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In corso il Festival del Film marocchino

di Leonardo De Franceschi

Tangeri, 21-29 gennaio 2011

È in corso a Tangeri il 12° Festival National du Film, promosso dal Centre Cinématographique Marocain. Il Festival nazionale del cinema marocchino, tradizionalmente itinerante e con cadenza irregolare, di recente ha assunto una cadenza annuale, a conferma della crescita produttiva in atto nella più prospera delle cinematografie maghrebine, dato che tuttavia deve confrontarsi con quello allarmante della chiusura sempre più massiccia di sale. I numeri della competizione in ogni caso, sembrano confortanti, se è vero che a sfidarsi sono 19 lungometraggi e altrettanti corti.

Sul versante della composizione anagrafica e di gender, luci e ombre: ben sette le opere prime, tra cui due (solo due su 19, che diventano quattro per i corti) a firma femminile, Agadir Bombay di Myriam Bakir (che presentammo in una news nell’ottobre 2008) e La 5ème corde di Selma Bargach, ma anche ritorni di superveterani come Abdellah Mesbahi, Mustapha Khayat e Driss Lamrini. Altro dato interessante, il fatto che due titoli in lizza siano documentari. Peraltro si tratta di due tra i film più intriganti in cartellone: Nabyl Ayouch (Ali Zaoua) torna infatti a far parlare di se con My Land, nel quale dà la parola ad alcuni rifugiati palestinesi del 1948, che vivono nei campi in Libano da oltre sessanta anni; molto più indefinito l’impianto tematico di Fragments, ultimo lavoro di uno dei registi più visionari, e irraccontabili, del cinema marocchino, Hakim Belabbes.

Da segnalare inoltre la presenza di tre titoli in lingua amazigh, Wak Wak atairi di Mohamed Mernich, Swingum di Abdellah Ferkouss, e soprattutto Meghiss, di Jamal Belmajdoub, film storico che ricostruisce un episodio della guerra anticoloniale del Rif, svoltosi nel 1921. Tra i lungometraggi favoriti al palmarès figura La mosquée di Daoud Aoulad-Syad, vincitore già di numerosi riconoscimenti. A giudicare i lungometraggi, una giuria internazionale di sette cineasti, di cui fa parte anche il regista franco-guineano Mama Keita (L’absence).

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