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14 Kilómetros

di Gerardo Olivares

Viaggi e miraggi d'Europa

Tra i vari film di interesse panafricano presentati in anteprima dal 54. Festival di Taormina, il secondo diretto da Deborah Young, fa spicco nella sezione "Oltre il mediterraneo" lo spagnolo 14 kilómetros (nelle sale prossimamente, grazie a Lady Film), diretto da quel Gerardo Olivares di cui alcuni si ricorderanno per la bizzarra commedia on the road Il grande match. E da due elementi chiave del plot del precedente film - la passione calcistica e la location nigerina del deserto del Teneré, attraversata da un camion di migranti - parte idealmente Olivares, per raccontare i destini incrociati di tre giovani decisi a tutto pur di attraversare quei fatidici 14 chilometri di mare che separano l’Europa dall’Africa.

Il montaggio alternato interconnette le sorti di Violet, Buba e Mukela. La prima, una giovane che vive con la sua famiglia in un villaggio costiero del Mali, vede il proprio avvenire compromesso dalla presenza di un vecchio amico di famiglia che la molesta da quando era una bambina ed ora ha avuto il consenso dei suoi per sposarla. Buba è un giovane meccanico che vive e lavora a Niamey, la capitale del Niger, ritagliandosi a fine giornata il tempo per coltivare su un campetto di terra la sua passione per il calcio. Mukela è il fratello disoccupato che, discretamente, da tempo lo esorta a tentare con lui la strada dell’emigrazione in Europa, dove «nessuno muore di fame».

Desiderio, mancanza di sbocchi, necessità fanno sì che in breve l’idea diventi progetto e si concretizzi, così che il film diventa ben presto diario di un viaggio estremo, che i tre protagonisti compiono incrociando le strade di altri migranti in fuga verso Nord, abbandonati a loro stessi, minacciati dalla fame, dal sole sahariano e dalle polizie di mezza Africa, lungo un itinerario che parte da Agadez, passa attraverso la prova esiziale dell’attraversamento del Teneré, li porta in Algeria attraverso Tamanrasset, e poi in Marocco, da Oujda ad Asilah, da dove tenteranno la via del mare verso la costa spagnola.

Il pregio maggiore di 14 kilómetros sta nella messa in valore delle location (Niger, Mali, Algeria, Marocco, Spagna) ai fini di una verità topologica del discorso (che l’animazione grafica, permettendoci di seguire passo passo l’itinerario, punta didascalicamente a sottolineare). Apprezzabile l’attenzione a certi dettagli di micronarrazione del quotidiano, che rivelano alcune soluzioni escogitate dalla rete dei passeurs per facilitare il transito dei migranti - penso all’espediente dei passaporti falsi maliani venduti a 50 euro appena passata la frontiera algerina (fra Algeria e Mali non c’è bisogno di visto alla frontiera), e poi riceduti a un preciso referente ad Asilah.

Assai meno rigoroso appare invece lo sguardo del filmmaker che, confermando un gusto un po’ facile per le riprese aeree da documentario naturalistico, si concede nella parte dell’attraversamento del deserto un surplus di estetismo assai fuori luogo. La stessa ambizione calcistica di Bouba viene sviluppata in una piccola serie di episodi tesi ad alleggerire la densità del racconto ma che nei fatti rivelano una tendenza leziosa all’aneddotica. La chiusa del film tradisce qualche concessione a un buonismo paternalistico che la cronaca politica delle ultime settimane sottolinea in tutta la sua evidenza.

Leonardo De Franceschi | 54. Festival di Taormina

Cast & Credits14 Kilómetros
Regia: Gerardo Olivares; fotografia: Magoo Mogo; montaggio: Raquel Torres; sonoro: Carlos de Hita, Juan Ferro, Nicolas Poulpiquet; musiche: Santi Vega; interpreti: Adoum Moussa, Illiassou Mahamadou Alzouma, Aminata Kanta; origine: Spagna, 2007; formato: 35 mm, 1:1,85, colore, Dolby Digital; durata: 95’; produzione: José Maria Morales per Wanda Vision, in coproduzione con Explora Films; distribuzione internazionale: Latido Films; distribuzione: Lady Film.

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