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JCC28: Félicité

di Alain Gomis

Mamma Kinshasa

Ripubblichiamo la nostra recensione in occasione della 28ma edizione delle JCC (Journées Cinématographiques de Carthage) di Tunisi (4-11 novembre 2017), dove il film ha vinto i premi per la migliore interpretazione femminile (Véro Tshanda Beya) e per la migliore musica originale.

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Dopo il grande successo ottenuto al Festival di Berlino, dove ha vinto l’Orso d’Argento, e al Fespaco di Ouagadougou, dove ha ricevuto l’Etalon d’Or, Alain Gomis presenta Félicité anche a Milano, in questi giorni, grazie al Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, dove è selezionato nel Concorso Lungometraggi Finestre sul Mondo.

Classe 1972, nato a Parigi da madre francese e padre senegalese, Gomis ha dimostrato fin da subito un talento straordinario nel racconto per immagini, capace di mescolare realismo e visionarietà, e un filo rosso che lo fa riflettere sui temi dell’identità e sul suo rapporto con il Senegal e più in generale con il continente africano. Dopo opere del calibro di L’Afrance (2001), Andalucia (2006) e Tey (Aujourd’hui, 2012), Gomis firma con Félicité un capolavoro della maturità, tratteggiando per la prima volta un forte ritratto femminile, che dà il nome al film, incarnato con intensità dalla protagonista, Véro Tshanda Beya Mputu.

Félicité è una donna fiera e autonoma che si guadagna da vivere cantando in un bar di un quartiere popolare di Kinshasa. Quando il figlio sedicenne Samo ha un incidente con il motorino, rischia di perdere una gamba e i soldi non bastano per l’ospedale e per provvedere alla sua salute. Félicité si getta allora a capofitto nel tentativo disperato di appellarsi all’aiuto della comunità, cosa che però risulta molto più complicata di quanto aveva sperato. Le amare vicissitudini della vita mettono a dura prova la sua indipendenza, e Félicité va alla deriva, sprofondando e rifugiandosi nei suoi sogni. L’incontro con Tabu, che va a tutti i suoi concerti e che cerca a suo modo di aiutarla, la aiuta a ritrovare la rotta.

Se la trama può apparire semplice e lineare, in realtà la potenza del film sta nell’aver saputo frammentare il racconto, istante per istante, come in un quadro pointilliste in cui il senso globale lo si percepisce bene da lontano, da una certa distanza, mentre da vicino ci colpiscono e quasi stordiscono le macchie di colore che si accavallano le une sulle altre. La vita di Félicité è in questa vertigine di musica, canto, tragedia, disperazione, rivolta, sconfitta, apatia, rinascita. La gamba amputata del figlio è l’improvviso annullamento di una parte di sé. I suoi testardi tentativi di trovare una soluzione per salvarlo non sono bastati e allora non resta che annullarsi, sprofondare nel nulla di una realtà immaginaria. Ma la vita è più potente e ritorna.

Tutto questo Gomis lo trasmette con una regia fatta di primi e primissimi piani sulla protagonista e sulle persone che la circondano. Con movimenti di macchina nervosi, a mano, che seguono Félicité nel suo tortuoso cammino e che ci fanno condividere il suo sguardo. E sono proprio i suoi occhi, insieme alla sua voce, a condurci, a dare un senso alla realtà che vediamo sullo schermo. La sua voce ci trascina in una sorta di trance, mentre gli occhi, ostinati nella sconfitta come nella rivolta, sembrano distanti, ma in realtà catturano le contraddizioni del presente che si ammucchiano nelle strade polverose di Kinshasa: la miseria e la poesia, la solidarietà e l’indifferenza, l’amore e la violenza.

Il film è il racconto musicale dell’amore per la vita, nonostante tutto. Di un ritorno alla vita, accarezzata dalla voce calda e graffiante di Félicité e consacrata dai brani dell’orchestra sinfonica di Kinshasa, testimone, come un moderno coro greco, di chi ogni giorno cade e si rialza.

Maria Coletti | 27. Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina

Cast & CreditsFélicité
Regia: Alain Gomis; sceneggiatura: Alain Gomis; fotografia: Céline Bozon; montaggio: Fabrice Rouaud; suono: Benoit De Clerck; interpreti: Véro Tshanda Beya, Papi Mpaka, Gaetan Claudia; musiche: The Kasaï Allstars, Arvo Pärt; origine: Francia/Senegal/Belgio/Germania/Libano, 2017; durata: 123′; produzione: Arnaud Dommerc, Alain Gomis, Omar Sall per Andolfi, Granit Films; distribuzione: Jour2fêtesales

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