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JCC. Verso la ripresa

a cura di Leonardo De Franceschi

Chiusa la 25ma edizione delle Journées Cinématographiques de Carthage

Sabato 6 dicembre, con la consegna dei premi al Théâtre Municipal di Tunisi, si sono chiusi i lavori delle 25me Journées Cinématographiques de Carthage, “madre” di tutti i festival dedicati alle cinematografie d’Africa e dei paesi arabi, a pochi giorni da quelle elezioni presidenziali che hanno segnato una nuova tappa nella lunga marcia del popolo tunisino verso la democrazia. Si è trattata di un’edizione fortunata per la Palestina, che si è portata a casa due dei tre premi principali, seducendo giuria e pubblico specialmente con Omar di Hany Abu Assad, già apprezzato all’ultimo festival di Cannes. Dal palmarès escono bene però anche la Tunisia delle nuove leve al femminile, che pure aveva solo un film in competizione ufficiale lunghi (Kaouther Ben Hnia ha avuto il Tanit d’Oro nella sezione corti e Hamza Ouni quello di bronzo nel concorso doc) e l’Algeria (L’Oranais di Salem ha vinto il premio per il miglior attore, il veterano Khaled Benaïssa e il Tanit di bronzo nella sezione corti). Come da tradizione, le cinematografie subsahariane sono sempre un po’ in ombra: tuttavia, gli ultimi, pluripremiati, lavori di Dyana Gaye (Des étoiles) e Dieudo Hamadi (Examen d’État) hanno convinto anche i giurati delle JCC.

Tra gli altri film in competizione, sono rimasti a bocca asciutta registi affermati come il burkinabè Dany Kouyaté (Soleil) e l’egiziano Ahmed Abdalla (Décor), che poco hanno coinvinto evidentemente la giuria, composta quest’anno da personalità di primo piano come Danny Glover, i registi Selma Baccar (Tunisia), Moussa Touré (Senegal) e Nadir Moknèche (Algeria) e l’attrice egiziana Mena Shalaby.
Ispirato al modello del veneziano Final Cut e di altri premi per la postproduzione di film, l’Atelier Takmil (“completamento”, in arabo) ha visto sfilare nove progetti di lungometraggio, da diversi paesi dello scacchiere africano: L’Oeil du Cyclone di Sékou Traoré (Burkina Faso), The Revolution Won’t Be Televised di Rama Thiaw (Senegal), gli egiziani In The Last Days Of The City di Tamer El Saïd e Little Eagles di Mohamed Rashad, e ben tre titoli tunisini, The Dead Can’t Vote di Sarra Abidi, La Fille du 8 janvier di Marouane Meddebet ed El Medestansi di Hamza Ouni. L’atelier ha organizzato anche una tavola rotonda sulla distribuzione e la visibilità dei film arabi e africani in Europa, un incontro promosso dalla Fédération panafricaine des cinéastes (Fepaci) e dal Fonds panafricain du cinéma et de l’audiovisuel (Fpca) e un forum voluto dal programma Euromed e dall’Unione Europea.

Ecco il palmarès ufficiale:

Su 12 films selezionati nel concorso cortometraggi tunisini, sono stati premiati:
Pousses de printemps d’Intissar Belaid (1° Premio)
Abderrahman, di Elias Sfaxi (2° Premio),
Boubarnous, di Badi Chouka (Premio TV5 Monde),

Su 19 lungometraggi nel concorso documentari, sono stati premiati:
Tanit d’Oro: The Wanted 18, di Amer Shomali e Paul Cowan (Palestina)
Tanit d’Argento: Examen d’État, di Dieudo Hamadi (RDC)
Tanit di Bronzo: El Gort, di Hamza Ouni (Tunisia)
Menzione speciale: Nelson Mandela: The Myth and Me, di Khalo Matabane (Sudafrica)

Sui 16 film della competizione corti, sono stati premiati:
Tanit d’oro: Peau, di Colle de Kaouther Ben Hnia (Tunisia)
Tanit d’Argento: Madama Esther, di Luck Razanajaona (Madagascar)
Tanit di Bronzo: Les Jours d’avant, di Karim Moussaoui (Algeria)

Sui 15 lungometraggi in lizza per la sezione principe, il concorso lungometraggi, hanno ricevuto premi:
Tanit d’Oro: Omar, di Hany Abu Assad (Palestina)
Premio Speciale della Giuria: Des étoiles, di Dyana Gaye (Senegal)
Tanit d’Argento: C’est eux les chiens, di Hicham Lasri (Marocco)
Tanit di Bronzo: Before Snowfall, di Hisham Zaman (Irak)
Premio del pubblico: Omar, di Hany Abu Assad (Palestina)
Migliore sceneggiatura: Omar, di Hany Abu Assad (Palestina)
Miglior attore: Khaled Benaïssa per il suo ruolo in L’Oranais, di Lyes Salem (Algeria)
Premio della giuria giovane: Omar, di Hany Abu-Assad (Palestina)

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