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Les Chevaux de Dieu

di Nabil Ayouch

Le stelle infelici di Sidi Moumen

La notte del 16 maggio 2003 cinque attentati terroristici di matrice islamica hanno colpito Casablanca uccidendo quarantuno persone. I terroristi avevano tra i venti e i venticinque anni ed erano tutti originari di Sidi Moumen, una bidonville nella periferia di Casablanca. Les Chevaux de Dieu, del regista francese di origine marocchina Nabil Ayouch, ricostruisce il retroterra sociale e antropologico dietro la scelta estrema di quei giovani kamikaze.

Il film segue la storia di Yacine e Hamid, due fratelli costretti a sopravvivere di espedienti nella misera bidonville di Sidi Moumen. Con un padre mentalmente disturbato e una madre che vive guardando telenovelas in tv, i due si trovano presto disorientati, gettati senza guide in una realtà ostile. Hamid è arrestato per traffico di droga mentre Yacine riesce a trovare un lavoro stabile da meccanico per aiutare la famiglia. All’uscita dal carcere, Hamid è diventato un estremista islamico e convince suo fratello a unirsi alla confraternita.

La storia si divide principalmente in tre atti in sequenza cronologica: infanzia, adolescenza e indottrinamento. Tuttavia la bidonville sembra resistere immune al passaggio degli anni. I tetti di lamiera e la modestia delle tappezzerie non sono suscettibili alle mode. Nelle lunghe riprese aeree tutto sembra sul punto di crollare, eppure nulla cambia. Sono i corpi dei protagonisti e i grandi avvenimenti storici, come la morte del re Hassan II nel 1999 e l’11 settembre 2001, a guidare lo spettatore in una cronologia sempre più macabra.

Ayouch mostra di avere un grande controllo dei ritmi e orchestra un film di forte impatto emotivo. La cinepresa è tenuta costantemente in movimento, soprattutto nelle scene iniziali. Colori caldi e movimenti costanti accentuano la vitalità nell’infanzia dei protagonisti, l’eccedenza di energia, l’urgenza della curiosità, l’emergere della sessualità, l’identità instabile. Progressivamente le inquadrature cominciano a ingessarsi, i colori tendono a sbiadire. Nella fissità delle inquadrature si specchia la mente sempre più sclerotizzata dei protagonisti, già votata al martirio.
La sceneggiatura è adattata dal romanzo Les Etoiles de Sidi Moumen di Mahi Binebine, e ha il pregio di rendere visibile la complessità di un processo psicologico profondo e stratificato nel tempo. Il regista ha trascorso un lungo periodo a stretto contatto con queste realtà marginali, e tante sottigliezze nel film testimoniano di questo onesto lavoro di ricerca antropologica. La bidonville è ritratta come una città stato, con regole proprie e propri codici di comportamento: si stigmatizza la debolezza e si elogiano sfrontatezza e brutalità.

Il film non lascia spazio a personaggi positivi. Tutti cedono alle loro debolezze presto o tardi. Ne risulta una sensazione di claustrofobia identitaria: lo spettatore è costretto dapprima a identificarsi con i protagonisti, per poi vederli affondare nell’estremismo religioso. Nella prospettiva di Ayouch quei kamikaze furono allo stesso tempo vittime e carnefici, abbandonati ad una realtà che non offre ammortizzatori né alla paura, né alla miseria. Lo sport e l’amicizia sembrano le uniche luci in fondo ad un tunnel troppo buio per essere rischiarato. In pieno spirito neorealista, gli attori sono tutti non professionisti, abitanti dei quartieri popolari di Casablanca, abilmente diretti e intensi in ogni scena.
Molte sequenze del film richiamano alla mente scenari simili: le favelas di Rio in City of God o gli slums di Mumbay in Slumdog Millionaire. Osservando come tante, troppe esperienze di miseria coincidono, almeno sul grande schermo, viene voglia di correggere l’incipit di Anna Karenina in “Tutte le famiglie infelici si somigliano, e quelle felici non lo restano a lungo”.

Les Chevaux de dieu uscirà nelle sale francesi il prossimo 13 gennaio; è stato presentato allo scorso Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard e, insieme a Mort à vendre di Faouzi Bensaïdi, rappresenta il Marocco nella selezione ufficiale delle Journées Cinématographiques de Carthage, in corso in questi giorni a Tunisi.

Riccardo Centola

Cast & CreditsLes Chevaux de Dieu
Regia: Nabil Ayouch; soggetto e sceneggiatura: Mahi Binebine, Jamal Belmahi; fotografia: Hichame Alaouie; montaggio: Damien Keyeux; suono: Zacharie Naciri, Eric Lesachet; scenografia: Hafid Amly, Hind Ghazali; costumi: Nezha Dakil; musiche: Malvina Meinier; interpreti: Abdelhakim Rachid, Abdelilah Rachid, Hamza Souidek, Ahmed El Idrissi Amrani; origine: Marocco, 2012; durata: 115’; produzione: Nabil Ayouch, Pierre-Ange Le Pogam, Eric Van Beuren e Patrick Quinet per Les Films du Nouveau Monde; distribuzione: Stone Angels.
Trailer: http://www.youtube.com/watch?v=18VPabscp2s

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