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Come Back, Africa

di Lionel Rogosin

Un americano a Sophiatown

Non c’è la presenza dell’uomo nelle prime immagini di Come Back, Africa (Africa in crisi, 1959) di Lionel Rogosin, ma una panoramica lenta e silenziosa sui grattacieli di Johannesburg che si stagliano come fantasmi inquietanti, alla quale seguono le immagini di una miniera in attività accompagnata da rumori fastidiosi. Solo dopo aver posto l’attenzione sui luoghi del potere e dello sfruttamento, Rogosin mostra la vita frenetica delle strade di Johannesburg e della stazione al mattino quando i neri arrivano in città: è su queste immagini che appare la scritta «Questo film è stato girato clandestinamente […] » con la quale il regista esplicita immediatamente il peso politico del suo film e la sua etica cinematografica. Rogosin, seguendo le orme di Flaherty e De Sica, denuncia le reali condizioni dei neri durante l’apartheid in Sudafrica. Rogosin, attraverso l’efficace unione di scene di reportage documentario con la finzione, costruisce un intreccio che ritrae in modo intimo le conseguenze delle violenze e dell’odio razziale.

Come Back, Africa inserisce nei titoli di testa come primo interprete «la gente di Johannesburg»: il protagonista del film è infatti Zacharia, un giovane zulu che si trasferisce a Johannesburg per lavorare: nell’abitudinaria follia del trasferimento dalle township alla città, e viceversa, si consuma la brutalità dell’apartheid e dell’impotenza dei neri di fronte alla violenta macchina della burocrazia bianca che tenta con ogni mezzo di schiacciarli. Zacharia lotta per sopravvivere e prova a sperare in una vita migliore, ma quando la moglie e il figlio lo raggiungono a Sophiatown la speranza si trasforma presto in tragedia. Nelle bettole riservate ai neri, dove si serve illegalmente alcool, Zacharia trascorre il suo tempo libero, discutendo della situazione della segregazione razziale: una sera fa la sua comparsa una giovane cantante, Miriam Makeba, che con Come Back, Africa viene lanciata sulla scena internazionale. Rogosin, girando in condizioni precarie, mentendo al governo sudafricano e inviando i negativi di nascosto negli USA per il montaggio, non ha solo denunciato le violenze dell’apartheid, ma è riuscito anche a realizzare un’importante e unica cronaca del Sudafrica degli anni ’50, catturando anche la vita più leggera nelle township.

Per questi motivi il restauro di Come Back, Africa, compiuto dalla Cineteca di Bologna, su richiesta degli eredi di Lionel Rogosin, si è rivelato di particolare interesse. La copia del film restaurata dal Laboratorio l’Immagine Ritrovata, coordinato da Davide Pozzi, è stata presentata a Venezia 2004. La rassegna Dumèla, Sud Africa! (Roma 15-24 giugno 2007) ha offerto al pubblico un’ulteriore possibilità di vedere Come Back, Africa che nel 1959 vinse il Premio della Critica alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Lionel Rogosin si era già imposto, come documentarista politico, sulla scena internazionale con On The Bowery (id., 1956), il suo primo film che, sempre a Venezia, nel 1956, vinse il Gran Premio della Giuria.

Da regista politico Rogosin si è battuto per far vedere il suo film e per mostrare la realtà ripresa: per proiettare Come Back, Africa, il regista newyorkese affittò e rinnovò un vecchio cinema al Greenwich Village, rinominandolo Bleecker Street Cinema, una sala cinematografica e un punto di riferimento per i film indipendenti e di qualità fino al 1974.

Il restauro della Cineteca di Bologna e Dumèla, Sud Africa! sono state due occasioni importanti per rivedere un documentario neorealista e sperimentale allo stesso tempo, che denuncia con toni fermi e delicati una realtà tenuta nascosta: l’utilizzo del bianco e nero sottolinea questa duplice anima di Come back, Africa che è un film poetico-politico che non ha perso la sua forza. L’attualità del film è stata sottolineata dallo stesso Rogosin con questa affermazione: «Io sono un filmmaker politico, e l’effetto del film sul pubblico che lo guarda oggi è ancora forte come quando l’ho girato».

Alice Casalini

Cast & Credits
Come Back, Africa!
Regia: Lionel Rogosin; soggetto: Lionel Rogosin, Lewis Nkosi; sceneggiatura: Lionel Rogosin, Bloke Molisane, Lewis Nkosi; fotografia: Ernest Artaria, Emil Knebel; suono: Walter Wettler; musiche originali: Lucy Brown; montaggio: Carl Lerner; interpreti: Miriam Makeba, Vinah Makeba, Zachria Makeba, Molly Parkin; origine: USA, 1959; formato: 35 mm, bianco e nero; durata: 95’; produzione: Lionel Rogosin; restauro: curato nel 2004 dalla Cineteca di Bologna; sito: www.lionelrogosin.com

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