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La straniera

di Marco Turco

È uscito almeno in homevideo, La straniera di Marco Turco, che nessun distributore ha avuto il coraggio di portare in sala. Presentato in anteprima fuori concorso all’ultimo Torino Film Festival a quattro anni dall’inizio delle riprese, dopo innumerevoli vicissitudini produttive - tra interruzioni della lavorazione e passaggi di mano da un produttore e l’altro - l’opera prima di Turco, liberamente tratta dal romanzo omonimo dell’iracheno Younis Tawfik, rappresenta un’occasione utile per riprendere alcune considerazioni sul rapporto cinema/letteratura ma soprattutto sui modi di rappresentazione dei migranti nel cinema italiano.

Sullo schermo vediamo dipanarsi le storie di due stranieri, che hanno alle spalle un comune destino di solitudine ma percorsi di vita assai diversi. Naghib (Ahmed Hafiene, La giusta distanza, Scontro di civiltà) è un architetto nato a Marrakech ma a Torino da trent’anni, con tanto di matrimonio fallito alle spalle, che lavora in uno studio bene avviato e vive in un appartamento di lusso con vista sulla città. Amina (Kaltoum Boufangacha) è una giovane prostituta, viene anche lei da un villaggio marocchino, e vive in un bilocale di una casa di ringhiera a San Mauro, fuori città, in compagnia di una nigeriana. A farli incontrare per caso è Torcelli (Claudio Gioè), un collega di Naghib frequentatore di bellezze esotiche a pagamento e non, che la carica a Porta Palazzo e si fa poi dare le chiavi di casa dall’architetto.

Questa storia nel film inizia quando sembra già finita. Dopo essersi conosciuti, confidati, frequentati, annusati, amati, Naghib e Amina si perdono di vista. Sei mesi dopo, l’una viene arrestata da una poliziotta incinta, Giada (Sonia Bergamasco), che finisce per solidarizzare per lei, con tutte le contraddizioni che derivano dalla sua posizione di pubblico ufficiale; l’altro decide di mettersi alla sua ricerca, raccontando la loro storia ai clienti di un ristorante marocchino dove si conoscono un po’ tutti. Il doppio racconto parallelo traina e innerva dunque il racconto, sospeso e aperto da flashback nei quali emerge il passato dei due: un’adolescenza tormentata per lei, funestata dalla morte del fratellino (provocata da una sua disattenzione) e bruciata per la violenza subita da parte di un ributtante guaritore (Mohammed Majd, in un cameo di lusso); più ordinaria per lui, unico maschio di una famiglia di mercanti, partito per cercare fortuna in Italia e mai più tornato.

Incontri, separazioni, ricordi, rimpianti. A tenere lontani Naghib e Amina c’è soprattutto la difficoltà da parte dell’architetto di accettare il presente di Amina, superando il proprio orgoglio, e di provare a immaginare un futuro diverso e in comune. A chiudere e a riaprire le possibilità di un ritrovamento, interverranno un po’ il caso e un po’ i sensi di colpa di Giada, qui nei panni del deus ex-machina.

L’epilogo del film è molto diverso da quello, disperato e lisergico, del romanzo, e non è l’unica licenza che si prendono Turco e i suoi sceneggiatori: Naghib diventa marocchino (da iracheno che era), l’amico puttaniere diventa italiano (da arabo che era), la poliziotta dal volto umano viene introdotta ex-novo (verosimilmente per ragioni produttive: va bene la love story dei due immigrati, ma ci vogliamo mettere almeno due attori italiani?), mentre il capitolo dei rapporti tra Amina e Mustafa (Jamil Hammoudi, Last minute Marocco) viene considerevolmente ridotto. Nell’operazione di adattamento dal romanzo, il carattere di Amina perde forse di intensità ma viene depurato dal fastidioso e insistito riferimento a una sessualità ferina, secondo modelli archetipici comuni alla cultura mediterranea (da Aicha Kandisha alla Lupa verghiana).

Nel panorama dei film che indagano la condizione dei migranti in Italia, l’opera prima di Marco Turco si ritaglia un posto significativo. Per la prima volta, forse, vediamo portati in un ruolo da protagonisti due migranti (e non, poniamo, uno straniero e un’italiana, o viceversa). Il regista e gli sceneggiatori fanno del loro meglio per assicurare allo spettatore una dinamica di coinvolgimento sentimentale, tale da superare pregiudizi e steccati ideologici. Lo fanno, correndo il rischio di alcune forzature e scorciatoie da fiction televisiva (per certi versi mutuate da Quando sei nato non puoi più nasconderti di Giordana), come tutta la parte che riguarda il personaggio, assai debole, di Giada. Ma la quadratura drammaturgica dei due personaggi principali è assai solida, grazie a una convincente direzione/resa attoriale: se Kaltoum Boufangacha, qui alla sua prima prova, rivela un talento e una presenza schermica che ci auguriamo di rivedere al più presto rimesse alla prova; Ahmed Hafiene, alla sua prima interpretazione in Italia (le riprese, come ricordato dallo stesso Hafiene in una nostra intervista del 2007, sono precedenti alla lavorazione de La giusta distanza), conferma tutte le doti dimostrate nei film di Bouzid e altri registi tunisini ma continua a scontare la sua ancora relativa dimestichezza con l’italiano, incorrendo nell’ennesimo doppiaggio.

Tra i pregi del film, una buona tessitura di montaggio e un’efficace colonna sonora, che incrocia brevi fraseggi d’interlocuzione a improvvise accelerazioni ritmiche d’ispirazione gnawa e dilatazioni liriche riscaldate dalla voce di Natacha Atlas.
L’edizione homevideo è quantomai spartana, priva com’è di extra.

Leonardo De Franceschi

Cast & Credits

La straniera
Regia: Marco Turco; sceneggiatura: Marco Turco e Monica Zapelli, con la collaborazione di Andrea Porporati, dal romanzo omonimo di Younis Tawfik; fotografia: Paolo Carnera e Alessandro Pesci; musiche: Natacha Atlas, Tim Wheelan, Hamilton Lee; montaggio: Massimo Quaglia; scenografia: Alessandro Marrazzo; costumi: Silvia Nebiolo; interpreti: Kaltoum Boufangacha, Ahmed Hafiene, Sonia Bergamasco, Claudio Gioè, Beauty Obasuvi, Jamil Hammoudi, Chiara Nicola, Eugenio Allegri, Aziza Nadir, Mohamed Majd; origine: Italia/Francia, 2009; formato: 35 mm, Dolby Srd; durata: 110’; produzione: Monica Iezzi e Melania Iezzi, per La Beffa Produzioni, in collaborazione con Rai Cinema; distribuzione homevideo: Cecchi Gori Home Video.

DVD nella confezione: 1; supporto: DVD9 – singolo lato doppio strato; regione: 2; formato video: 16/9; formato audio: Dolby Digital, 2.0; tracce audio: italiano; lingue sottotitoli: italiano per non udenti.


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