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Le Cercle des noyés

di Pierre-Yves Vandeweerd

Berlinale 57. Il vento della memoria e dell’oblio

Un vociare di sottofondo fitto e costante accompagna l’inizio del racconto di Bâ Fara, un mauritano nero che nel 1986 venne arrestato e deportato nel carcere di Oualata: sono passati solo quindici anni dalla fine della lotta fratricida che ha diviso e ferito la Mauritania, ma di quegli anni di violenze e torture - durante i quali i neri musulmani sono stati privati di ogni diritto - non si ricorda giá più nulla. Pierre-Yves Vandeweerd ha iniziato a parlare con i sopravvissuti a Oualata e con i membri del FLAM (African Liberation Forces of Mauritania) nel 1996: dieci di anni di incontri, di viaggi, di racconti, per arrivare a realizzare Le Cercle des noyés (2007), presentato in questi giorni alla 57a edizione del Festival di Berlino, nella sezione Forum. Un documentario composto da immagini girate per lo più in clandestinità, accompagnate dalla voce di Bâ Fara, che ha scritto insieme a Vandeweerd la sceneggiatura.

Le vittime di violenze, di guerre o di genocidi in genere non riescono a parlare della loro esperienza prima di dieci o quindici anni dalla fine. Ne Le Cercle des noyés il regista belga ha iniziato a parlare con gli ex carcerati di Oualata, e con tutte le altre vittime delle violenze che si sono consumate in Mauritania tra il 1986 e il 1991, a soli cinque anni dalla fine dell’incubo: un segno forte della paura che tutto venisse dimenticato. Ma come riassumere dieci anni di raccolta di materiali e di immagini in poco più di un’ora? Come riuscire a non tradire la fiducia che i mauritani coinvolti hanno riposto in questo documentario? Vandeweerd ha scelto una strada personale che si caratterizza soprattutto per due scelte decisive: l’utilizzo del bianco e nero e di un montaggio d’immagini girate in Mauritania che hanno un legame simbolico con il racconto di Bâ Fara.

La scelta del bianco e nero sottolinea il binomio interno/esterno che ne Le Cercle des noyés è la trasposizione in immagini del binomio astratto prigionia/libertà: un netto contrasto di luce, con un bianco a volte troppo forte, quasi accecante, che richiama l’esperienza dei prigionieri che dopo mesi, anni, passati in 20/30 persone in una stanza buia, non sopportano la luce del sole. Dal bianco delle foto dei prigionieri di Oualata, alla notte buia e inquietante di un mattatoio: le immagini girate da Vandeweerd si legano simbolicamente al racconto di Bâ Fara, della sua prigionia, delle malattie, della morte, della follia e della paura. La storia viene interrotta con delle interviste a una donna, che racconta la sua esperienza con il volto coperto, e ad una delle guardie di Oualata che si giustifica dicendo che eseguiva semplicemente degli ordini, parla con calma e guarda in camera, che rimane fissa come per la prima intervista.

Vandeweerd ha costruito Le Cercle des noyés cercando di raccontare una storia universale con un iperrealismo a volte di difficile comprensione, ma con una consapevolezza dovuta forse alla sua esperienza di regista in Africa dove ha girato per Close District (id., 2004), Racines lointaines (id., 2002) e Némadis, des années sans nouvelles (id., 2000), e lavorando sul tema della memoria storica e della sua rappresentazione tramite il mezzo cinematografico.

Oggi del carcere di Oualata non è rimasto nulla, solo le sue solide mura, con piccole finestre e, intorno, un paesaggio lunare, il vento e un uomo che suggerisce a Vandeweerd di filmare i cammelli. Tutto scomparso, nessuna traccia, come se il vento avesse portato via ogni cosa: lo stesso Bâ Fara racconta quasi stupito che quando oggi incontra per la strada uno dei suoi carcerieri, si guardano e poi si salutano cordialemente, come se nulla fosse stato.

Alice Casalini

Cast & CreditsLe Cercle des noyés
Regia: Pierre-Yves Vandeweerd; sceneggiatura: Pierre-Yves Vandeweerd, Fara Bâ; fotografia: Pierre-Yves Vandeweerd; montaggio: Philippe Boucq; suono: Paul Devoie, Alain Cabaux; interpreti: Bâ Ibrahim Kassoum, Bâ Fara, Bâ Oumar Moussa, Diabira Maroufa, Diallo Alassane, Diygo Diodo Tabsirou, Gueye Houleye, Gueye Tène Daouda, Haïdara Sitty, Kane Mamadou, Sarr Ibrahima, Sy Mamadou Oumar, Ichidou Ahmed; origine: Belgio/Francia, 2007; formato: HDCam, 16:9, b/n; durata: 75’; produzione: Cobra Films (Belgio), Zeugma Films (Francia); distribuzione internazionale: Gsara-Disc Distribution; sito: www.gsara.be

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