title_magazine

Berlinale 64. Interstizi d'Africa

di Leonardo De Franceschi

Note sul programma del 64. Internationale Filmfestspiele Berlin (6-16.2.14)

Da alcuni giorni si sono accesi i riflettori sulla 64. Berlinale, e la stampa di casa nostra naturalmente si è concentrata con le sue analisi sull’assenza di film italiani in concorso. Quest’anno non ci sono oriundi o espatriati a indorare la pillola e il quadro della situazione appare più evidente nella sua drammaticità. Non fa notizia invece la scarsa presenza di titoli diretti da registi africani, all’interno di un cartellone sterminato come quello di Berlino, tanto più marcata se si omettono gli arrivi diretti dal Sundance, made in Africa (Difret di Mehari, in Panorama Special; Afronauts, di Bodomo, nella Competizione corti ), di ambientazione africana (We Come as Friends di Sauper, in Berlinale Special, Concerning Violence di Olsson, in Panorama Dokumente) o connessi al mondo delle diaspore che siano (Through a Lens Darkly, di Allen Harris). Ma partiamo con la nostra consueta ricognizione, programma alla mano. Qualche nota positiva salterà comunque fuori, negli interstizi dell’offerta monstre di Berlino. O magari fuori. Come dimenticare infatti che in questi stessi giorni in cui il festival bat son plein, e fino al 15 marzo, fuori sacco è possibile vedere alla daadgalerie The Return of the Axum Obelisk l’installazione capolavoro di Theo Eshetu, il cine e videoasta afrodiscendente italiano più apprezzato oltre frontiera?

Questa Berlinale passerà alla storia anche per il ritorno in concorso di Rachid Bouchareb, dopo l’Orso d’argento per l’interpretazione al grande Sotigui Kouyaté, protagonista di London River (2009). Remake, traslato nel New Mexico di oggi in collaborazione con Yasmina Khadra, di Due contro la città - romanzo e film di José Giovanni -, La voie de l’ennemi viene descritto come una sorta di thriller di frontiera centrato sullo scontro fra un ex-galeotto neoconvertito all’islam (Forest Whitaker) ed uno sceriffo che ha conti in sospeso con lui (Harvey Keitel).
Buone notizie anche dalla sezione Forum, tradizionalmente una delle più ricche e aperte all’universo globale dell’audiovisione, che anche quest’anno ospita diverse proposte di tutto interesse. A partire da Al midan (The Square è il titolo internazionale e anche italiano), diretto dalla cairota Jehane Noujaim e dal 20 febbraio in sala anche da noi, grazie alla I Wonder Pictures. Candidato agli Oscar come miglior doc, girato dalla regista del pluripremiato Control Room, presentato al Sundance 2013 e in Italia al Biografilm Festival di Bologna, Al Midan si presenta come un vibrante resoconto dall’interno della rivolta di piazza Tahrir, risultato di due anni di lavoro.

Sempre per Forum, in prima mondiale invece viene presentato Arij - Scent of a Revolution, diretto dalla studiosa documentarista tedesco-egiziana Viola Shafik: in questo caso si tratta di un percorso nell’Egitto urbano di oggi, a captarne l’aria di rivoluzione, per dirla con Battiato, sulle tracce di quattro personaggi di differenti estrazioni sociali e generazioni. Sempre in Forum, c’è interesse per il belga N - The Madness of Reason di Peter Krüger, con sceneggiatura di Ben Okri, biopic del singolare musicista ed enciclopedista francese Raymond Borremans, espatriato dagli anni Trenta nell’allora Africa Occidentale Francese. Ma non perderei per niente al mondo Fluch der Medea (Forum Expanded), gli appunti per un film su Medea che la nigeriana - tedesca d’adozione - Branwen Okpako, ha realizzato, dialogando con Christa Wolf sul comune destino dei colchidi come Medea, la cui cultura viene negata dagli abitanti di Corinto, e dei migranti nella Germania di oggi.

Le altre buone notizie arrivano dal Sudafrica post-Mandela, presente con diversi film, dal medio Unogumbe del redivivo Mark Dornford-May (Berlinale Shorts Competition), ispirato a Noye’s Fludde di Britten e già presentato a Toronto, al corto iBhokhwe di John Trengove (in Generation 14plus Short Film). In Berlinale Shorts Competition, oltre ai citati Afronauts e Unogumbe, troviamo almeno altri tre corti degni di nota. Om Amira del cairota Naji Ismail è il ritratto della migliore venditrice di patatine fritte nel peggiore delle locations, Tahrir Square. Xenos, diretto dal dubaino Mahdi Fleifel, segue le tracce di un rifugiato palestinese, dal gigantesco campo libanese di Ain el-Helweh alla Grecia al collasso di oggi. Raconte-moi des salades, corto di finzione del francese Olivier Barco, espatriato in Belgio, stempererà i toni con un immersione nella cucina "multietnica" di un ristorante di Bruxelles.
Da segnalare, nella sezione panoramica German Cinema - LOLA@Berlinale, la riproposizione di alcuni film tedeschi di ambientazione africana: Layla Fourie di Pia Marais, Exit Marrakech di Caroline Link e i doc Fremd di Mirian Fassbender e Der Kapitän und sein Pirat di Andy Wolff.

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
lunedì 18 marzo 2019

La cittadinanza come luogo di lotta

Il prossimo venerdì 29 marzo 2019 dalle ore 18:30 alle 20:30 il nostro Leonardo De Franceschi (...)

lunedì 18 marzo 2019

Io sono Rosa Parks alla Feltrinelli

Sono tutti Rosa Parks i 12 ragazzi e ragazze di #ItalianiSenzaCittadinanza protagonisti di Io (...)

lunedì 18 marzo 2019

UNAR 2019: Diversi perché unici

Come ogni anno, in occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione delle discriminazioni (...)

martedì 5 marzo 2019

Afrofuturismo Femminista

Sabato 9 marzo alle ore 18, nell’ambito della Fiera dell’editoria delle donne Feminism, alla (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha