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Il sogno africano

di Ray Müller

Leni Riefenstahl ha lasciato un segno nella storia del cinema, per due motivi, che sono stati contemporaneamente la causa della sua gloria ma anche della sua rovina: anzitutto un talento straordinario, una visione moderna ma densa di reminiscenze classiche, un gusto da esteta della bellezza e della perfezione delle forme; in secondo luogo la famigerata collaborazione col regime nazista, che l’ha portata a firmare dei capolavori che però hanno contribuito a diffondere ed esaltare il mito di Hitler e del partito nazista.

La regista incontra il Führer nel maggio del ’32, dopo che aveva assistito alcuni mesi prima ad un suo comizio, rimanendone fortemente impressionata. Hitler le propone di realizzare un film sul quinto congresso del partito che si terrà a Norimberga. La Riefenstahl è riluttante, si ritiene principalmente un’attrice e come regista non è affatto interessata al genere documentario, ma si rende ben presto conto di non poter rifiutare. Nel 1934 è nuovamente chiamata dal Führer a riprendere il sesto congresso della NSDAP a Norimberga, nonostante fosse persino fuggita in Spagna nella speranza che lui affidasse l’incarico a qualcun altro. È così che Leni firma uno dei capolavori indiscussi della storia del cinema documentario e non solo: Il trionfo della volontà.

Tra il ’36 e il ’38 realizza Olympia, commissionato dal Comitato Olimpico che ritrae la manifestazione sportiva tenutasi a Berlino nel 1936, vincitore a Venezia come migliore film straniero, e di altri prestigiosi premi in Francia e Svezia. Per girare il film, diviso in due parti di due ore ciascuna, si avvale della collaborazione di numerosissimi tecnici, sperimenta nuove inquadrature e nuovi tagli, sfruttando punti di vista e angolazioni inedite. Il risultato è un’opera eccezionale, che esalta la bellezza, la forza, la grazia, la dinamicità dei corpi degli atleti, un compendio pressoché unico di tecnica ed estetica cinematografica. Da questo momento cerca di prendere le distanze dal regime nazista, lavorando a progetti autonomi che però incontrano mille difficoltà, anche a causa delle vicende belliche.

Una volta finita la guerra la Riefenstahl subì ben dieci processi, riuscendo a dimostrare che le sue opere non erano organiche al regime, ma che nonostante questo avevano ben incarnato lo spirito del momento. Il mondo artistico, e non solo, cerca di screditarla in ogni modo, e questo per lei rappresenta un durissimo colpo. Donna dal temperamento forte, audace per l’epoca, Leni si sente un’artista a tutti gli effetti e il suo scopo primario è lavorare. Per molti anni si ritira a vivere con la madre, cercando in ogni modo, e tra mille difficoltà, di portare avanti i suoi progetti artistici.

Nel 1956 si reca in Africa per la prima volta, alla ricerca di luoghi e comparse per un film sul commercio degli schiavi. Nel 1962 si trasferisce in una remota regione del Sudan, presso il popolo dei Nuba, in cui ritrova le caratteristiche di forza e fierezza, culturale e fisica, che tanto aveva cercato per il suo film. Nel frattempo il progetto sfuma a causa di un incidente, ma la Riefenstahl rimane folgorata dall’incontro con questa popolazione che vive con ritmi legati alla natura, ai suoi occhi in modo semplice e incorrotto, e che soprattutto non le recrimina gli anni bui del Terzo Reich. Resterà con loro per lunghi periodi, dal 1963 al 1977, instaurando una profonda amicizia, e realizzando diversi documentari e reportage fotografici, sua altra grande passione.

La guerra civile in Sudan le impedisce di tornare dai Nuba, ma nel 2000, all’età di novantotto anni, rieccola finalmente in visita al popolo che tanto aveva amato, accompagnata dal compagno Horst Kettner, e da una troupe cinematografica che ha il compito di immortalare il tanto atteso incontro. Questo documentario, L’Africa di Leni Riefenstahl, curato da Ray Müller, un nome importante tra i documentaristi tedeschi, ripercorre il viaggio della cineasta alla ricerca di un mondo lasciato tanti anni prima e ritrovato ormai corrotto dalla guerra e dall’occidentalizzazione forzata, ma anche una serie di interviste che la cineasta ha rilasciato negli ultimi anni, per ripercorrere le fasi salienti della sua vita privata e professionale.

Ritroviamo la donna forte e vitale che lo stesso Müller aveva immortalato cinque anni prima con La forza delle immagini. Ritroviamo il ritratto di una donna che ha vissuto per il cinema e che continua a farlo, ricercando la bellezza e la vitalità delle immagini attraverso ogni sguardo, affascinata dalla carica sensuale e primigenia dei corpi, dalla vivida drammaticità dei gesti, delle danze, ma anche della vita quotidiana di cui sa cogliere i frammenti. La donna ritratta da Müller non si risparmia all’occhio indagatore della macchina da presa, offrendoglisi, con un’apparente vanità, anche nei momenti più tragici, ma mettendo in luce il rapporto ormai simbiotico di una donna che ha vissuto interamente per il cinema attraverso la potenza delle immagini, che, nel bene e nel male, l’hanno resa un mito del ventesimo secolo.

L’edizione homevideo del film si segnala per numerosi contenuti extra che consentono di approfodire la conoscenza dei Nuba e della carriera di Leni Riefenstahl.

Maddalena Franzosi

Cast & Credits

Il sogno africano (Ihr Traum von Afrika - Leni Riefenstahl im Sudan)
Regia: Ray Müller; fotografia: Michael Teutsch, Raphael Scriba, Ulrich Jaenchen; montaggio: Miroslav Perna; suono: Klaus Kolbe; con: Leni Riefenstahl, Michael Degen, Franziska Petri, Suzanne von Borsody; origine: Germania, 2000; durata: 60’; produzione: Reinhard Klooss e Ray Müller per Odeon Pictures, in coproduzione con Utopia Film; distribuzione homevideo: Medusa Home Video.

DVD nella confezione: 1; supporto: DVD 9 singolo lato doppio strato; regione: 2 (Europa/Giappone); formato video: 1,85:1, 16/9; formato audio: Dolby Digital Stereo; tracce audio: Tedesco, Italiano; lingue sottotitoli: Italiano; contenuti extra: I Nuba Masakin Qisar, I Nuba Kau, Biografia di Leni Riefenstahl, Galleria Fotografica, Trailer del film "Impressioni dal fondo".


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