
Chico & Rita
Fernando Trueba, Javier Mariscal e Tomo Errando

Ha fatto già parecchia strada questo bel film d’animazione di produzione ispano-britannica. Chico & Rita, firmato dal regista premio Oscar Fernando Trueba, dal noto grafico Javier Mariscal e da Tomo Errando, è stato presentato a Toronto la scorsa estate, sbarcando in diversi mercati, oltre naturalmente a Spagna e Gran Bretagna; da alcune settimane è uscito anche in Francia.
Nessuno, a quanto ci risulta, ne ha acquistato i diritti per l’Italia, ed è un peccato, perché, considerando anche solo gli estimatori del jazz latino e della musica cubana e l’appeal del tratto nitido della mano di Mariscal, il film troverebbe sicuramente un suo pubblico. L’impresa parte dall’amore di Mariscal ed Errando per il jazz afrocubano e per Bebo Valdés, leggendario pianista eclissatosi dopo una fulminea carriera con Beny Moré nel 1960 in Svezia e riscoperto nel 1994, per poi collaborare al documentario Calle 54 (2000) di Trueba, che ne ha prodotto gli ultimi album. Sì, perché il personaggio di Chico ricalca in qualche modo le sue fattezze ed è in parte ispirato alla sua vita avventurosa.
Questa storia inizia nella Cuba del 1948. Chico è un giovane pianista talentuoso di jazz, amante del bebop. Nel contesto locale non sembra esserci molto spazio per questo genere, ma insieme all’agente Ramon, Chico sogna New York, dove tanti musicisti cubani come Chano Pozo suonano affianco a Dizzy Gillespie, Charlie Parker e altri grandi della scena jazz. Nel frattempo, mentre cerca una cantante per un concorso musicale, s’imbatte in Rita. La sua voce di velluto e il suo charme lo stregano subito, il loro è un vero e proprio colpo di fulmine. Dalla passione nasce un brano, Rita, che segnerà la storia della loro vita, dopo aver sancito la loro vittoria al concorso.
Come in tutte le storie d’amore romantiche e contrastate, quella di Chico e Rita ha vicende tormentate e avventurose che accompagnano l’avvio della rispettiva carriera. Il duo professionale infatti ben presto si scioglie. Rita viene lanciata da un impresario come solista a New York, consacrata a Broadway da un musical e addirittura accolta come una star a Hollywood nel film tratto dallo spettacolo. Chico e Ramon nel frattempo attraversano la New York degli anni Cinquanta, entrando in contatto con tutti i migliori della scena jazz. Un nuovo incontro casuale tra i due sembra riaccendere le speranze di una vita in comune ma il destino è nuovamente in agguato, ritardando un appuntamento fatidico a Las Vegas di quarant’anni.
In tempi di 3D ed effetti speciali mirabolanti, vedere un film dall’animazione che gioca volutamente sulla bidimensionalità della graphic novel, recuperando un’iconografia architettonica e costumistica d’epoca e tratteggiando con felice sintesi il gioco dei caratteri principali, ha un effetto di salutare rigenerazione. La straordinaria colonna sonora, curata dallo stesso Bebo Valdés (cui è dedicato) fa il resto, ricca com’è di omaggi a mostri sacri della scena jazz e latina, da Nat King Cole a Dizzy Gillespie, da Charlie Parker a Tito Puente. Notevole anche la voce di Idanía Valdes (figlia di Amadito, che faceva parte dell’Orqesta Buena Vista Social Club originale) che interpreta i brani cantati da Rita. Particolarmente vibrante inoltre l’incursione di Estrella Morente, che molti ricorderanno ancora per aver dato la voce a Penelope Cruz nella esecuzione della canzone-guida dell’almodovariano Volver, qui nel ruolo di se stessa, riscopritrice del dimenticato Chico.
Certo, a dirla tutta, Trueba e compagni avrebbero potuto risparmiarsi l’anticastrismo militante che serpeggia in buona parte del film. Il film si apre sulle immagini di una Cuba decadente e memoriale, che sopravvive solo grazie all’autoironia e all’invettiva notturna e anonima contro il lider maximo. Chico, che capiremo essere stato costretto dai barbudos a rinunciare al jazz come musica del nemico all’indomani della rivoluzione, smanetta al tuner della radio con nervosismo tra le emittenti di regime alla ricerca di un canale che trasmetta musica d’epoca. Il sistema valoriale del film, sul piano dell’immaginario, esalta esclusivamente la Cuba precastrista e soprattutto la New York degli anni Cinquanta, cornici storico-contestuali che accompagnano le tappe di questa storia d’amore struggente, stendendo su tutto il resto una patina di crepuscolarismo.
Leonardo De Franceschi


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