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	<title>CINEMAFRICA | Africa e diaspore nel cinema</title>
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	<description>Cinemafrica &#232; il primo sito di cinema sull'Africa e sulle sue diaspore : sui film realizzati da cineasti africani, di origine africana e non solo.</description>
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		<title>CINEMAFRICA | Africa e diaspore nel cinema</title>
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		<title>Cannes 66. Il Premio FIPRESCI a Kechiche</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Resi noti anche i riconoscimenti attribuiti dalla giuria del Premio FIPRESCI (International Federation of Film Critics), composta quest'anno da nove critici internazionali e diretta dal tedesco Klaus Eder. Per quanto concerne la competizione ufficiale, il premio &#232; andato a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La Vie d'Ad&#232;le - Chapitre 1 &amp; 2&lt;/i&gt; di Abdellatif Kechiche, che verr&#224; distribuito negli Stati Uniti come &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Blue is the Warmest Colour&lt;/i&gt;, traduzione letterale della graphic novel da cui &#232; liberamente tratto. Il film verr&#224; distribuito in Francia il 9 ottobre e prossimamente anche in Italia da Lucky Red.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Leonardo De Franceschi]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Cannes 66. Prix de l'avenir a Coogler</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In attesa dei premi relativi alla competizione, per questo 66&#176; Festival di Cannes che sta per chiudersi, cominciano ad essere diffusi i comunicati relativi ai premi delle altre sezioni. Tra queste, Un Certain Regard: la giuria, diretta quest'anno dal regista danese Thomas Vinterberg, ha attribuito il Prix de l'avenir all'opera prima &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Fruitvale Station&lt;/i&gt; di Ryan Coogler.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ispirato a un tragico fatto di cronaca nera, l'omicidio di un giovane nero ad opera di un agente di polizia ad Oakland avvenuto il 31 dicembre 2008, il film &#232; stato presentato in anteprima all'ultimo Sundance Film Festival e premiato con il Gran Premio e con il Premio del Pubblico. Coprodotto da Forest Whitaker, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Fruitvale Station&lt;/i&gt; verr&#224; distribuito da The Weinsten Company in luglio, mentre in Italia non &#232; stato ancora acquistato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Leonardo De Franceschi]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Cannes 66. Mohammed Ali contro il Vietnam</title>
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		<dc:date>2013-05-24T13:45:55Z</dc:date>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; passato a Cannes nella sezione riservata alle opere fuori concorso il film per la tv di Stephen Frears &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Muhammad Ali's Greatest Fight&lt;/i&gt;: una produzione targata Hbo in cui, contrariamente a quanto pu&#242; suggerire il titolo, non si racconta di uno dei tanti incontri vinti sul ring dall'ex campione di pugilato, ma di una delle battaglie pi&#249; importanti che abbia mai intrapreso, ovvero quella contro il governo degli Stati Uniti che, all'epoca del conflitto in Vietnam, lo aveva chiamato alle armi. &lt;br /&gt;Muhammad Ali che aveva lasciato anche il suo vero nome, Cassius Clay, per diventare mussulmano, si rifiut&#242; proprio perch&#233; sosteneva che la cosa fosse contraria alla sua religione e anche perch&#233; in aperta polemica con un paese che ancora trattava gli afroamericani &quot;come dei cani&quot;, senza diritti umani. &lt;br /&gt;Per questo fin&#236; davanti alla Corte Suprema americana. Essendo la prima pubblica presa di posizione contro la guerra in Vietnam, ebbe conseguenze sociali clamorose. Nel 1967 fu condannato dalla giustizia americana, privato dei suoi titoli di campione di boxe e persino del diritto di combattere ancora. Decisione confermata in appello dalla Corte Suprema. Ed &#232; da l&#236; che parte Frears: raccontando della crisi di coscienza dei nove uomini che furono costretti a decidere del destino di Ali, proponendo cos&#236; in tutte le sue tappe un affresco dell'America tra la fine degli anni '60 e - '70 e mescolando il bellissimo materiale di repertorio alla storia di finzione, storia interpretata da Christopher Plummer, Frank Langella, Benjamin Walker.
&lt;br /&gt;Fonte: Cinecitt&#224; News&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>Cannes 66. Cleopatra dallo schermo a Itunes</title>
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		<dc:date>2013-05-21T10:49:15Z</dc:date>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E' stato presentato al Festival di Cannes il restauro del kolossal simbolo di Cinecitt&#224;, che ha segnato gli anni della Hollywood sul Tevere, noto per lo scandaloso amore tra Richard Burton ed Elizabeth Taylor.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Distribuito nel 1963 dopo una lavorazione lunghissima e tormentata che vide l'alternarsi di due set da Londra a Roma, il passaggio del testimone da Rouben Mamoulian a Joseph L.Mankiewicz, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Cleopatra&lt;/i&gt; &#232; proposto nella versione cinematografica originale di 243 minuti, meticolosamente restaurata in occasione del suo cinquantenario e proiettata il 21 maggio in anteprima all'interno della selezione Cannes Classics durante l'edizione 2013 del Festival di Cannes.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il film sar&#224; visibile anche in Italia, con le proiezioni che si terranno sabato 25 maggio e domenica 26 maggio a Milano presso il cinema Odeon e a Roma al cinema Adriano e successivamente marted&#236; 28 maggio in tutte le sale del circuito The Space.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Vincitore di quattro Oscar, girato in 70mm e costato circa trecento milioni di dollari di oggi, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Cleopatra&lt;/i&gt; sar&#224; inoltre disponibile su Itunes a partire dal 28 maggio nell'innovativo formato Digital HD.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tra i contenuti speciali &#232; incluso &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Cleopatra: il film che ha cambiato Hollywood&lt;/i&gt;, realizzato dall'American Film Institute, che racconta come il film costituisca una sorta di spartiacque tra due modi diversi di produrre e di intendere il cinema.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Fonte: Primissima&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>Cinema africano alla Mostra di Venezia</title>
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		<dc:date>2013-05-13T09:41:19Z</dc:date>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La Biennale di Venezia annuncia l'avvio di Final Cut in Venice, il nuovo workshop dedicato al sostegno di film africani in fase di post-produzione, che avr&#224; luogo al Lido di Venezia il 29 agosto 2013 alla 70. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, nell'ambito del Venice Film Market.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel corso del workshop, le copie lavoro di 4 film africani in post-produzione appositamente selezionati, saranno presentate a un audience di produttori, buyer, distributori e programmatori di festival cinematografici internazionali, per favorire possibili partnership di coproduzione e accesso al mercato distributivo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Final Cut in Venice &#232; realizzato in collaborazione con il Festival International du Film d'Amiens e il Festival International de Films de Fribourg.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La 70ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta, si terr&#224; al Lido di Venezia dal 28 agosto al 7 settembre.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il workshop si concluder&#224; con l'attribuzione di premi in kind oppure in cash, finalizzati al sostegno economico dei film nella fase di post produzione:&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8364; 16,800 messi a disposizione da Cinemage/Groupe Image (Paris) per realizzare la correzione colore digitale, corrispondenti a 7 giorni di lavoro (56 ore, tecnico compreso)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8364; 15,000 messi a disposizione da Mactari Mixing Auditorium (Paris) per realizzare il missaggio sonoro&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8364; 10,000 a sostegno dei costi di post produzione in Francia messi a disposizione da CNC - Centre National du Cin&#233;ma et de l'Image Anim&#233;e (Paris)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;stampa di una copia in 35m (senza sottotitoli) o partecipazione ai costi di realizzazione d un DCP offerti dal Festival International de Film d'Amiens&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;stampa di una copia in 35m (senza sottotitoli) o partecipazione ai costi di realizzazione d un DCP offerti da Festival International de Film de Fribourg&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8364; 6,000 per la fabbricazione di un master DCP e i sottotitoli francesi, messi a disposizione da Titra TVS (Paris)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Data ultima per l'iscrizione e l'invio di 4 copie in Dvd del film: 28 giugno 2013.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Final Cut in Venice &#232; realizzato in collaborazione con CNC, CINEMAGE, MACTARI MIXING AUDIORIUM, TITRA TVS.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Fonte: Cinecitt&#224; News&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>Vol sp&#233;cial al DAMS di Roma Tre</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Mercoled&#236; 15 maggio, presso il Polo Aule DAMS dell'Universit&#224; Roma Tre, alle ore 17, &#232; previsto un incontro-dibattito sul film &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Vol sp&#233;cial&lt;/i&gt; di Fernand Melgar, alla presenza di Leonardo De Franceschi, Michela Fusaschi, Gianfranco Pannone e Ivelise Perniola. Sar&#224; l'occasione per vedere o rivedere insieme uno dei capolavori recenti del &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;cinema del reale&lt;/i&gt;, e discutere di CIE, politiche dell'inclusione ma soprattutto della retorica e dell'etica dello sguardo che caratterizzano il film documentario di Melgar.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Vol sp&#233;cial&lt;/i&gt;, salutato con entusiasmo in tanti festival internazionali di primo piano, da Locarno a quello dei Popoli di Firenze, &#232; uno dei rarissimi film girati in un centro di detenzione amministrativa per migranti. Nel caso specifico, si tratta di cittadini di paesi terzi privi di permesso di soggiorno regolare in Svizzera, gi&#224; formalmente espulsi, e in attesa di essere rimpatriati con voli aerei di linea o con temibili &quot;voli speciali&quot; in cui questi particolari passeggeri vengono legati a sedili semoventi e trasportati di peso nell'aeromobile; questo trattamento, particolarmente degradante e umiliante per la persona, presenta altissimi rischi per la salute del soggetto che viene sottoposto ad esso, tanto che si sono verificati gi&#224; diversi casi di morte.
&lt;br /&gt;Il film da gennaio &#232; oggetto di un'iniziativa di distribuzione civile promossa da ZaLab, in collaborazione con Cinemafrica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'appuntamento &#232; mercoled&#236; 15 maggio alle 17 in aula B3, presso il Polo Aule DAMS - Universit&#224; Roma Tre (via Ostiense 133b). &lt;br /&gt;Il Polo Aule DAMS &#232; raggiungibile con la Metro B (Garbatella) e con i bus 23 e 769.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>

	<item>
		<title>L'Africa in Italia a Milano: le foto</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Abbiamo pubblicato sulla nostra pagina FB le foto scattate da Luca Trevisani nel corso della presentazione di mercoled&#236; 8 maggio alla Libreria Feltrinelli di Via Manzoni a Milano del libro &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;L'Africa in Italia. Per una controstoria postcoloniale del cinema italiano&lt;/i&gt; (Aracne Editrice).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'evento si &#232; svolto in collaborazione con il Festival del Cinema Africano d'Asia e America Latina di Milano, Cinemafrica, Aracne Editrice, Fondazione Wu Ming, Film Tv e Archivio delle Memorie Migranti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;a href=&quot;https://www.facebook.com/media/set/?set=a.128319397364554.1073741830.100128043517023&amp;type=1&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;Vai all'album fotografico&lt;/a&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il libro &#232; acquistabile anche on line - in versione cartacea o digitale - sul sito di Arcane Editrice, cliccando &lt;a href=&quot;http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/catalogo/area/areascientifica/scienze-dell-antichita-filologico-letterarie-e-storico-artistiche/9788854858862-detail.html&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>

	<item>
		<title>FCAAAL 2013: i premi</title>
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		<dc:date>2013-05-10T12:46:36Z</dc:date>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Si chiude oggi l'edizione 2013 del festival del Cinema Africano d'Asia e America Latina di Milano, dopo la cerimonia di chiusura di ieri sera, in cui sono stati attribuiti i premi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Qui di seguito segnaliamo i titoli di interesse panafricano premiati nelle diverse sezioni del festival.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;PREMI UFFICIALI&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio per il Miglior Film Africano a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Coming Forth by Day&lt;/i&gt; di Hala Lotfy (Egitto, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Menzione speciale a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Beaut&#233;s cach&#233;es&lt;/i&gt; di Nouri Bouzid (Tunisia, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio per il Miglior Cortometraggio Africano al film &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Fela-Sidi&lt;/i&gt; di Damola Adelaja (Nigeria, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Menzione speciale a &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Loot&lt;/i&gt; di Greg Rom (Sudafrica, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;PREMI SPECIALI&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio ACRA-CCS al miglior video (lungometraggio o cortometraggio) della sezione EXTR'A &lt;br /&gt;Menzioni speciali ai film:&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;I segreti di Kabiria&lt;/i&gt; di Gianpaolo Rampini (Italia/Kenia, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Babylon Fast Food&lt;/i&gt; di Alessandro Valori (Italia, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio Babel (2.000 &#8364;) al miglior film della sezione EXTR'A per l'acquisizione dei diritti di messa in onda sul canale per 24 mesi (con finestra di esclusiva di sei mesi) al film:
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Grazie per tutto Signor Presidente&lt;/i&gt; di Matteo Bennati (Italia, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio CEM-Mondialit&#224;. Premio al miglior cortometraggio africano sui temi del dialogo interculturale assegnato da una Giuria composta da ragazze e ragazzi tra i 15 e i 18 anni di Milano. Il Premio consiste nell'acquisizione dei diritti di distribuzione home-video in Italia.
&lt;br /&gt;Il premio va al film:
&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Quand ils dorment&lt;/i&gt; di Maryam Touzani (Marocco, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio CINIT &#8211; Cineforum Italiano
&lt;br /&gt;Il premio consiste nell'acquisizione dei diritti di distribuzione home-video in Italia di un cortometraggio africano.
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Bobby&lt;/i&gt; di Mehdi Barsaoui (Tunisia, 2013)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio CUMSE
&lt;br /&gt;Il premio consiste nell'acquisizione dei diritti di distribuzione home-video in Italia di un cortometraggio o documentario africano ed &#232; assegnato da una giuria di rappresentanti delle comunit&#224; straniere di Milano e da volontari del CUMSE.
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Tu seras mon alli&#233;&lt;/i&gt; di Rosine Mfetgo Mbakam (Camerun/Belgio, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio ISMU
&lt;br /&gt;La Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla Multietnicit&#224;) assegna un premio al miglior cortometraggio del festival con valore pedagogico. Il Premio consiste nell'acquisizione dei diritti di distribuzione home-video in Italia ed &#232; assegnato da una giuria composta da docenti.
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The Long Way Down&lt;/i&gt; di Yasser Howaidy (Egitto/Emirati Arabi Uniti, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio Il Razzismo &#232; una Brutta Storia
&lt;br /&gt;Feltrinelli assegna un riconoscimento speciale al miglior film della sezione dedicata ai temi del razzismo e dell'integrazione.
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Grazie per tutto Signor Presidente&lt;/i&gt; di Matteo Bennati (Italia, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Premio SIGNIS (OCIC e UNDA)
Il premio &#232; assegnato dalla The World Catholic Association for Communication.
&lt;br /&gt;Menzione speciale al film &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le djassa a pris feu&lt;/i&gt; di Lonesome Solo (Costa D'Avorio/Francia, 2012)&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>Sta per piovere: un film G2 in sala</title>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un film sul diritto negato alla cittadinanza ai nati in Italia da genitori stranieri e sul dramma degli immigrati regolari che perdono il lavoro e rischiano l'espulsione. Temi scottanti e attualissimi quelli toccati da &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Sta per piovere&lt;/i&gt;, il film del regista fiorentino Haider Rashid che dal 9 maggio &#232; al cinema, distribuito da Radical Plans.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il protagonista del film &#232; Said (interpretato da Lorenzo Baglioni), un giovane sicuro ed ambizioso, nato e cresciuto in Italia da genitori algerini, studia e lavora come panettiere part-time a Firenze. Quando, per&#242;, il padre perde il lavoro (per il suicidio del titolare dell'azienda dove lavora), la famiglia si trova di fronte alla lacerante realt&#224; di non poter rinnovare il permesso di soggiorno, come fa puntualmente da trent'anni, e riceve un decreto di espulsione. La vita di Said prende improvvisamente una piega scura: l'Italia, il Paese che ha considerato sempre suo, appare ora come un muro di gomma che lo spinge a &#8216;tornare a casa', in Algeria, luogo che lui non ha neanche mai visitato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&quot;Volevo rappresentare una nuova realt&#224; in Italia cercando di uscire dagli stereotipi sugli stranieri dando voce ai ragazzi di seconda generazione che si vedono negati un diritto basilare&quot;, dice il regista Rashid, nato e cresciuto in Italia da un iracheno scampato alle persecuzioni di Saddam Hussein e una calabrese emigrata a Firenze, e al suo quarto lavoro dopo &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Between Two Lands&lt;/i&gt;, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Tangled Up in Blue&lt;/i&gt; e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Silence: All Roads Lead to Music&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>

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		<title>Addio a Lotfi Dziri</title>
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		<dc:date>2013-05-06T07:52:17Z</dc:date>
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		<content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'attore tunisino Lotfi Dziri (nato a Carthage il 6 gennaio 1946) &#232; morto la mattina del 5 maggio dopo una lunga malattia. &lt;br /&gt;Dziri, che ha interpretato &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Making Of&lt;/i&gt; di Nouri Bouzid e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Fausse note&lt;/i&gt; di Majdi Smiri, era celebre anche per le sue interpretazioni televisive nella sitcom &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Choufli Hal&lt;/i&gt; e per il ruolo di Abdallah Souilah nel feuilleton &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Gamret Sidi Mahrous&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;[Maria Coletti]&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>







	<item>
		<title>Cannes 66. La Vie d&#700;Ad&#232;le - Chapitre 1 &amp; 2</title>
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		<dc:date>2013-05-24T13:20:52Z</dc:date>
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		<dc:creator>Leonardo De Franceschi</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/local/cache-vignettes/L66xH39/IMG/article_PDF/IMG/arton1361.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; la prima volta per Abdellatif Kechiche in concorso a Cannes e, a giudicare dai rumors che circolano tra gli accreditati, Thierry Fr&#233;maux potrebbe avrebbe trovato in un colpo solo la Palma d&#700;Oro e il film che iscrive Kechiche al club degli autori di Cannes, portandolo via a Venezia. &#200; stata infatti la Mostra a lanciarlo con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Tutta colpa di Voltaire&lt;/i&gt; (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La Faute &#224; Voltaire&lt;/i&gt;, 2000), consacrandolo poi con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Cous cous&lt;/i&gt; (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La Graine et le mulet&lt;/i&gt;, 2007), Premio speciale della giuria, e riproponendolo in gara anche con il pi&#249; incerto &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Venere nera&lt;/i&gt;. Sarebbe un riconoscimento quanto mai meritato per il 53enne Kechiche, nato a Tunisi ma stabilitosi con la famiglia a Nizza gi&#224; a sei anni, e che con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La Vie d&#700;Ad&#232;le - Chapitre 1 &amp; 2&lt;/i&gt;, ispirato a una graphic novel di Julie Maroh (che si chiama &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le Bleu est une couleur chaude&lt;/i&gt;, &#232; uscita nel 2010 e non &#232; stata ancora tradotta in italiano) dimostra di aver raggiunto una maturit&#224; espressiva tanto pi&#249; apprezzabile perch&#233; costruita negli anni sulla base di una poetica e di un metodo del tutto personali e riconoscibili.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;iframe width=&quot;480&quot; height=&quot;290&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/zIb8Y0uG0o0&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il film si apre come una sorta di sequel de &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La schivata&lt;/i&gt; (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;L&#700;Esquive&lt;/i&gt;, 2003). Durante una lezione di francese in un liceo, Ad&#232;le (Ad&#232;le Exarchopoulos), 17 anni, legge insieme ai suoi compagni e all&#700;insegnante &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La Vie de Marianne&lt;/i&gt; di Marivaux, si discute in particolare del momento dell&#700;innamoramento. Carina, brillante, anche se discontinua nei voti, amante dei libri e della buona tavola, Ad&#232;le viene da una famiglia modesta. Pienamente inserita nel suo giro di compagne, legata a Samir (Salim Kechiouche), l&#700;amico del cuore gay, manifesta insieme a loro e agli operai della citt&#224; contro licenziamenti e tagli alla scuola. Si direbbe una ragazza come tante, e lo &#232;, ma c&#700;&#232; qualcosa di segreto che sta per esplodere e rivelarsi, inatteso, costringendola a rimettersi in discussione. Proprio mentre si vede ambita da un ragazzo pi&#249; grande, perde un bus e attraversando la strada incrocia per caso lo sguardo di una giovane dai capelli tinti di blu, aerea, sorridente, misteriosa. E la sua vita cambia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Emma (L&#233;a Seydoux), cos&#236; si chiama la ragazza, ha qualche anno in pi&#249; di lei, studia belle arti all&#700;universit&#224; e vuole fare la pittrice. La incontra di nuovo in un bar gay dov&#700;era andata con Samir, e si scambiano il numero. Emma ha una compagna da due anni, ma quando si ritrovano a un parco scoppia una passione travolgente e totalizzante. Per Ad&#232;le cominciano i problemi. A scuola, alcune amiche la mettono al bando, accusandola di averle ingannate. In famiglia, Emma rimane ufficialmente la ragazza che le d&#224; ripetizioni di filosofia: i solidi genitori bramano per vederla sistemata, dietro una cattedra di maestra, ma questa passione per i bambini non viene intaccata dalla frequentazione di Emma, che pure la introduce in un mondo di amiche e conoscenti in cui si discetta con familiarit&#224; del femminile in Schiele e Klimt.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma, appunto, con la conoscenza e con la convivenza, che accompagna la crescita di un rapporto alimentato anzitutto da un&#700;intesa fisica profonda, cominciano a emergere le differenze tra le due. Se Emma, che usa Ad&#232;le come modella e musa, e si vede ormai proiettata in un futuro di mostre e gallerie, stimola un po&#700; troppo insistentemente la compagna a coltivare la sua vena artistica, Ad&#232;le comincia a sentirsi un po&#700; incompresa nel piacere che prova a lavorare come maestra con i bambini della scuola primaria e si avvicina a un collega intraprendente, al quale nasconde peraltro di vivere con una ragazza. Quando Emma li scopre, la mette brutalmente alla porta, e arriva, con una solitudine improvvisa e cupa, un nuovo capitolo della sua vita. Si risollever&#224;, rincontrer&#224; Emma, ma la ruota ha preso un giro diverso. Continuer&#224; a mangiare la vita come ha sempre fatto, con avidit&#224; e curiosit&#224;, ma senza poter rimarginare la ferita della separazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Come aveva fatto nei film precedenti, Kechiche parte da un&#700;idea forte, da un metodo solido, da un piacere che &#232; anche rigore della ricerca, e poi affida e scommette tutto sulla forza delle sue interpreti, in questo caso per giunta una giovanissima esordiente come Ad&#232;le Exarchopoulos, affiancata a un talento di punta del cinema francese e internazionale come L&#233;a Seydoux (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Bastardi senza gloria&lt;/i&gt;, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Missione impossibile - Protocollo fantasma&lt;/i&gt;), costruendo intorno a loro una gabbia di protezione fatta di tempo (quattro mesi di riprese) e condizioni lavorative uniche (prove interminabili, libert&#224; di incidere in profondit&#224; sul personaggio, riprese in continuit&#224; e con obiettivo a focale lunga, primi piani che rivelano le minime increspature d&#700;espressione). &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La Vie d&#700;Ad&#232;le - Chapitre 1 &amp; 2&lt;/i&gt; vibra anzitutto di una chimica che lega le due attrici tra loro e con il regista, un rapporto intimo e profondo di fiducia e abbandono che passa per i corpi e per il confronto delle intelligenze, come ha confermato la conferenza stampa, sulla base di una dinamica molto pi&#249; istintiva che meditata.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Davanti ai giornalisti accreditati, con grande modestia ma puntualit&#224;, Kechiche ha rivendicato l&#700;intenzione di fare un film, ancora una volta, sulla complessit&#224; dei rapporti umani, mettendo da parte ogni discorsivit&#224; militante. Quando ha cominciato a lavorare al progetto, il dibattito sui diritti e i matrimoni gay non aveva ancora raggiunto la visibilit&#224; e l&#700;urgenza degli ultimi mesi. A domanda, ha risposto di augurarsi che il film possa contribuire a innescare in Tunisia un movimento di liberazione sessuale, e di auspicare che il tentativo di quanti vogliono approfittare della rivoluzione per mettere ai giovani un giogo ancora pi&#249; pesante sia contrastato efficacemente. Sul piano postcoloniale, la riconoscibilit&#224; del suo percorso d&#700;autore sta nella coerenza con cui esplora l&#700;animo umano, mettendo in valore il ventaglio delle differenze attraverso il quale pu&#242; esprimersi, senza per&#242; attardarsi in un essenzialismo e in un feticismo della differenza che irrigidirebbero, compromettendola, la bellezza e la verit&#224; dei suoi personaggi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ha ammesso la difficolt&#224;, che &#232; un po&#700; anche la nostra di spettatori, a lasciarli andare. Il sottotitolo rivela la disponibilit&#224; e l&#700;intenzione di aprire un racconto che esuberi da qualsiasi compito narrativo, declinando uno sguardo che abbia la ricchezza, la libert&#224; e l&#700;ambiguit&#224; della vita. &lt;br /&gt;&#200; non solo possibile, ma anche auspicabile, che lo sguardo a seguire Ad&#232;le mentre si allontana dal primo vernissage di Emma, accompagnata da un nuovo picchiettio melodioso di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;hang&lt;/i&gt; - meraviglioso strumento percussivo che ritroviamo anche nella struggente favola eastern kurda &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;My Sweet Pepperland&lt;/i&gt; di Hineer Salem, passato ieri a Un Certain Regard - sia seguito da nuove avventure. &lt;br /&gt;Di sicuro, la ricerca della bellezza e della dignit&#224; nell&#700;umano che Kechiche ha iniziato tredici anni fa con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Tutta colpa di Voltaire&lt;/i&gt; ha trovato con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La Vie d&#700;Ad&#232;le&lt;/i&gt; un nuovo, straordinario, capitolo. L&#700;ultima preghiera va alle amiche e agli amici di Lucky Red, che distribuiranno il film in Italia, perch&#233; regalino al pubblico tutti i suoi, preziosi, 175 minuti e mettano sul mercato almeno quattro-cinque copie in versione originale. Perch&#233; gli spettatori italiani dimentichino, almeno una volta, di essere figli di un mercato minore.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Leonardo De Franceschi | 66. Festival di Cannes&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;La Vie d&#700;Ad&#232;le - Chapitre 1 &amp; 2&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Regia&lt;/i&gt;: Abdellatif Kechiche; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;sceneggiatura&lt;/i&gt;: Abdellatif Kechiche, Ghalia Lacroix, dal graphic novel &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Le bleu est une couleur chaude&lt;/i&gt; di Julie Maroh; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;fotografia&lt;/i&gt;: Sofian El Fani; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;montaggio&lt;/i&gt;: Albertine Lastera, Camille Toubkis; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;scenografia&lt;/i&gt;: Julia Lemaire; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;suono&lt;/i&gt;: J&#233;r&#244;me Chenevoy, Renaud Guillaumin; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti&lt;/i&gt;: Ad&#232;le Exarchopoulos, L&#233;a Seydoux, Jeremie Laheurte, Catherine Sal&#233;e, Aur&#233;lien Recoing, Sandor Funtek; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;origine&lt;/i&gt;: Francia, 2013; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;produzione&lt;/i&gt;: Quat'sous Films, Wild Bunch; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;distribuzione francese&lt;/i&gt;: Wild Bunch Distribution; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;distribuzione italiana&lt;/i&gt;: Lucky Red.&lt;/div&gt;
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	</item>



	<item>
		<title>Rachid Benhadj al Cinema Trevi-Cineteca Nazionale</title>
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		<dc:creator>Maria Coletti</dc:creator>


 
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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tornano gli appuntamenti con Cinemafrica in Cineteca al Cinema Trevi. Prima della chiusura estiva, avremo il piacere di incontrare Rachid Benhadj (31 maggio) e Theo Eshetu (16 giugno).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Di seguito il programma di venerd&#236; 31 maggio.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#171;Classe 1949, nato ad Algeri, Rachid Benhadj si forma in Francia per poi rientrare nel paese natale dove consolida la propria esperienza professionale, per lo pi&#249; in televisione; nel 1995 si trasferisce in Italia, ottenendo la cittadinanza. Nel 1997 intraprende la lavorazione del film per la televisione &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;L'albero dei destini sospesi&lt;/i&gt;, storia della relazione tra una donna italiana e un giovane migrante marocchino, prodotto dalla Filmalbatros di Marco Bellocchio e dalla RAI-Radiotelevisione italiana all'interno del progetto &#8220;Un altro paese nei miei occhi&#8221;. L'ancoraggio a un preciso contesto storico-sociale contraddistingue film quali &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il pane nudo&lt;/i&gt; (2006), tratto dall'omonimo romanzo autobiografico dello scrittore marocchino Mohamed Choukri, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Touchia&lt;/i&gt; (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Cantique des femmes d'Alger&lt;/i&gt;, 1993) e il recente&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt; Parfums d'Alger&lt;/i&gt; (2012), dove, a partire dalla traiettoria di alcuni personaggi femminili, si scruta l'Algeria nella fase terminale della guerra di liberazione, all'inizio degli anni Novanta. Con &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Mirka&lt;/i&gt; (2000), la narrazione &#232; immersa in uno spaziotempo non definito, seppure fortemente allusivo, in cui echeggia lo scenario del conflitto serbo-bosniaco, con la devastante eredit&#224; delle pulizie etniche e degli stupri di massa nel travaglio della ripresa. &lt;br /&gt;L'eleganza dei movimenti di macchina, l'impatto della resa fotografica, l'intensit&#224; drammatica delle vicende e dei riferimenti, via via affinatesi grazie anche all'autorevolezza delle professionalit&#224; coinvolte, concorrono a un sapiente coinvolgimento emotivo dello spettatore, rispondendo alle esigenze di una diffusa distribuzione, propria della formula realizzativa praticata da Benhadj, che si colloca all'interno dei moduli fortemente strutturati delle coproduzioni internazionali. All'interno di questa disposizione regolata, vorrei segnalare il ricorso frequente a una temporalit&#224; non lineare e la compresenza di registri diversi di realt&#224;&#187; (Farah Polato).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'evento, a cura di Maria Coletti, &#232; organizzato dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con Cinemafrica.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;ore 17.00 &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Mirka&lt;/i&gt; di Rachid Benhadj (1999, 115')&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Regia e sceneggiatura: Rachid Benhadj; fotografia: Vittorio Storaro; suono: Andre Hervee; montaggio: Anna Napoli; scenografia: Gianni Quaranta; costumi: Mario Carlini; musiche: Safy Boutella; interpreti: Vanessa Redgrave, G&#233;rard Depardieu, Sergio Rubini, Barbora Bobulova, Karim Benhadj, Franco Nero; origine: Italia/Francia/Spagna; produzione: Filmart (Italia), con Bongiorno Productions e David Productions, Rai - D.D. Productions (Francia), Enrique Cerezo P.C. (Spagna); distribuzione: Mikado Film.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Mirka compare d'improvviso nella vita di Kalsan ed Elena e la sconvolge. &#200; solo un bambino di dieci anni in cerca della sua mamma, ma porta con s&#233; un segreto in grado di far riemergere gli incubi dell'adolescenza di Elena. Siamo in un villaggio montano dove la violenza serpeggia in ogni azione e in ogni parola, ricordo di una sanguinosa guerra etnica che anni prima aveva sconvolto il paese. Durante un'eclisse di sole, vissuta come un presagio di sventura, il passato che sembrava sepolto riappare con tutto il suo carico di sofferenza e di odio. Il film si interroga sulla possibilit&#224; che si possa stabilire un rapporto tra un bambino e sua madre quando il bambino &#232; frutto di uno stupro, usato come arma di guerra per assicurare il predominio della &#8220;razza pi&#249; forte&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;ore 19.00 &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Il pane nudo&lt;/i&gt; di Rachid Benhadj (2005, 90') &#8211; ingresso libero&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Regia e sceneggiatura: Rachid Benhadj, dal romanzo omonimo di Mohamed Choukri; fotografia: Pierluigi Santi; suono: Alberto Amato, Alessio Costantino; montaggio: Eugenio Alabiso; scenografia: Francesca Salvi; costumi: Giusy Nicoletti; interpreti: Sa&#239;d Taghmaoui, Faycal Zeghadi, Marzia Tedeschi, Karim Benhadj, Jamil Hammoudi, Daniel Ducruet, Rachid Benhadj; origine: Italia/Francia/Marocco; produzione: Progetto Visivo S.r.l., A.E. Media Corporation S.r.l., Esse&amp;bi Cin.ca S.r.l.; distribuzione: A.E. Media Corporation S.r.l.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Mohamed &#232; un bambino come tanti altri, ma la sua famiglia &#232; povera, il padre alcolizzato e violento, la madre costretta a lavorare per mantenere tutta la famiglia. Gli anni Cinquanta in Marocco sono difficili, non c'&#232; spazio per l'infanzia, il gioco e la spensieratezza di cui dovrebbero godere tutti i bambini del mondo. Mohamed cresce in fretta, lascia la famiglia, inizia a vagare tra i vicoli e le strade, di notte, alla ricerca di cibo, di un riparo, di una serenit&#224; che riesce a trovare solo in una squallida sessualit&#224; malata, frequentando i bassifondi e i luoghi pi&#249; malfamati della citt&#224; di Tangeri, come molti altri bambini della sua et&#224;. Nel frattempo il Marocco si sta svegliando dal lungo sonno coloniale e grandi manifestazioni di protesta cominciano a scuotere il paese. Ormai ventenne, partecipa alle sommosse politiche, e a causa di una retata, si ritrova in prigione. Compagno di cella, un detenuto politico intento a scrivere sul muro una poesia. Da quel momento sente il bisogno di imparare a leggere scrivere: &#232; l'inizio di una nuova vita.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;A seguire:
Incontro con il regista Rachid Benhadj&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;ore 21.30 &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;L'albero dei destini sospesi&lt;/i&gt; di Rachid Benhadj (1997, 108') &#8211; ingresso libero&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Regia: Rachid Benhadj; soggetto e sceneggiatura: Andrea Porporati, Umberto Contarello; fotografia: Gianni Mammolotti; montaggio: Mirco Garrone; scenografia: Roberto Feri; musiche: Safy Boutella; interpreti: Sa&#239;d Taghmaoui, Giusi Cataldo, Hedy Krissane, Italo Gasperini, Marek Brzenzinski; origine: Italia; produzione: Filmalbatros, Rai Tv; distribuzione: Sacis.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Samir &#232; un giovane marocchino che vive in Italia in una comunit&#224; di immigrati. &#200; un ragazzo molto in gamba e intelligente, ma la vita che conduce gli va un po' troppo stretta. Un giorno gli capita l'occasione di tornare in Marocco per portare al suo villaggio nat&#236;o i soldi e i regali che i suoi compagni sono riusciti a mettere da parte per le proprie famiglie. Samir conosce una ragazza italiana, Maria, molto bella ma piena di problemi. I due diventano amici e alla fine Maria, anche per dimenticare tutte le preoccupazioni che la assillano, si lascia convincere ad accompagnare Samir in Marocco.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Info:
&lt;br /&gt;Cinema Trevi &#8211; Cineteca Nazionale
&lt;br /&gt;Vicolo del Puttarello 25
&lt;br /&gt;Tel. 06 6781206
&lt;br /&gt;Adulti: 4 euro
&lt;br /&gt;Ridotti (studenti, over 65, Bibliocard): 3 euro&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



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		<title>Cannes 66. Millefeuille/Man'moutech </title>
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		<dc:creator>Leonardo De Franceschi</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/local/cache-vignettes/L66xH39/IMG/article_PDF/IMG/arton1360.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; piuttosto triste constatare come tanti festival maggiori, Cannes in testa, finch&#233; si &#232; trattato di rendere omaggio alle cosiddette primavere arabe, nel 2011 hanno organizzato in tutta fretta proiezioni speciali, inserendo in programma documentari o film di finzione, pur di esibire una vicinanza politica ai movimenti di liberazione in atto. Questa apertura non si &#232; tradotta affatto, tuttavia, in attenzione e sostegno nei confronti di quei cineasti che hanno contribuito in modo decisivo, negli ultimi vent'anni, a tener viva la fiaccola dello spirito critico e della libert&#224; d'espressione. Cineasti come Nouri Bouzid, che lo scorso ottobre ha dovuto presentare in prima mondiale il suo ultimo film &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Man'moutech&lt;/i&gt; (in arabo tunisino &#8220;io non muoio&#8221;) non a Cannes, a Venezia o a Berlino, ma all'Abu Dhabi Film Festival, premi&#232;re che gli &#232; valsa il premio alla regia, seguita da diverse altre selezioni, ultima delle quali quella al FCAAAL di Milano.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;iframe width=&quot;480&quot; height=&quot;290&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/SIUy7hpxqxY&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;13 gennaio 2011. Siamo a Tunisi, in piena guerra tra la piazza e il regime di Ben Ali. Zeinab (21 anni) e Aicha (27) sono in prima linea nelle manifestazion,i ma la loro lotta per la libert&#224; passa anzitutto per l'autoaffermazione nello spazio familiare e lavorativo. La prima (Nour Mziou) studia belle arti per diventare stilista di moda ma tiene all'indipendenza economica, anche se &#232; fidanzata con Ibrahim (Lotfi Abdelli), giovane e facoltoso uomo d'affari, e fa la cameriera in un grande bar. La seconda (Souhir Ben Amara) mantiene da sola due sorelle e un nonno, lavorando nello stesso locale, ma nella cucina, come pasticcera. Sono come sorelle e abitano cento metri una dall'altra, ma l'una circola liberamente, insofferente di ogni restrizione, mentre l'altra ha deciso di coprire i capelli con una kefia, per difendersi dall'aggressivit&#224; degli uomini, avendo peraltro alle spalle un aborto, a causa di un rapporto naufragato per manifesta immaturit&#224; dell'ex.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In poche settimane si gioca il destino loro e di un'intera nazione. Sono infatti entrambe minacciate e costrette a fare scelte rischiose per difendere la propria libert&#224;. Attorno a loro si crea un'interessata alleanza tra il secolarizzato Ibrahim, amante del vino e della bella vita, e Hamza (Bahram Alaoui), fratello maggiore di Zeinab e legato in passato ad Aicha, che riesce a fuggire di prigione dov'era finito per la sua vicinanza agli islamisti radicali. I due fanno fronte comune per spingere Zeinab a prendere il velo ed entrambe a lasciare il bar. Se per mettere al muro Zeinab vengono mobilitate anche la madre e la zia, che non esitano a chiuderla in camera a chiave e a drogarla di tisane di papavero (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;khochkhach&lt;/i&gt;), a insidiare Aicha &#232; anche il datore di lavoro, che oltre a molestarla vorrebbe spostarla a servire ai tavoli, forzandola a togliersi il velo. Il Paese &#232; in movimento, stretto nella morsa tra agenti del regime e salafiti, e i soggetti pi&#249; fragili, come Zeinab, Aicha e il suonatore ambulante Ammou, interpretato dallo stesso Bouzid, rischiano di venire travolti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Finanziato dal fondo di sostegno al cinema nazionale nel 2010, quando era ancora fondamentalmente una storia di amiche separate dalla scelta del velo, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Man'moutech&lt;/i&gt; ha avuto una genesi comprensibilmente travagliata. Bouzid ha iniziato a girare nell'autunno 2011, tra le elezioni legislative dell'ottobre e la formazione del primo governo a guida Ennahda, con una sceneggiatura ridefinita negli ultimi mesi. Questa prossimit&#224; temporale alle settimane cruciali della rivoluzione del 14 gennaio fa del film anche uno straordinario documento quasi in presa diretta sul reale ma, come avviene per gli altri film di Bouzid, la forza del film &#232; altrove, anzitutto nella solidit&#224; drammaturgica dell'intreccio e nell'intenso lavoro di casting e direzione d'attori. Pedinandoli con un amore e un rigore che ben dialogano con una composizione figurativamente alta dell'inquadratura, Bouzid regala a questi personaggi una libert&#224; che &#232; quella di crescere, maturare ed evolvere, andando oltre i tratti socio-culturali che potrebbero incastrarli in un clich&#233; precostituito.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Particolarmente delicata la figura del simpatizzante salafita Hamza, che nell'intervista riportata sul pressbook francese del film (&lt;a href=&quot;http://www.paradisfilms.com/site%20paradis%20light%201_htm_files/MILLEFEUILLE%20-%20DP.pdf&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;), Bouzid ha paragonato a se stesso giovane, quando all'indomani del Sessantotto francese si trov&#242; quasi naturalmente ad aderire alla ventata di maoismo militante, salvo poi riprendersi dall'ubriacatura ideologica e prendere consapevolezza dei limiti di quell'esperienza. Non meno significativo il ritratto di Ibrahim: consapevole che la Tunisia del futuro sar&#224; composta al cinquanta per cento da islamisti e al cinquanta da alcolisti, non avr&#224; problemi a galleggiare in grande stile, lui che prende in giro Aicha perch&#233; porta il velo e chiede a Zeinab di indossarlo, invocando un diktat materno che non esiste. Colpisce anche il percorso della zia Samia, assoldata dalla sorella cittadina per domare la figlia ribelle Zeinab: il suo cerimoniale liberticida, fatto di ninne nanne e rituali tradizionali, ci ricorda quanta parte le donne hanno svolto per consolidare il potere patriarcale ma neanche lei pu&#242; reggere alla vista della nipote in crisi d'astinenza da &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;khochkhach&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dopo essersi autoraccontato sacrificalmente in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Making of&lt;/i&gt;, Bouzid torna qui ad inscrivere nella diegesi il proprio corpo d'autore/attore, incarnandosi nei panni del suonatore di fisarmonica Ammou. &#171;Spero di non morire prima che la tristezza cada dagli occhi dei miei amici&#187;: recuperando questa struggente poesia dei tempi della propria prigionia per motivi politici, vittima della polizia politica di Bourghiba, e mettendola in bocca a uno dei tanti martiri della violenza terminale del regime di Ben Ali, il regista elabora un nuovo rituale di esorcismo ancora pi&#249; esplicito, per riscattare l'ostracismo subito all'uscita del film precedente e le esplicite minacce di morte subite dagli ambienti islamisti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Quest'ultima opera, come lasciano intendere il titolo francese (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Millefeuille&lt;/i&gt;) e quello internazionale inglese (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Hidden Beauties&lt;/i&gt;) si offre a una pluralit&#224; di pubblici, ma gli strati pi&#249; nascosti possono essere colti solo da chi vive o conosce da vicino la realt&#224; del suo Paese. Il suo delicato ruolo di intellettuale in prima linea, che Bouzid evoca con una franchezza pasoliniana per taluni forse fin troppo didascalica, suona come un ennesimo richiamo, rivolto a chiunque abbia orecchi per intendere.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Leonardo De Franceschi | 66. Festival di Cannes&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Millefeuille (Man'moutech)&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Regia&lt;/i&gt;: Nouri Bouzid; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;sceneggiatura&lt;/i&gt;: Nouri Bouzid, Georges-Marc Benamou, Joum&#232;ne Limam; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;fotografia&lt;/i&gt;: B&#233;chir Mahbouli, Sebastien Goepfert; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;montaggio&lt;/i&gt;: Seyf Ben Salem; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;musica&lt;/i&gt;: Sami Maatougi; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;scenografia&lt;/i&gt;: Khaled Joulak; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;suono&lt;/i&gt;: Michel Ben Sa&#239;d, G&#233;rard Rousseau; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti&lt;/i&gt;: Souhir Ben Amara, Nour Mziou, Bahram Alaoui, Lotfi Abdelli, Nouri Bouzid; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;produzione&lt;/i&gt;: CTV Production, Si&#232;cle Productions, Studio 37, Rezo Films, Nouveau Regard Films, France 2 Cin&#233;ma; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;distribuzione francese&lt;/i&gt;: Paradis Films; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;origine&lt;/i&gt;: Tunisia/Francia, 2012; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;durata&lt;/i&gt;: 105'&lt;/div&gt;
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	</item>



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		<title>Cannes 66. Grigris </title>
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		<dc:creator>Leonardo De Franceschi</dc:creator>


 
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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Portare sulle spalle l&#702;immagine di un intero continente &#232; una missione talmente improba che si capisce fin troppo bene la difficolt&#224; con cui Mahamat-Saleh Haroun, regista ciadiano di ritorno a Cannes a tre anni da &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Un Homme qui crie&lt;/i&gt;, abbia definito il suo approccio alla domanda, tendenziosa e in qualche modo irricevibile, ricevuta da un giornalista della tv ufficiale del festival, a pochi minuti dalla conferenza stampa di oggi. Sottraendosi a ogni ruolo di portavoce dell&#702;Africa, in quanto unico autore africano in concorso, Haroun ha sottolineato il suo intento di &#8220;rendere normale&#8221; (ha usato il termine &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;banaliser&lt;/i&gt;) la presenza di un film africano in concorso.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;iframe width=&quot;480&quot; height=&quot;290&quot; src=&quot;http://www.youtube.com/embed/DxfidDnBoMQ&quot; frameborder=&quot;0&quot; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In conferenza stampa, ha rivendicato tuttavia l&#702;importanza per un regista africano di essere in competizione nel festival pi&#249; importante del mondo, cos&#236; da contribuire a rendere il cinema africano pi&#249; visibile. Sar&#224; il caso di valutare appieno queste parole, senza che l&#702;urgenza di questa battaglia per la visibilit&#224; ci impedisca di dar conto compiutamente di questa opera quinta di Haroun, che si chiama &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Grigris&lt;/i&gt; come il soprannome del protagonista. Il giovane, nella vita e nel film, si chiama Souleymane D&#233;m&#233;, e Haroun l&#702;ha scoperto per caso durante uno degli ultimi Fespaco, trasformando quella che altrimenti sarebbe stata una storia di trafficanti di benzina, un polar ambientato nei bassifondi della Ndjamena notturna, in una storia d&#702;amore (im)possibile.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Lui &#232;, appunto, Souleymane alias Grigris. Di lui sappiamo che &#232; burkinab&#232; di padre, mentre la madre &#232; di Ndjamena. Di giorno d&#224; una mano al patrigno Alioune nella gestione del suo laboratorio di sarto-fotografo, di notte si dedica all&#702;unica vera passione, che &#232; la danza, esibendosi nei locali della citt&#224;, malgrado abbia una gamba inerte. Lei &#232; Mimi, una giovane dalla bellezza folgorante, meticcia, che si prostituisce per clienti facoltosi, soprattutto bianchi, nascondendo il fatto di essere figlia di un padre francese mai conosciuto sotto una vistosa parrucca afro: anche lei ha un sogno, diventare modella, per questo va da Souleymane a farsi fare alcune foto per un concorso di bellezza, dopo averlo visto far esplodere la dance hall con il suo talento. Non &#232; proprio il classico colpo di fulmine, il loro, ma entrambi sentono di avere qualcosa in comune.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La moda e la danza aspetteranno: Mimi viene rifiutata al concorso e Souleymane si trova da un giorno all'altro a dover prendere in mano la famiglia, perch&#233; il patrigno ha un attacco di cuore, viene ricoverato d&#702;urgenza e per le cure ci vogliono 700 mila franchi CFA (poco pi&#249; di mille euro). Deve quindi implorare il boss del quartiere, Moussa, perch&#233;, nonostante il suo problema alla gamba, lo prenda a lavorare con lui nel contrabbando di benzina. Souleymane ci mette l&#700;anima, rischia di annegare, chiede una seconda opportunit&#224; e rischia il tutto per tutto, vendendo in proprio la benzina a un terzo, girando i soldi al patrigno, fingendo con Moussa di essere stato derubato dalla polizia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Scoperti, fuggono Grigris e Mimi, romanticamente, in motorino, fino al villaggio d&#700;origine della ragazza. &#200; l&#236; che si gioca il loro destino, in uno spazio utopico popolato di donne e bambini che reinventano la tradizione, approfittando della lontananza degli uomini, impegnati al lavoro nei campi fino al raccolto. Ma bisogner&#224; danzare al massimo, e conquistarsi l&#700;amore di queste donne e questi bambini, per assicurarsi una vita che assomigli un po&#700; ai propri sogni sfolgoranti piuttosto che alla spettrale vita notturna di Ndjamena.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Fin qui il plot, esile, costruito e rielaborato in funzione della fisionomia e della storia personale dei due protagonisti, entrambi esordienti. Se negli ultimi due film di Haroun l&#700;intreccio aveva una scansione drammaturgica densa, dal respiro dichiaratamente epico, in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Grigris&lt;/i&gt; riemergono il tessitore di apologhi di &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Bye bye Africa&lt;/i&gt; e &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Abouna&lt;/i&gt; e insieme la leggerezza di uno sguardo orientato alla descrizione piuttosto che alla narrazione, al &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;fait divers&lt;/i&gt; emblematico piuttosto che alla scultura dei caratteri nel tempo. Il piacere del gesto filmico e del dettaglio sono l&#236; a trasfigurare questi piccoli eroi senza storia. Ma a bucare empaticamente lo schermo &#232;, pi&#249; che la &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;persona&lt;/i&gt; di Souleymane D&#233;m&#233;/Grigris, il suo memorabile corpo danzante, nelle sequenze in cui, libero da ogni compito narrativo e drammaturgico, trasforma la propria performance in energia visiva pura, dimostrando come la passione e la determinazione possano piegare persino la natura.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma la struggente verit&#224; umana di Souleymane non basta a far decollare questa favola polar. Forse perch&#233; quello di Grigris &#232; un corpo performativo danzante, tanto agile in scena quanto rigido davanti a una cinepresa che si raccoglie nell&#700;osservazione fenomenologica del suo volto. Forse perch&#233; la fotogenia &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;ottusa&lt;/i&gt; (nel senso barthesiano) di Ana&#239;s Monory rende poco assimilabile la sua Mimi al club dei marginali, bench&#233; meticcia, com&#700;era nelle intenzioni di Haroun. Forse, ancora, perch&#233;, in ossequio a una ratio di ordine squisitamente produttiva, nel film si parla poco, ma quando lo si fa ci si rimpalla battute in un francese metropolitano, discretamente inverosimile per il contesto sociale descritto. Si capisce molto bene perch&#233; Haroun si sia innamorato di questo soggetto e soprattutto di questo personaggio, ma l&#700;impressione &#232; che, nell&#700;architettura complessiva del film, il regista-produttore non sia stato assistito da quella lucidit&#224; e ispirazione che lo avevano accompagnato nelle sue prove precedenti, e soprattutto in &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Daratt&lt;/i&gt;, che rimane finora la sua opera pi&#249; cristallina.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Stimiamo troppo Haroun per pensare che &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Grigris&lt;/i&gt;, da difendere per una sana &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;politique des auteurs&lt;/i&gt; con le unghie e con i denti dai detrattori, che non mancheranno, meritasse i riflettori, talvolta impietosi, della competizione. Ci auguriamo di cuore che la scommessa della visibilit&#224; paghi, per il regista e per il cinema africano tout court, anche quando, come in questo caso, il nitore dello sguardo registico non basta a riscattare le incertezze sceneggiatoriali e di messinscena.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Leonardo De Franceschi | 66. Festival di Cannes&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Grigris&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Regia e sceneggiatura&lt;/i&gt;: Mahamat-Saleh Haroun; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;fotografia&lt;/i&gt;: Antoine H&#233;berl&#233;; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;montaggio&lt;/i&gt;: Marie-H&#233;l&#232;ne Dozo; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;musica&lt;/i&gt;: Wasis Diop; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;costumi&lt;/i&gt;: Anne-Marie Giacalone; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;suono&lt;/i&gt;: Andr&#233; Rigaut; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti&lt;/i&gt;: Souleymane D&#233;m&#233;, Ana&#239;s Monory, Cyril Guei, Marius Yelolo; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;produzione&lt;/i&gt;: Pili Films, Go&#239; Go&#239; Productions, France 3 Cin&#233;ma; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;distribuzione&lt;/i&gt;: Les Films du Losange; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;origine&lt;/i&gt;: Ciad/Francia, 2013; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;durata&lt;/i&gt;: 101'&lt;/div&gt;
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	</item>



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		<title>Cannes 66. C'est eux les chiens...</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Leonardo De Franceschi</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/local/cache-vignettes/L66xH39/IMG/article_PDF/IMG/arton1357.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Presentato tre giorni fa in una strabordante sala del cinema Les Arcades, all'interno della sezione parallela organizzata dall'ACID (Association du Cin&#233;ma Ind&#233;pendant pour sa Diffusion), come gi&#224; il precedente &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The End&lt;/i&gt;, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;C'est eux les chiens...&lt;/i&gt; segna un ennesimo punto a favore del 36enne regista casablanchese, che ha alle spalle anni di gavetta come regista, sceneggiatore e direttore tecnico della factory di Nabil Ayouch, Film Industry. Ayouch, tra i nomi di punta del cinema marocchino di oggi, ha prodotto e accompagnato con passione il suo regista alla presentazione cannense, seguita da un partecipato q&amp;a.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il film si apre sulle immagini di una manifestazione contro il governo. Siamo in piena primavera araba del 2011, ma non in Tunisia o in Egitto, bens&#236; a Casablanca, capitale economica del Marocco. Un giornalista della tv pubblica sta facendo un servizio con la sua troupe, quando per caso si imbatte in un vecchietto smunto sulla sessantina, dall'aria un po' confusa, che si aggira tra la piccola folla dei manifestanti. Prova a fargli qualche domanda, ma il vecchio risponde elusivamente e fa per andarsene. Tirandosi dietro la troupe, il giornalista comincia a tallonarlo e scopre che l'uomo, uscito trent'anni fa per comprare fiori alla moglie e uno stabilizzatore per la bicicletta del figlio, si &#232; trovato implicato suo malgrado nelle manifestazioni del giugno 1981, a sostegno di uno sciopero generale provocato da un aumento improvviso e insostenibile dei prezzi del pane e dei beni di primo consumo. Erano i terribili &quot;anni di piombo&quot; in Marocco e il regime di Hassan II rispose col pugno di ferro, schiacciando il movimento con una repressione di piazza e carceraria che ha provocato centinaia di morti e cinquemila arresti sommari e detenzioni senza processo, ivi compreso il nostro protagonista.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dopo trent'anni in questo buco nero della storia marocchina recente, il vecchio riemerge con solo un numero di matricola in testa, il 404, e qualche esile ricordo che consente ai membri della troupe di accompagnarlo all'interno di una picaresca caccia al tesoro della memoria. Tra false piste (vecchi conoscenti che muoiono d'infarto vedendolo ricomparire) e falsi amici (il giornalista impegnato che nel frattempo si &#232; venduto al potere), vicoli ciechi (la casa dove abitava con la famiglia &#232; stata lasciata) e labili indizi (da una battuta del giornalista apprende che il figlio &#232; diventato un famoso ciclista), il vecchio riesce finalmente a rincontrare prima la moglie e poi il figlio, non senza che, in corso d'opera, vengano a galla brandelli di verit&#224; non troppo edificanti sul suo conto. Il giovane 404 era un vitellone senza qualit&#224;, viveur e amante delle belle donne, che portava in un pied-&#224;-terre di periferia (diventato nel frattempo ostello di fortuna per un gruppo di immigrati africani), non stava quasi mai a casa e non era proprio un padre modello.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dopo tante amarezze, rimane per il vecchio 404, pi&#249; che la soddisfazione di un'intervista prime time in tv, il piacere di smezzarsi una sigaretta col nipote Sofiane, appena rilasciato dalla polizia per aver partecipato al movimento del 20 febbraio, e di passargli perfino un trucchetto su come fare pi&#249; punti alla playstation - lui, che non sa manco cosa sia un cellulare e va in giro con banconote fuori corso - rivelatogli dall'operatore smanettone della troupe televisiva. Il problema, nella societ&#224; e nel cinema arabi, &#232; sempre il rapporto col padre, tra figli e nipoti non &#232; cos&#236; difficile intendersi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Se &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The End&lt;/i&gt; era come un remake tarantiniano di un film espressionista degli anni Venti, provocatoriamente radicale in ogni sua scelta di impaginazione visiva, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;C'est eux qui sont les chiens...&lt;/i&gt; (il titolo &#232; una citazione dal poeta iracheno Ahmed Matar, improvvisata dall'attore protagonista) porta alle estreme conseguenze un partito preso preciso, vale a dire l'estetica del reportage televisivo. Il film parte dalle immagini in presa diretta della manifestazione, esibendo ostentatamente tutti i vizi e le imperfezioni tecniche della ripresa senza mediazioni (fuori fuoco, vibrazioni, d&#233;cadrages, suono che va e viene per le batterie esaurite del microfono...) ma sviluppa questa linea metadiscorsiva fino alla fine, tra un passaggio di mano e l'altro della videocamera, compreso un suo surreale scippo in moto mentre era accesa.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il tour de force audiovisivo, che produce un'immagine tutt'altro che aleatoria ma assai calibrata sul piano compositivo, sul piano drammaturgico funziona finch&#233; lo spettatore aderisce alle umane vicissitudini del protagonista, interpretato in chiave sottilmente ironica dall'attore di teatro Hassan Hadida, un sornione Monteiro marocchino, e questo avviene soprattutto nella prima parte, dal tono appunto paradossalmente a tratti comico o persino farsesco. Nella parte centrale si ha una sorta di cambio di registro verso il drammatico-patetico e ne risente la tensione drammaturgica, per risollevarsi nel finale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Attraverso le testimonianze di alcuni partecipanti alle manifestazioni e di altri, pi&#249; disillusi osservatori della scena politica, comprendiamo la particolarit&#224; della situazione marocchina nello scacchiere arabo: qui la presenza della corona ha fatto da argine in qualche modo all'avanzata del blocco di potere islamista, consentendo un negoziato processo di crescita democratica che per&#242; sta lasciando sostanzialmente invariati i rapporti di forze all'interno della societ&#224;. Si fa largo tuttavia la necessit&#224; di fare chiarezza sui buchi neri della storia marocchina, a partire dal periodo degli &quot;anni di piombo&quot;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nel suo carattere di radicalit&#224; espressiva, pur nato apparentemente nell'urgenza (Lasri ha detto di averlo realizzato in un anno e mezzo, contro i quattro del precedente), &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;C'est eux les chiens...&lt;/i&gt; conferma l'energia anticonvenzionale di Lasri, soprattutto nella parte farsesca, che presenta curiose affinit&#224; con il tunisino &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;VHS Kahloucha&lt;/i&gt;. Quando invece il quadro vira a tinte pi&#249; crepuscolari, il film perde credibilit&#224; sul piano drammaturgico e il partito preso estetico torna a pesare sull'economia simbolica del tutto; non mancano riferimenti diretti e non a film che come &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;M&#233;moires en d&#233;tention&lt;/i&gt; di Ferhati hanno raccontato la pagina tragica degli imprigionamenti sommari attraverso la parabola di un maestro di scuola progressista e ad altri come &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Youcef la l&#233;gende du septi&#232;me dormant&lt;/i&gt; che, partendo dalla figura del personaggio rimasto recluso per trent'anni, raccontano la corruzione del blocco di potere insediatosi all'indomani dell'indipendenza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Leonardo De Franceschi | 66. Festival di Cannes&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;C'est eux les chiens...&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Regia e sceneggiatura&lt;/i&gt;: Hicham Lasri; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;fotografia&lt;/i&gt;: Ali Benjelloun; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;montaggio&lt;/i&gt;: Safaa Baraka; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;suono&lt;/i&gt;: Said Radi ; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti&lt;/i&gt;: Hassan Badida, Yahya El Fouandi, Lmad Fijjaj, Hassan Hasska, Jalal Boulftaim; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;origine&lt;/i&gt;: Marocco, 2013; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;durata&lt;/i&gt;: 85'; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;produzione&lt;/i&gt;: Nabil Ayouch per Ali n' Films.&lt;/div&gt;
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		<title>La fine del mondo</title>
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		<dc:date>2013-05-21T12:00:20Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Alice Casalini</dc:creator>


 
		<content:encoded>&lt;img src=&quot;http://www.cinemafrica.org/spip.php/local/cache-vignettes/L66xH39/IMG/article_PDF/IMG/arton1358.jpg&quot; alt=&quot;&quot; align=&quot;right&quot; width=&quot;290&quot; height=&quot;170&quot; class=&quot;spip_logos&quot; /&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il 2012 &#232; ormai alle nostre spalle ma il mondo del cinema non ha perso l'occasione di sfruttare l'immaginario che si era creato attorno alla profezia dei Maya, su tutti ovviamente &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;2012&lt;/i&gt; di Roland Emmerich. &lt;br /&gt;Quale sar&#224; la catastrofe mondiale che distrugger&#224; la terra e cosa rester&#224; dopo? A questa domanda cinema e letteratura di fantascienza hanno sempre cercato di rispondere, in particolare si &#232; creato un vero e proprio filone de &#8220;il giorno dopo&#8221; che ha lavorato sull'immaginarsi cosa resterebbe della terra e sulla terra dopo una catastrofe mondiale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; il 1959 quando Ranald MacDougall scrive e dirige &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La fine del mondo&lt;/i&gt; (&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The World, the Flesh and the Devil&lt;/i&gt;), film di fantascienza ispirato al romanzo di M.P. Shiel, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The Purple Cloud&lt;/i&gt; e al racconto di Ferdinand Reyher, &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;End of the World&lt;/i&gt;. Protagonista de &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La fine del mondo&lt;/i&gt; &#232; il cantante e attore di origini giamaicane Harry Belafonte che nel '59 era probabilmente all'apice del suo successo. &lt;br /&gt;Nel 2012 la Sinister Film ha deciso di riscoprire alcune pellicole di fantascienza tra le quali appunto &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La fine del mondo&lt;/i&gt;, uscito nell'edizione homevideo proprio a dicembre del 2012. Privo di particolari contenuti extra, fatta eccezione per una Photogallery, il dvd de &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La fine del mondo&lt;/i&gt; rimane un'occasione per riscoprire un film interessante.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un minatore afroamericano, Ralph Burton, rimane intrappolato per cinque giorni in un tunnel di una miniera. Sopravvissuto a un crollo, aspetta con fiducia i soccorsi, ma quando perde le speranze inizia a scavare e riesce ad uscire. Una volta fuori si ritrova in un mondo devastato da una catastrofe nucleare: Ralph parte alla volta di New York nella speranza di trovare altri sopravvissuti. Nella citt&#224; trova una radio, scopre quello che &#232; accaduto e decide di provare a salvare la memoria del genere umano recuperando opere e libri. Un giorno per&#242; Ralph scopre di non essere solo, a New York si &#232; salvata anche Sarah Crandall una giovane e bella ragazza, della quale s'innamora. I due provano a ricominciare una nuova vita nella speranza di rintracciare altre persone. Un giorno nelle acque di New York arriva un'imbarcazione sulla quale si trova Benson Thacker. Allora i sopravvissuti sono tre, due uomini e una donna e gli equilibri iniziano ad incrinarsi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;La fine del mondo&lt;/i&gt; &#232; un film stratificato che all'interno della cornice della fantascienza sviluppa sia un filone intimista, soprattutto nella prima parte del film quando Ralph crede di essere l'ultimo uomo rimasto sulla terra, per poi trasformarsi in una dramma sentimentale che si sviluppa attorno alla riflessione sul razzismo. Ralph, interpretato da Harry Belafonte, e Sarah (Inger Stevens) s'innamorano ma apparentemente il loro &#232; un amore impossibile perch&#233; Sarah &#232; una donna &#8220;libera , bianca e maggiorenne&#8221; mentre Ralph &#232; un &#8220;negro, un uomo di colore con la pelle nera&#8221;. Il loro &#232; un rapporto impossibile che non sarebbe neppure stato immaginabile senza la distruzione del mondo. Ralph e Sarah portano al centro del film un tema caldo, soprattutto se si guarda al contesto socio-culturale di quegli anni, quando i matrimoni interrazziali erano proibiti in molti stati e si facevano avanti con sempre maggior forza i movimenti per i diritti civili.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il film di MacDougall non &#232; dunque solo un precursore dei film de &#8220;il giorno dopo&#8221;, ma al suo interno ha un focolaio di temi caldi e coinvolgenti che lo caratterizzano e che meglio si adattano al titolo originale &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;The World, the Flesh and the Devil&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Alice Casalini&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;La fine del mondo (The World, the Flesh and the Devil)&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Regia&lt;/i&gt;: Ranald Macdougall; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;sceneggiatura&lt;/i&gt;: Ranald Macdougall; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;fotografia&lt;/i&gt;: Harold J. Marzorati; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;montaggio&lt;/i&gt;: Harold F. Kress; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;musiche&lt;/i&gt;: Mikl&#243;s R&#243;zsa; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;scenografia&lt;/i&gt;: Paul Groesse, William A. Horning; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;interpreti&lt;/i&gt;: Harry Belafonte, Inger Stevens, Mel Ferrer; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;origine&lt;/i&gt;: USA, 1959; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;durata&lt;/i&gt;: 95'; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;produzione&lt;/i&gt;: HarBel Productions; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;produzione homevideo&lt;/i&gt;: Sinister Film; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;distribuzione homevideo&lt;/i&gt;: CG Homevideo; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;data di uscita&lt;/i&gt;: dicembre 2012;
&lt;br /&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;DVD nella confezione&lt;/i&gt;: 1; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;supporto&lt;/i&gt;: DVD9 &#8211; singolo lato doppio strato; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;regione&lt;/i&gt;: 2; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;formato video&lt;/i&gt;: 2.35:1; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;formato audio&lt;/i&gt;: Dual Mono; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;tracce audio&lt;/i&gt;: Inglese, Italiano; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;lingue sottotitoli&lt;/i&gt;: Italiano; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;contenuti extra&lt;/i&gt;: Photogallery&lt;/div&gt;
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