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Torino Film Festival: il passato e il futuro dell'immaginario cinematografico

di Maria Coletti

31ma edizione, 22-30 novembre 2013

Inizia oggi la 31ma edizione del Torino Film Festival (22-30 novembre 2013) con numeri di tutto rispetto: 185 i titoli selezionati, fra cui 70 lungometraggi opere prime e seconde, 46 anteprime mondiali, 25 anteprime internazionali, 5 anteprime europee e 62 anteprime italiane.

Ad aprire il festival sarà il film Last Vegas (USA, 2013, DCP, 106’) di John Turteltaub, con Robert De Niro, Michael Douglas, Kevin Kline e la star afroamericana Morgan Freeman, che potremo vedere in sala, distribuito da Universal Pictures International Italia, il 23 gennaio 2014.

Ma vediamo gli altri titoli di nostro interesse presentati nel ricco cartellone della kermesse torinese.

Nella sezione Festa Mobile, nell’ambito della quale viene presentato anche il primo restauro digitale del capolavoro di Federico Fellini 8 e mezzo, realizzato da Cineteca Nazionale, Medusa Film e Cinecittà – Deluxe, troviamo l’opera prima di Narimane Mari, Loubia hamra (Fagioli rossi, Algeria/Francia, 2013, DCP, 77’) che ripercorre la guerra di liberazione algerina attraverso lo sguardo di un gruppo di bambini.

Grande spazio in questa edizione viene dato al documentario, con una competizione internazionale, una italiana e una sezione fuori concorso, e anche qui segnaliamo alcuni titoli che ci stanno a cuore.

Nella sezione fuori concorso Documenti, da non perdere è il ritorno della mitica coppia (dietro la macchina da presa e non solo) Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi che continuano la loro ricerca sull’immaginario audiovisivo del Novecento con Pays barbare [nella foto], in cui indagano e portano alla luce il nostro rimosso storico, la violenta vicenda coloniale italiana che è alle radici dell’oscurità del nostro presente.

Sempre fuori concorso troviamo un altro grande nome del panorama panafricano, l’afroinglese John Akomfrah che in The Stuart Hall Project (UK, 2013, DCP, 98’) tratteggia il percorso e il pensiero dell’intellettuale più influente della new left inglese, fondatore dei moderni Cultural Studies.

Ed è da segnalare anche una giovane promessa, attrice e regista talentuosa, Mati Diop, che con il suo lavoro Mille soleils ricostruisce il dietro le quinte e soprattutto il destino che ha segnato i protagonisti di uno dei capolavori del cinema africano, quel Touki-Bouki dell’indimenticabile Djibril Diop Mambety (zio della regista) che è divenuto un film culto.

Nel concorso internazionale, segnaliamo invece l’opera seconda Chroniques équivoques di Lamine Ammar-Khodja (Algeria, 2013, 61’), diario di un’estate particolare ad Algeri, l’anno delle celebrazioni dei cinquant’anni dell’indipendenza del paese dal colonizzatore francese. Un racconto “equivoco”, necessariamente frammentato, di una città al confine tra Africa ed Europa, una riflessione acuta e ironica sull’identità post-coloniale e le sue infinite possibilità di essere (o non essere).

Infine, tra i documentari italiani in concorso, ricordiamo Rosarno di Greta De Lazzaris (Italia, 2013, DCP, 70’), sui braccianti africani a Rosarno, e Sanperè! - Venisse il fulmine di Francesca Frigo (Italia, 2013, Blu-Ray, 70’), su un centro di accoglienza per migranti in Piemonte.

Per il programma completo delle proiezioni, rimandiamo al sito ufficiale del festival:
http://www.torinofilmfest.org/

I FILM

LOUBIA HAMRA (FAGIOLI ROSSI) di Narimane Mari
Algeria (2013, 77’)
Opera prima
FESTA MOBILE
Cinema Reposi - Sala 2, 23 Novembre, ore 11.30
Cinema Reposi - Sala 2, 24 Novembre, ore 17.45
Cinema Reposi - Sala 2, 25 Novembre, ore 11.45
Cinema Massimo - Sala 2, 29 Novembre, ore 09.15

Su una spiaggia algerina un gruppo di bambini gioca tra la sabbia e le onde. Intorno a loro un dramma dalla portata storica: il loro Paese è in fiamme, sconvolto dalla guerra tra le truppe indipendentiste e l’esercito francese. Grazie all’immaginazione e alla spensieratezza proprie dell’infanzia, la tragedia assume i contorni di un gioco, in cui depredare i soldati francesi delle loro scorte alimentari è un divertimento più che una necessità. Ma presto il mondo dei grandi esigerà il suo tributo di sangue.

«Questo non è un film sull’eroismo. Non era mia intenzione che lo fosse. È stato un lavoro con i bambini, sia quando recitavamo sia quando spiegavamo loro come fare. Nessuno comandava! Alcuni di loro magari si sono fatti notare ma non troppo a lungo. Mi viene da dire che è l’infanzia, l’elemento che li accomuna, la vera eroina del film, anche se non ne sono molto convinta. Forse perché gli eroi muoiono alla fine dei film e si sacrificano nella vita reale, mentre i bambini non dovrebbero mai morire o sacrificarsi. Quindi direi che non abbiamo bisogno di eroi».

PAYS BARBARE di Yervant Gianikian, Angela Ricci Lucchi [nella foto]
Francia (2013, 65’)
TFFDOC/DOCUMENTI
Cinema Lux - Sala 2, 23 Novembre, ore 11.30
Cinema Lux - Sala 2, 28 Novembre, ore 17.15
Cinema Lux - Sala 1, 29 Novembre, ore 22.30

“Dopo essere stato all’origine di tanti massacri senza immagini, le sue ultime immagini sono quelle del suo massacro”. Mussolini a piazzale Loreto, immagini invisibili, rimosso storico, come la violenta vicenda coloniale italiana raccontata dall’acutissima “camera analitica” di Gianikian e Ricci Lucchi. In quell’inconscio collettivo affonda le radici l’oscurità presente.

Una delle pagine più buie e vergognose della storia d’Italia, la guerra d’Africa, che portò alla conquista d’Etiopia, vista attraverso un susseguirsi ininterrotto d’immagini di repertorio, spesso mai mostrate in pubblico. I soldati, le battaglie, la rappresentazione iconica del potere fascista incarnata da Mussolini stesso, principale artefice di questo conflitto inutile, raccontato dai media dell’epoca come una missione di civilizzazione nei confronti di un popolo barbaro.

«Con la nostra “camera analitica” siamo tornati a frugare negli archivi cinematografici per trovare fotogrammi dell’Etiopia-Abissinia del periodo coloniale italiano. Abbiamo trovato diversi film privati di un medico. L’erotismo coloniale. Il corpo nudo delle donne e il “corpo” del film. Vedute aeree del territorio. Sui bombardieri si caricano bombe all’iprite, il cui utilizzo è sempre stato negato. Fotogrammi militari sconosciuti che mostrano gli uomini e le armi della violenta impresa italiana per la conquista dell’Etiopia (1935-36)».

Yervant Gianikian (1942), di origine armena, ha studiato architettura a Venezia, mentre Angela Ricci Lucchi (Lugo di Romagna, Ravenna, Italia, 1942) ha studiato pittura in Austria con Oskar Kokoschka. Trasferitisi a Milano, si sono dedicati al cinema a partire dalla metà degli anni Settanta, con produzioni indipendenti e sperimentali che comprendono le proiezioni-performance dei «film profumati» e, in seguito, la rielaborazione artigianale, tra viraggi, ralenti e combinazioni di montaggio, di materiale d’archivio. Le loro pellicole sono state proiettate nei più prestigiosi festival e musei di tutto il mondo.

THE STUART HALL PROJECT di John Akomfrah
UK 2013 (DCP, 98’)
TFFDOC/DOCUMENTI
Cinema Lux - Sala 2, 24 Novembre, ore 17.00
Cinema Lux - Sala 3, 25 Novembre, ore 09.00
Cinema Lux - Sala 3, 27 Novembre, ore 19.45

«Quando avevo diciannove anni Miles Davis ha messo le sue mani sulla mia anima»: così sostiene Stuart Hall, eminente figura intellettuale del Regno Unito a partire dal secondo dopoguerra. Un personaggio carismatico che, ispirandosi a Marx e Gramsci, è stato in grado di catalizzare l’entusiasmo delle nuove generazioni intorno alla New Left, cercando una nuova via per un Paese al centro di tumultuosi cambiamenti sociali ed economici.

«Stuart Hall per noi era come una rockstar; un’icona pop intellettuale la cui presenza emblematica nel più visibile dei media – la televisione – ci indicava la via verso “le possibilità impossibili”. Il fatto che fosse lì, nelle nostre camere da letto e nei nostri salotti, ci ha aperto il cammino verso quello spazio a cui si riferiva come il luogo della “conversazione incompleta”, quello spazio in cui inizia il dialogo tra noi e il mondo esterno, il luogo dell’identità. Con lui e attraverso di lui abbiamo iniziato a farci le domande fondamentali per questa discussione: chi siamo, cosa siamo e cosa possiamo diventare».

John Akomfrah (Londra, Regno Unito, 1957) è considerato una figura chiave all’interno del British Black Cinema. Fondatore nel 1982 del Black Audio Film Collective, ha esordito nella regia quattro anni più tardi con il documentario Handsworth Song e con il successivo Testament (1989) si è fatto conoscere nel circuito dei festival internazionali, ottenendo premi e riconoscimenti. Nel corso della sua decennale carriera ha diretto una trentina di progetti, tra corti, lunghi, documentari e produzioni televisive. Oltre a lavorare come regista, è il responsabile della Smoking Dogs Films e della Creation Rebel Films.

MILLE SOLEILS di Mati Diop
Francia (2013, 45’)
TFFDOC/DOCUMENTI
Cinema Lux - Sala 3, 23 Novembre, ore 17.15
Cinema Lux - Sala 1, 24 Novembre, ore 22.15
Cinema Lux - Sala 2, 27 Novembre, ore 17.00

Touki Bouki, il capolavoro di Djibril Diop Mambety, racconta la storia d’amore di Mory e Anta che sognano di lasciare Dakar e imbarcarsi insieme per l’esotica Parigi. All’ultimo Mory decide di restare e Anta parte da sola. Era il 1973. Cosa è successo da allora? Cosa resta di quel sogno d’amore e libertà 40 anni dopo?

Nel 1972 Djibril Diop Mambety ha girato Touki Bouki - Il viaggio della iena, uno dei capolavori del cinema senegalese. Nel film Mory e Anta sono innamorati e condividono il sogno di lasciare Dakar. Fanno di tutto per trovare il denaro, ma al momento della partenza Mory desiste, lasciando che Anta se ne vada da sola. Dopo quarant’anni Mille Soleils riflette su cosa sia successo ai protagonisti del film: Magaye Niang, che interpretava Mory, non ha mai lasciato Dakar; Myriam Niang invece è partita davvero ed è finita in Alaska, su una piattaforma petrolifera. Le storie dei due personaggi s’intrecciano e insieme ai racconti dell’esilio danno vita a una dimensione che attraversa le categorie del privato e dell’universale.

«L’idea di questo film è nata da una conversazione con mio padre, a cui ho posto delle domande sulla mia famiglia e sul ruolo che occupa il cinema nella mia vita. Mi ha parlato di mio zio, Djibril Diop Mambety, e del Viaggio della iena, che mio nonno diceva contenesse tutta la nostra storia. Ciò ha fatto nascere in me il desiderio di trovare la storia del film, sapere da dove proviene e che tracce ha lasciato».

Mati Diop (Parigi, Francia, 1982), figlia del musicista Wasis Diop e nipote del regista senegalese Djibril Diop Mambety, ha studiato a Le Fresnoy e al Pavillon, il laboratorio di ricerca del Palais de Tokyo a Parigi. Ha quindi diretto diversi corto e mediometraggi, vincendo con Atlantiques (2010) e Big in Vietnam (2012) il Tiger Award a Rotterdam. Nel 2011 ha partecipato alla Mostra del cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti, con Snow Canon, selezionato anche in diversi altri festival internazionali. Come attrice, è stata la protagonista femminile di 35 rhums, di Claire Denis, ruolo per il quale ha ricevuto il premio come miglior attrice al MK2 Young Talent Festival nel 2009, mentre per la sua interpretazione in Simon Killer di Antonio Campos ha ottenuto una menzione speciale all’Afi Fest.

CHRONIQUES ÉQUIVOQUES di Lamine Ammar-Khodja
Algeria (2013, 61’)
TFFDOC/INTERNAZIONALE.DOC
Opera seconda, documentario
Cinema Lux - Sala 2, 24 Novembre, ore 22.00
Cinema Lux - Sala 2, 25 Novembre, ore 11.30
Cinema Lux - Sala 1, 28 Novembre, ore 19.30

L’Algeria festeggia il cinquantesimo anniversario della sua indipendenza: otto frammenti di storie ambigue ed equivoche restituiscono il complesso mosaico della sua capitale Algeri.

«Algeri è una città ambigua: la maggior parte delle persone che vi abitano sono bianche. Noi la chiamiamo “la bianca”. La vita quotidiana è permeata di ambiguità: nelle situazioni in cui l’umorismo intensifica l’allarmante livello di disperazione; nel furioso desiderio di vivere e nella sensazione che qualcosa stia morendo; nelle accese discussioni che inondano le strade per dire tutto e dire niente; nell’impressione che questa città loquace sia silenziosa; nei cartelli bilingue che trasmettono la stessa ambiguità che si ritrova nelle espressioni della vita quotidiana; nelle mura così antiche del centro storico, che danno l’impressione di trovarsi in una città coloniale mentre si passeggia di notte e la città dorme. È ambigua anche l’immagine stessa di Algeri, che mai si capisce se viene dall’esterno o da lei stessa».

ROSARNO di Greta De Lazzaris
Italia 2013 (DCP, 70’)
ITALIANA.DOC
Cinema Lux - Sala 2, 27 Novembre, ore 14.30
Cinema Lux - Sala 3, 28 Novembre, ore 17.30
Cinema Lux - Sala 3, 30 Novembre, ore 22.15

La città di Rosarno, i suoi aranceti, in cui tante mani sono impegnate a raccogliere, smistare, caricare. E poi i pascoli di pecore: un bambino che sembra già adulto come pastore. Le donne, quelle di Rosarno e quelle che vengono da lontano: le vite di tante persone in attesa di essere altrove.

«Migrante è un nome generico per parlare di individui distinti, che stanno sul ciglio di una strada aspettando un ipotetico futuro. “Si accontentano di ammazzare il tempo aspettando che il tempo li ammazzi”, scriveva Simone De Beauvoir. Il tempo dell’attesa non è fotografabile. Nessun occhio umano riuscirà mai a scoprire la verità, il tormento di ciascun individuo. Questa è la questione davanti alla quale mi sono ritrovata a Rosarno, nel 2004, molti anni prima della rivolta, quando i drammi umani che vi si svolgevano erano ancora ignorati da tutti. Ho impiegato nove anni di vita per iniziare a montare il materiale raccolto, per capire quali fossero l’immagine e la distanza giusta per provare a restituire la realtà e la complessità di questa cittadina, la vita dei suoi abitanti, migranti o rosarnesi».

SANPERÈ! - VENISSE IL FULMINE di Francesca Frigo
Italia 2013 (Blu-Ray, 70’)
ITALIANA.DOC
Cinema Lux - Sala 2, 26 Novembre, ore 14.45
Cinema Lux - Sala 3, 27 Novembre, ore 17.15
Cinema Lux - Sala 1, 30 Novembre, ore 11.00

Un anno nel centro di accoglienza di Caramagna, in Piemonte, dove risiedono il giovane ivoriano Diarra e i suoi compagni di sventura arrivati dalla Libia in attesa di ricevere il permesso di soggiorno e la risposta alla domanda di asilo politico. C’è chi è in fuga dalla guerra, chi è in cerca di un nuovo futuro per il quale ha pagato una grossa somma. Nel vuoto delle giornate, tante parole, tanti confronti, l’incombere della chiusura del centro… Fino a quando non finisce la cosiddetta «emergenza Nordafrica», che li ha visti protagonisti involontari per quasi due anni, e Diarra e gli altri sono costretti a riprendere il loro cammino, ciascuno per sé verso un diverso destino.

«L’idea nasce da un desiderio di conoscenza. […] Per circa un anno abbiamo frequentato il centro, ascoltando i suoi abitanti e facendosi coinvolgere nei loro cambiamenti. Con il mio film ho cercato di restituire lo sguardo e i pensieri che queste persone hanno avuto verso di noi e verso l’esperienza in quanto richiedenti asilo politico in Italia».

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