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Elvis Pelvis

di Kevin Aduaka

Berlinale 57. L’idolo infranto: Jimi vs Elvis

I personaggi che hanno segnato la storia, quelli che hanno cambiato la società attraverso l’arte, la letteratura, la politica, sono diventati dei miti, idoli nei quali la gente può riconoscersi e identificarsi, trovare una collocazione nella società, una identità definita e riconosciuta. Elvis Pelvis, presentato nella sezione Forum, alla 57a edizione del Festival di Berlino, affronta ancora una volta il delicato tema dell’identità ed è il primo lungometraggio del regista nigeriano Kevin Aduaka: trasferitosi a Londra nel 1993 per studiare ingegneria, Aduaka ha finito per appassionarsi prima alla fotografia e in seguito al cinema, firmando un esordio sorprendente a partire dal soggetto e dalla sceneggiatura.

Elvis Pelvis è la storia di Derek, che il padre chiama Elvis, facendo di tutto per farlo assomigliare al mito del Rock ‘n Roll. Il film è diviso in due parti, la prima, The Suite, si sofferma sull’infanzia di Elvis, la seconda, The Messiah, racconta l’incontro di Derek, ormai adulto, con un anziano signore nel quale ritrova il padre. The Suite è interamente girato all’interno della casa di Elvis: il bambino è costretto dal padre, Tony, a stirarsi i capelli e a ballare il rock, ma nella sua stanza, piena di poster di Jimi Hendrix, gioca a fare il cow boy. La madre, Marcia, cerca di proteggere Elvis dall’atteggiamento dispotico del padre, ma lei stessa ne è vittima e si rifugia nell’eroina. La situazione precipita definitivamente quando il bambino riceve, per il suo decimo compleanno, l’abito di Elvis. In The Messiah, Elvis diventa Jimi e si ferma spesso davanti a una chiesa, una sera aiuta un uomo, Wayne e s’identifica in suo figlio. Jimi ha trovato un’altro padre. Quando Wayne, vecchio e malato, chiede a Jimi un favore, il passato torna prepotentemente a bussare alla sua porta e Elvis/Derek/Jimi tornano a essere un’unica persona.

Elvis Pelvis è un film che non scende a compromessi. Aduaka porta fino in fondo scelte stilistiche ben definite ed estreme. In The Suite, l’angoscia e la claustrofobia che derivano dalla situazione familiare vengono rappresentate tramite l’uso dei colori e delle immagini sgranate: il rosso predomina e contrasta con le pareti verde acido del salotto e con il bianco accecante del vestito da Elvis. In The Messiah, al contrario, Aduaka ha utilizzato il bianco e il nero, immagini nitide e pulite: l’età adulta è priva di colori, reale, triste, sempre alla ricerca di un momento nel quale everyting will be all right. Elvis Pelvis non lascia vie di fuga, s’interroga sulla condizione umana, sul modo e sul mondo in cui viviamo, ma a queste domande le risposte sono drammatiche: se i miti restano immortali, il resto del mondo è destinato all’oblio, come sottolinea la maglietta di Jimi/Derek con la scritta Forgotten from Memphis City Hall.

Aduaka struttura il film come fosse un fumetto: sequenze brevi e separate da dissolvenze in nero, riprese dall’alto e spesso dal basso che spesso estremizza con la scelta di obiettivi deformati e l’attenzione quasi ossessiva per i particolari. Elvis Pelvis ha il ritmo dei frammenti di vita che a volte Aduaka segue contemporaneamente, dividendo lo schermo e sconfinando a volte nello stile dei video musicali. La musica è comunque il motore di Elvis Pelvis: l’idea di utilizzare la musica rock come strumento per una riflessione sull’identità è particolarmente originale, soprattutto nella sequenza nella quale Derek, vestito come Jimi Hendrix, parla con il padre, che invece indossa l’abito di Elvis Presley, per capire perché ha scelto proprio Elvis. Aduaka si avventura in una riflessione complessa sull’importanza dei miti dell’America nera attraverso una scena assolutamente surreale. Jimi non può fuggire al suo destino, non può nascondersi dietro a maschere e falsi nomi. Aduaka è riuscito a raccontare una storia complessa e articolata in modo fluido e preciso seppur costruito con un ritmo spezzato e frammentato, e con Elvis Pelvis lascia una traccia forte e originale.

Alice Casalini

Cast & CreditsElvis Pelvis
Regia: Kevin Aduaka; soggetto e sceneggiatura: Kevin Aduaka; fotografia: Kevin Raedeker; montaggio: Emiliano Battista; musiche: Kawamoto Shokhei; suono: Tim Lincoln, Ian Simpson, Kieron Teather; scenografia: Emma Saunders, Geneviève Morrow-Ganner e Michelangelo Fornaro; interpreti: Kadeem Pearse, Tony Cealy, Laura Crowe, Mark Oliver, Geoffrey Burton; origine: Francia/Gran Bretagna, 2007; formato: Digibeta, b/n e colore; durata: 95’; produzione: Kevin Aduaka, Nadja Romain per Love Streams agnès b. Productions (Parigi), d2e Pictures (Londra).

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