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Cidade dos homens (City of Men)

di Fernando Meirelles, Paulo Morelli, Katia Lund, Philippe Barcinski, Regina Casè

Sogni sospesi tra la città di fango e la città di cemento

Nel 2002, il regista brasiliano Fernando Meirelles si era imposto all’attenzione internazionale con il film Cidade de deus (City of God): una cruda storia di violenza, povertà e lotta per la sopravvivenza ambientata in un favela brasiliana e tratta dal romanzo di Paulo Lins. Dopo essere tornato alla ribalta con il film The Constant Gardener (2005) – presentato in concorso a Venezia e anch’esso distribuito in sala in Italia – il brillante e promettente regista fa parlare di nuovo di sé grazie alla serie televisiva Cidade dos homens (City of Men).

La serie – realizzata in Brasile subito dopo il film – ha avuto un successo strepitoso (35 milioni di spettatori) ed è stato distribuita anche in homevideo. Prodotto dalla TV Globo e O2 Filmes in collaborazione con Fox International, la serie è stata acquistata per l’Italia ed è stata presentata in anteprima alla Festa Internazionale di Roma (episodi 1 e 4) prima di essere messa in onda su Cult (dal 18 ottobre ogni mercoledì alle 22, con repliche il venerdì e il sabato in prime time).

Nonostante il riferimento al film contenuto nel titolo e nell’ambientazione nelle favelas di Rio de Janeiro, la serie City of Men non è lo spin-off del lungometraggio City of God: le uniche cose in comune sono l’ambientazione, il regista e due giovanissimi attori. Mireilles si cimenta con un format molto diverso e, grazie ad un mirabile lavoro di equipe con un gruppo affiatato di co-registi e co-sceneggiatori, realizza un prodotto di grande qualità, che unisce sperimentazione formale e profondità di sguardo, divertimento e connotazioni socio-antropologiche su una realtà fatta di miseria e violenza, ma anche di ironia e voglia di farcela, attraverso i sogni e la fantasia.

La serie si regge essenzialmente sulle vicissitudini quotidiane di due ragazzini delle favelas di Rio, due amici afro-brasiliani che diventano un po’ il simbolo delle minoranze africane in Brasile, ma anche di una più ampia classe sociale fatta di dannati della terra che però mostrano in questo caso anche una faccia positiva. Laranjinha (Darlan Cunha) e Acerola (Douglas Silva) sono in realtà due adolescenti come tanti nel mondo, di fronte ai soliti problemi: la scuola, l’amicizia, l’amore, la famiglia. Solo che il tutto è complicato da un ambiente sociale particolarmente duro, pericoloso e pieno di problemi economici, così anche le ambizioni più normali (tipo andare in gita, comprarsi delle scarpe da ginnastica o dei cd musicali, andare a trovare la nonna) diventano delle imprese incredibilmente avventurose e impossibili (condite anche dalla fervente immaginazione dei due eroi).

I registi sembrano divertirsi a ribaltare cliché e dare punti di vista molteplici e contrastanti del mondo delle favelas: particolarmente riusciti mi sembrano, nella prima e nella quarta puntata, il capovolgimento storico e sociologico di alcuni stereotipi consolidati. Nella prima puntata, “A coroa do imperador” (L’imperatore della favela), la storia coloniale insegnata a scuola sulle battaglie dei re portoghesi diventa comprensibile per Acerola solo quando la applica all’esempio degli scontri tra gang rivali di diverse favelas. Nel quarto episodio, l’opposizione tra la città di fango e la città di cemento, ovvero tra la favela e la città di Rio de Janeiro, viene esemplificata attraverso l’opposizione tra Laranjinha (detto Uolàce) e Joao Victor, un suo coetaneo di buona famiglia che vive in un appartamento in città: tra il ragazzino nero, povero e affamato e il ragazzino bianco, borghese e viziato all’inizio sembra esserci una distanza abissale, ma poi i due finiscono per apparire per quello che sono, due facce diverse di una stessa medaglia.

Insomma, la serie riesce ad affrontare in modo non banale anche argomenti di scottante attualità, come la convivenza multiculturale, la violenza, la miseria sempre più diffusa, senza rinunciare alla visionarietà e alla sperimentazione linguistica. Le scelte di regia e di narrazione sono orientate verso uno stile dinamico, che movimenta l’immagine senza appesantirla, verso una sorta di decostruzione narrativa che si nutre di un montaggio veloce e di interventi ipertestuali sull’immagine (scritte, disegni, fotografie, ecc.) che riescono a far convivere diversi mezzi espressivi (la musica, il rap, l’immagine, i dialoghi, i commenti in voice over).

Le due puntate presentate in anteprima alla Festa di Roma sono state proiettate in versione originale con sottotitoli: è un peccato che invece la serie vada in onda in versione italiana, facendo perdere molta della musicalità e del ritmo del linguaggio. Ma la struttura narrativa è talmente ben costruita e avvincente che l’attenzione e la simpatia per i due giovani protagonisti rimane intatta. Non ci rimane che continuare a seguire le loro storie e i loro sogni, almeno fino al 13 dicembre.

Maria Coletti

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Cast & CreditsCidade dos homens (City of Men)
Regia e sceneggiatura: Fernando Meirelles, Paulo Morelli, Katia Lund, Philippe Barcinski, Regina Casè; fotografia: Estevão Ciavatta, Adriano Goldman; montaggio: Daniel Rezende, Karem Harley, Gustavo Giani, Pedro Amorim, Mirela Martinelli, Sergio Mekler; musica: Berna Ceppas e Kassin, Beto Villares, Antonio Pinto e l’Istituto Buraco, Dado Villa-Lobos; interpreti: Darlan Cunha, Douglas Silva; origine: Brasile, 2005; formato: Digibeta; durata: 19 episodi di 30’ – fine della serie prevista il 13 dicembre 2006; produzione: Fernando Meirelles, Andrea Barata Ribeiro, Bel Berlinck per TV Globo, 02 Fimes; library: Cult (canale 142 di Sky); sito ufficiale: http://cidadedoshomens.globo.com; sito italiano: www.cityofmen.it

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