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Il realismo di Spike Lee tra ricerca formale ed eredità culturale. Note su tre film

di Matteo Gherardini

She’s Gotta Have It (Lola Darling, 1986), inizia con una citazione su schermo nero di Zora Neale Hurston, una delle figure di maggiore spicco non solo del movimento culturale noto con il nome di Harlem Renaissance, ma dell’intero panorama della cultura nera. Più volte è stata rivolta al regista l’accusa di essere razzista al contrario, di occuparsi nei suoi film esclusivamente di afroamericani. D’altra parte, Spike Lee si occupa degli afroamericani perché è la comunità a cui appartiene, che conosce meglio e che maggiormente gli interessa. Come lui stesso ricorda, se Woody Allen parla degli ebrei, Fellini degli italiani e Kurosawa dei giapponesi, perché per Spike Lee dovrebbe essere diverso?

Fin dall’inizio, Lee decide di dare al proprio cinema un taglio caratterizzato dall’impegno civile e spesso dal didatticismo, rimanendo però sempre estremamente attento alla forma artistica. I temi che affronta sono quelli che riguardano la comunità nera e l’interazione tra essa e le altre componenti della società statunitense, analizzando a fondo le dinamiche che nascono in tale contesto. È così che passa dall’analisi della rivalità interna che nasce tra gli studenti afroamericani (School Daze, 1988), ai contrasti esistenti tra la comunità nera e quella italoamericana (Do The Right Thing, 1989), dalle implicazioni che può comportare una relazione interrazziale (Jungle Fever, 1991), ai problemi sociali che affliggono la comunità afroamericana come la droga (Clockers, 1995). Ma, come si diceva, per Lee rivestono una fondamentale importanza la cultura e la storia dei neri, ed è proprio questo aspetto che interessa maggiormente ai fini del presente studio.

Si prenderanno in considerazione tre film del regista newyorkese che mettono bene in evidenza la commistione operata tra attenzione alla ricerca storica, aderenza alla realtà e ricerca formale. L’analisi dei film sarà affiancata da un’analisi del soggetto storico e del significato che esso rappresenta per la comunità nera, mettendo in evidenza inoltre i punti di contatto tra i lavori del regista e alcuni aspetti fondamentali della cultura afroamericana. Si cercherà altresì di capire il modo in cui, a seconda del soggetto, il regista opera le proprie scelte in campo formale, esaminando le differenze tra i vari tipi di linguaggio filmico che egli di volta in volta adotta e osservando il peso che il soggetto del film riveste nella scelta di tali linguaggi.

Matteo Gherardini
Il realismo di Spike Lee tra ricerca formale ed eredità culturale. Note su tre film
Relatore: Leonardo De Franceschi
Correlatore: Stefania Parigi
Università Roma Tre, Facoltà di Lettere
Tesi di laurea (vecchio ordinamento)
A.A. 2005-2006
pp. 206


INDICE

Introduzione

1. Spike Lee e la cultura afroamericana
1.1. Spike Lee conosce la sua storia
1.2. Il realismo didattico di Spike Lee

2. Malcolm X
2.1. Chi era Malcolm X
2.2. Il making-of e le difficoltà nel trattare la materia
2.3. Un film hollywoodiano
2.4. Perché usare un linguaggio bianco

3. Get On The Bus
3.1. L’idea di partenza, la Million Man March
3.2. Il discorso filmico di Get On The Bus tra fiction e cinema verità
3.3. Un film realista

4. Bamboozled
4.1. Mantan – The New Millennium Minstrel Show
4.2. Per un’analisi filmica
4.3. Il concetto di identità culturale in Bamboozled

5. Conclusioni

Schede tecniche
Filmografia di Spike Lee
Bibliografia

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