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Toronto Power: le anteprime del 36° TIFF

di Leonardo De Franceschi

In corso il Toronto International Film Festival (8-18 settembre 2011)

Spenti i riflettori sul tappeto rosso del Lido, dobbiamo idealmente volare dall’altra parte dell’Atlantico per dar conto della ricca offerta cinematografica del 36° Toronto International Film Festival (8-18 settembre 2011), rivale sempre più solido della blasonata Mostra veneziana, che però quest’anno grazie a Muller ha portato a casa un concorso dai più considerato di buonissimo livello. Prova indiretta ne sia che, anche a solo a considerare i titoli di interesse panafricano presentati a Venezia, molti torneranno in prima americana proprio a Toronto, da Crialese a McQueen, da Arnold a Olmi. Ci sono, purtuttavia, diverse chicche in anteprima mondiale che il TIFF regalerà ai suoi accreditati e spettatori, partendo naturalmente da Le premier homme (sezione Special Presentations), atteso adattamento firmato da Gianni Amelio dell’omonimo, postumo e incompleto, romanzo autobiografico di Albert Camus, che è stato presentato il 9 settembre.

La stessa presenza in prima a Toronto del film pare abbia suscitato perplessità in Cattleya e Rai Cinema (partner in una coproduzione maggioritaria francese, con una partecipazione algerina). Secondo Repubblica, che in un articolo di metà agosto ha raccontato di un Amelio assai contrariato, il produttore francese avrebbe preferito Toronto a una collocazione fuori concorso offerta alla Mostra. La scelta, per un film che ha in ogni caso scarse possibilità di penetrare nel mercato americano, rischia di ridurne l’impatto anche nel vecchio continente. La storia è quella di Jacques Cormery (Jacques Gamblin), alter ego dello stesso scrittore francese d’Algeria che, in piena guerra di liberazione (siamo nel 1957: Amelio ha postdatato di 4 anni l’ambientazione del romanzo) rientra nel suo paese natale sconvolto da attentati e rappresaglie, e si trova a ripercorrere alcune tappe della propria infanzia, dialogando con la madre (interpretata, in gioventù, da Maya Sansa) e interrogandosi sulla personalità del padre, morto durante la prima guerra mondiale. Un film rischioso, perché tratto da un romanzo controverso che tocca un nervo sempre scoperto della cultura francese come la memoria della guerra d’Algeria e perché Amelio ha voluto proprio girarlo in Algeria, tra la capitale, Orano, Mostaghanem e altre località, andando incontro a problemi produttivi considerevoli.

Quello di Amelio non è l’unico titolo in odore d’Africa brand new di Toronto. Nella sezione Gala Presentations, fanno spicco le anteprime di due biopic: Winnie, kolossal sudafricano/canadese sulla vita della discussa ex Mrs. Mandela, interpretato da Jennifer Hudson e Terrence Howard e diretto dal prolifico Darrell J. Roodt e Machine Gun Preacher, firmato da Marc Forster e ispirato alle vicende di uno spacciatore convertitosi dopo un viaggio in Sudan in militante di prima linea nella causa del riscatto dei bambini soldato (nel film, ne vestirà i panni Gerard Butler, anche produttore). Nelle altre sezioni, ritroviamo titoli già apprezzati al Sundance (Pariah) e a Locarno (Monsieur Lazhar), volti cari al pubblico black e diasporico come Leila Bekhti (Une vie meilleure, di Cedric Kahn), Rosario Dawson e Anthony Mackie (Ten Years, di Jamie Linden), e il redivivo Hubert Koundé de L’odio (Color of the Ocean, di Maggie Peren) e doc di cui sentiremo sicuramente parlare, come Dark Girls (di Bill Duke e D. Channsin Berry, su complessi e nevrosi che ancora gravano sulla pelle nera) e The Education of Auma Obama (della afrotedesca Branwen Okpako, sulla carismatica sorella maggiore di Barack, prima studiosa di linguistica e danza e poi convinta formatrice e mentore di talenti in Kenya). Ma è nella sezione Contemporary World Cinema, che troviamo, insieme a quello di Amelio, i titoli sulla carta più appetibili a Venezia, finiti per gusti di selezionatori o bizzarrie politiche distributive sulla sponda Toronto. Penso soprattutto a Death for Sale, opera terza marocchina di quel Faouzi Bensaidi che proprio a Venezia aveva presentato, nel 2006, WWW: What a Wonderful World: si tratta di un heist film ambientato a Tetouan, sulle vicende di un trio di giovani che affidano a una rapina in gioielleria le residue speranze di riscatto sociale. Non meno singolare, sulla carta, l’ultima fatica del tunisino Ridha Behi (di cui, anche in questo caso, il penultimo La boite magique era stato presentato a Venezia): Always Brando è un metafilm sulle vicende di un attore tunisino che ha una straordinaria somiglianza con il grande divo hollywoodiano e che un regista vorrebbe coinvolgere in un progetto di film da interpretarsi accanto al suo mito, ormai prossimo alla morte.
Se poco c’è da attendersi dal ritorno del marocchino Mohamed Asli (A Casablanca gli angeli non volano) con Rough Hands, la sezione presenta anche altri titoli di rilievo come i francesi Les Hommes Libres di Ismael Ferroukhi (pre-presentato a Cannes) e Omar m’a tuer di Roschdy Zem (uscito in Francia a giugno) e i sudafricani Lucky di Avie Luthra e Man on Ground di Akin Omotoso (quest’ultimo in prima mondiale).

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