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Paris mon paradis

di Éléonore Yameogo

L’eldorado infelice

L’Europa continua a rappresentare l’Eldorado per le donne e gli uomini provenienti da molti paesi africani: un mito che a volte rappresenta la salvezza dopo la fuga da paesi devastati dalla violenza di guerre civili, altre volte è la speranza di una vita migliore, di un lavoro decoroso e giustamente retribuito. Quello dell’Eldorado è un mito che non ha mai trovato riscontro. Una delle città che più rappresenta questa ricerca della felicità è Parigi. La regista burkinabe Éléonore Yameogo, dopo essersi diplomata presso la SIS (Institut Supérieur de l’Image et du Son) in Burkina Faso, ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire cercare l’Eldorado e trovare dolore, infelicità, emarginazione, solitudine e indifferenza. La regista ha scoperto Parigi e l’inganno con cui il fascino dell’Europa lascia credere a molti migranti che si possa trovare una vita migliore. Con il suo cortometraggio La Main tendue (2008), Yameogo aveva già affrontato il mito dell’Europa nella preparazione del viaggio verso Parigi di una ragazza di Ouagadougou. Nel 2011 la regista porta a termine il suo primo lungometraggio, Paris mon paradis, nel quale racconta la cruda e triste realtà degli immigrati che arrivano nella Ville Lumière.

Paris mon paradis è un documentario che racconta la vita degli immigrati africani a Parigi e lo fa seguendo in particolare alcune storie: quella di Bintou, ragazza del Burkina Faso che dopo anni è riuscita d avere il permesso di soggiorno, di Ambroise Shaba del Senegal che lavora vendendo braccialetti a Montmartre perché non vuole fare l’elemosina e dell’anziano Traoré del Mali, un senza tetto che vive nel quartiere de La Goutte d’Or. Yameogo ha incontrato queste persone per comprendere attraverso le loro storie “quale realtà si nasconde dietro questo mito”. Dai sudanesi che vivono sotto i ponti della metropolitana, ad un gruppo di famiglie del Mali che sono state sfrattate e che vivono in strada chiedendo alle autorità il diritto ad avere un alloggio popolare, la regista ha indagato con passione in un mondo sotterraneo, nella realtà parallela della capitale francese.

Le storie personali dei migranti si riconoscono in un universo collettivo e possono trovare forza e speranza solo nell’unione, come dimostra l’esperienza del collettivo Sans Papiers raccontata dal suo responsabile Sissoko Arzoumane. L’idea del collettivo è quella di organizzare, unire, non nascondersi e di chiedere apertamente allo Stato francese il diritto ad essere riconosciuti come cittadini e dunque il diritto al lavoro e ad un alloggio. Arzoumane racconta come questa organizzazione abbia portato i suoi frutti nel 2007 con l’approvazione dell’articolo 40 che permette la regolamentazione degli immigrati clandestini che lavorano.

La regista alterna le interviste alle immagini della città sfavillante: il documentario inizia mostrando i cliché della città, dalla Senna a Montmatre. All’interno di questi luoghi iniziano a presentarsi alcuni dei protagonisti del documentario con Ambroise Shaba che vende braccialetti ai turisti. La regista alterna interviste nelle quali emerge la realtà dolorosa in cui vivono gli immigrati e li segue nel loro percorso: Bintou riesce a tornare in Burkina Faso per trovare i genitori, un viaggio complesso e pieno di contraddizioni, contraddistinto dalla paura prima della partenza e dalla sensazione iniziale di voler andar via appena arrivata. Ambroise è riuscito a trovare un lavoro come imbianchino e dichiara d’iniziare forse a comprendere i francesi. Ma le loro esperienze, in parte positive, mantengono sempre un’ombra di tristezza e melanconia. Tutto intorno le vite degli immigrati continuano tra privazione dei diritti e violenze, come quelle mostrate dalle riprese di una manifestazione per il diritto all’alloggio: la polizia senza fare distinzione picchia i manifestanti, donne incinte e bambini. Scene strazianti di Médiapart che la regista ha inserito per mostrare la violenza e il disprezzo con cui sono trattati gli immigrati. Paris mon paradis, presentato al Fespaco 2011 nella sezione Documentari aficani, è un film amaro, triste nel quale la città di Parigi più che mai riconoscibile mostra l’altra sua faccia, il lato oscuro dell’Eldorado dal quale è addirittura impossibile scappare: dopo 43 anni, con una pensione d’invalidità di 370 euro mensili, Traoré vive per la strada, non può tornare a casa per un errore burocratico e l’unica cosa che aspetta è la morte perché è stufo di questa vita.

Alice Casalini

Cast & CreditsParis mon paradis
Regia: Éléonore Yameogo; fotografia: Rodrigue Ako, Jacques Kam, Valérie Morhino de Moura; suono: Rodrigue Ako, Jacques Kam, Valérie Morhino de Moura; montaggio: Julien Chiaretto; con: Arzumane Cissokho, Djibril Diaby, Bintou Nakanabo, Ambroise Shaba, Amoro Traoré; origine: Francia/Burkina Faso, 2011; formato: HD; durata: 67’; produzione: Overlap Films (Erwann Creac’h, Romain Da Costa, Éléonore Yameogo), RTV; distribuzione internazionale: Overlap Films.

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