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Goodbye Bafana

di Bille August

Presentato in anteprima al Festival di Berlino, dove è stato premiato con il Peace Film Award e uscito in sala a fine marzo, arriva in homevideo uno dei titoli di punta del listino Istituto Luce dell’anno. Goodbye bafana, tratto dal bestseller autobiografico Nelson Mandela, da nemico a fratello di James Gregory e Bob Graham (Sperling & Kupfer), firmato dal danese Bille August, ripercorre l’intenso rapporto che finisce per instaurarsi fra il secondino bianco e razzista James Gregory (Joseph Fiennes) e il carismatico leader del ANC Mandela (Dennis Haybert), recluso nel tristemente noto carcere di Robben Island per oltre vent’anni.

Fino a che punto ci si può spingere, nella ricerca dell’equilibrio drammaturgico, dell’efficacia comunicativa e della partitura emozionale, senza scivolare nell’accademismo? Quand’è che il carico di elementi che rinviano a un contesto storico e ambientale, denotando un approccio realistico, diventa improvvisamente sovraccarico, provocando uno slittamento verso il didascalismo? Qual è il confine che separa l’accurata ricomposizione di una cornice spazio-temporale dall’illustrazione oleografica? Ecco, Goodbye Bafana (Il colore della libertà) di Bille August è uno di quei film che chiamano in causa questi interrogativi che, come tali, hanno tutta l’aria di essere oziosi o astratti.

Sudafrica, 1968. Siamo nel periodo dell’apartheid trionfante, quando la comunità internazionale, ancora prigioniera delle logiche della guerra fredda, considera il Sudafrica un partner commerciale prezioso. James Gregory (Joseph Fiennes) è una giovane guardia che ha la ventura di essere dislocato nientemeno che a Ellis Island, sull’isola carcere dove già da qualche anno è recluso Nelson Mandela (Dennis Haysbert). Figurarsi quando a Gregory, che conosce il xhosa, lingua materna di Mandela, avendo da piccolo vissuto a contatto con coetanei neri, viene affidato il delicato incarico di sovrintendere il potente ufficio censura e assistere ai colloqui dell’illustre prigioniero per riferirne il contenuto ai capi. James comincia a tessere la propria tela, cercando di accreditarsi presso i servizi segreti di Pretoria, ma Mandela riesce gradualmente a trovare un varco fra le sue fragili sicurezze politiche, finché Gregory scopre che la Chart of Freedom dell’ANC non è un pericoloso pamphlet comunista bensì un manifesto che pone le basi per un Sudafrica democratico e multiculturale.

Passano gli anni e gli effetti dell´embargo internazionale trasformano le crepe dell´apartheid in voragini: le townships ribollono di rabbia e le strade del centro diventano teatro di drammatici attentati. Il governo non ha altra scelta che quella di trattare con i terroristi dell´ANC. Mandela viene trasferito in una villa isolata, a Victor Verster, dove può incontrare i componenti dell´organizzazione e concordare una linea di accordo con il nuovo, più malleabile presidente De Clerk. Il tutto avviene ormai alla presenza di Gregory, diventato un´ombra familiare nella vita carceraria (27 anni, dal 1962 al 1989) di Mandela e destinato a pagare con un terribile colpo di coda dell´establishment il suo nuovo impegno a favore della Rainbow Nation.

Non nuovo a lavorare con coproduzioni internazionali, cast stellari e cospicui budget, il danese August anche questa volta chiude in attivo la sua operazione: 20 milioni di euro, 5 bandiere, una troupe geograficamente composita ma tecnicamente inappuntabile, una sceneggiatura classicamente robusta ma priva di fastidiosi orpelli epicizzanti, una messinscena e una sintassi nitidamente orchestrate ed eseguite. In verità, viste le premesse e le caratteristiche dell´operazione, è assai arduo rintracciare al suo interno, non dico le marche discorsive (sul piano autoriflessivo) ma i segni di un punto di vista autoriale, che non sia, beninteso, la onesta e inattaccabile costruzione di un realismo convenzionale, ma difendibile anche sul mercato sudafricano.

Ecco dunque l´attenzione alla verità di luoghi e circostanze costituire un sicuro valore aggiunto al discorso del film, ecco che l´apertura inevitabile a un cast ecletticamente internazionale si sposa con il professionale training linguistico grazie al quale Haysbert arriva a (ri)produrre mimeticamente l´inconfondibile eloquio di Mandela, Fiennes l´accento afrikaner di Gregory, entrambi a impadronirsi come possono del xhosa e delle tecniche di lotta con i bastoni. È anche in virtù di questo approccio che August allestisce alcune sequenze di notevole impatto e sottigliezza, dalla perquisizione violenta che sconvolge la figlia di James, alla battaglia da stickfighters che i due antagonisti si concedono a Victor Verster.

Goodbye Bafana è il classico film che potrebbe essere trasmesso in prime time e sarebbe auspicabilmente da proiettare in tutte le scuole, specialmente nei quartieri ad alto tasso di immigrazione. Certo, una volta che i bambini e i ragazzi saranno diventati uomini, qualcuno dovrà pur fargli capire che per far passare un certo tipo di messaggi in un film non bisogna necessariamente rinunciare a un punto di vista personale, che per arrivare a un pubblico di massa non è religiosamente prescritta la rinuncia ad articolare la scrittura cinematografica. Ma forse non è il caso di stare a sottilizzare, spostando lo sguardo su ciò che questo film significa sul piano politico: di ricordare, allora, che, come Hotel Rwanda (id., Terry George, 2004) e un pugno di altri titoli, Goodbye Bafana è una coproduzione italo-sudafricana, che coinvolge come attori principali Roberto Cipullo, Gherardo Pagliei e l´Istituto Luce. Proprio per questo però, dall’edizione in DVD prodotta dalla Perseo Video, accettabile sul profilo della confezione tecnica e grafica, sul versante degli extra ci saremmo aspettati di più di un stringato making of (5’) e di uno special televisivo (13’), con interviste a August, Fiennes e Haysbert.

Leonardo De Franceschi

Cast & Credits

Goodbye bafana (Il colore della libertà)
Regia: Bille August; sceneggiatura: Greg Latter e Bille August; fotografia: Robert Fraisse; montaggio: Hervé Schneid; scenografia: Tom Hannam; costumi: Diana Cilliers; musiche: Dario Marianelli; interpreti: Joseph Fiennes, Dennis Haysbert, Diane Kruger, Shiloh Henderson, Tyron Keogh, Megan Smith, Jessica Manuel, Faith Ndukwana, Terry Pheto; origine: Francia/Germania/Belgio/Italia/Sudafrica, 2006; formato: 35 mm; durata: 117’; produzione: Jean-Luc Van Damme, Ilann Girare, Andro Steinborn, David Wicht, Stephen Margolis, Roberto Cipullo e Gherardo Pagliei per Banana Films, Arsam International, X Filme Creative Pool, Fonema, Future Films, Marmont Film Production, Film Africa, Thema Production, Istituto Luce; distribuzione: Istituto Luce; uscita italiana: 30 marzo 2007; sito ufficiale: http://www.goodbyebafana.com/; sito italiano: http://www.luce.it

DVD nella confezione: 1; supporto: 9, singola faccia, doppio strato; regione: 2; formato video: 16/9, 2.35:1; formato audio: Originale inglese (Dolby Digital 2.0), italiano (Dolby Digital 5.1); distribuzione homevideo: Perseo Video/Cecchi Gori Home Video; scheda del DVD: www.cghv.it; sottotitoli: Italiano per non udenti; extra: Speciale "Free Nelson Mandela" a cura di Marco Spagnoli, Making of, trailer, schede biografiche del regista e degli interpreti principali.


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