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This Is My Sister

di Giovanni Piperno

Avere l’Hiv a Nairobi

La rassegna Doc 2007 - curata da Maurizio di Rienzo alla Casa del Cinema - ha dedicato un pomeriggio alla presentazione di due lavori promossi e prodotti dall’Amref (African Medical and Research Foundation), Onlus che da cinquanta anni si batte per sostenere e aiutare il continente africano. Oltre a progetti per aiuti umanitari, per portare medicinali, per la costruzione di scuole e pozzi, Amref ha deciso di cominciare ad intervenire anche sul piano culturale per dare un’immagine diversa dell’Africa, lontana dai cliché che ci vengono quotidianamente proposti. Negli ultimi anni il dramma dell’HIV in Africa è stato, ed è ancora, oggetto di controversie e polemiche internazionali, per il mancato sostegno delle case farmaceutiche e per l’indifferenza di molti paesi. Sono state molte le accuse nei confronti di Stati Uniti ed Europa per il loro disinteresse e anche il cinema non ha mancato di sottolineare e analizzare questo fenomeno, come dimostra l’esempio di The Constant Gardner (2005) di Fernando Mereilles.

L’importanza della rappresentazione che oggi viene data dell’Africa è alla base dei progetti video di Amref ed è proprio la riflessione su questo argomento che ha spinto il regista Giovanni Piperno a cercare un punto di vista nuovo per rappresentare il problema dell’HIV nel suo documentario: This Is My Sister (Questa è mia sorella, 2006). Nella periferia di Nairobi vivono Jane Kinyanjui e suo figlio Alvin: sono entrambi positivi al virus dell’HIV. Jane per seguire il piccolo Alvin perde il lavoro, non sa più che fare, non vuole parlare della sua malattia, perché ha paura di venire isolata e cade in una forte depressione. Parallela alla storia di Jane, c’è quella di sua sorella Martha, una donna forte e di spirito, che desidera aprire un salone di bellezza.

In This Is My Sister finzione e realtà si sono venuti incontro e aiutati vicendevolmente: Martha ha capito che il film poteva essere un modo per aiutare e smuovere Jane, allo stesso tempo Piperno ha trovato in questo modo un privilegiato punto di osservazione. Il regista ha organizzato il documentario alternando quattro elementi tra loro: la storia di Jane e quella di Martha e dell’apertura del suo salone di bellezza, e lo spazio della periferia di Nairobi e quello della city, con i grandi ospedali dove Jane va per curarsi. This Is My Sister non denuncia la carenza di strutture o medicine, che anzi non mancano e vengono distribuite, ma la paura di chi contrae il virus, la solitudine nella quale si chiude, la desolazione e il vuoto che si crea intorno ai malati. Martha convince Jane ad entrare in un gruppo: a Nairobi i malati possono partecipare a terapie di gruppo nelle quali confrontarsi e parlare della loro esperienza. Il gruppo nel quale entra Jane è il coro che diventa voce narrante del documentario. In ogni racconto, in ogni persona, Jane può rivivere la sua esperienza, riconoscersi e non sentirsi sola.

This Is My Sister è un documentario affascinante che coinvolge e appassiona: vedere il Kenya con gli occhi di Jane e Martha apre un panorama che lascia spazio a nuove riflessioni. Piperno, che ha già girato in Africa, ha realizzato in sole sei settimane un lavoro molto interessante e che ha già presentato anche all’ultimo festival di Torino, ma per il momento non è prevista la sua distribuzione nelle sale e per vederlo è necessario andare a rassegne e festival: il triste destino del documentario in Italia.

Alice Casalini

Cast & CreditsThis is my sister
Regia: Giovanni Piperno; fotografia: Giovanni Piperno; suono: Max Gobiet; montaggio: Ilaria Fraioli; interpreti: Jane Kinyanjui, Martha Kinyanjui, Alvin Kinyanjui; origine: Italia, 2006; formato: Betacam SP, col.; durata: 62’; produzione: AMREF-Mestiere Cinema; sito: www.amref.it

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