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Lampedusa-Parigi, diario di un viaggio

di Emiliano Pappacena

Una breccia nel muro della Fortezza Europa

Rai Storia è ormai uno dei pochi canali pubblici che ancora giustifica la presenza di un televisore nei salotti italiani, dove i libri, quando anche trattano di storia, restano spesso intonsi e impilati, meglio se in serie, come meri oggetti d’arredamento. Lo scorso 11 febbraio, rigorosamente in seconda serata, questo canale ha trasmesso Lampedusa-Parigi, diario di un viaggio, film documentario di Emiliano Pappacena, giovane filmmaker interessato da diversi anni all’analisi delle problematiche sociali legate ai flussi migratori. Questo film, insieme a Tahrir-Liberation Square di Stefano Savona, ha rappresentato l’Italia nella categoria “Ecrans d’à venir” della passata edizione delle Journées Cinématographiques de Carthage a Tunisi. Il film può essere ancora recuperato in streaming sul sito di Rai Storia (qui).

Come si allude nel titolo, il film racconta l’odissea di un gruppo di giovani tunisini, dal loro sbarco a Lampedusa fino in Francia. Il regista si eclissa dietro una piccola telecamera e cuce in un racconto lineare un viaggio dai mille volti, mostrando un ribollire di esperienze e attese, speranze e disincanti in continuo tumulto: vite rese fragili dalla radicale condizione di apolidi. È la voce del regista a raccordare, raccontare e rendere espliciti i meandri burocratici e gli espedienti al limite della legalità con cui i ragazzi, seguiti in modo rapsodico, inseguono il sogno di vivere in Europa e si mettono in viaggio verso approdi amicali o familiari incerti. Sono tutti giovani con meno di trent’anni, alcuni con pochi spiccioli in tasca, altri con l’unico conforto di un numero di telefono appuntato su un pezzo di carta.

Il film insegue soprattutto le peripezie di quei fortunati tunisini giunti sul territorio italiano, perlopiù a Lampedusa, tra il 1 gennaio e il 5 aprile del 2011. Questi, grazie all’accordo sui rimpatri stipulato tra l’allora ministro dell’interno Maroni e il governo tunisino provvisorio succeduto alla caduta di Ben Ali, hanno potuto usufruire di un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari. È grazie a questo accordo che ancora oggi capita di incontrare tunisini ingenuamente persuasi della generosità dell’ex governo Berlusconi. Come se lo stesso accordo non fosse il frutto di una pressione del governo tunisino sul riluttante Maroni, e non prevedesse anche la donazione italiana di 100 milioni di euro in mezzi per il potenziamento del controllo sulle coste tunisine per bloccare le nuove partenze, nonché il rimpatrio immediato per tutti i nuovi sbarchi. Soprattutto come se non fosse stato lo stesso governo Berlusconi, sotto pressione della Lega, a introdurre l’abominevole reato d’immigrazione clandestina nel 2009, perla indiscutibile della generosità berlusconiana. Ma questa è un’altra storia.

Quasi tutti i ragazzi intervistati nel film scelgono di dirigersi verso la Francia seguendo un lungo itinerario scandito da controlli e smistamenti. Trapani, Palermo, Roma, Ventimiglia, Nizza, Parigi. Questo è il tragitto su cui si snoda la narrazione. Ci troviamo costantemente in spazi pubblici e transitori: i corridoi della questura, la sala d’aspetto della stazione, i vagoni del treno, edifici abbandonati. Sono spazi senza identità, non-luoghi, a fare da sfondo a notti insonni e memorie di vite erranti che nulla hanno di minaccioso o violento e colpiscono per la loro “disperata vitalità”. Solo ragazzi che desiderano lavorare, avere diritti, costruire una famiglia, immaginare un futuro da protagonisti e non restare spettatori dei loro desideri in un paese troppo a lungo oppresso dai giochi di potere. Il regista Emiliano Pappacena risiede a Parigi, e in un breve colloquio ha svelato alcuni retroscena della fabbricazione di questo video-diario.

«È stato un progetto difficile da portare avanti con i pochi mezzi che avevo a disposizione. Il film è stato completamente autoprodotto. Già mi ero interessato in passato al racconto di vite migranti e vivendo a Parigi sono in continuo contatto con persone del Maghreb che hanno storie incredibili da raccontare. Mi sembrava un materiale molto ricco ma anche molto difficile da adattare sullo schermo. Le interviste sono interessanti ma sono poco cinematografiche. Per questo ho preferito rivivere io stesso l’intero viaggio e raccogliere memorie e testimonianze durante il percorso. Ho scelto la formula collaudata del road-movie. È stata un’esperienza faticosissima, fatta di notti insonni e attese interminabili, ma anche d’incontri di grande umanità che mi porterò dietro per tutta la vita. Le riprese sono durate in totale tre mesi, scaglionate su circa un anno. Nel film mostro meno del 30% del materiale che ho accumulato. In fondo quello che mi ha spinto a raccontare le loro storie non è stato solo un interesse sociologico, ma una vera e propria identificazione con la loro condizione. Dopotutto anche io sono emigrato in Francia, anche se in condizioni e per motivi completamente diversi. Ma in un periodo dove l’Europa sembra continuamente vacillare per ragioni economiche, ho immaginato che se un giorno il trattato di Schengen fosse revocato, anche io mi troverei tra i clandestini. Oggi tocca a loro, domani potrebbe toccare a noi».

Riccardo Centola

Cast & CreditsLampedusa-Parigi, diario di un viaggio
Regia: Emiliano Pappacena; montaggio: Marco Careri; aiuto regia: Renato Chiocca, Ahmed Jlassi; musiche: Francesco Taskayali, Bob Salmieri, Shirley Said, Gianluca Campanino,Paolo De Simone, Neshez, Radiodervish; origine: Italia, 2012; formato: HD, 16/9; durata: 52’; produzione: Daimon Production.

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