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SalinaDocFest: mettere a fuoco le storie che attraversano il Mediterraneo

di Maria Coletti

SalinaDocFest - Festival del documentario narrativo, X edizione, 7-12 giugno 2016

La decima edizione del SalinaDocFest (7-12 giugno) si apre oggi a Santa Marina Salina (h.20.30) con l’evento speciale Premio Mediterraneo/Lady Wilmar dedicato a Fuocoammare, il film di Gianfranco Rosi vincitore dell’Orso d’Oro alla Berlinale 2016.
La proiezione è preceduta da un intervento del regista, in collegamento da Londra con la piazza, dove Corrado Formigli, insieme al critico cinematografico Lee Marshall e al montatore Jacopo Quadri, affronterà il tema "Lampedusa tra reportage e cinema del reale", con la proiezione in esclusiva dei materiali inediti tratti dal premontaggio del film.

Sul sito ufficiale del festival (http://www.salinadocfest.it/2016/), dedicato al documentario narrativo e diretto da Giovanna Taviani, sono pubblicati i titoli e le schede dei film che concorrono nelle due sezioni competitive ufficiali, Madre Mediterraneo (internazionale) e Sicilia.Doc (nazionale), insieme al programma completo dell’edizione.

Qui anticipiamo alcuni titoli che ci stanno a cuore, oltre a un focus dedicato all’Algeria e agli eventi musicali:

Nella mia testa una rotatoria (Dans ma tête un rond point)
dell’algerino Hassen Ferhani (2015)
Nel più grande mattatoio di Algeri, non c’è solo il sangue degli animali, ma ci sono soprattutto uomini che lavorano e sognano. Un mondo dove si succedono speranze, amarezze, amori che disegnano un mondo che prende forma sotto i nostri occhi. Nel luogo dove si ferma la vita animale, continua, imperturbabile, quella umana.

Sponde. Nel sicuro sole del Nord
dell’italiana Irene Dionisio (Italia, 2015)
Un giorno Mohsen Lidhabi, postino di Zarzis – Tunisia, cercando sulla spiaggia materiali per le proprie sculture, trova un corpo. Senza farsi troppe domande decide di dare allo sconosciuto degna sepoltura. Su l’altra sponda del Mediterraneo, a Lampedusa, Vincenzo, becchino in pensione, assiste alla stessa epifania e prende la medesima decisione. I due uomini, Mohsen e Vincenzo, iniziano a scriversi e in questo modo ci parlano di un’umanità profonda che si confronta con l’osceno della storia attuale.

Les Sauters
di Moritz Siebert, Estephan Wagner e Abou Bakar Sidibé (Danimarca, 2016)
Sull’enclave spagnola di Melilla, sulla costa mediterranea settentrionale dell’Africa, si affaccia il Monte Gurugu. Qua la frontiera tra Europa e Africa sono tre recinzioni, non il mare. I rifugiati vivono ai piedi del monte. Uno di loro è Abou Bakar Sidibé, maliano, protagonista e regista del film. Dopo più di un anno e moltissimi tentativi falliti di battere il sistema di recinzione, Abou inizia le riprese di un documentario, concentrandosi sulla sua routine quotidiana, le perlustrazioni della zona e le attese che si interpongono tra i tentativi di scavalcare il confine.

Shashamane
di Giulia Amati (Italia, 2016)
Il viaggio verso Shashamane in Etiopia, dove una comunità di afro-americani è tornata a vivere nella terra dei padri cantata da Bob Marley. Un esodo di ritorno che per alcuni rappresenta un approdo, per altri una gabbia dalla quale non poter più uscire. Shashamane racconta un capitolo della lunga storia della diaspora africana attraverso le voci di uomini e donne che dopo 400 anni dall’inizio della schiavitù, hanno lasciato l’Occidente per cercare la loro terra promessa. Shashamane, dopo la Palestina di This Is My Land … Hebron, è il secondo film di una trilogia sulla terra promessa.

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