l'occasione per vedere o rivedere insieme uno dei capolavori recenti del &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;cinema del reale&lt;/i&gt;, e discutere di CIE, politiche dell'inclusione ma soprattutto della retorica e dell'etica dello sguardo che caratterizzano il film documentario di Melgar.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Vol sp&#233;cial&lt;/i&gt;, salutato con entusiasmo in tanti festival internazionali di primo piano, da Locarno a quello dei Popoli di Firenze, &#232; uno dei rarissimi film girati in un centro di detenzione amministrativa per migranti. Nel caso specifico, si tratta di cittadini di paesi terzi privi di permesso di soggiorno regolare in Svizzera, gi&#224; formalmente espulsi, e in attesa di essere rimpatriati con voli aerei di linea o con temibili &quot;voli speciali&quot; in cui questi particolari passeggeri vengono legati a sedili semoventi e trasportati di peso nell'aeromobile; questo trattamento, particolarmente degradante e umiliante per la persona, presenta altissimi rischi per la salute del soggetto che viene sottoposto ad esso, tanto che si sono verificati gi&#224; diversi casi di morte.
&lt;br /&gt;Il film da gennaio &#232; oggetto di un'iniziativa di distribuzione civile promossa da ZaLab, in collaborazione con Cinemafrica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'appuntamento &#232; mercoled&#236; 15 maggio alle 17 in aula B3, presso il Polo Aule DAMS - Universit&#224; Roma Tre (via Ostiense 133b). &lt;br /&gt;Il Polo Aule DAMS &#232; raggiungibile con la Metro B (Garbatella) e con i bus 23 e 769.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>L'Africa in Italia a Milano: le foto</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Abbiamo pubblicato sulla nostra pagina FB le foto scattate da Luca Trevisani nel corso della presentazione di mercoled&#236; 8 maggio alla Libreria Feltrinelli di Via Manzoni a Milano del libro &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;L'Africa in Italia. Per una controstoria postcoloniale del cinema italiano&lt;/i&gt; (Aracne Editrice).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'evento si &#232; svolto in collaborazione con il Festival del Cinema Africano d'Asia e America Latina di Milano, Cinemafrica, Aracne Editrice, Fondazione Wu Ming, Film Tv e Archivio delle Memorie Migranti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.facebook.com/media/set/?set=a.128319397364554.1073741830.100128043517023&amp;type=1&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;Vai all'album fotografico&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il libro &#232; acquistabile anche on line - in versione cartacea o digitale - sul sito di Arcane Editrice, cliccando &lt;a href=&quot;http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/catalogo/area/areascientifica/scienze-dell-antichita-filologico-letterarie-e-storico-artistiche/9788854858862-detail.html&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>FCAAAL 2013: i premi</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Si chiude oggi l'edizione 2013 del festival del Cinema Africano d'Asia e America Latina di Milano, dopo la cerimonia di chiusura di ieri sera, in cui sono stati attribuiti i premi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Qui di seguito segnaliamo i titoli di interesse panafricano premiati nelle diverse sezioni del festival.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;PREMI UFFICIALI&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio per il Miglior Film Africano a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Coming Forth by Day&lt;/i&gt; di Hala Lotfy (Egitto, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Menzione speciale a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Beaut&#233;s cach&#233;es&lt;/i&gt; di Nouri Bouzid (Tunisia, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio per il Miglior Cortometraggio Africano al film &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Fela-Sidi&lt;/i&gt; di Damola Adelaja (Nigeria, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Menzione speciale a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Loot&lt;/i&gt; di Greg Rom (Sudafrica, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;PREMI SPECIALI&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio ACRA-CCS al miglior video (lungometraggio o cortometraggio) della sezione EXTR'A &lt;br /&gt;Menzioni speciali ai film:&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;I segreti di Kabiria&lt;/i&gt; di Gianpaolo Rampini (Italia/Kenia, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Babylon Fast Food&lt;/i&gt; di Alessandro Valori (Italia, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio Babel (2.000 &#8364;) al miglior film della sezione EXTR'A per l'acquisizione dei diritti di messa in onda sul canale per 24 mesi (con finestra di esclusiva di sei mesi) al film:
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Grazie per tutto Signor Presidente&lt;/i&gt; di Matteo Bennati (Italia, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio CEM-Mondialit&#224;. Premio al miglior cortometraggio africano sui temi del dialogo interculturale assegnato da una Giuria composta da ragazze e ragazzi tra i 15 e i 18 anni di Milano. Il Premio consiste nell'acquisizione dei diritti di distribuzione home-video in Italia.
&lt;br /&gt;Il premio va al film:
&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Quand ils dorment&lt;/i&gt; di Maryam Touzani (Marocco, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio CINIT &#8211; Cineforum Italiano
&lt;br /&gt;Il premio consiste nell'acquisizione dei diritti di distribuzione home-video in Italia di un cortometraggio africano.
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Bobby&lt;/i&gt; di Mehdi Barsaoui (Tunisia, 2013)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio CUMSE
&lt;br /&gt;Il premio consiste nell'acquisizione dei diritti di distribuzione home-video in Italia di un cortometraggio o documentario africano ed &#232; assegnato da una giuria di rappresentanti delle comunit&#224; straniere di Milano e da volontari del CUMSE.
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Tu seras mon alli&#233;&lt;/i&gt; di Rosine Mfetgo Mbakam (Camerun/Belgio, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio ISMU
&lt;br /&gt;La Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla Multietnicit&#224;) assegna un premio al miglior cortometraggio del festival con valore pedagogico. Il Premio consiste nell'acquisizione dei diritti di distribuzione home-video in Italia ed &#232; assegnato da una giuria composta da docenti.
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The Long Way Down&lt;/i&gt; di Yasser Howaidy (Egitto/Emirati Arabi Uniti, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio Il Razzismo &#232; una Brutta Storia
&lt;br /&gt;Feltrinelli assegna un riconoscimento speciale al miglior film della sezione dedicata ai temi del razzismo e dell'integrazione.
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Grazie per tutto Signor Presidente&lt;/i&gt; di Matteo Bennati (Italia, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio SIGNIS (OCIC e UNDA)
Il premio &#232; assegnato dalla The World Catholic Association for Communication.
&lt;br /&gt;Menzione speciale al film &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le djassa a pris feu&lt;/i&gt; di Lonesome Solo (Costa D'Avorio/Francia, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>Sta per piovere: un film G2 in sala</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un film sul diritto negato alla cittadinanza ai nati in Italia da genitori stranieri e sul dramma degli immigrati regolari che perdono il lavoro e rischiano l'espulsione. Temi scottanti e attualissimi quelli toccati da &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Sta per piovere&lt;/i&gt;, il film del regista fiorentino Haider Rashid che dal 9 maggio &#232; al cinema, distribuito da Radical Plans.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il protagonista del film &#232; Said (interpretato da Lorenzo Baglioni), un giovane sicuro ed ambizioso, nato e cresciuto in Italia da genitori algerini, studia e lavora come panettiere part-time a Firenze. Quando, per&#242;, il padre perde il lavoro (per il suicidio del titolare dell'azienda dove lavora), la famiglia si trova di fronte alla lacerante realt&#224; di non poter rinnovare il permesso di soggiorno, come fa puntualmente da trent'anni, e riceve un decreto di espulsione. La vita di Said prende improvvisamente una piega scura: l'Italia, il Paese che ha considerato sempre suo, appare ora come un muro di gomma che lo spinge a &#8216;tornare a casa', in Algeria, luogo che lui non ha neanche mai visitato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&quot;Volevo rappresentare una nuova realt&#224; in Italia cercando di uscire dagli stereotipi sugli stranieri dando voce ai ragazzi di seconda generazione che si vedono negati un diritto basilare&quot;, dice il regista Rashid, nato e cresciuto in Italia da un iracheno scampato alle persecuzioni di Saddam Hussein e una calabrese emigrata a Firenze, e al suo quarto lavoro dopo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Between Two Lands&lt;/i&gt;, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Tangled Up in Blue&lt;/i&gt; e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Silence: All Roads Lead to Music&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>

	<item>
		<title>Addio a Lotfi Dziri</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'attore tunisino Lotfi Dziri (nato a Carthage il 6 gennaio 1946) &#232; morto la mattina del 5 maggio dopo una lunga malattia. &lt;br /&gt;Dziri, che ha interpretato &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Making Of&lt;/i&gt; di Nouri Bouzid e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Fausse note&lt;/i&gt; di Majdi Smiri, era celebre anche per le sue interpretazioni televisive nella sitcom &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Choufli Hal&lt;/i&gt; e per il ruolo di Abdallah Souilah nel feuilleton &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Gamret Sidi Mahrous&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>

	<item>
		<title>Saleh: dai graffiti al thriller in Svezia</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il produttore, animatore e regista svedese di origini egiziane Tarik Saleh &#8212; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Metopia&lt;/i&gt; (2009), Future Film Festival Digital Award a Venezia &#8212; sta completando le riprese del suo nuovo film, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Tommy&lt;/i&gt;.
&lt;br /&gt;Stavolta Saleh (negli anni '90 tra i principali artisti di graffiti in Svezia) racconta il mondo criminale di Stoccolma, dove lo sceneggiatore Anton Hagwall ha ambientato la storia del ritorno di Estelle e di sua figlia Isabel. L'anno precedente erano fuggite insieme al marito e padre Tommy, autore di una delle rapine pi&#249; ricche nella storia della citt&#224;. Ora la donna vuole la sua parte, prima di sparire e ricominciare una nuova vita con la famiglia. Il denaro, per&#242;, non c'&#232; pi&#249;.
&lt;br /&gt;Prodotto da Kristina &#197;berg (la stessa di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Metopia&lt;/i&gt;), la major svedese Svensk Filmindustri lo distribuir&#224; in patria a febbraio 2014.
&lt;br /&gt;Fonte: Cineuropa&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>Semb&#232;ne restaurato a Cannes</title>
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		<dc:date>2013-05-02T12:56:04Z</dc:date>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nella sezione Cannes Classics del Festival di Cannes verr&#224; presentata l'edizione restaurata del cortometraggio &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Borom sarret&lt;/i&gt; (1963) di uno dei padri del cinema africano, il sengalese Ousmane Semb&#232;ne.
&lt;br /&gt;Il film &#232; stato restaurato sotto l'egida della World Cinema Foundation di Martin Scorsese e realizzato dalla Cineteca di Bologna e il suo laboratorio L'Immagine ritrovata in collaborazione con il francese Institut National de l'Audiovisuel.
&lt;br /&gt;A cinquant'anni di distanza sar&#224; dunque possibile (ri)vedere il film che ha segnato simbolicamente e non solo gli inizi del cinema africano e il suo successo all'estero, come scrive lo storico Frank Ukadike: &#8220;Con la proiezione di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Borom sarret&lt;/i&gt; si ebbe la sensazione di una vera produzione cinematografica africana. Al Festival Internazionale di Tours del 1963 il film pass&#242; alla storia come prima opera cinematografica africana vista da un pubblico pagante di spettatori di tutto il mondo&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Premio Mutti: i vincitori</title>
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		<dc:date>2013-04-23T11:35:55Z</dc:date>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Annunciati a conclusione del festival Human Rights Nights di Bologna, i vincitori del Premio Mutti &#8211; AMM 2013: Alfie Nze per il docu-fiction &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Verdilizante&lt;/i&gt; e Martin Errichiello e Gabriele Sossella per il cortometraggio &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Arcipelaghi&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Verdilizante&lt;/i&gt; di Alfie Nze vince il premio per la produzione cinematografica per la realizzazione di un docu-fiction sulla storia della &quot;Nave dei Veleni - Karen B&quot; battente bandiera italiana e diretta in Nigeria, e la storia personale di Alfie. Un progetto che costruisce un ponte ideale tra Italia e Nigeria, intrecciando racconti obiettivi e vissuto.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Arcipelaghi&lt;/i&gt; di Martin Errichiello e Gabriele Sossella vince il premio per la sezione &#8220;Memorie migranti&#8221;, dedicato a registi under 30 di qualsiasi nazionalit&#224; sul tema dell'immigrazione in Italia ed &#232; il ritratto di Mohamed, ragazzo egiziano giunto giovanissimo in Italia per evitare il servizio militare, condannato a vivere lontano da casa fino al compimento dei 31 anni.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La giuria del Premio Mutti &#8211; AMM ha deciso inoltre di assegnare una menzione per ciascuna sezione: al cinema dei registi migranti &#232; stato segnalato il progetto del regista indiano Harvinder Sing dal titolo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;I cinque favoriti&lt;/i&gt;, scritto in collaborazione con Saverio Paoletta, che affronta in modo originale il tema poco raccontato ma di grande attualit&#224; della comunit&#224; Sik dell'agro Pontino.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per la sezione Under 30, la giuria ha deciso di dare una menzione al diciassettenne afgano Morteza Kaleghi, autore del video &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La polvere di Kabul&lt;/i&gt;, un documento che raccoglie una serie di immagini straordinarie girate con il telefono cellulare sul percorsomigratorio dall'Afghanistan all'Italia, e realizzato all'interno del Progetto Civico Zero sostenuto da Save the Children.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il Premio &#232; promosso dall'Associazione Amici di Giana, dalla Cineteca di Bologna, dall'Archivio delle Memorie Migranti (AMM)e dall'associazione Officina Cinema Sud-Est con il sostegno di Open Society Institute e Fondazione lettera27.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>Cannes 66. C'est eux les chiens...</title>
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		<dc:date>2013-05-22T08:37:53Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Leonardo De Franceschi</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/IMG/doc/local/cache-vignettes/L103xH60/local/cache-vignettes/L216xH128/http%20:/IMG/arton1357.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Presentato tre giorni fa in una strabordante sala del cinema Les Arcades, all'interno della sezione parallela organizzata dall'ACID (Association du Cin&#233;ma Ind&#233;pendant pour sa Diffusion), come gi&#224; il precedente &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The End&lt;/i&gt;, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;C'est eux les chiens...&lt;/i&gt; segna un ennesimo punto a favore del 36enne regista casablanchese, che ha alle spalle anni di gavetta come regista, sceneggiatore e direttore tecnico della factory di Nabil Ayouch, Film Industry. Ayouch, tra i nomi di punta del cinema marocchino di oggi, ha prodotto e accompagnato con passione il suo regista alla presentazione cannense, seguita da un partecipato q&amp;a.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il film si apre sulle immagini di una manifestazione contro il governo. Siamo in piena primavera araba del 2011, ma non in Tunisia o in Egitto, bens&#236; a Casablanca, capitale economica del Marocco. Un giornalista della tv pubblica sta facendo un servizio con la sua troupe, quando per caso si imbatte in un vecchietto smunto sulla sessantina, dall'aria un po' confusa, che si aggira tra la piccola folla dei manifestanti. Prova a fargli qualche domanda, ma il vecchio risponde elusivamente e fa per andarsene. Tirandosi dietro la troupe, il giornalista comincia a tallonarlo e scopre che l'uomo, uscito trent'anni fa per comprare fiori alla moglie e uno stabilizzatore per la bicicletta del figlio, si &#232; trovato implicato suo malgrado nelle manifestazioni del giugno 1981, a sostegno di uno sciopero generale provocato da un aumento improvviso e insostenibile dei prezzi del pane e dei beni di primo consumo. Erano i terribili &quot;anni di piombo&quot; in Marocco e il regime di Hassan II rispose col pugno di ferro, schiacciando il movimento con una repressione di piazza e carceraria che ha provocato centinaia di morti e cinquemila arresti sommari e detenzioni senza processo, ivi compreso il nostro protagonista.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dopo trent'anni in questo buco nero della storia marocchina recente, il vecchio riemerge con solo un numero di matricola in testa, il 404, e qualche esile ricordo che consente ai membri della troupe di accompagnarlo all'interno di una picaresca caccia al tesoro della memoria. Tra false piste (vecchi conoscenti che muoiono d'infarto vedendolo ricomparire) e falsi amici (il giornalista impegnato che nel frattempo si &#232; venduto al potere), vicoli ciechi (la casa dove abitava con la famiglia &#232; stata lasciata) e labili indizi (da una battuta del giornalista apprende che il figlio &#232; diventato un famoso ciclista), il vecchio riesce finalmente a rincontrare prima la moglie e poi il figlio, non senza che, in corso d'opera, vengano a galla brandelli di verit&#224; non troppo edificanti sul suo conto. Il giovane 404 era un vitellone senza qualit&#224;, viveur e amante delle belle donne, che portava in un pied-&#224;-terre di periferia (diventato nel frattempo ostello di fortuna per un gruppo di immigrati africani), non stava quasi mai a casa e non era proprio un padre modello.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dopo tante amarezze, rimane per il vecchio 404, pi&#249; che la soddisfazione di un'intervista prime time in tv, il piacere di smezzarsi una sigaretta col nipote Sofiane, appena rilasciato dalla polizia per aver partecipato al movimento del 20 febbraio, e di passargli perfino un trucchetto su come fare pi&#249; punti alla playstation - lui, che non sa manco cosa sia un cellulare e va in giro con banconote fuori corso - rivelatogli dall'operatore smanettone della troupe televisiva. Il problema, nella societ&#224; e nel cinema arabi, &#232; sempre il rapporto col padre, tra figli e nipoti non &#232; cos&#236; difficile intendersi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Se &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The End&lt;/i&gt; era come un remake tarantiniano di un film espressionista degli anni Venti, provocatoriamente radicale in ogni sua scelta di impaginazione visiva, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;C'est eux qui sont les chiens...&lt;/i&gt; (il titolo &#232; una citazione dal poeta iracheno Ahmed Matar, improvvisata dall'attore protagonista) porta alle estreme conseguenze un partito preso preciso, vale a dire l'estetica del reportage televisivo. Il film parte dalle immagini in presa diretta della manifestazione, esibendo ostentatamente tutti i vizi e le imperfezioni tecniche della ripresa senza mediazioni (fuori fuoco, vibrazioni, d&#233;cadrages, suono che va e viene per le batterie esaurite del microfono...) ma sviluppa questa linea metadiscorsiva fino alla fine, tra un passaggio di mano e l'altro della videocamera, compreso un suo surreale scippo in moto mentre era accesa.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il tour de force audiovisivo, che produce un'immagine tutt'altro che aleatoria ma assai calibrata sul piano compositivo, sul piano drammaturgico funziona finch&#233; lo spettatore aderisce alle umane vicissitudini del protagonista, interpretato in chiave sottilmente ironica dall'attore di teatro Hassan Hadida, un sornione Monteiro marocchino, e questo avviene soprattutto nella prima parte, dal tono appunto paradossalmente a tratti comico o persino farsesco. Nella parte centrale si ha una sorta di cambio di registro verso il drammatico-patetico e ne risente la tensione drammaturgica, per risollevarsi nel finale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Attraverso le testimonianze di alcuni partecipanti alle manifestazioni e di altri, pi&#249; disillusi osservatori della scena politica, comprendiamo la particolarit&#224; della situazione marocchina nello scacchiere arabo: qui la presenza della corona ha fatto da argine in qualche modo all'avanzata del blocco di potere islamista, consentendo un negoziato processo di crescita democratica che per&#242; sta lasciando sostanzialmente invariati i rapporti di forze all'interno della societ&#224;. Si fa largo tuttavia la necessit&#224; di fare chiarezza sui buchi neri della storia marocchina, a partire dal periodo degli &quot;anni di piombo&quot;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel suo carattere di radicalit&#224; espressiva, pur nato apparentemente nell'urgenza (Lasri ha detto di averlo realizzato in un anno e mezzo, contro i quattro del precedente), &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;C'est eux les chiens...&lt;/i&gt; conferma l'energia anticonvenzionale di Lasri, soprattutto nella parte farsesca, che presenta curiose affinit&#224; con il tunisino &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;VHS Kahloucha&lt;/i&gt;. Quando invece il quadro vira a tinte pi&#249; crepuscolari, il film perde credibilit&#224; sul piano drammaturgico e il partito preso estetico torna a pesare sull'economia simbolica del tutto; non mancano riferimenti diretti e non a film che come &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;M&#233;moires en d&#233;tention&lt;/i&gt; di Ferhati hanno raccontato la pagina tragica degli imprigionamenti sommari attraverso la parabola di un maestro di scuola progressista e ad altri come &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Youcef la l&#233;gende du septi&#232;me dormant&lt;/i&gt; che, partendo dalla figura del personaggio rimasto recluso per trent'anni, raccontano la corruzione del blocco di potere insediatosi all'indomani dell'indipendenza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Leonardo De Franceschi | 66. Festival di Cannes&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;C'est eux les chiens...&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Regia e sceneggiatura&lt;/i&gt;: Hicham Lasri; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;fotografia&lt;/i&gt;: Ali Benjelloun; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;montaggio&lt;/i&gt;: Safaa Baraka; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;suono&lt;/i&gt;: Said Radi ; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti&lt;/i&gt;: Hassan Badida, Yahya El Fouandi, Lmad Fijjaj, Hassan Hasska, Jalal Boulftaim; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;origine&lt;/i&gt;: Marocco, 2013; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;durata&lt;/i&gt;: 85'; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;produzione&lt;/i&gt;: Nabil Ayouch per Ali n' Films.&lt;/div&gt;
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	</item>



	<item>
		<title>La fine del mondo</title>
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		<dc:date>2013-05-21T12:00:20Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alice Casalini</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/IMG/doc/local/cache-vignettes/L103xH60/local/cache-vignettes/L216xH128/http%20:/IMG/arton1358.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il 2012 &#232; ormai alle nostre spalle ma il mondo del cinema non ha perso l'occasione di sfruttare l'immaginario che si era creato attorno alla profezia dei Maya, su tutti ovviamente &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;2012&lt;/i&gt; di Roland Emmerich. &lt;br /&gt;Quale sar&#224; la catastrofe mondiale che distrugger&#224; la terra e cosa rester&#224; dopo? A questa domanda cinema e letteratura di fantascienza hanno sempre cercato di rispondere, in particolare si &#232; creato un vero e proprio filone de &#8220;il giorno dopo&#8221; che ha lavorato sull'immaginarsi cosa resterebbe della terra e sulla terra dopo una catastrofe mondiale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; il 1959 quando Ranald MacDougall scrive e dirige &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La fine del mondo&lt;/i&gt; (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The World, the Flesh and the Devil&lt;/i&gt;), film di fantascienza ispirato al romanzo di M.P. Shiel, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The Purple Cloud&lt;/i&gt; e al racconto di Ferdinand Reyher, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;End of the World&lt;/i&gt;. Protagonista de &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La fine del mondo&lt;/i&gt; &#232; il cantante e attore di origini giamaicane Harry Belafonte che nel '59 era probabilmente all'apice del suo successo. &lt;br /&gt;Nel 2012 la Sinister Film ha deciso di riscoprire alcune pellicole di fantascienza tra le quali appunto &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La fine del mondo&lt;/i&gt;, uscito nell'edizione homevideo proprio a dicembre del 2012. Privo di particolari contenuti extra, fatta eccezione per una Photogallery, il dvd de &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La fine del mondo&lt;/i&gt; rimane un'occasione per riscoprire un film interessante.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un minatore afroamericano, Ralph Burton, rimane intrappolato per cinque giorni in un tunnel di una miniera. Sopravvissuto a un crollo, aspetta con fiducia i soccorsi, ma quando perde le speranze inizia a scavare e riesce ad uscire. Una volta fuori si ritrova in un mondo devastato da una catastrofe nucleare: Ralph parte alla volta di New York nella speranza di trovare altri sopravvissuti. Nella citt&#224; trova una radio, scopre quello che &#232; accaduto e decide di provare a salvare la memoria del genere umano recuperando opere e libri. Un giorno per&#242; Ralph scopre di non essere solo, a New York si &#232; salvata anche Sarah Crandall una giovane e bella ragazza, della quale s'innamora. I due provano a ricominciare una nuova vita nella speranza di rintracciare altre persone. Un giorno nelle acque di New York arriva un'imbarcazione sulla quale si trova Benson Thacker. Allora i sopravvissuti sono tre, due uomini e una donna e gli equilibri iniziano ad incrinarsi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La fine del mondo&lt;/i&gt; &#232; un film stratificato che all'interno della cornice della fantascienza sviluppa sia un filone intimista, soprattutto nella prima parte del film quando Ralph crede di essere l'ultimo uomo rimasto sulla terra, per poi trasformarsi in una dramma sentimentale che si sviluppa attorno alla riflessione sul razzismo. Ralph, interpretato da Harry Belafonte, e Sarah (Inger Stevens) s'innamorano ma apparentemente il loro &#232; un amore impossibile perch&#233; Sarah &#232; una donna &#8220;libera , bianca e maggiorenne&#8221; mentre Ralph &#232; un &#8220;negro, un uomo di colore con la pelle nera&#8221;. Il loro &#232; un rapporto impossibile che non sarebbe neppure stato immaginabile senza la distruzione del mondo. Ralph e Sarah portano al centro del film un tema caldo, soprattutto se si guarda al contesto socio-culturale di quegli anni, quando i matrimoni interrazziali erano proibiti in molti stati e si facevano avanti con sempre maggior forza i movimenti per i diritti civili.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il film di MacDougall non &#232; dunque solo un precursore dei film de &#8220;il giorno dopo&#8221;, ma al suo interno ha un focolaio di temi caldi e coinvolgenti che lo caratterizzano e che meglio si adattano al titolo originale &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The World, the Flesh and the Devil&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Alice Casalini&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;La fine del mondo (The World, the Flesh and the Devil)&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Regia&lt;/i&gt;: Ranald Macdougall; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;sceneggiatura&lt;/i&gt;: Ranald Macdougall; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;fotografia&lt;/i&gt;: Harold J. Marzorati; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;montaggio&lt;/i&gt;: Harold F. Kress; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;musiche&lt;/i&gt;: Mikl&#243;s R&#243;zsa; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;scenografia&lt;/i&gt;: Paul Groesse, William A. Horning; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti&lt;/i&gt;: Harry Belafonte, Inger Stevens, Mel Ferrer; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;origine&lt;/i&gt;: USA, 1959; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;durata&lt;/i&gt;: 95'; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;produzione&lt;/i&gt;: HarBel Productions; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;produzione homevideo&lt;/i&gt;: Sinister Film; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;distribuzione homevideo&lt;/i&gt;: CG Homevideo; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;data di uscita&lt;/i&gt;: dicembre 2012;
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;DVD nella confezione&lt;/i&gt;: 1; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;supporto&lt;/i&gt;: DVD9 &#8211; singolo lato doppio strato; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;regione&lt;/i&gt;: 2; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;formato video&lt;/i&gt;: 2.35:1; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;formato audio&lt;/i&gt;: Dual Mono; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;tracce audio&lt;/i&gt;: Inglese, Italiano; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;lingue sottotitoli&lt;/i&gt;: Italiano; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;contenuti extra&lt;/i&gt;: Photogallery&lt;/div&gt;
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	</item>



	<item>
		<title>Cannes 66. Zero</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Leonardo De Franceschi</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/IMG/doc/local/cache-vignettes/L103xH60/local/cache-vignettes/L216xH128/http%20:/IMG/arton1356.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Lo si ricorda sempre poco ma da anni il Marocco &#232; uno dei pochi Paesi africani a produrre film potenzialmente in grado di attrarre un pubblico internazionale. Che poi dalla potenza si passi all'atto, per dirla aristotelicamente, o meglio che un film anche sulla carta appetibile per il pubblico italiano possa sfondare il muro di gomma dei buyer &#232; tutta un'altra storia, ma &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Zero&lt;/i&gt;, il nuovo noir urbano del regista di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Casanegra&lt;/i&gt;, Noureddine Lakhmari, passato qui a Cannes nel March&#233;, trover&#224; comunque un suo pubblico, se &#232; vero che in patria ha gi&#224; conquistato la giuria del Festival nazionale del film a Tangeri nello scorso febbraio, vincendo il Grand Prix, il premio per il miglior attore maschile e quello per il miglior suono.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;iframe width=&quot;480&quot; height=&quot;290&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/taSxaTVYXrU&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In una Casablanca da polar, notturna e spettrale, si agita Amine Bertale, alias Zero (Younes Bouab), un poliziotto di strada che i suoi capi hanno gi&#224; imparato a conoscere e a isolare dietro una scrivania. Testa calda, alcolista, figlio di un poliziotto senza gloria ma onesto, incattivito da una malattia invalidante e dall'abbandono della moglie (Mohamed Majd), Zero tenta inutilmente di ritagliarsi uno spazio all'interno di un commissariato dominato dalla figura di Marouali, che controlla un ristorante di lusso e tutte le attivit&#224; illegali della zona, a partire da un bordello a cinque stelle frequentato dalla casta del Paese.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Zero arrotonda ricattando vecchi sorpresi in auto con la prostituta Mimi, facendola passare per minorenne, ma quando il padre ingoia per disperazione la cenere del kif che Zero gli procura, e all'ospedale lo sbirro incrocia la bella dottoressa Kenza (Sonia Chraibi), raffinata e generosa, la sua vita sembra poter uscire dalla solita routine di autodistruzione. Anche perch&#233; pi&#249; o meno in contemporanea, nel suo ufficio si &#232; affacciata una madre di campagna, che cerca la figlia dispersa a Casablanca, l'ennesima di cui si siano perse le tracce di recente.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ossessionato dall'immagine della ragazza, Zero cerca di alleggerire i giorni che restano da vivere al padre, immobilizzato sulla sedia a rotelle, ma l'uomo vomita risentimento su di lui, trovando sollievo solo nella vicinanza di una prostituta, che il figlio gli porta a casa. Andare fino in fondo al suo desiderio di giustizia lo porter&#224; a mettere a rischio le poche persone che gli sono care, attraversando diversi gironi infernali alla ricerca di questa ragazza sparita nel buio. Unico indizio, una farfalla tatuata sulla schiena, sinistro marchio di fabbrica delle prede finite nel giro di Marouali.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Come il plot lascia intuire, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Zero&lt;/i&gt; &#232; un thriller nella linea di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Casanegra&lt;/i&gt; e di altri prodotti negli ultimi anni in Marocco, a partire forse da &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Mektoub&lt;/i&gt;, esordio nel 1997 di Nabil Ayouch. Questo per dire che la materia narrativa su cui lavora non appare particolarmente innovativa. Il film non ha peraltro l'energia survoltata di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The End&lt;/i&gt;, presentato dall'ACID lo scorso anno, ma poggia in compenso su una messinscena assai controllata e matura. &lt;br /&gt;Muovendosi tra clich&#233; narrativi e visivi del thriller urbano, dominati con una certa economia stilistica, Lakhmari conferma anche la capacit&#224; di mettere a frutto le doti degli attori (tutti notevoli, con un dolente, monumentale Mohamed Majd, in una delle ultime prove) e del cast tecnico-artistico. Da segnalare la fotografia espressiva, livida e contrastata al punto giusto, di Luca Coassin, e un uso estremamente efficace della colonna sonora, basata su un mix di cool jazz e musica pi&#249; tradizionale, che firma l'americano Richard Horowitz.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Leonardo De Franceschi &#166; 66. Festival de Cannes&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Zero&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Regia&lt;/i&gt;: Noureddine Lakhmari; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;sceneggiatura&lt;/i&gt;: Noureddine Lakhmari, Angelique Jarnes; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;fotografia&lt;/i&gt;: Luca Coassin; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;musica&lt;/i&gt;: Richard Horowitz; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti&lt;/i&gt;: Younes Bouab, Sonia Chraibi, Mohamed Majd, Sonia Okasha; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;origine&lt;/i&gt;: Marocco, 2012; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;formato&lt;/i&gt;: 35 mm, colore, 2.35 : 1; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;durata&lt;/i&gt;: 120'; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;produzione&lt;/i&gt;: Redouan Bayed.&lt;/div&gt;
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	</item>



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		<title>INSIEME PER LO IUS SOLI - 16 maggio 2013</title>
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		<dc:date>2013-05-16T07:51:10Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Maria Coletti</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/IMG/doc/local/cache-vignettes/L103xH60/local/cache-vignettes/L216xH128/http%20:/IMG/arton1355.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;INSIEME PER LO IUS SOLI &#8211; 16 maggio 2013
&lt;br /&gt;Un documentario breve per sostenere la legge sulla cittadinanza&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Cinemafrica aderisce alla giornata lanciata da Zalab a sostegno di una nuova legge sulla cittadinanza che introduca lo Ius Soli.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E' da molti anni che ci occupiamo di migrazioni, di cultura della convivenza, di seconde generazioni e della produzione cinematografica legata in particolare all'Africa e agli afrodiscendenti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Riteniamo sia un nostro dovere di cittadini italiani partecipare e sostenere campagne per i diritti civili, che dovrebbero essere una priorit&#224; del nostro paese, contro la paura, l'odio e le discriminazioni.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Zalab contribuisce con il documentario breve ITALE&#209;AS un breve video,
interno alla serie &#8220;Le schegge di Za&#8221; prodotte con il sostegno di Open Society Foundation sul tema della cittadinanza. Non si tratta di uno spot o un video ad hoc per una campagna, ma di un minidoc sulla storia di Melina, una ragazza nata in Italia da genitori Ecuadoregni a cui non viene concessa la cittadinanza italiana perch&#233; all'et&#224; di quattro anni ha trascorso un
periodo nel paese dei genitori. La sua storia &#232; raccontata alla radio da Domenica, giornalista di origine peruviana da 22 anni in Italia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Oggi sar&#224; visibile ad accesso libero sul sito di Zalab e su tutti i siti che appoggiano la campagna.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Di seguito, dopo il documentario, il testo completo della campagna.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;iframe src=&quot;http://player.vimeo.com/video/65749550&quot; width=&quot;480&quot; height=&quot;290&quot; frameborder=&quot;0&quot; webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://vimeo.com/65749550&quot;&gt;ITALE&#209;AS&lt;/a&gt; from &lt;a href=&quot;http://vimeo.com/user6116866&quot;&gt;Za Lab&lt;/a&gt; on &lt;a href=&quot;http://vimeo.com&quot;&gt;Vimeo&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tante sono state le campagne, sposate da ognuno di noi, sul diritto di cittadinanza dei figli nati in Italia da genitori stranieri, diritto per il quale ultimamente anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e la neo eletta Presidente della Camera Laura Boldini, hanno speso parole importanti, sottolineandone l'urgenza e l'imprescindibilit&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'elezione del Ministro dell'Integrazione C&#233;cile Kyenge potrebbe finalmente avviare un percorso legislativo per la trasformazione della legge sulla cittadinanza in direzione dello Ius Soli.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ovviamente le reazioni non si sono fatte attendere: da quelle pi&#249; imbarazzanti (come la domanda offensiva della deputata PDL Elvira Savino, che chiede al Ministro se ha intenzione di fare anche una proposta di legge sulla poligamia), alle pi&#249; tristi discussioni interne ai partiti sul rischio che la proposta della Kyenge comprometta gli equilibri di governo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La Lega Nord ha addirittura convocato manifestazioni di piazza in tutta Italia il 18 e il 19 maggio per raccogliere firme contro la proposta di legge e suggestioni dei cittadini su quelle che devono essere considerate &#8220;priorit&#224;&#8221; per l'Italia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per anni lo spettacolo mediatico degli sbarchi &#232; stato utilizzato per alimentare paure e tensioni. Ora che gli sbarchi sono fortemente diminuiti e le urgenze vere sono legate al disastro economico del Paese, alcune forze politiche tendono ad alimentare odi e discriminazione nei confronti degli stranieri residenti in Italia, a cui viene additata la colpa di &quot;togliere lavoro&quot; agli italiani che non ne hanno pi&#249;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La battaglia civile che vi/ci vede impegnati per il riconoscimento dei pieni diritti di cittadinanza agli stranieri da anni residenti in Italia e ai loro figli, nati e cresciuti nel nostro paese, diventa sempre pi&#249; urgente. Come urgente diventa unire gli sforzi di tutti coloro che si impegnano a diverso titolo in questa battaglia perch&#233; le ragioni e le motivazioni di ciascuno possano amplificarne la voce anzich&#233; confonderla ed attutirla.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per questo vi scriviamo. Abbiamo realizzato il mese scorso &#8220;ITALE&#209;AS&#8221; un breve video, interno alla serie &#8220;Le schegge di Za&#8221; prodotte con il sostegno di Open Society Foundation sul tema della cittadinanza. Non si tratta di uno spot o un video ad hoc per una campagna, ma di un minidoc sulla storia di Melina, una ragazza nata in Italia da genitori Ecuadoregni a
cui non viene concessa la cittadinanza italiana perch&#233; all'et&#224; di quattro anni ha trascorso un periodo nel paese dei genitori. La sua storia &#232; raccontata alla radio da Domenica, giornalista di origine peruviana da 22 anni in Italia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il lancio di ITALE&#209;AS era previsto proprio questo mese.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Vista la rilevanza assunta dal tema dello Ius Soli nell'ultima settimana e l'urgenza di sostenere la proposta del Ministro Kyenge e delle forze politiche che la appoggiano, abbiamo pensato di chiedere a tutti voi di partecipare al lancio di Itale&#241;as. Come? Molto semplice: ospitando sulle vostre home page e social network il giorno 16 maggio (e se volete anche nei giorni successivi) il video di ITALE&#209;AS.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Consapevoli del fatto che non ci sono i tempi e i modi per far partire una vera e propria campagna comune e armonizzare posizioni di diverse associazioni e organizzazioni, la strada pi&#249; breve ci sembra quella che ognuno sia libero di promuovere il dibattito sul sito e sui social network in maniera autonoma, utilizzando solo il semplice claim comune INSIEME PER LO IUS SOLI! (hashtag #proiussoli) seguito dalla lista delle organizzazioni
aderenti.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Cannes 66. Grisgris e l'Africa che danza</title>
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		<dc:date>2013-05-14T22:24:53Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Leonardo De Franceschi</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/IMG/doc/local/cache-vignettes/L103xH60/local/cache-vignettes/L216xH128/http%20:/IMG/arton1354.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'edizione numero sessantasei del Festival di Cannes &#232; alle porte e da alcune settimane, in coincidenza con l'annuncio dei titoli in competizione, &#232; cominciato il consueto chiacchiericcio di commento alle scelte di Jacob, Fr&#233;maux e compagni. L'offerta &#232; di livello, almeno sulla carta, allineando alcuni tra i migliori autori su piazza della scena internazionale. Sembra mancare la proposta di rischio, spiazzante, ma tutto sommato meglio cos&#236; per la giuria mainstream di quest'anno, da cui &#232; difficile aspettarsi decisioni controcorrente. In tempi di crisi, come dire, si punta un po' sul sicuro, sia sul versante dell'offerta che su quello dei giurati. D'altra parte, mi guardo fin d'ora dalla pretesa di articolare discorsi d'insieme probanti sul cartellone dell'edizione che si apre mercoled&#236; 15 maggio, limitandomi assai pi&#249; modestamente ad attraversarlo, alla ricerca non sempre agevole di segni che evochino un'audiovisibilit&#224; dell'Africa, degli africani e degli afrodiscendenti, in quanto soggetti/oggetti di sguardo da parte della cinepresa.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;C'&#232; di che essere lieti del ritorno sulla Croisette del ciadiano Mahamat-Saleh Haroun, tre anni dopo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Un Homme qui crie&lt;/i&gt;, che lo aveva consacrato come autore di punta del nuovo cinema africano, dopo le investiture veneziane precedenti. Anche perch&#233; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Grisgris&lt;/i&gt;, promettendo una storia d'amore e resistenza tra un aspirante ballerino dalla gamba paralizzata e una prostituta meticcia, lascia immaginare un cambio di registro salutare verso il polar da parte del regista di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Daratt&lt;/i&gt;. Non meno radicale il riposizionamento di Abdellatif Kechiche, in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La Vie d'Ad&#232;le&lt;/i&gt; alle prese con la trasposizione di una graphic novel sull'adolescenza in chiave lesbica ambientata nella Francia degli anni zero, anche se il respiro fluviale (179 minuti) &#232; in linea con i suoi film pi&#249; maturi. Un altro amour fou dai margini, in questo caso anche del tempo, viene dagli amanti vampiri di Jim Jarmusch (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Only Lovers Left Alive&lt;/i&gt;), Adamo ed Eva a caccia di sangue puro tra Tangeri e Detroit. Dal corpo-paesaggio al corpo-d'attore, c'&#232; curiosit&#224; anche per il ritorno del regista di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Una separazione&lt;/i&gt;, Asghar Farhadi, che si appoggia al talento di Tahar Rahim (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il profeta&lt;/i&gt;) nel ruolo di un iraniano che rientra a Parigi per separarsi dalla moglie francese e si trova preso in un rapporto molto conflittuale madre-figlia. Rahim torna protagonista anche in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Grand central&lt;/i&gt; (Un Certain Regard) di Rebecca Zlotowski, nei panni di un giovane che sbarca il lunario e trova l'amore a ridosso di una centrale nucleare.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Uno dei titoli guida della sezione parallela al concorso, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Fruitvale Station&lt;/i&gt;, &#232; stato il film pi&#249; amato e premiato all'ultimo Sundance Film Festival (Gran Premio della Giuria e Premio del Pubblico): ispirato a un tragico fatto di cronaca ed opera prima dell'afroamericano Ryan Coogler, il film ripercorre l'ultimo giorno della vita di Oscar Grant, un giovane nero di San Francisco ucciso da due poliziotti nel capodanno del 2009. Forest Whitaker ci ha messo i soldi, e con intelligenza, mentre ha messo la faccia in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Zulu&lt;/i&gt;, quarto lungo del francese J&#233;r&#244;me Salle (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Largo Winch&lt;/i&gt;), poliziesco ambientato in un Sudafrica ancora diviso, nel quale interpreta il capo di una squadra omicidi alle prese con un brillante agente bianco di famiglia pro-apartheid. Anche in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Tip Top&lt;/i&gt; di Serge Bozon (Quinzaine des R&#233;alisateurs), due ispettrici di polizia (Isabelle Huppert e Sandrine Kimberlain) incrociano armi e metodi, ma qui siamo nella provincia francese e il morto &#232; un informatore d'origine algerina. Anche Sombra, il protagonista di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;At&#233; ver a luz&lt;/i&gt; di Basil da Cunha, ha una vita di strada: appena uscito di prigione, si rimette a spacciare nella bidonville creola di Lisbona, finch&#233; finisce per rimpiangere l'ora d'aria.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per scovare qualche africano o afrodiscendente seduto sulla poltrona del regista bisogna ridiscendere &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;les marches&lt;/i&gt; e cercare nelle sezioni collaterali o al mercato. Il franco-maghrebino Mohamed Hamidi, sodale del comico Jamel Debbouze in diversi spettacoli, lo dirige qui nel suo film d'esordio &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;N&#233; quelque part&lt;/i&gt; (S&#233;ances sp&#233;ciales): qui Debbouze &#232; un giovane che rientra al &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;bled&lt;/i&gt; (l'Algeria, ma il film &#232; stato girato in Marocco) per salvare la casa del padre e incontra una galleria memorabile di personaggi. Ma basta appunto avventurarsi nel programma dove i film si offrono ai buyers di tutto il mondo per ritrovare un po' di nomi delle cinematografie d'Africa &#8211; il tunisino Nouri Bouzid (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Beaut&#233;s cach&#233;es&lt;/i&gt;), gli egiziani Ibrahim El-Batout (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Winter of Discontent&lt;/i&gt;) e Ahmed Atef (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Bab Shark&lt;/i&gt;), il marocchino Mohamed Lakhmari (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Zero&lt;/i&gt;), il sudafricano esordiente Carey Mackenzie (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Black South Easter&lt;/i&gt;) &#8211; e persino l'ultimo Mario Van Peebles (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Red Sky&lt;/i&gt;).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Chi invece si accontenta dei titoli del passato pu&#242; dormire sonni tranquilli. Fantasmi, nomi e storie d'Africa e diasporiche non mancano nelle sezioni a carattere pi&#249; retrospettivo. In Cannes Classics si avr&#224; l'occasione di rivedere in grande schermo e tirati a nuovo kolossal di fondazione come la &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Cleopatra&lt;/i&gt; di Mankiewicz e piccoli film dimenticati come &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Goha&lt;/i&gt; (in Italia uscito come &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;I giorni dell'amore&lt;/i&gt;) di Jacques Baratier, premiato dalla giuria di Cannes nel 1958, ispirato alle avventure di uno degli eroi della letteratura transmediterranea per l'infanzia e interpretato da Omar Sharif e da una ventenne Claudia Cardinale, al suo primo ruolo, da tunisina d'origine italiana, sul grande schermo. Di eroi resistenti del passato, ma pi&#249; prossimo, parla anche &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Muhammad Ali's Greatest Fight&lt;/i&gt;, un tv movie HBO firmato da Stephen Frears, sul dibattuto caso della renitenza alla leva in Vietnam da parte del mitico pugile nero. Ma anche gli autori avranno il loro momento di gloria: il &quot;decano dei decani&quot; Sembene Ousmane, di cui verr&#224; riproposto il primissimo corto &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Borom sarret&lt;/i&gt; (1963), ritratto spietato della Dakar postcoloniale, restaurato dalla World Cinema Foundation; e la martinicana Euzhan Palcy che, con il suo cinepoema fantastico &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Sim&#233;on&lt;/i&gt; (1992), rende un omaggio sentito ad Aim&#233; C&#233;saire. Il Festival lo ripropone al pubblico di Cin&#233;ma de la plage per ricordare il centenario dalla nascita del pi&#249; grande poeta della negritudine.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



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		<title>(IN)VISIBLE CITIES </title>
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		<dc:creator>Maria Coletti</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/IMG/doc/local/cache-vignettes/L103xH60/local/cache-vignettes/L216xH128/http%20:/IMG/arton1353.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8220;La nostra casa &#232; il mondo intero&#8221; dice Hassan mentre si tocca il cappello di lana blu che ha appena appuntato sulla testa. Nato in Danimarca da genitori somali, da qualche anno vive a Cardiff, nel quartiere che da secoli ospita la pi&#249; antica comunit&#224; somala del Regno Unito: Butetown. &lt;br /&gt;&#8220;Butetown &#232; una gemma, un paesino dove tutti conoscono tutti.&#8221; &lt;br /&gt;Hassan quasi non nota la telecamera che lo sta filmando mentre parla con Beatrice Kabutakapua, giornalista italo-congolese che dal 2011 investiga sulle comunit&#224; africane sparse nel mondo decisa a saperne di pi&#249; sulla cultura di una della sue due patrie. A imprimere in video la testimonianza del poeta somalo c'&#232; Gianpaolo Bucci, regista italiano i cui film sono stati mostrati in tutto il mondo, dalla Francia all'America. &lt;br /&gt;Alla fine della chiacchierata Hassan ringrazia ma rimane seduto, le spalle rivolte al bancone del bar dove un ragazzo magrolino sta servendo del t&#232;. Aggiunge: &#8220;Mi piace davvero l'idea del vostro progetto, per questo ho deciso di parlare con voi. Mi son sentito il tipo di persona di cui parlate in (IN)VISIBLE CITIES.&#8221;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;iframe src=&quot;http://player.vimeo.com/video/61924679?autoplay=1&quot; width=&quot;480&quot; height=&quot;290&quot; frameborder=&quot;0&quot; webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;(IN)VISIBLE CITIES nasce nel momento in cui Gianpaolo e Beatrice si incontrano e decidono di trasformare le ricerche fatte fino ad allora in un'investigazione pluriennale il cui materiale prender&#224; la forma di 12 documentari, 12 articoli, un lungometraggio e un sito web multimediale. Tutti questi prodotti aiuteranno a diffondere una cultura della diversit&#224;, e a combattere l'immagine stereotipata e ignorante che molti hanno del migrante africano. In fondo, tutti sono stati un po' migranti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il modo migliore di farlo? Lasciar parlare persone come Hassan. Da un punto di vista giornalistico, l'intervista convenzionale svanisce per lasciare spazio a uno stile pi&#249; intimo e personale. Si sente la voglia di storie vere, narrate in prima persona dai protagonisti e non mediate: questo viene offerto al pubblico.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un esempio lampante &#232; quello di Maher. Complice l'invitante profumo pungente ed esotico che inondava le stanze o il karkad&#232; offerto a inizio chiacchierata, Maher ha raccontato la sua storia di padre single. Arrivato dal Sudan, come i suoi predecessori ha iniziato a peregrinare come marinaio. Dopo essersi fermato in Scandinavia, Danimarca e Londra, &#232; approdato a Butetown: un luogo che, come lui ricorda, veniva considerato &#8220;difficile.&#8221; Lui stesso non era affascinato dalle schiere di case popolari nel quartiere, come anche dalla possibilit&#224; di conoscere tutti i suoi vicini. Ma a Butetown ci &#232; andato per i due figli adolescenti, che avevano gi&#224; amici nel quartiere.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Di storie se ne potrebbero raccontare tante altre. Sia a Cardiff che nel resto del mondo. Per questo dal primo maggio Beatrice e Gianpaolo sono a Los Angeles presso l'18th Street Arts Center. Qui mostreranno in anteprima il materiale raccolto a Cardiff e continueranno a scovare storie delle comunit&#224; dell'Africa Sub sahariana, in particolar modo della Nigeria, l'Etiopia e il Ghana, i gruppi pi&#249; numerosi nella citt&#224; del cinema.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La prossima tappa di (IN)VISIBLE CITIES sar&#224; Istanbul a settembre.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per tenersi sempre aggiornati, basta seguire la pagina Facebook del progetto: &lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;https://www.facebook.com/pages/Invisible-Cities/429454673809162?ref=hl&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;https://www.facebook.com/pages/Invisible-Cities/429454673809162?ref=hl&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;LE CITT&#192;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il cuore di (IN)VISIBLE CITIES &#232; una ricerca che si snoda attraverso 12 citt&#224;: Cardiff, Brisbane, Napoli, Oslo, Los Angeles, Bruxelles, Istanbul, Santa Cruz di Tenerife, Tokyo, Tel Aviv, Quibd&#242;, Citt&#224; del Capo. Questi sono i luoghi in cui l'isolamento urbano &#232; pi&#249; evidente, e dove le vite dei migranti africani verranno poste sotto i riflettori attraverso riprese video, interviste e foto.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;I NUMERI&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;12 comunit&#224; in 12 nazioni nei 5 continenti
&lt;br /&gt;20 gli altri paesi che seguono il progetto tramite Facebook
&lt;br /&gt;30 persone in un mese hanno espresso il desiderio di lavorare alla produzione
&lt;br /&gt;4.444 visualizzazioni in una settimana della pagina Facebook
&lt;br /&gt;14.025 i chilometri percorsi in due mesi
&lt;br /&gt;250.000 i dollari necessari per la realizzazione del progetto&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;GLI AUTORI&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Beatrice Ngalula Kabutakapua&lt;/strong&gt; &#232; una giornalista investigativa e fotoreporter nata in Italia ma con origini congolesi. In sette anni di lavoro nei media, ha collaborato con testate come The Guardian, L'Espresso, Radio France Internationale e la BBC. Focalizzando il suo lavoro sullo sviluppo internazionale, le migrazioni e i diritti umani, &#232; anche stata membro dello staff del Dipartimento dell'Informazione delle Nazioni Unite ed &#232; attualmente trainer di giornalismo per donne in paesi in via di sviluppo per la ONG americana World Pulse. &#200; attiva nel volontariato e lavora in italiano, inglese e francese. &lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.balobeshayi.com&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;www.balobeshayi.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Angelo Gianpaolo Bucci&lt;/strong&gt; &#232; un filmmaker italiano attivo in tutto il mondo, i cui video sono stati proiettati al Med Film Festival e al MACRO Testaccio a Roma, al Clermont-Ferrand Short Film Festival, e all'IFCT di Washington. Durante i suoi sette anni di lavori per la RAI Radiotelevisione Italiana ha anche portato avanti una vasta gamma di progetti indipendenti, tra cui un lungometraggio distribuito nelle sale italiane.
Recentemente ha lavorato a Londra con una fotografa dell'agenzia VII e una giornalista della BBC su reportages sociali e documentari; ora si trova a Los Angeles, dove &#232; stato invitato a una residenza per artisti presso il prestigioso 18th Street Arts Center. &lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.gianpaolobucci.com&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;www.gianpaolobucci.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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