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(IN)VISIBLE CITIES

Progetto multimediale internazionale di Beatrice Ngalula Kabutakapua e Gianpaolo Bucci

A tu per tu con i migranti dell’Africa Sub-sahariana

“La nostra casa è il mondo intero” dice Hassan mentre si tocca il cappello di lana blu che ha appena appuntato sulla testa. Nato in Danimarca da genitori somali, da qualche anno vive a Cardiff, nel quartiere che da secoli ospita la più antica comunità somala del Regno Unito: Butetown.
“Butetown è una gemma, un paesino dove tutti conoscono tutti.”
Hassan quasi non nota la telecamera che lo sta filmando mentre parla con Beatrice Kabutakapua, giornalista italo-congolese che dal 2011 investiga sulle comunità africane sparse nel mondo decisa a saperne di più sulla cultura di una della sue due patrie. A imprimere in video la testimonianza del poeta somalo c’è Gianpaolo Bucci, regista italiano i cui film sono stati mostrati in tutto il mondo, dalla Francia all’America.
Alla fine della chiacchierata Hassan ringrazia ma rimane seduto, le spalle rivolte al bancone del bar dove un ragazzo magrolino sta servendo del tè. Aggiunge: “Mi piace davvero l’idea del vostro progetto, per questo ho deciso di parlare con voi. Mi son sentito il tipo di persona di cui parlate in (IN)VISIBLE CITIES.”

(IN)VISIBLE CITIES nasce nel momento in cui Gianpaolo e Beatrice si incontrano e decidono di trasformare le ricerche fatte fino ad allora in un’investigazione pluriennale il cui materiale prenderà la forma di 12 documentari, 12 articoli, un lungometraggio e un sito web multimediale. Tutti questi prodotti aiuteranno a diffondere una cultura della diversità, e a combattere l’immagine stereotipata e ignorante che molti hanno del migrante africano. In fondo, tutti sono stati un po’ migranti.

Il modo migliore di farlo? Lasciar parlare persone come Hassan. Da un punto di vista giornalistico, l’intervista convenzionale svanisce per lasciare spazio a uno stile più intimo e personale. Si sente la voglia di storie vere, narrate in prima persona dai protagonisti e non mediate: questo viene offerto al pubblico.

Un esempio lampante è quello di Maher. Complice l’invitante profumo pungente ed esotico che inondava le stanze o il karkadè offerto a inizio chiacchierata, Maher ha raccontato la sua storia di padre single. Arrivato dal Sudan, come i suoi predecessori ha iniziato a peregrinare come marinaio. Dopo essersi fermato in Scandinavia, Danimarca e Londra, è approdato a Butetown: un luogo che, come lui ricorda, veniva considerato “difficile.” Lui stesso non era affascinato dalle schiere di case popolari nel quartiere, come anche dalla possibilità di conoscere tutti i suoi vicini. Ma a Butetown ci è andato per i due figli adolescenti, che avevano già amici nel quartiere.

Di storie se ne potrebbero raccontare tante altre. Sia a Cardiff che nel resto del mondo. Per questo dal primo maggio Beatrice e Gianpaolo sono a Los Angeles presso l’18th Street Arts Center. Qui mostreranno in anteprima il materiale raccolto a Cardiff e continueranno a scovare storie delle comunità dell’Africa Sub sahariana, in particolar modo della Nigeria, l’Etiopia e il Ghana, i gruppi più numerosi nella città del cinema.

La prossima tappa di (IN)VISIBLE CITIES sarà Istanbul a settembre.

Per tenersi sempre aggiornati, basta seguire la pagina Facebook del progetto:
https://www.facebook.com/pages/Invisible-Cities/429454673809162?ref=hl

Maria Coletti

Cast & Credits

LE CITTÀ

Il cuore di (IN)VISIBLE CITIES è una ricerca che si snoda attraverso 12 città: Cardiff, Brisbane, Napoli, Oslo, Los Angeles, Bruxelles, Istanbul, Santa Cruz di Tenerife, Tokyo, Tel Aviv, Quibdò, Città del Capo. Questi sono i luoghi in cui l’isolamento urbano è più evidente, e dove le vite dei migranti africani verranno poste sotto i riflettori attraverso riprese video, interviste e foto.

I NUMERI

12 comunità in 12 nazioni nei 5 continenti
20 gli altri paesi che seguono il progetto tramite Facebook
30 persone in un mese hanno espresso il desiderio di lavorare alla produzione
4.444 visualizzazioni in una settimana della pagina Facebook
14.025 i chilometri percorsi in due mesi
250.000 i dollari necessari per la realizzazione del progetto

GLI AUTORI

Beatrice Ngalula Kabutakapua è una giornalista investigativa e fotoreporter nata in Italia ma con origini congolesi. In sette anni di lavoro nei media, ha collaborato con testate come The Guardian, L’Espresso, Radio France Internationale e la BBC. Focalizzando il suo lavoro sullo sviluppo internazionale, le migrazioni e i diritti umani, è anche stata membro dello staff del Dipartimento dell’Informazione delle Nazioni Unite ed è attualmente trainer di giornalismo per donne in paesi in via di sviluppo per la ONG americana World Pulse. È attiva nel volontariato e lavora in italiano, inglese e francese.
www.balobeshayi.com

Angelo Gianpaolo Bucci è un filmmaker italiano attivo in tutto il mondo, i cui video sono stati proiettati al Med Film Festival e al MACRO Testaccio a Roma, al Clermont-Ferrand Short Film Festival, e all’IFCT di Washington. Durante i suoi sette anni di lavori per la RAI Radiotelevisione Italiana ha anche portato avanti una vasta gamma di progetti indipendenti, tra cui un lungometraggio distribuito nelle sale italiane. Recentemente ha lavorato a Londra con una fotografa dell’agenzia VII e una giornalista della BBC su reportages sociali e documentari; ora si trova a Los Angeles, dove è stato invitato a una residenza per artisti presso il prestigioso 18th Street Arts Center.
www.gianpaolobucci.com


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