title_magazine

Cannes 69. The Last Face

di Sean Penn

Il lastrico dell’inferno

Presentato al Festival di Cannes nel 2016 e ora nelle sale italiane con il titolo Il tuo ultimo sguardo : ecco i nostri motivi per NON vederlo!

*** L’unica buona notizia alla fine è che, a giudicare dai responsi feroci della critica, Thierry Frémaux e compagni hanno pagata cara la scelta di mettere in competizione The Last Face di Sean Penn, patinatissimo e indigeribile melodramma a tinte forti di ambientazione africana che, oltre a non offrire valori cinematograficamente significativi né sul piano della scrittura né su quello delle interpretazioni, rappresenta un catalogo male assemblato di idées réçues di matrice africanista ed eurocentrica. Particolarmente offensiva suona la scelta del concorso, in un’annata nella quale non ci sono film africani in lizza per la Palma d’Oro.

Ginevra. Wren Petersen (Charlize Theron) si accinge a pronunciare un discorso nel corso di una serata-concerto organizzata dalla ONG Médecins du monde, fondata dal padre. Accanto a lei il medico spagnolo Miguel Leon, cui è legata sentimentalmente ma che presto tornerà in Africa, ad operare sul campo. Guidati dalla voce narrante di Wren, ripercorriamo le curve della loro relazione, nata in circostanze del tutto eccezionali, dal loro lavoro fianco a fianco in due devastanti scenari di guerra civile, la Liberia e il Sud Sudan. Wren è cresciuta col mito del padre ma, pur avendo la laurea in medicina, sembra destinata a un futuro da ambasciatrice diplomatica della ONG. L’incontro con Miguel le risveglia la passione per la cura, a contatto con tanti bambini e donne in situazione di inenarrabile sofferenza fisica e psicologica.

Tuttavia, Wren non tarda a capire di non avere lo stomaco per continuare a svolgere la professione medica in situazioni così estreme, in cui la stessa incolumità degli operatori è costantemente messa a rischio. Di più, è convinta che in determinati casi, più che sostituirsi a Dio e decidere chi far sopravvivere e chi sacrificare, sia preferibile cancellare alcune missioni e sollevare un’eco mediatica per scuotere l’Occidente. La presenza di una cugina francese (Adèle Exarchopoulos) nel medesimo team introduce una variabile che complica il rapporto sentimentale fra Wren e Miguel. A conti fatti, ciascuno dei due andrà incontro al destino che sembrava segnato da sempre, con buona pace dell’Africa e degli africani, che continuano a massacrarsi in guerre civili sempre più sanguinose e coreografiche.

Alla proiezione per la stampa, ci è voluto poco per capire che la mattina marcava male. I titoli di testa di The Last Face si aprono con una frase che suona, più o meno, “solo la brutalità di un amore impossibile fra un uomo e una donna può essere paragonata alla brutalità di una guerra civile in Africa”: l’esergo ha suscitato un’ondata di risatine nervose che preannunciava le bordate di fischi finali. Gli interminabili 131 minuti hanno fatto il resto.
Certo, girato in Sudafrica, dove nella finzione, a Cape Town, Wren ha una lussuosa villa con pontile sul fiume, fotografato con implacabile raffinatezza oleografica da Barry Aykroyd (The Hurt Locker, Captain Phillips, United 93), sostenuto costantemente da un convenzionale ma efficace score del premio Oscar Hans Zimmer, accompagnato da una messinscena che non lesina in ricostruzioni, effetti speciali di macabro realismo e utilizzo di figuranti (più di cinquemila, in alcune scene) il film di Penn esibisce una confezione formale impeccabile, nonostante sia una produzione indipendente. Non abbiamo neanche dubbi sulle buone intenzioni del regista, di cui si conoscono l’impegno in cause legate a scenari di crisi umanitarie, da Katrina ad Haiti. Ma la sceneggiatura originale, firmata da Eric Dignam, e a quanto pare circolante nel giro della Hollywood che conta da diversi anni – Penn l’ha letta sedici anni fa – è di una inconsistenza drammaturgica francamente imbarazzante anche solo a rimanere sul livello della relazione fra i due medici cooperanti.

Totalmente insopportabile diventa inoltre il livello della discorsività o della rappresentazione quando in gioco entrano l’Africa e i suoi “mali” endemici. Il rapporto fra gli occidentali e il contesto circostante è praticamente inesistente: da un capo all’altro del continente più che malati da curare ci sono ferite da ricucire, gambe da amputare, cesarei da fare in piena foresta, montagne di cadaveri su cui festeggiano nuvole di mosche, bambini soldato vestiti come per una festa di Halloween e guerriglieri che parlano immancabilmente inglese. E poi ci sono i nostri due cooperanti, che tagliano, cuciono, tamponano, e si inseguono sentimentalmente fra un bombardamento e l’altro. Se questo è il cinema che ci dobbiamo aspettare da un liberal radicale tanto vale votare Trump.

Leonardo De Franceschi | 69. Festival di Cannes

Cast & CreditsThe Last Face
Regia: Sean Penn; sceneggiatura: Erin Dignam; fotografia: Barry Ackroyd; montaggio: Jay Cassidy; scenografia: Andrew Laws; musica: Hans Zimmer; interpreti: Javier Bardem, Charlize Theron, Adèle Exarchopoulos, Jared Harris, Jean Reno; origine: USA, 2016; durata: 131’; produzione: River Road Entertainment.

Versione stampabile: Enregistrer au format PDF
fine_sezione
title_news
giovedì 21 marzo 2019

Rappresentare le migrazioni oggi

Lunedì 25 marzo, alle ore 17.30, in via della Dogana Vecchia 5 (Roma) si svolgerà la serata (...)

giovedì 21 marzo 2019

Fescaaal 2019: apre Fiore gemello

La cerimonia di apertura del 29° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina (FESCAAAL) (...)

lunedì 18 marzo 2019

La cittadinanza come luogo di lotta

Il prossimo venerdì 29 marzo 2019 dalle ore 18:30 alle 20:30 il nostro Leonardo De Franceschi (...)

lunedì 18 marzo 2019

Io sono Rosa Parks alla Feltrinelli

Sono tutti Rosa Parks i 12 ragazzi e ragazze di #ItalianiSenzaCittadinanza protagonisti di Io (...)

SOSTIENI CINEMAFRICA
title_newsletter
title_add_website


Inserisci il codice numerico
captcha