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Hudûd, i confini dell’immaginario. Lo spazio domestico e urbano nei cinema del Maghreb

di Leonardo De Franceschi

Numerosi testi di sociologia e antropologia hanno confermato la fondatezza di un’impressione fortissima che mi ha sempre accompagnato durante la visione di film provenienti da quest’area del Mediterraneo: lo spazio delle città, teatro sempre più centrale per seguire l’evoluzione dei costumi e delle modalità di organizzazione delle società maghrebine, si mostra tuttora attraversato da una rete invisibile di barriere - tra interno ed esterno, privato e pubblico - che tende a definire territorialmente luoghi maschili e femminili, con l’effetto di limitare l’esistenza di aree di interscambio fra i sessi, la libertà di movimento dei soggetti femminili fuori dallo spazio domestico e la loro partecipazione alla vita sociale e politica, a tutti i livelli.

Ben presto, mi sono reso conto che, se lo spazio delle città del Maghreb restituisce attraverso i film un’immagine fortemente strutturata, è anche perché nella mentalità dei suoi abitanti continua ad agire quel paradigma-archetipo della separazione sessuale, rinvenibile tra i principi stessi che hanno orientato l’edificazione delle antiche medine. Per questo, prima di affrontare i testi filmici, mi è parsa opportuna un’ampia sezione introduttiva in cui definire le basi socio-antropologiche della nostra ricerca: mi riferisco alla prima delle tre parti nelle quali si articola lo studio.

Partendo da una descrizione delle caratteristiche urbanistiche e architettoniche degli originali insediamenti urbani, ho tentato una ricognizione nell’immaginario sessuale e spaziale che li ha ispirati, lasciando emergere man mano le evoluzioni, a volte traumatiche, subite sia dallo spazio urbano che dallo stesso immaginario degli abitanti, a contatto con la realtà del colonialismo. Seguendo il filo dell’immaginario spaziale, dall’architettura delle città ai miti legati alla sessualità, dal diritto di famiglia al cinema, mi sono progressivamente avvicinato al mio campo d’indagine. Un’ampia sezione della prima parte del lavoro è infatti dedicata a un’essenziale ricognizione storica delle tre cinematografie, finalizzata a una lettura prospettica delle due parti successive, in cui si articola l’esame dei testi filmici selezionati.

La seconda parte, dopo alcune premesse di carattere metodologico, in cui viene definita la strumentazione di bordo che guiderà il nostro itinerario, presenta uno sguardo trasversale e sincronico su un corpus di 46 testi. Nella terza parte, operata un’ulteriore selezione di nove testi, li analizzeremo inquadrati in quattro serie tematiche. Dal confronto ravvicinato di un nucleo di film che lavorano su spazi assimilabili con prospettive differenti, sarà possibile allo stesso tempo andare più a fondo nella descrizione di alcune grandi articolazioni del territorio urbano.

Se i film selezionati si prestano ad essere considerati come altrettanti (spesso straordinari) documenti socio-antropologici dell’immaginario e del vissuto di un complesso gruppo sociale, questo non accade certo contro la volontà degli autori. Al contrario, come emerge da numerose testimonianze e interviste, numerosi registi tunisini, algerini, marocchini considerano il loro lavoro non solo come espressione di un mondo poetico e di uno stile personali, ma anche come mezzo di conoscenza e riflessione su una realtà sociale spesso difficile, quando non tragica. Se lo spazio pubblico della città rappresentato nei loro film ci si offre come un teatro ideale sul quale valutare le modalità di interrelazione fra i soggetti sociali, registrando in modo assai sensibile ogni progresso nel superamento delle barriere fra i sessi, oppure al contrario un irrigidimento delle divisioni territoriali, è perché i registi stessi utilizzano soluzioni linguistiche efficaci e funzionali a un cinema topografico, che cioè trova nella scrittura con i significanti spaziali, una delle sue più profonde ragioni d’essere.

Leonardo De Franceschi
Hudûd, i confini dell’immaginario. Lo spazio domestico e urbano nei cinema del Maghreb
Università Roma Tre, Dipartimento Comunicazione Letteraria e Spettacolo
Tesi di dottorato di ricerca
XII ciclo | 1998-2000
pp. 544


INDICE

INTRODUZIONE

I. Verso il Maghreb: materiali per un inventario tra cultura, società e cinema
I.1. L’organizzazione dello spazio nella medina araba
I.2. Il microcosmo della casa
I.3. Sacralità del recinto domestico
I.4. Il corpo dell’architettura
I.5. Il velo, o dell’impossibilità di accedere all’esterno
I.6. Educazione e genere
I.7. Lo choc dell’esperienza coloniale
I.8. Le città, dal vecchio al nuovo
I.9. I nuovi stati nazionali e il ruolo della donna
I.10. L’ipoteca della tradizione sugli statuti della persona
I.10.1. La situazione in Marocco
I.10.2. La situazione in Tunisi
I.10.3. La situazione in Algeria
I.11. Ridefinizioni: dall’idea di famiglia all’immagine di sé di un popolo
I.12. L’Islam, l’immagine, il cinema
I.13. Lo sguardo dell’altro
I.14. Le armi della propaganda e il miraggio di un cinema autoctono
I.15. Un cinema nato nel maquis
I.16. Tunisia e Marocco verso il primo lungometraggio, tra impegno ed evasione
I.17. Schegge di “cinema nuovo”
I.18. I conti con la realtà
I.19. In cerca di un nuovo rapporto col pubblico

II. I film: analisi comparata
II.1. Questioni di metodo
II.1.1. La scelta dei film
II.1.2. L’approccio analitico
II.2. Itinerari di appropriazione dello spazio. Topografie trasversali
II.2.1. Dentro la casa
II.2.2. Identikit degli attori
II.2.3. Teatralità, prossemica e territorialità: lo spazio domestico e le tracce del potere
II.2.4. Il quartiere, volto rassicurante (?) dello scenario urbano
II.2.5. Il teatro della città
II.2.6. Attori e scene: la dinamica del desiderio
II.2.7. Scritture dello spazio
II.2.8. Modelli di interpretazione

III. I film: analisi per serie
III.1. La casa, la memoria, l’identità femminile
III.1.1. Une Porte sur le ciel di Farida Benlyazid (Marocco, 1988)
III.1.2. Touchia - Cantiques des femmes d’Alger di Mohamed Rachid Benhadj (Algeria, 1993)
III.1.3. Les Silences du palais di Moufida Tlatli (Tunisia, 1994)
III.1.4. Notazioni seriali
III.2. Il dolce inesorabile potere dei padri
III.2.1. El-Chergui ou le silence violent di Moumen Smihi (Marocco, 1975)
III.2.2. Poupées de roseau di Jillali Ferhati (Marocco, 1981)
III.2.3. Notazioni seriali
III.3. La medina, teatro di iniziazioni
III.3.1. L’Homme de cendres di Nouri Bouzid (Tunisia, 1986)
III.3.2. Halfaouine - L’enfant des terrasses di Férid Boughedir (Tunisia, 1990)
III.3.3. Notazioni seriali
III.4. Algeri, prima e durante
III.4.1. Omar Gatlato di Merzak Allouache (Algeria, 1976)
III.4.2. Bab el-Oued City di Merzak Allouache (Algeria, 1994)
III.4.3. Notazioni seriali

IV. Conclusioni
IV.1. I cinema del Maghreb e lo spazio: uno sguardo d’insieme
IV.2. Il rischio di raccontare il presente

V. Apparati
V.1. Schede tecniche e liste delle sequenze dei film analizzati per serie
V.2. Bibliografia essenziale

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