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Le Sac de farine

di Kadija Leclere

Resistere e sperare

Tra i film per la sezione dedicata al giovane pubblico Alice nella città, dell’ultima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, era presente il primo lungometraggio di Kadija Leclere, Le Sac de farine (2012). L’attrice marocchina, diplomata nel 1997 al Conservatorio d’arte drammatica di Bruxelles, viene da tre cortometraggi - nel 2002 Camille e Sarah, e nel 2010 La Pelote de laine - tutti incentrati su figure femminili. Con Le Sac de farine, continua il suo percorso di analisi e confronto tra le due culture così diverse che l’hanno formata e lo fa attraverso gli occhi di giovani donne e di bambine che vivono come lei le contraddizioni di due mondi ai quali appartengono.

Nell’inverno del 1975, ad Alsemberg Sarah, una bambina di 8 anni vive e studia in un collegio cattolico. Sarah soffre per non avere, come le altre bambine le foto dei suoi genitori e quando un venerdì si presenta il suo padre biologico per prenderla e portarla per un week end a Parigi, Sarah è stupita e anche un po’ spaventata. La piccola si risveglia in Marocco, in un piccolo paese nel mezzo dei monti dell’Atlante dove il padre la lascia nelle mani di una zia. Sarah in un primo momento si chiude, rifiuta il cibo e non vuole uscire. Fino a quando decide di reagire e inizia a scontrarsi con un mondo che imparerà conoscere e ad accettare senza però mai dimenticare che al di fuori di quel villaggio esiste un altro mondo con altre possibilità. Sarah cresce e da adolescente si scontra anche con la rivolta di Awbach dei primi anni ’80, con la crisi e la fame e il suo primo amore per Nari, uno studente politicamente impegnato.

Le Sac de farine si presenta come un romanzo di formazione e come un melodramma in piena regola con un’eroina forte, generosa e coraggiosa; allo stesso tempo, però, la regista inserisce nel suo passionale e coinvolgente dramma al femminile la descrizione realistica del Marocco dei primi anni ’80, della vita politica, sociale e della vita quotidiana e familiare. La Leclere unisce dunque melodramma e sguardo antropologico e riesce a smussare in questo modo i toni da racconto dell’800 con la sua eroina romantica. Una regia asciutta, intima ma con delle aperture che lasciano percepire il vortice di disperazione del mondo di Sarah: è attraverso i suoi occhi che vediamo questo mondo e la sua storia. Si percepisce il vuoto, il terrore, la consapevolezza e la rassegnazione della piccola Sarah quando, al suo primo giorno di scuola, capisce che non potrà più studiare storia, geografia e matematica, ma dovrà imparare a lavorare a maglia: rimane impressa l’immagine di Sarah piccola e sola, con il suo grembiule rosa, nel cortile della scuola, quando capisce cosa sarà di lei a soli 8 anni.

La Leclere attraverso la storia di Sarah racconta il vissuto di tante ragazze cresciute in Europa e riportate dai padri per sposarsi senza poter decidere nulla. Quello che la regista riesce a fare attraverso il mondo di Sarah è raccontare un storia drammatica ma che lascia spiragli di speranza, seppur con molte note amare.
Sarah, generosa fino all’eccesso, forte e coraggiosa, è interpretata da Hafsia Herzi. La giovane protagonista di Cous Cous, con il suo sguardo intenso, triste e duro, è perfetta per il ruolo di un personaggio che, al di là dell’aspetto romantico, non può non coinvolgere e creare un effetto di empatia tra giovani e meno giovani spettatori.

Alice Casalini

Cast & CreditsLe Sac de farine
Regia: Kadija Leclere; soggetto e sceneggiatura: Kadija Leclere, Pierre Olivier Mornas; fotografia: Gilles Porte, Philippe Guilbert; montaggio: Ludo Troch; suono: Dirk Bombey; scenografia: Françoise Joset; costumi: Nezha Dakil, Sabine Zappitelli; musiche: Cristophe Vervoort; interpreti: Hiam Abbass, Mehdi Dehbi, Abderraouf, Fairouz Amiri, Hafsia Herzi, Hassan Foulane, Smain Fairouze, Rania Mellouli, Souad Saber, Abderraouf, Kadija Leclere ; origine: Belgio, Marocco, Francia, 2012; formato: 35 mm; durata: 92’; produzione: La Cie Cinématographique, Sahara Productions.

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