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Il terzo cinema. Estetica della liberazione e teoria della differenza

di Paolo Contursi

Il termine terzo mondo, coniato nel 1955 alla conferenza di Bandung per connotare l’insieme di quelle nazioni che non si riconoscevano né nel modello di sviluppo capitalista né in quello socialista, ha immediatamente assunto un valore politico ed ideologico di equidistanza dalle posizioni della guerra fredda, restando, però, una dichiarazione di intenti di classi politiche cui è venuta meno la capacità, e spesso la volontà, di perseguire la costituzione di un’alternativa reale. La nascita del cosiddetto terzo mondo è la conseguenza delle vicende storiche che hanno portato l’Europa ad una posizione egemone nelle relazioni intercontinentali ed interculturali: l’epoca del colonialismo.

La natura del colonialismo, che prevede l’uso della violenza per assoggettare intere popolazioni, l’appropriazione delle loro risorse e lo sfruttamento della manodopera locale per produrre una ricchezza che va a beneficio unico degli interessi della nazione colonizzatrice, fa sì che esso possa essere visto come la fase storica in cui il capitalismo, espandendosi su scala globale, ha reso le proprie contraddizioni più evidenti e pressanti.

Forse proprio perché ha potuto percepire direttamente l’entità di tali ingiustizie, il terzo mondo ha saputo anche sviluppare una serie di ipotesi alternative che spaziano dalla sfera politica, con le rivendicazioni delle lotte anticolonialiste, fino a quella religiosa, dove ha prodotto esperimenti innovativi come la teologia della liberazione. Su questo terreno fertile si è inserita anche un’ampia riflessione sui problemi della cultura: lo scopo di questa ricerca è comprendere le modalità con cui essa ha coinvolto il cinema, ma anche, viceversa, capire come il cinema ha dato il suo contributo in questo campo.

Uno dei risultati della riconsiderazione delle manifestazioni culturali innescata dal processo di decolonizzazione, nell’ambito cinematografico, è la teoria del terzo cinema formulata da Teshome H. Gabriel, che costituisce l’unico tentativo di fornire un approccio teorico e critico ai film di tutto il terzo mondo tenendo conto della specificità del loro contesto sociale, politico e culturale. A causa della particolarità dell’oggetto in esame, nella nostra analisi procederemo nella considerazione di tre ordini di problemi: storico, epistemologico e teorico.

L’ambito storico può essere introdotto da questo interrogativo: quando e come si sviluppa il concetto di terzo cinema? Nel fornire una risposta riepilogheremo l’evoluzione di questo concetto, acquisendo così le basi per una sua comprensione analitica, e parallelamente ne ricercheremo i segni nella storia del cinema del terzo mondo.

L’ordine epistemologico, invece, si rifà alla seguente domanda: quali sono gli elementi che determinano il terzo cinema? Il punto in questione, qui, è comprendere come la formulazione teorica compiuta dal terzo cinema possa servire all’individuazione di una pratica filmica atta a decolonizzare gli schermi del terzo mondo, ovvero a restituire attraverso i film quell’identità culturale oppressa dal colonialismo.

Nella terza parte l’asse del nostro lavoro si indirizzerà verso lo studio dei problemi più prettamente teorici: come il terzo cinema si relaziona alla teoria del cinema? A partire dall’indagine sulle dinamiche di dominazione culturale, vedremo come il dibattito sviluppatosi intorno al terzo cinema interroga le definizioni di alterità e marginalità rispetto ai centri di produzione di conoscenza, promuovendo un rinnovamento della teoria nell’analisi delle pratiche filmiche dei soggetti altri. Ma assisteremo, al contempo, alla crisi che gli stravolgimenti storici degli ultimi anni ’80 generano sul terzo cinema stesso, mescolandone le istanze con quelle della diaspora nera e del femminismo. Arriveremo ad una nuova idea di cinema nomade, deterritorializzato, in grado di esprimere i nuovi drammi dell’esilio e della perdita dell’identità, che introduce la fine del terzo mondo in riflesso alla caduta dei blocchi d’influenza contrapposti.

Paolo Contursi
Il terzo cinema - Estetica della liberazione e teoria della differenza
Relatore: Leonardo De Franceschi
Correlatore: Stefania Parigi
Università Roma Tre, Facoltà di Lettere
Tesi di laurea (vecchio ordinamento)
A.A. 2005-2006
pp. 138


INDICE

Introduzione

I. Il terzo cinema fra poetiche e teoria (1969-1989)

1. La formulazione teorica di terzo cinema
1.1. I manifesti: dal Tercer Cine al congresso di Algeri
1.2. Gabriel e il Third Cinema

2. Poetiche di liberazione nel terzo mondo: per una geografia del terzo cinema
2.1. America Latina: il cinema rebelde
2.2. Africa: oltre le insufficienze
2.3. Asia: differenze e contraddizioni
2.4. Il cinema delle diaspore

II. L’estetica della liberazione

1. Il cinema del terzo mondo verso la terza estetica
1.1. Evoluzione del cinema nel terzo mondo
1.2. La terza estetica

2. La rappresentazione filmica: quattro chiavi di lettura
2.1. La questione nazionale e il ruolo dell’autore
2.2. Quale realtà, quale realismo
2.3. Un atto sovversivo
2.4. Identità culturale e memoria popolare

3. Produzione, distribuzione ed esercizio: la sperimentazione tra scelte e necessità

4. Lo spettatore del terzo mondo

III. Gli anni ’80: il terzo cinema e la teoria mainstream

1. Lo sguardo sull’altro
1.1. Scoperte, conquiste, orientalismi
1.2. La rappresentazione razzista dell’altro: lo stereotipo
1.3. L’altro nel cinema occidentale

2. Differenza e marginalità
2.1. Una nuova teoria per il cinema del terzo mondo
2.2. Il problema della marginalità

3. La conferenza di Edimburgo
3.1. Polarizzazioni irrisolte
3.2. Oltre l’estetica

4. Opposizioni binarie e alterità multiple: verso nuovi scenari
4.1. La Feminist Film Theory e il problema della razza
4.2. L’estetica nomade

Conclusioni

Filmografia
Bibliografia

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