
Le Secret de l'enfant fourmi
di Christine François
I segreti dei bambini-stregoni

La coppia, la maternità, l’adozione e le distanze culturali sono gli elementi alla base de Le Secret de l’enfant fourmi (2011) di Christine François, uscito a maggio nei cinema francesi. La regista è conosciuta per i suoi documentari, Le Chemin de Jade, J’ai deux mamans e Brigade des mineurs che ha ispirato di recente Maïwenn per la realizzazione di Polisse (2012).
Il tema dell’infanzia è dunque al centro dei lavori della François che con Le Secret de l’enfant fourmi realizza il suo primo lungometraggio di finzione, una storia ispirata a fatti realmente accaduti. Il film dunque è definito dalla regista stessa alla fine una storia di semi-finzione girata nella zona dei Bariba in Benin.
Le secret de l’enfant fourmi racconta la storia di Cécile che va a trovare il suo ex compagno Didier che vive e lavora in Benin. Cécile parte senza sapere cosa cerca e cosa vuole esattamente. Un giorno una donna vede Cécile sola in auto e le lascia il proprio bambino. Cécile inizia a cercare aiuto per ritrovare i genitori, ma quando capisce che il bambino finirà in orfanotrofio decide di adottare il piccolo Lancelot.
Cécile torna in Francia, dove inizia una storia d’amore con Philippe e Lancelot cresce ma intorno ai sei anni inizia a fare strani sogni e ad avere strane reazioni. Cécile decide allora di provare a tornare in Benin per cercare i genitori di Lancelot e fargli scoprire le proprie radici. Il viaggio si rivela però terrificante e Cécile scopre le sconvolgenti verità sull’abbandono di Lancelot e sull’infanticidio praticato dai Bariba quando credono che alcuni bambini siano bambini-stregoni.
La François si è ispirata alla storia e ai racconti di una giovane madre che ha adottato un bambino-stregone. Il tema attorno al quale la regista ha costruito il film è interessante e affascinante da scoprire e analizzare, però il personaggio di Cécile prende il sopravvento su questo tema che sembra diventare lo sfondo per l’evoluzione delle frustrazioni e delle insoddisfazioni della donna. La prima parte del film e l’arrivo di Cécile in Benin sembrano introdurre ad una storia che s’incentra sulla crisi di una coppia che cerca una soluzione in un ambiente diverso, estraneo, con un richiamo ad un antico esotismo che rende Cécile e Didier due personaggi assolutamente insopportabili: l’egoismo di lui e l’isteria depressa di lei fanno presagire il peggio. L’arrivo del bambino e il tema interessante, quanto inquietante, che porta con sé sembra sollevare le sorti del film. In realtà la regista non riesce ad amalgamare i diversi piani attraverso i quali sembra che lei voglia raccontare questa storia: così facendo i diversi punti di vista sembrano susseguirsi senza nessun particolare approfondimento e stratificazione che ne faccia comprendere la complessità e le ragioni delle reciproche incomprensioni.
La sensazione che si ha è che tutto rimanga in superficie e strettamente legato a stereotipi: il personaggi di Cécile, interpretato da una convincente Audrey Dana, ha una serie di dialoghi insostenibili che la fanno di questo personaggio isterico e disilluso un’imbarazzante caricatura che si esprime con frasi banali.
Le precisazioni alla fine del film sull’utilizzo in Benin di attori non professionisti, presi sul luogo fatta eccezione per la figura di Lancelot per non mettere in pericolo i bambini, sottolineano l’attenzione della regista all’aspetto documentaristico che non è però riuscita a trasportare con coerenza, efficacia e incisività all’interno del suo primo lavoro di finzione: Le secret de l’enfant fourmi resta così un’occasione persa.
Alice Casalini


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