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	<title>CINEMAFRICA | Africa e diaspore nel cinema</title>
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	<description>Cinemafrica &#232; il primo sito di cinema sull'Africa e sulle sue diaspore : sui film realizzati da cineasti africani, di origine africana e non solo.</description>
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		<title>CINEMAFRICA | Africa e diaspore nel cinema</title>
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		<title>Italy In&amp;Out: migrazioni nel cinema </title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Gioved&#236; 20 giugno 2013 alle 19h si terr&#224; alla Libreria del Cinema (Via dei Fienaroli 31 - Roma) la PRESENTAZIONE DELLA RIVISTA ANNUALE DI CINEMA ITALIANO - &#171;QUADERNI DEL CSCI&#187; 2012/8: il dossier monografico, a cura di Vito Zagarrio, ITALY IN&amp;OUT. MIGRAZIONI NEL / DEL CINEMA ITALIANO.
&lt;br /&gt;Interverranno: Stefania Parigi (docente e storica del cinema), Matteo Sanfilippo (docente e condirettore dell'Archivio storico dell'emigrazione italiana) e Vito Zagarrio (docente, regista e storico del cinema).
&lt;br /&gt;Ingresso libero&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nota stampa
&lt;br /&gt;Il volume riflette sulla storia dei movimenti migratori da e per l'Italia cos&#236; come li ha rappresentati il nostro cinema, ma anche sulle presenze di italiani migra(n)ti dietro-davanti-accanto alla macchina da presa, specie laddove tale fenomeno abbia una sua &quot;consistenza&quot; (soprattutto, ma non esclusivamente, negli USA). C'&#232; spazio anche per la lettura che il cinema dei Paesi &quot;ospitanti&quot; ha dato dei nostri emigrati.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;I &#171;Quaderni del CSCI&#187; sono pubblicati - sotto il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e del Consolato Generale d'Italia a Barcellona - grazie al sostegno di Istituto Luce Cinecitt&#224; e di Clickline.com e grazie alla collaborazione di Istituto Italiano di Cultura di Barcellona, Casa degli Italiani di Barcellona, FNAC Espa&#241;a, Asociaci&#243;n Espa&#241;ola de Historiadores del Cine e Associaci&#243; Catalana de Cr&#237;tics i Escriptors Cinematogr&#224;fics.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La rivista &#232; membro del CRIC (Coordinamento Riviste Italiane di Cultura).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Stefania Parigi insegna all'Universit&#224; di Roma Tre dal 1999. I suoi studi si concentrano prevalentemente sul cinema italiano, preso in considerazione da una molteplicit&#224; di punti di vista in grado di coniugare la ricerca storica con la riflessione teorica, l'indagine d'archivio con l'interpretazione dei film. Ha scritto o curato libri su Roberto Rossellini, Cesare Zavattini, Pier Paolo Pasolini, Marco Ferreri, Francesco Maselli, Roberto Benigni.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Matteo Sanfilippo &#232; professore associato di Storia Moderna. Condirettore dell'Archivio storico dell'emigrazione italiana e coordinatore di &#171;Studi Emigrazione&#187;. Autore di 260 articoli scientifici e 23 volumi, fra i quali: Historic Park. La storia e il cinema, Elleu 2004; Sogni, paure e presidenti. Politica e cultura da Washington a Bush jr, Cooper 2004; Problemi di storiografia dell'emigrazione italiana, Sette Citt&#224; 2005; (con Michele Colucci), Le migrazioni: un'introduzione storica, Carocci 2009; La Santa Sede e l'emigrazione dall'Europa centro-orientale negli Stati Uniti tra Ottocento e Novecento, Sette Citt&#224; 2010; (con Michele Colucci), Guida allo studio dell'emigrazione italiana, Sette Citt&#224; 2010; Faccia da italiano, Salerno 2011; (con Paola Corti) L'Italia e le migrazioni, Laterza 2012.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Vito Zagarrio insegna Cinema, fotografia e televisione al DAMS di Roma Tre. Ha collaborato con la Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, &#232; fondatore e direttore artistico del Costaiblea Film Festival di Ragusa, del DAMS Film Festival e della manifestazione Switchover a Roma. Tra i suoi testi, monografie su Coppola, Capra e Waters, sul cinema degli anni '30, sul nuovo cinema italiano, su Scola, i Taviani e lo Studio System hollywoodiano. Tra i suoi film, tre lungometraggi e un mediometraggio di finzione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Il caso Bekolo: un &quot;presidente&quot; invisibile </title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ispirato alla figura dell'attuale presidente del Camerun, Paul Biya, uomo forte del Paese da oltre un trentennio, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le Pr&#233;sident&lt;/i&gt;, ultimo film del regista camerunese Jean-Pierre Bekolo, continua ad essere oggetto di un ostracismo totale nel suo Paese da quando &#232; stato presentato nel corso dell'ultimo FESPACO, all'Institut Goethe di Ouagadougou, nel febbraio 2013.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il regista lamenta che, in mancanza di sale, Canal Plus Afrique, che pure ha cofinanziato il film, rifiuta per il momento di programmarlo mentre lo stesso Institut Fran&#231;ais ha rifiutato di proiettarlo, col pretesto che il film non ha ancora il visto di censura, e ignorando che avrebbe potuto comunque programmarlo visto che il regista ha anche la cittadinanza francese.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questo ennesimo attacco alla libert&#224; di espressione va a infiammare un clima gi&#224; teso, facendo seguito ad altri tristi episodi di violenza in Camerun che hanno visti vittima artisti come Richard Djimeli, giovane regista autore di un film satirico contro il regime, nei mesi scorsi arrestato e torturato, e il blogger e scrittore Enoh Meyomesse, detenuto per ragioni di opinione gi&#224; dal novembre 2011.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Leonardo De Franceschi]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Le luci di Ben Abdallah per Manuli</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il 13 giugno &#232; finalmente uscito in un pugno di copie, distribuito dalla Mediaplex, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La leggenda di Kaspar Hauser&lt;/i&gt;, girato nel 2011 da Davide Manuli, visionario e iperindy regista milanese, ex-assistente di Abel Ferrara, che si era gi&#224; fatto notare con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Girotondo, giro attorno al mondo&lt;/i&gt; (2000) e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Beket&lt;/i&gt; (2008).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Perch&#233; ve lo segnaliamo? Non foss'altro perch&#233;, come gi&#224; in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Beket&lt;/i&gt;, le luci del film sono curate da uno dei direttori della fotografia pi&#249; flessibili e talentuosi del cinema italiano contemporaneo, vale a dire Tarek Ben Abdallah, habitu&#233; del cinema doc (ha formato un sodalizio di lunga data con Gianfranco Pannone) ma a suo agio anche con registi che giocano la carta di un'immagine aggressiva e antinaturalistica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Leonardo De Franceschi]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Star Trek in testa al box office</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dopo una partenza stentata, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Star Trek - Into Darkness&lt;/i&gt; recupera al botteghino, balzando alla testa degli incassi nel weekend. L'atteso kolossal diretto da J.J. Abrams e con Zo&#235; Salda&#241;a/Uhura, era uscito in 400 sale il 12 giugno incassando 178mila euro ma con un minor numero di biglietti staccati rispetto a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Una notte da leoni 3&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Uscito a met&#224; maggio negli States, il film ha incassato a tutt'oggi oltre 400 MD, convincendo anche buona parte della critica americana. Oltre che in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Blood Ties&lt;/i&gt;, thriller appena uscito negli USA con Clive Owen e Mila Kunis, ritroveremo Salda&#241;a protagonista in un atteso biopic di Nina Simone, scritto e diretto da Cynthia Mort.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Leonardo De Franceschi]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Denzel Washington killer sci-fi</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Riferisce &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Deadline&lt;/i&gt; che Denzel Washington sarebbe in procinto di essere scritturato nel ruolo da protagonista per un thriller di fantascienza, tratto dal romanzo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Shovel Ready&lt;/i&gt;, primo scritto da Adam Sternbergh, in uscita solo nel 2014. Washington dovrebbe interpretare un killer in un futuro apocalittico, nel quale le persone, per sfuggire alla distruzione di New York, utilizzano un programma di realt&#224; virtuale. L'attore sar&#224; nei panni di un killer assoldato per uccidere una giovane donna, di cui diventer&#224; suo malgrado il protettore.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Prima di questo titolo Warner Bros., Washington sar&#224; impegnato nelle riprese di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The Equalizer&lt;/i&gt;, ispirato a una nota serie televisiva, seconda collaborazione con Antoine Fuqua dopo il fortunato &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Training Day&lt;/i&gt;, che era valso all'attore l'Oscar come miglior attore protagonista.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Leonardo De Franceschi]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>Ad&#232;le da Cannes a Roma</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dal 14 al 20 giugno, per chi abita nella capitale sar&#224; possibile recuperare i film pi&#249; applauditi del Festival di Cannes grazie alla manifestazione organizzata dagli esercenti Georgette Ranucci, Fabio Fef&#232; e Marco Valsania con il contributo de Il Fatto Quotidiano e Nottola Sera, con il patrocinio del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici e del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici. Il tutto, nonostante i tagli incredibili voluti dalla giunta Alemanno, tra gli ultimi atti di una consigliatura pessima anche sul versante delle politiche dello spettacolo. Luoghi della rassegna i cinema Alcazar, Eden, Greenwich e Quattro Fontane. I film sono in versione originale sottotitolata in italiano.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il titolo pi&#249; atteso sar&#224; ovviamente &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La Vie d'Ad&#232;le&lt;/i&gt; di Abdellatif Kechiche, fresco vincitore della Palma d'Oro, trofeo per la prima volta nella storia del festival condiviso dal regista insieme alle due intense protagoniste, Ad&#232;le Exarchopoulos e L&#233;a Seydoux: l'occasione &#232; da non perdere perch&#233; il film verr&#224; proiettato in versione integrale (187'!), mentre in sala potremmo ritrovarcelo ridotto nel minutaggio oltre che doppiato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Vi segnaliamo tuttavia anche &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Les Apaches&lt;/i&gt; di Thierry de Peretti, programmato nella sezione Quinzaine des R&#233;alisateurs. Girato in Corsica e tratto da una storia vera, il film &#232; uno spaccato di vita giovanile nella Porto Vecchio di oggi, che vede in scena un gruppo di adolescenti un po' sbandati che si lasciano tentare dal fare piccoli furti in una villa di lusso, in cui lavora il padre di uno di loro. Sullo sfondo della vicenda, i rapporti tra la comunit&#224; corsa e quella marocchina, la cui presenza sull'isola si &#232; ormai consolidata gi&#224; dalla met&#224; degli anni Settanta.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Leonardo De Franceschi]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>

	<item>
		<title>Il risveglio del cinema etiope</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Riferisce Adrien Zerbini in un reportage da Addis Abeba sullo svizzero &quot;Le Courrier&quot;, segnalato da &quot;Africultures&quot;, che il cinema etiope attraversa un periodo di grande successo popolare in patria. Circa duecento film prodotti quest'anno, una certa libert&#224; di tono, sale buie che attirano folle: in Etiopia, l'industria del cinema &#232; florida.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; mezzogiorno. Il fumo di scappamento dei taxi Lada blu e bianchi senza tempo invade le stradine di Piazza, quartiere storico e animato di Addis Abeba. Nelle strade pedonali della capitale dell'Etiopia c'&#232; un po' pi&#249; di calma, si vendono cappellini cinesi e cellulari. Numerosi giovani si dirigono verso una fila ordinata all'esterno di un cinema. In programma c'&#232; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Balageru&lt;/i&gt; (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Contadino&lt;/i&gt;), un film etiope. Di fatto, la sala propone solo produzioni nazionali. &#171;Ad Addis Abeba non vogliono pi&#249; vedere film stranieri, vogliono film girati nella propria lingua, l'amarico, e che raccontino le loro vite&#187;, ci confida Getachew, il gestore.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In sala, siamo lontani dalle tende rosse stile Broadway. Le mura sono in nudo cemento, le sedie rudimentali, ma ad impressionare &#232; la dimensione della sala, con i suoi 805 posti. &#171;Questo &#232; il primo spettacolo e ci sono solo quattrocento persone, ma a quella delle 16 ci sar&#224; il pienone come tutti i giorni&#187;. Getachew rincara con fierezza la dose: &#171;La produzione &#232; in pieno boom, senz'altro quest'altro si supereranno i duecento film realizzati, e la qualit&#224; migliora di mese in mese&#187;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lecourrier.ch/109697/l_eveil_du_cinema_ethiopien&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;Qui&lt;/a&gt; si pu&#242; leggere l'articolo integrale, in francese.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Leonardo De Franceschi]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>

	<item>
		<title>Cinema arabo all'IMA di Parigi</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Torna in una nuova veste il Festival des Cin&#233;mas Arabes all'Institut du Monde Arabe (IMA) di Parigi, dal 28 giugno al 3 luglio 2013, un programma ricco di emozioni e di qualit&#224;, nel tentativo di dare conto attraverso il cinema delle trasformazioni pi&#249; recenti in atto nel mondo arabo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In cartellone una trentina di film - tra corti, lunghi, di finzione, di animazione o documentari - tutti realizzati tra il 2011 e il 2013 e presentati in prima francese o addirittura mondiale, provenienti da tutti gli angoli del mondo arabo: Maghreb, Machrek, Golfo, Valle del Nilo, fino al Sudan.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Segnaliamo in particolare i film africani:
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Winter of Discontent (Eshsheta-lli Fat)&lt;/i&gt; di Ibrahim El Batout (Egitto, 2012)
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le Professeur&lt;/i&gt; di Mahmoud Ben Mahmoud (Tunisia, 2012) &lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Vaine tentative de d&#233;finir l'amour&lt;/i&gt; di Hakim Belabb&#232;s (Marocco, 2012)
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Maudit soit le Phosphate&lt;/i&gt; di Sami Tlili (Tunisia, 2012)
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;A l'ombre d'un homme (In the Shadow of a man)&lt;/i&gt; di Hanan Abdalla
(Egitto, 2011) &lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Femme &#233;crite (Mawchouma)&lt;/i&gt; de Lahcen Zinoun (Marocco, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il programma completo &#232; sul sito dell'IMA:
&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.imarabe.org/page-sous-section/le-programme-de-festival-des-cinemas-arabes-imag-ima&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;http://www.imarabe.org/page-sous-section/le-programme-de-festival-des-cinemas-arabes-imag-ima&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>Il doc Babylon in streaming gratuito</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;A partire da oggi, 3 giugno 2013, fino a domenica 9 giugno sar&#224; disponibile in streaming gratuito il documentario &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Babylon&lt;/i&gt; di Isma&#235;l, Youssef Chebbi e Eddine Ala Slim (Tunisia, 2012, 119'). Mentre da luned&#236; 10 giugno il film sar&#224; disponibile a pagamento.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per vedere il film, basta andare sul sito di Doc Alliance: &lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://dafilms.com/film/8515-babylon&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;http://dafilms.com/film/8515-babylon&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Babylon &#232; la terra di confine tra la Tunisia e la Libia, dove, nei giorni della rivolta dei cittadini libici contro il regime di Gheddafi, si sono ammassati centinaia di migliaia di migranti, coloro che dall'Africa, dall'India, da pi&#249; parti del mondo fuggono altre guerre e miserie nella speranza di un altrove in cui ritrovare uno spazio di vita. Nel sud della Tunisia, alla frontiera di Ras-Jadir, arrivano un milione di persone. Anche i tunisini stanno vivendo la loro rivoluzione che &#232; iniziata poco prima... &#200; l&#236; che tre giovani filmmaker tunisini portano la loro macchina da presa. Non hanno mezzi, la loro casa di produzione, la Exit Productions, &#232; stata devastata e saccheggiata dalla polizia la notte della fuga di Ben Ali.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#171;&#200; stato solo il primo di giorni di terrore. Ed &#232; per questo che si sono organizzati dei gruppi di autodifesa nei quartieri. Noi invece abbiamo costruito o gruppi di autocreazione. Abbiamo salvato un po' di materiale, due telecamere Dv, Exit aveva ancora qualche soldo e tre giorni dopo avere deciso siamo partiti. Siamo rimasti l&#224; dieci giorni, l'automobile della produzione era il nostro ufficio e il nostro alloggio&#187;. Ala Eddine Slim, Ismael e Youssef Chebbi tornano sul confine per qualche altro giorno, la postproduzione &#232; faticosa, senza soldi, nessuno &#232; stato pagato, ma grazie alla solidariet&#224; degli amici e dei tecnici che partecipano al lavoro riescono a finire il film.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Babylon&lt;/i&gt; ha vinto il Fid Marseille 2012, il festival del documentario di Marsiglia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Lavorando in maniera opposta alle solite immagini giornalistiche, i tre registi hanno deciso di non sottotitolare i dialoghi, perch&#233; quell'insieme di visi e di corpi, esprime da s&#233;, senza commenti, il movimento del nostro tempo, il sentimento di attesa instabile delle partenze, degli esodi forzati, di storie che trovano la loro voce in questo apparire e scomparire continuo, incessante.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Fonte: Il Manifesto, Doc Alliance&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>

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		<title>Khalid for President trasmesso su Cielo</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sar&#224; trasmesso gioved&#236; su Cielo (canale 26 del digitale terrestre, in chiaro) alle ore 21.10 il documentario &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Khalid for President&lt;/i&gt; di Arrigo Benedetti, sulla campagna elettorale di Khalid Chawki, deputato italiano di seconda generazione. &lt;br /&gt;Il neo deputato ha raccontato alle telecamere senza reticenze la sua vita politica, la famiglia e il suo rapporto con l'Islam, svelando quanto sia difficile per un &#8220;Nuovo Italiano&#8221; essere considerato semplicemente italiano. Attraverso i racconti dei colleghi, degli amici e della famiglia, il documentario si pone l'obiettivo di svelare i sogni di un giovane ragazzo di origine marocchina che si sente italiano da sempre.
&lt;br /&gt;&#8220;L'idea di girare questo documentario &#232; nato durante l'intervista che abbiamo fatto a Khalid &#8211; ricorda Benedetti - in occasione della conferenza stampa della presentazione dei candidati &#8220;nuovi italiani&#8221; del PD. Da l&#236; lo abbiamo accompagnato durante la sua campagna elettorale fino all'elezione a febbraio: Lampedusa, Caserta, la sua citt&#224; Reggio Emilia e Bruxelles, dove attualmente vive parte della sua famiglia&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>MedFilmFestival 2013: dopo le rivoluzioni</title>
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		<dc:date>2013-06-20T08:07:15Z</dc:date>
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		<dc:creator>Maria Coletti</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/http%20:/www.imagine.bf/local/cache-vignettes/L106xH62/IMG/doc/IMG/arton1371.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Si apre domani a Roma la 19. edizione del MedFilmFestival (21-30 giugno) che si svolger&#224; tra la Casa del Cinema, il MAXXI-Museo delle arti del XXI secolo e il Cinema dei Piccoli. &lt;br /&gt;E si inizia subito in bellezza, con una breve cerimonia di apertura al MAXXI cui seguir&#224; alle 20.30 la proiezione di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;After the battle&lt;/i&gt; del regista egiziano Yousry Nasrallah, ospite d'onore del festival, dove sar&#224; insignito del Premio alla Carriera. Il film, presentato in versione originale con sottotitoli italiani e inglesi, &#232; un'opera di straordinaria intelligenza che ha saputo anticipare le contraddizioni emerse nei mesi successivi alla rivoluzione egiziana e alla caduta di Mubarak.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma vediamo i film di interesse panafricano in programma nel ricco cartellone di questa edizione. Tra i nove lungometraggi del concorso ufficiale Amore e Psiche, troviamo: &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Yema&lt;/i&gt; di Djamila Sahraoui (Algeria/Francia, 2012); &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Coming Forth By Day&lt;/i&gt; di Hala Lofty (Egitto, 2012); &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Nesma&lt;/i&gt; di Home&#239;da Behi (Tunisia/Francia, 2012); &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Rengaine&lt;/i&gt; di Rachid Dja&#239;dani (Francia, 2012).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un film assolutamente da non perdere &#232; il documentario &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le monde est comme &#231;a&lt;/i&gt; di Fernand Melgar, che torna ad occuparsi di migranti, questa volta i rifugiati africani e balcanici, dopo il film scandalo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Vol sp&#233;cial&lt;/i&gt;. Il film &#232; presentato nel Concorso Internazionale Documentari Premio Open Eyes, la cui selezione &#232; stata affidata quest'anno al regista Gianfranco Pannone. Tra gli altri documentari in concorso, segnaliamo anche &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Babylon&lt;/i&gt;, film collettivo tunisino sulle primavere arabe. &lt;br /&gt;Inoltre sul tema delle migrazioni in Italia sar&#224; presentato anche l'italiano &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Nadea e Sveta&lt;/i&gt; di Maura Delpero e il film sugli indignados di Madrid del regista Sylvain George un altro occhio molto attento e sensibile sulle migrazioni in Europa, che sar&#224; anche ospite del festival.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Una novit&#224; importante di questa edizione &#232; la sezione Le Perle: Spazio al cinema italiano, che sar&#224; l'occasione per (ri)vedere il film &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Sta per piovere&lt;/i&gt; dell'italo-iracheno Haider Rashid, che racconta attraverso la storia di Said, un ragazzo di seconda generazione di origine maghrebina, come si possa rimanere intrappolati in Italia negli ingranaggi assurdi della legislazione italiana, in materia di cittadinanza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un'altra bella novit&#224; &#232; la sezione Libri e Letture dal Mediterraneo: una vetrina di incontri letterari dedicata al legame tra il racconto scritto e il racconto filmato, con una selezione di scrittori e libri a cura della Libreria Griot. Tra gli ospiti anche Francesca Bellino, che terr&#224; un reading sulla Tunisia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Pi&#249; che meritato e doveroso, in questo clima di crescente razzismo, ci sembra il Premio Koin&#232; 2013, che andr&#224; alla Ministra per l'Integrazione C&#233;cile Kyenge, da sempre impegnata per i diritti dei migranti e nella promozione del dialogo tra le culture, attraverso la sua attivit&#224; politica e l'associazione Dawa di cui &#232; fondatrice.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per finire, segnaliamo altri due ospiti d'eccezione del festival: il regista italo-algerino Rachid Benhadj e la scrittrice Mariolina Venezia, entrambi membri della Giuria del Concorso Internazionale Documentari Open Eyes.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Per il programma completo delle proiezioni e degli incontri, rimandiamo al sito del festival:
&lt;br /&gt;&lt;a href=&quot;http://www.medfilmfestival.org/medfilm2013/intro.html&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;http://www.medfilmfestival.org/medfilm2013/intro.html&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Riparo (L'Abri)</title>
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		<dc:date>2013-06-17T10:51:23Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Maria Coletti</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/http%20:/www.imagine.bf/local/cache-vignettes/L106xH62/IMG/doc/IMG/arton1370.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Pr&#233;sent&#233; en avant-premi&#232;re mondiale au festival de Berlin 2007 et s&#233;lectionn&#233; dans une cinquantaine de festivals internationaux, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Riparo&lt;/i&gt; de Marco Simon Puccioni a remport&#233; le Grand Prix et le Prix de la meilleure interpr&#233;tation f&#233;minine (Antonia Liskova) au Festival du cin&#233;ma italien d'Annecy. Un parcours respectable pour une coproduction ind&#233;pendante italo-fran&#231;aise qui confirme la personnalit&#233; de Marco Simon Puccioni dont c'est la deuxi&#232;me &#339;uvre de fiction. Le film est sorti en Espagne et aux Etats-Unis, sort en mars 2008 en France et a &#233;t&#233; achet&#233; pour &#234;tre distribu&#233; dans plusieurs pays europ&#233;ens. Pourtant, en Italie, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Riparo&lt;/i&gt; n'a pas trouv&#233; de distributeurs. Avec beaucoup d'ent&#234;tement du producteur italien du film Mario Mazzarotto, le film est enfin sorti en salles dans la P&#233;ninsule le 18 janvier 2008, sur une vingtaine de copies (une seule salle de cin&#233;ma &#224; Rome la premi&#232;re semaine, deux salles la deuxi&#232;me semaine de programmation), gr&#226;ce a une nouvelle distribution ind&#233;pendante cr&#233;&#233;e expr&#232;s par le m&#234;me Mazzarotto, la Movimento Film.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;D&#232;s les premi&#232;res images, l'atmosph&#232;re est diff&#233;rente des autres films italiens r&#233;cents sur l'immigration, comme le docu-fiction &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Lettere dal Sahara&lt;/i&gt; di Vittorio De Seta. Marco Simon Puccioni opte pour le r&#233;alisme psychologique, en phase avec ce que d&#233;gage le d&#233;cor, ces paysages du riche Nord-est italien mis en valeur par l'excellente photographie du Tunisien Tarek Ben Abdallah, mais pour construire un m&#233;lo gel&#233;, un triangle existentiel et amoureux qui confronte trois personnages &#224; la recherche de soi. La qu&#234;te identitaire, un voyage sans fin, est &#224; nouveau le c&#339;ur du film, comme dans le premier film du r&#233;alisateur, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Quello che cerchi&lt;/i&gt; (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Ce que tu cherches&lt;/i&gt;, 2002), distribu&#233; en Italie gr&#226;ce au soutien de Nanni Moretti avec sa salle de cin&#233;ma Nuovo Sacher.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Anna (Maria De Medeiros) a trente-cinq ans, elle est la riche h&#233;riti&#232;re d'une famille d'industriels de la chaussure et elle vit avec Mara (Antonia Liskova), de dix ans sa cadette et ouvri&#232;re dans l'entreprise. De retour de vacances en Tunisie, elles d&#233;couvrent qu'un adolescent marocain, Anis (Mounir Ouadi), &#233;tait cach&#233; dans le coffre de leur voiture et a ainsi travers&#233; clandestinement les fronti&#232;res. Son but est de rejoindre un oncle qui est suppos&#233; vivre &#224; Milan, mais l'oncle est introuvable et Anis, ne sachant pas o&#249; aller, revient frapper &#224; la porte des deux femmes. Anna l'accueille dans sa maison et lui trouve m&#234;me un emploi dans le d&#233;p&#244;t de l'usine g&#233;r&#233;e par son fr&#232;re. Un &#233;quilibre pr&#233;caire semble s'installer.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un couple des femmes lesbiennes et un adolescent immigr&#233; clandestin : tout trois expriment un malaise li&#233; &#224; la difficult&#233; de se faire accepter par la soci&#233;t&#233; italienne mais aussi de s'accepter, de construire une image de soi affectivement et socialement puissante. Puccioni accompagne ses trois personnages avec une cam&#233;ra tr&#232;s physique et mobile, un rythme qui respire avec les acteurs, qui sont des &quot;immigr&#233;s&quot; eux aussi : la Portugaise Maria De Medeiros, la Polonaise (et Italienne d'adoption) Antonia Liskova et le jeune Marocain Mounir Ouadi, crois&#233; en France avec une histoire personnelle tr&#232;s proche de celle du personnage qu'il joue dans le film.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Une &#233;trange et singuli&#232;re relation familiale semble pouvoir se cr&#233;er entre les trois personnages en qu&#234;te de soi, mais les r&#232;gles du jeu ne sont pas si faciles &#224; comprendre : il s'agit l&#224; - dans un style douloureusement froid &#224; la Fassbinder - de r&#233;v&#233;ler les rapports de pouvoir et de classe sociale qui se cachent derri&#232;re l'amour et l'accueil. Quelle est la fronti&#232;re entre amour et manipulation, entre g&#233;n&#233;rosit&#233; et d&#233;pendance?&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Anna peut se permettre d'&#234;tre altruiste, gr&#226;ce a son niveau social, m&#234;me si sa m&#232;re la m&#233;prise et son fr&#232;re la cajole comme la petite brebis galeuse de la famille. Mara aime Anna, m&#234;me si son amour a parfois le go&#251;t amer de la gratitude pour la bont&#233; de sa copine ou, a l'oppos&#233;e, se transforme en r&#233;bellion pour affirmer son ind&#233;pendance. Anis &#224; son tour est aid&#233; mais aussi utilis&#233; inconsciemment par les deux femmes pour se r&#233;v&#233;ler et pour s'affirmer (la maternit&#233; pour Anna, la f&#233;minit&#233; pour Mara). Elles ne prennent pas au s&#233;rieux l'incapacit&#233; d'Anis &#224; s'imaginer - et donc &#224; accepter - un couple de femmes qui s'aiment, &quot;sans mari, sans fils&quot;. Tous trois cherchent un abri o&#249; se sentir mieux, mais ils devront fatalement sortir &#224; d&#233;couvert.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Puccioni situe l'histoire du film dans une petite ville pr&#232;s d'Udine, o&#249; les patrons des usines peuvent donner du travail aux immigr&#233;s, mais aussi sortir des pistolets et renvoyer tous le monde pour ouvrir de nouvelles usines &#224; bon march&#233; en Roumanie. Et o&#249; le monument principal est une chaise g&#233;ante: absurde et involontaire m&#233;taphore d'une r&#233;alit&#233; immobile, en contrepoint du monde qui bouge, qui change et qui se m&#233;lange&#8230;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Le r&#234;ve d'une famille nouvelle et diff&#233;rente, &#224; r&#233;inventer, se brise une fois que Mara, Anna et Anis comprennent que ce qu'ils cherchent (pour paraphraser le premier film de Puccioni) ne se trouve pas dans un miroir. Il est encore loin, &#224; venir. Mais il faut toujours y croire, en courant comme Anis qui se perd &#224; la fin du film, englouti par les champs de ma&#239;s.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Maria Coletti&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Articolo scritto per &lt;a href=&quot;http://www.africultures.com/php/&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;Africultures&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://www.africultures.com/php/?nav=article&amp;no=7266&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;Vai all'articolo originale&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Cos&#236; &#232; se vi appare: la rappresentazione delle Afriche nel cinema contemporaneo</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Maria Coletti</dc:creator>


 
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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La Summer Class organizzata ogni anno dal Centro Orientamento Educativo di Milano e dal Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina &#232; giunta alla quarta edizione, dedicata a &quot;La rappresentazione delle Afriche nel cinema contemporaneo&quot;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Siamo lieti di contribuire come Cinemafrica in questa tre giorni di incontri, conferenze e proiezioni che animeranno questa edizione, per cercare di ragionare insieme sugli stereotipi e l'immaginario legati all'Africa presenti nel cinema italiano, nelle sue mille sfumature.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Di seguito il programma.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Venerd&#236; 21 Giugno 2013&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 9.00-10.00 | Accoglienza&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 10.30-12.15 | TAVOLA ROTONDA.LO SCHERMO MENTE?LA COSTRUZIONE DEGLI STEREOTIPI NELL'AUDIOVISIVOITALIANO.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ALESSANDRA SPECIALE, Direzione Artistica Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina di Milano; regista e documentarista.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;LEMNAOUER AHMINE, Regista e video reporter | L'etica dietro la telecamera: come restituire la vera realt&#224; dell'immigrazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;LEONARDO DE FRANCESCHI, Universit&#224; Roma Tre | L'Africa in Italia: prospettive metodologiche.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;MARIA COLETTI, Cineteca Nazionale | Cinemafrica in cineteca: rovesciare le immagini dal web alla sala.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 12.30-13.30 | Pranzo&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 15.00-16.30
&lt;br /&gt;MARIA COLETTI | Africa d'autore: tra memorie coloniali, film di denuncia e cinema di poesia&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tea Break&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 17.00-18.30
&lt;br /&gt;LEONARDO DE FRANCESCHI | La via pop al multiculturalismo: commedia e altri generi&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 19.30 | Cena&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 21.00
&lt;br /&gt;Proiezione film d'autore&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Sabato 22 Giugno 2013&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 8.45 | Colazione&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 9.15-10.30
&lt;br /&gt;LEONARDO DE FRANCESCHI | L'attorialit&#224; come luogo di lotta: pratiche egemoniche e antagoniste di casting e direzione&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Coffee Break&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 11.00-12.15
&lt;br /&gt;MARIA COLETTI | Benvenute in Italia: donne migranti e G2 nel cinema italiano&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 12.30-13.30 | Pranzo&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 15.00-18.00 | Gita all'abbazia di Piona&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 19.00 | Cena&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 21.00
&lt;br /&gt;Proiezione film cinema popolare&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Domenica 23 Giugno 2013&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 8.45 | Colazione&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 9.15-11.00| LABORATORIO prima sessione
&lt;br /&gt;Analisi dei due film proiettati nelle sere precedenti in due gruppi coordinati rispettivamente da Leonardo de Franceschi e Maria Coletti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Coffee Break&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 11.15- 12.30 | LABORATORIO seconda sessione
&lt;br /&gt;Scambio dei lavori tra i due gruppi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 12.30-13.30 | Pranzo&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;ore 15.00-16.30 | Conclusioni&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;INFO GENERALI&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sede Summer Class: &lt;br /&gt;COE - Centro Orientamento Educativo
&lt;br /&gt;Via Milano, 4 - 23816 Barzio (LC) &lt;br /&gt;E' possibile partecipare esclusivamente alla tavola rotonda di venerd&#236;
mattina con un contributo di 30 euro (pranzo incluso).
&lt;br /&gt;Per l'intera Summer Class il contributo richiesto &#232; di 200 euro
e comprende vitto + alloggio + corso&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Riduzioni
&lt;br /&gt;Porta un amico | 300 euro x 2 persone
&lt;br /&gt;Insegnanti | 150 euro
&lt;br /&gt;Studenti | 100 euro&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Verra' garantito uno spazio bambini per i figli dei corsisti. Per iscrizioni e informazioni: Marta Mantegazza
tel. 02.66.96.258 | email: m.mantegazza@coeweb.org specificando nell'oggetto &quot;ISCRIZIONE SUMMER CLASS&quot;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



	<item>
		<title>Theo Eshetu al Cinema Trevi: la videoarte non &#232; acqua fresca</title>
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		<dc:date>2013-06-07T07:42:07Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Maria Coletti</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/http%20:/www.imagine.bf/local/cache-vignettes/L106xH62/IMG/doc/IMG/arton1367.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Theo Eshetu &#232; un cineasta e un videoartista. Il suo &#232; un percorso talentuoso e singolare, forse unico regista afrodiscendente in Italia di fama internazionale a sperimentare le infinite possibilit&#224; del linguaggio audiovisivo in quello spazio ibrido, come la sua identit&#224;, a cavallo tra cinema, arte contemporanea, pittura, fotografia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Le opere di Eshetu appartengono all'ampio e magmatico pianeta della non fiction, situandosi sul versante della videoarte e del cinema-saggio da galleria pi&#249; che su quello del documentario. Autore schivo e orgoglioso della propria indipendenza, Eshetu &#232; probabilmente pi&#249; conosciuto a Londra, a New York, a Berlino, dove le sue opere sono state esposte in gallerie prestigiose, che nella sua citt&#224; d'adozione, alla quale pure ha dedicato una delle sue ultime opere &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Roma&lt;/i&gt;, appunto, un folgorante ritratto della citt&#224; eterna, cos&#236; piena di tracce del passato eppure ancora cos&#236; provinciale.
&lt;br /&gt;Con queste parole Eshetu ha presentato la sua opera al pubblico del Festival di Roma: &#171;Tra le righe di questo filmato c'&#232; una sottile narrazione di una battaglia tra l'arte, la cultura e il potere e alla fine &#232; il potere a vincere e allora questo &#232; una specie di requiem in qualche modo per la cultura e perci&#242; in questo senso vorrei dedicarlo a tutti quelli che in questo periodo stanno combattendo per la cultura in Italia&#187;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Al Cinema Trevi avremo modo di (ri)vedere &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Roma&lt;/i&gt; e molte delle altre opere del regista, in una serata &quot;carta bianca&quot; che vedr&#224; accanto alle proiezioni anche un incontro con Theo Eshetu.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Di seguito, il programma completo della serata, a ingresso libero.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;***&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Cinema Trevi &#8211; Cineteca Nazionale&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Domenica 16 giugno 2013&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ingresso libero&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Cinemafrica in Cineteca: Theo Eshetu, la videoarte non &#232; acqua fresca&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Theo Eshetu &#232; nato a Londra da padre etiope e madre olandese e vive a Roma dai primi anni Ottanta, dove fonda la societ&#224; di produzione White Light. La cifra del suo percorso artistico &#232; caratterizzata in modo originale anche da questo intreccio di paesi, lingue, tradizioni e culture.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#171;Il viaggio, l'incontro, una dimensione di spazialit&#224; espansa le cui tessere si accostano per analogia e contrappunto, sono tra i motivi che scandiscono la copiosa produzione di Theo Eshetu, con il quale si abbandona il mainstream per entrare nelle pratiche sperimentali del video. [&#8230;] Eshetu si afferma come artista di respiro internazionale, innestandosi saldamente, al contempo, nel panorama italiano della video-arte. De-familiarizzare l'atto di visione per scongiurarne il processo di riduzione &#232; l'obiettivo dichiarato o inseguito nella pratica estetica di Eshetu: moltiplicazione degli schermi, collisioni temporali, montaggi audiovisivi spiazzanti, interferenze tra istanza testimoniale/riproduttiva e manipolazione esibita, sono solo alcuni dei procedimenti riscontrabili&#187; (Farah Polato).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'evento, a cura di Maria Coletti, &#232; organizzato dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con Cinemafrica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;ore 17&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Nativity&lt;/strong&gt; &lt;/i&gt; di Theo Eshetu (1989, 15')
&lt;br /&gt;Regia e sceneggiatura: Theo Eshetu; fotografia: Angelo Bevilacqua; montaggio: Stefano Fioravanti; musica: Archie Shepp, Sam Cooke, Jimi Hendrix; interpreti: il presepe artistico di Bruno Ceccobelli; origine: Italia; produzione e distribuzione: White Light.
&lt;br /&gt;Questo video ci d&#224; il senso della creazione del mondo: le prime forme di vita, i primi segni dell'uomo. Immagini d'arte moderna sono integrate con immagini simboliche della nascita (e rinascita) selezionate da culture diverse, per creare una visione globale del tema della nativit&#224;. In questo contesto anche le immagini scientifiche assumono un significato simbolico.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Body and Soul&lt;/strong&gt; &lt;/i&gt; di Theo Eshetu (2004, 28')
&lt;br /&gt;Regia e montaggio: Theo Eshetu; origine: Italia; produzione: White Light.
&lt;br /&gt;Il cortometraggio non ha n&#233; trama n&#233; storia, ma come un labirinto visivo ci conduce in un percorso fatto di intrecci di culture. Il soggetto &#232; lo sguardo stesso dell'autore. Un linguaggio ibrido che descrive un mondo ibrido. Eshetu compone un poema sul nostro mondo sovrapponendo e mescolando suggestioni diverse: immagini delle prime emissioni tv, radiografie, danze africane, frame dal Vangelo secondo Matteo di Pasolini, danze di scorpioni, musica jazz, riti tribali e miti di oggi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Il sangue non &#232; acqua fresca&lt;/strong&gt; &lt;/i&gt; di Theo Eshetu (1997, 57')
&lt;br /&gt;Regia e sceneggiatura: Theo Eshetu; fotografia: Rory Logsdail, Eric Black; montaggio: Walter Fasano; origine: Italia/Etiopia; produzione: Eve Silvester, White Light; distribuzione: Jane Balfour Films - Foreign Distribution Sales.
&lt;br /&gt;&#171;L'Etiopia nell'immaginario collettivo &#232; un paese di povert&#224; e di guerra. La mia memoria infantile invece era legata ad un paese pieno di colori e di ricchezza culturale. Il sangue non &#232; acqua fresca mette in dialogo queste due possibilit&#224;, significa andare l&#236; sul luogo per vedere se effettivamente c'&#232; guerra o c'&#232; ricchezza. C'&#232; un sottotesto tra il sangue della guerra e il sangue legato alla parentela, cos&#236; come l'acqua pu&#242; essere legata all'essenza alimentare o alla vita&#187; (Theo Eshetu).
&lt;br /&gt;&#171;Eshetu si confronta con il proprio stesso atto di visione (di etiope? di europeo? di turista? Di documentarista?), nell'attraversamento dell'Etiopia, e delle sua storia, sotto la guida dell'autorevole nonno Ato Tekle Tsadik Mekouria, storico ed ex ministro di Hail&#233; Selassi&#233;: uno sguardo sospeso tra prossimit&#224; e distanza, a ricordare che l'origine non configura semplicemente un ritorno e un riconoscimento, ma il luogo di un'interrogazione&#187; (Farah Polato).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;ore 19&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Africanized&lt;/strong&gt; &lt;/i&gt; di Theo Eshetu (2002, 28') &lt;br /&gt;Regia, sceneggiatura, fotografia e montaggio: Theo Eshetu; missaggio e suono: Keir Fraser; origine: Italia; produzione: White Light.
&lt;br /&gt;Un film sull'idea del viaggio e dello sguardo, che affronta le grandi tematiche della comunicazione globale e del rapporto con l'altro per entrare nell'intimit&#224; delle situazioni filmate e mostrarci eventi sfuggenti. L'assenza di dialoghi lascia spazio ad una serie di fotogrammi che coinvolgono, emozionano e cambiano i luoghi comuni di un immaginario mediatizzato sull'Africa restituendo voce alla singolarit&#224;, proponendoci cos&#236; un'immagine pi&#249; reale e toccante di un immenso continente.
&lt;br /&gt;&#171;L'omaggio a Pasolini &#232; un doppio omaggio, estetico e teorico; come doppia &#232; la chiave d'ingresso al video offerta da questo omaggio. E' facendo eco agli scritti di Pasolini che Eshetu parla di Africanized: &#8220;La nostra cosiddetta libert&#224; non &#232; mai stata cos&#236; stretta. Siamo liberi di pensare quello che vogliamo, ma dobbiamo costruire le nostre idee su delle bugie che ci sono raccontate&#8221;. Proprio nel tempo in cui siamo sommersi dalle informazioni, illusi di saper fin troppo e in tempo reale sulla realt&#224; dei fatti di qualsiasi parte del mondo, cominciamo ad avvertire il sospetto che tanta informazione serva solo a coprire le lacune e i silenzi su tante, necessarie, vitali questioni di cui siamo lasciati all'oscuro. Tra le vitali questioni, quella necessaria: il rapporto con le altre culture. Non c'&#232; dubbio, secondo Theo, che la tecnologia digitale - e l'informazione che attraverso di essa si diffonde - pu&#242; essere una nuova, moderna forma di colonizzazione. Il bisogno di una consapevolezza dei meccanismi della comunicazione di massa, dei mezzi di informazione e della loro potente capacit&#224; di persuasione &#232; necessario per la democrazia dei nostri tempi&#187; (Lucio Saviani).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Documento della videoinstallazione &#8220;Il ritorno dell'obelisco di Axum&#8221;&lt;/strong&gt; &lt;/i&gt; di Theo Eshetu (2009, 11')
&lt;br /&gt;&#171;Io avevo gi&#224; sognato di fare un'installazione a 15 schermi, perch&#233; da una parte &#232; lo sviluppo di lavori che avevo fatto precedentemente e, dall'altro, la cultura axumita viene creata e rappresentata dalla leggenda della regina di Saba, illustrata nella tradizione etiope attraverso dei tableaux che narrano i vari momenti della sua storia. Usare quella struttura non per dire come sono costruiti gli obelischi, ma per dire come l'obelisco era tornato, era un corrispettivo forte. Quando propongo la cosa all'Unesco, che evidentemente si aspettava un servizio fotografico o un quadro, insomma una cosa pi&#249; semplice, per fortuna si convincono che era l'idea giusta: un'operazione cos&#236; complessa, cos&#236; storicamente importante, forse meritava un'opera d'arte all'altezza&#187; (Theo Eshetu). &lt;br /&gt;&#171;L'installazione, un gigantesco collage visuale formato da 15 schermi, ripercorre attraverso la combinazione di immagini d'archivio, foto e video girati dal regista l'itinerario dell'obelisco, riallacciando la memoria dell'esperienza coloniale italiana al momento storico presente ed alle motivazioni dell'attuale restituzione di questo oggetto dall'alto potere simbolico&#187; (Alessandro Jedlowski).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;a seguire&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Incontro con Theo Eshetu&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;ore 21 &lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Roma&lt;/strong&gt; &lt;/i&gt; di Theo Eshetu (2010, 55')
&lt;br /&gt;Regia, soggetto, sceneggiatura, fotografia e montaggio: Theo Eshetu; voce narrante: Victor Cavallo; musiche: Alvin Curran; con: Patrick King, Johan King Siverhult, Sarah Silvagni, Caterina Inesi, Simona Senzacqua; origine: Italia; produzione: White Light.
&lt;br /&gt;&#171;Avevo questa ammirazione per Fellini perch&#233; esprimeva il suo animo e l'animo del paese, se si legge in termini junghiani, ed &#232; quello che faccio anche io. Ovviamente non imito Fellini, ma applico una metodologia di valore dell'immagine legata al s&#233; e alla collettivit&#224;, che nasce spontaneamente dal subconscio. Questo modo di trattare l'immagine e l'interrelazione dei simboli &#232; un metodo che utilizzo&#187; (Theo Eshetu).
&lt;br /&gt;&#171;Ancora una volta Eshetu si dedica all'esplorazione di soluzioni estetiche ibride, che lo conducono a creare un linguaggio che si situa fra il poetico ed il documentario, compiendo un'interessante fusione fra le preoccupazioni di natura politica che attraversano la sua opera e le questioni legate alla sua ricerca artistica ed estetica. &#8220;Fellini &#8211; racconta Eshetu in una recente intervista &#8211; diceva che nonostante la natura imperiale, papale e fascista, Roma &#232; in realt&#224; una citt&#224; africana. Questo &#232; lo spunto per la mia Roma che vuole essere la visione dello straniero che vive le contraddizioni della citt&#224; nella quale dialogano il sacro e il profano, il volgare e il poetico, l'eterno e l'effimero in uno scenario di fantasmi e memorie inafferrabili&#187; (Alessandro Jedlowski).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Un evento straordinario&lt;/strong&gt; &lt;/i&gt; di Theo Eshetu (2009, 54')
Documentario sui funerali di Papa Giovanni Paolo II.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Info:
&lt;br /&gt;Cinema Trevi &#8211; Cineteca Nazionale
&lt;br /&gt;Vicolo del Puttarello 25
&lt;br /&gt;Tel. 06 6781206
&lt;br /&gt;Ingresso libero&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



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		<title>After Earth</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Giorgio Sgarbi</dc:creator>


 
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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Will Smith e suo figlio Jaden ritornano nuovamente sul grande schermo dopo la parentesi fortunata di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The Pursuit of Happiness&lt;/i&gt; (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La ricerca della felicit&#224;&lt;/i&gt;, 2006), diretto da Gabriele Muccino. Nel cast, oltre al duo Smith, troviamo Sophie Okonedo (Faia Raige), moglie e madre sensibile, gi&#224; nomination Oscar come attrice non protagonista in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Hotel Rwanda&lt;/i&gt;, e candidata ai BAFTA come miglior attrice protagonista in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Skin&lt;/i&gt;; Zo&#235; Isabella Kravitz (Senshi), figlia maggiore della famiglia Raige, apparsa in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Yelling to the Sky&lt;/i&gt; e in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;X-Men: L'inizio&lt;/i&gt;, e Twelve, leader della band Elevator Fight, nonch&#233; figlia della coppia Lenny Kravitz &amp; Lisa Bonet.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;iframe width=&quot;480&quot; height=&quot;290&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/802y9b5yEWA&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;XXI secolo: ambiente terrestre sempre pi&#249; inospitale, frequenti terremoti, enormi crateri e violente collisioni fra i continenti generati dallo spostamento delle placche terrestri, scarsit&#224; d'acqua potabile e alterazioni della composizione atmosferica, fatali sbalzi di temperatura ed aria irrespirabile. Se gli abitanti della Terra vogliono sopravvivere, entro il 2025 devono lasciare il pianeta. A quel punto i governi di tutto il mondo approvano la costruzione di dieci arche spaziali per accompagnare gli esseri umani alla ricerca di un nuovo pianeta abitabile in un'altra galassia. Da quando la Terra viene abbandonata, i calendari cambiano da AD (Anno Domini) ad AE, cio&#233; &#8220;After Earth&#8221;, la nuova vita &#8220;dopo la Terra&#8221;.
&lt;br /&gt;Tra le tante popolazioni aliene che continuano ad attaccare l'insediamento umano che vive ora sul pianeta Nova Prime ci sono gli Skrel, che durante la guerra del 576 AE inaugurano un'arma estremamente sofisticata: gli Ursa. Sono creature da incubo, concepite geneticamente per dare la caccia agli esseri umani ed ucciderli. Gli Ursa sono ciechi e fiutano i ferormoni emessi dagli uomini quando questi hanno paura. Quindi l'unica possibilit&#224; di sconfiggerli &#232; arrivare ad un totale autocontrollo ed eliminare la paura, diventando cos&#236; praticamente invisibili.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;I Raige sono un'importante famiglia che vive su Nova Prime: Cypher (Will Smith) &#232; un generale degli United Ranger Corps, e suo figlio Kitai (Jaden Smith, vero figlio di Will) intende emulare le sue gesta leggendarie; inoltre si colpevolizza per la morte di sua sorella, avvenuta durante un attacco, con il rimorso di non aver tentato di reagire. Il ragazzo &#232; convinto che anche suo padre lo ritenga colpevole. Per questo motivo il rapporto tra i due &#232; conflittuale e Kitai vorrebbe sanarlo, cercando in tutti i modi di guadagnarsi il rispetto e l'approvazione del genitore. Quando Cypher torna a casa dopo l'ennesima lunga missione, si rende conto che il forte desiderio che Kitai nutre di primeggiare lo ha reso avventato, tanto che il ragazzo fallisce la prima prova per diventare a sua volta Ranger. Per cercare di colmare il divario fra i due, la madre di Kitai suggerisce a Cypher di portarlo in viaggio per trascorrere del tempo insieme e cercare di ristabilire un legame tra di loro, ma non tutto va come previsto: la loro navicella spaziale precipita proprio nel luogo definito pi&#249; inospitale e pericoloso dell'Universo: la Terra. Padre e figlio dovranno giocoforza imparare a collaborare e a fidarsi l'uno dell'altro per riuscire a tornare a casa.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Con questa premessa inizia la nuova avventura della famiglia Smith al completo: infatti oltre al plurifamoso Will (autore anche del soggetto) e al figlio Jaden, scorrendo i titoli finali appaiono i nomi della moglie Jada Pinkett e del genero Caleeb, entrambi coproduttori della pellicola insieme al rapper statunitense. &lt;br /&gt;La location relativa a Prime Time &#232; ambientata nel deserto vicino Moab, nello Utah. Invece per la Terra ci troviamo di fronte ad un pianeta ormai in rovina, abbandonato dagli umani. Stiamo lontani nel futuro, quindi non ci sono tracce di creazioni umane e la natura ha preso completamente il sopravvento. Ecco allora lo splendido Parco nazionale di Humboldt Redwoods, in California, il Vulcano Arenal ed il fiume Sarapiqui in Costa Rica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Diretto con abituale maestria dall'indiano M. Nighty Shyamalan (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il senso senso&lt;/i&gt;, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Unbreakable&lt;/i&gt;, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Signs&lt;/i&gt;, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Lady in The Water&lt;/i&gt;), ad un primo impatto &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;After Earth&lt;/i&gt; pu&#242; sembrare un puro e semplice film di fantascienza. In effetti stiamo in presenza di eleganti astronavi, impressionanti mostri alieni ed effetti speciali, ma il nodo principale &#232; il rapporto tra i protagonisti. Siamo davanti a una vera e propria lezione di vita, con un padre che insegna al figlio a superare i propri timori. Se si domina la paura dell'ignoto, tutto diventa possibile. Uscita prevista nelle sale italiane: 6 giugno, in 400 copie (Ursa permettendo&#8230;).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Giorgio Sgarbi&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;After Earth (id.)&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Regia&lt;/i&gt;: M. Night Shyamalan; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;sceneggiatura&lt;/i&gt;: Gary Whitta, M. Night Shyamalan; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;fotografia&lt;/i&gt;: Peter Suschitzky; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;musiche&lt;/i&gt;: James Newton Howard; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;montaggio&lt;/i&gt;: Steven Rosenblum; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti&lt;/i&gt;: Will Smith, Jaden Smith, Sophie Okonedo, Zo&#235; Isabella Kravitz; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;origine&lt;/i&gt;: USA, 2013; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;formato&lt;/i&gt;: 35 mm, 1:2,35, colore; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;durata&lt;/i&gt;: 100'; produzione: Caleeb Pinkett, Jada Pinkett Smith e Will Smith per Overbrook Entertainment,
Blinding Edge Pictures; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;distribuzione&lt;/i&gt;: Warner Bros. Pictures Italia; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;sito ufficiale:&lt;/i&gt; &lt;a href=&quot;http://afterearth.com&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;afterearth.com&lt;/a&gt;; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;sito italiano&lt;/i&gt;: &lt;a href=&quot;http://www.afterearth.it/&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;afterearth.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;
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	</item>



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		<title>FCAAAL 2013. Le Djassa a pris feu</title>
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		<dc:date>2013-06-02T19:56:07Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alice Casalini</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/http%20:/www.imagine.bf/local/cache-vignettes/L106xH62/IMG/doc/IMG/arton1365.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;King, un ex pugile e rapper tra le macerie della periferia degradata di Abidjan racconta la storia dei suoi tre figli. &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le Djassa a pris feu&lt;/i&gt; si apre cos&#236;, con un rap in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;nouchi&lt;/i&gt;, slang in continua evoluzione che mescola francese, vari dialetti della Costa d'Avorio, spagnolo e inglese. Un inizio folgorante che lascia intuire subito ritmi e temi del primo lungometraggio di Lonesome Solo, pseudonimo di Bamba Souleymane, giovanissimo regista nato nel 1986 che ha all'attivo due cortometraggi (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Piraterie&lt;/i&gt;, 2007; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Un Cri dans le ghetto&lt;/i&gt;, 2010) e diverse collaborazioni come aiuto regista. &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le Djassa a pris feu&lt;/i&gt; &#232; un film pi&#249; unico che raro, proveniente da un paese devastato dalla guerra civile: un produttore coraggioso come Philippe Lac&#244;te, francese cresciuto in Costa d'Avorio, nonostante tutto, con la Wassakara Productions ha messo in piedi una struttura che riunisce giovani lavoratori del mondo dello spettacolo. &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le Djassa a pris feu&lt;/i&gt;, girato in pochi giorni e con pochi mezzi, &#232; stato presentato alla 63ma Berlinale nella sezione Panorama e poco dopo anche in Italia alla 23ma edizione del FCAAAL.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;iframe width=&quot;480&quot; height=&quot;290&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/mirTeBJIiow&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il film racconta la storia di tre fratelli: Tony, Ange e Mike. Alla morte del padre, Tony &#232; stato costretto a lasciare la scuola: vende sigarette nel ghetto di Wassakara ad Abidjan ma perde quasi tutti i suoi soldi giocando a carte. Mike, il fratello maggiore &#232; un poliziotto che cerca di prendersi cura degli altri due come meglio pu&#242;. Mike trova ad Ange un lavoro da apprendista parrucchiera ma la ragazza &#232; scontenta e all'insaputa dei fratelli si prostituisce. Il rapporto tra i tre fratelli non &#232; facile: da un lato Mike non capisce perch&#233; Tony ed Ange non apprezzino i suoi sforzi, dall'altra i due ragazzi, soli e non compresi si perdono. In particolare Tony si dedica ad attivit&#224; che lo trasformano in un criminale con il soprannome di Dabagaou, ricercato dalla polizia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le Djassa a pris feu&lt;/i&gt; si articola in una scansione tra il narratore/rapper che anticipa e spiega l'evoluzione della storia dei tre fratelli, e le scene girate a Wassakara, spesso di notte, con la camera a mano addosso ai personaggi che vivono le loro vite tristi e vuote, abbandonati a loro stessi. Tony e Ange sono il simbolo di una generazione dimenticata. La scelta di un gruppo di lavoro composto da giovanissimi attori, professionisti e non in un progetto come questo d&#224; anche un forte segnale politico nei confronti del loro paese. &lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le Djassa a pris feu&lt;/i&gt; riprende i canoni pi&#249; classici della tragedia, sia nella forma che nel racconto, col padre che segue la storia dal prologo all'epilogo, lo scontro tra fratelli e il destino beffardo che si prende gioco di loro. La sceneggiatura &#232; molto efficace, serrata e aderente con la realt&#224;, in particolare nei dialoghi tra i ragazzi. Funzionale la scelta di mescolare antico e contemporaneo soprattutto attraverso la figura del padre, un narratore onnisciente che ci guida attraverso la storia utilizzando un rap in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;nouchi&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le Djassa a pris feu&lt;/i&gt; &#232; una tragedia inevitabile ma il regista arriva per gradi alla disfatta totale in un finale che non lascia speranza. Ambientato nel quartiere/ghetto dal quale prende il nome anche la produzione, Wakassara, il film &#232; stato girato proprio pochi giorni prima dell'inizio della guerra civile nel 2011. Profetico o no, il film rimane un'opera importante perch&#233; descrive la disperazione dei giovani della Costa d'Avorio e al tempo stesso ne lascia intuire la voglia di riscatto e libert&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Alice Casalini | 23. Festival del Cinema Africano Asia e America Latina&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Le djassa a pris feu&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Regia&lt;/i&gt;: Lonesome Solo; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;sceneggiatura&lt;/i&gt;: Delphine Jaquet, Yacouba Soumahoro, Ange Ali Sanogo, Lonesome Solo; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;fotografia&lt;/i&gt;: Delphine Jaquet; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;suono&lt;/i&gt;: Philippe Lac&#244;te, Matthieu Deniau; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;montaggio&lt;/i&gt;: Delphine Jaquet; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;musica&lt;/i&gt;: Jean-Charlie Rabet; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti&lt;/i&gt;: Abdoul Karim Konat&#233;, Ad&#233;la&#239;de Ouattara, Mamadou Diomand&#233;, Mohamed Bamba; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;origine&lt;/i&gt;: Costa D'Avorio/Francia 2012; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;formato&lt;/i&gt;: HD; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;durata&lt;/i&gt;: 75'; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;produzione&lt;/i&gt;: Wassakara Productions, Banshee Films; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;distribuzione internazionale&lt;/i&gt;: Banshee Films.&lt;/div&gt;
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