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Night Catches Us

di Tanya Hamilton

Spie per amore

Una volta chiusi i battenti dell’edizione 2011 del Sundance, ci è venuta voglia di fare un passo indietro e recuperare alcuni titoli della scorsa edizione, verificando la sorte che hanno avuto nel mercato statunitense. Cominciamo da uno dei titoli black più significativi dello scorso anno, Night Catches Us, opera prima della filmmaker Tanya Hamilton. Nata in Giamaica ma allevata nel Maryland, Hamilton ha alle spalle in realtà diverse esperienze significative come il corto The Killers, che le ha valso nel 1997 premi a Berlino e il Director’s Guild of America Award come Miglior Regista, e uno stage di formazione al Sundance Screenwriter and Filmmaker Lab, da cui è nato appunto il film.

Ambientato in un quartiere popolare di Philadelphia nel 1976, Night Catches Us è incentrato sulle vicende di Marcus (Anthonie Mackie), un trentenne ex-attivista delle Black Panthers che rientra a casa dopo dieci anni di assenza e molte brutte storie che circolano sul suo conto. Nonostante sia stato in prigione, di lui si dice che abbia contribuito a far arrestare un ex-compagno di militanza, che poi è finito ucciso dalla polizia. Marcus torna giusto in tempo per vedere il cadavere del padre reverendo in una bara, ma il fratello non gli permette di fermarsi nella casa di famiglia e lo mette alla porta. Figurarsi l’accoglienza di ciò che rimane delle Pantere: lo invitano a stare alla larga dal bar del gruppo e gli fanno trovare l’auto con la scritta spia sulla fiancata.

L’unica a mostrare interesse per il suo ritorno è la giovane avvocatessa Patricia (Kerry Washington), che pure scopriremo essere la vedova del militante ucciso dalla polizia. Se il passato sembra allontanarli, il presente in qualche modo li riavvicina: l’attuale compagno della donna ha infatti un rapporto d’indifferenza con la figlia preadolescente di Patricia, Iris, che sviluppa invece subito una certa simpatia per Marcus. La donna si sforza di mantenere in qualche modo viva l’eredità d’impegno sociale delle Pantere, sfamando i bambini poveri del vicinato e patrocinando le cause di ragazzi neri. Uno dei suoi protetti è l’impulsivo Jimmy, che si guadagna da vivere riciclando lattine usate ma è cresciuto anche lui nel mito delle gesta delle Pantere d’insurbordinazione nei confronti dei pig, dei poliziotti bianchi e razzisti loro rivali. Proprio questo mito gli costerà caro, costringendo Marcus e Patricia a unire le forze per difendere quanto hanno di più prezioso.

Ispirato alla figura di una militante, molto amica della madre, che aveva partecipato ai sit in di protesta del 1965 contro le violenze svoltesi a Selma, Night Catches Us è un film che guarda alla stagione delle Black Panthers con un approccio anticelebrativo, intimista, senza concessioni a un revisionismo di comodo. La scelta di datare la storia al 1976 mette lo spettatore in una sorta di terra di nessuno temporale che gli fa sentire, grazie ai continui inserti di materiali di repertorio, una certa vicinanza rispetto all’utopia sociale portata avanti al gruppo, ma gli consente al contempo di toccare con mano la desertificazione che lo scontro con la polizia e l’FBI ha prodotto nel tessuto sociale del quartiere e nelle relazioni interpersonali, senza peraltro spegnere del tutto focolai di rivolta che possono esplodere ancora da un momento all’altro.

Il registro narrativo e lo stile di regia sono quindi funzionali a una misura asciutta ma non austera di scrittura filmica, riscaldata non solo dalle interpretazioni convincenti dei due protagonisti Anthony Mackie (The Hurt Locker, Lei mi odia) e Kerry Washington (La terrazza sul lago, Manuale d’infedeltà per uomini sposati) - cui si aggiunge una toccante Jamara Griffin, sensibile e vibrante anche nel suo essere lontana dagli standard dei casting directors applicati alla scelta di bambini o adolescenti -, ma anche da una cura scenografico-costumistica e da una scelta delle musiche che possono richiamare altri titoli d’epoca recente (Parla con me, Cadillac Records), con un equilibrio però che stavolta non indulge ad alcuno spirito nostalgico di matrice postmoderna. Al di là dell’interesse per una stagione, a guidare Hamilton è stata la volontà di restituire verità antropomorfica, in senso viscontiano, a uno spaccato di vita quotidiana, sospeso tra personale e politico e pieno di segreti e bugie di comodo. Un talento già solido e controllato quindi, nella scrittura drammaturgica e nella direzione d’attori soprattutto. Vedremo come il film uscirà dalla prova degli Indipendent Spirit Awards 2011, dove è candidato come migliore opera prima.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsNight Catches Us
Regia: Tanya Hamilton; sceneggiatura: Tanya Hamilton; fotografia: David Tumblety; musiche: Dave Golden; montaggio: John Chimples, Alfonso Gonçalves; scenografia: Beth Mickle; costumi: Maren Reese; interpreti: Kerry Washington, Anthony Mackie, Wendell Pierce, Jamie Hector, Tariq Trotter, Amari Cheatom, Ron Simons, Thomas Roy, Whitney Wilcox; origine: USA, 2010; formato: 35 mm, colore; durata: 90’; produzione: Sean Costello, Jason Orans e Ron Simons per SimonSays Entertainment, Gigantic Pictures; sito ufficiale: nightcatchesus.com

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