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El sueño de Europa

a cura di José Enrique Monterde

Mille e una storia di risveglio

Pochi giorni prima che l’Europarlamento approvasse a larga maggioranza una direttiva che restringe ulteriormente i diritti dei migranti su suolo europeo, estendendo fino a 18 mesi la durata della detenzione amministrativa per gli immigrati irregolari, il festival Cines del Sur di Granada ci ha consentito, attraverso una retrospettiva e un volume, di fare i conti con i luoghi e i modi di rappresentazione con cui il cinema ha raccontato e racconta questa saga a più voci che è il sogno dell’Europa. La retrospettiva, composta da 15 titoli, che vanno dal 1982 di Traversées, lucido apologo kafkiano firmato dal tunisino Mahmoud Ben Mahmoud, sulla condizione paradossale in cui si trovano due immigrati (un maghrebino e un balcanico) al largo fra Belgio e Gran Bretagna, al 2005 di Paris la métisse, carnet d’appunti a più mani sulle relazioni interculturali nella Ville Lumière di oggi, ha dato ampio spazio alla prospettiva dei migranti africani (e delle loro comunità di provenienza), narrata di volta in volta dal punto di vista di registi africani (il burkinabè Idrissa Ouedraogo, in Le Cri du coeur, 1994; la marocchina Yasmine Kassari, in L’Enfant endormi, 2004), di seconda generazione (la franco-algerina Yamina Benguigui, in L’Honneur de ma famille, 1997; l’anglo-giamaicano Julian Henriques in Babymother, 1998), o europei (l’olandese Albert ter Heerdt, omaggiato da Panafricana 2007).

Il volume, curato da José Enrique Monteverde, docente all’Università di Barcellona, e presentato in edizione bilingue (spagnolo e inglese), è il risultato di un lavoro di ricerca più ambizioso, soprattutto per la vastità ed eterogeneità delle filmografie passate in rassegna. Diviso in tre parti, El sueño de Europa: cine y migraciones desde el Sur presenta due attraversamenti analitici del corpus di film (la prima suddivisa in base alle provenienza geografica delle comunità rappresentate, la seconda per grandi snodi tematici) e una ricca filmografia (circa 450 titoli di vario formato, di finzione e non, dal francese Yasmina di André Hugon, 1926, a Riparo di Marco Simon Puccioni, 2007), cui fa seguito un’accurata bibliografia. La dovizia degli apparati, più che evidenziare l’ampiezza della ricerca di base, sintetizza l’obiettivo di fondo dell’iniziativa, vale a dire arrivare a una mappatura – se non esaustiva, largamente significativa – della produzione audiovisiva che, soprattutto a partire dagli anni ’50, ha affrontato il tema dell’immigrazione in Europa.

Un’operazione non priva di difficoltà né di rischi, dovuti per un verso alla difficoltà di reperire film talvolta realizzati in regime di autoproduzione, firmati da collettivi, e comunque al di fuori dei canali di produzione del cinema mainstream, per l’altro, alla consapevole scelta di prediligere la sfera della rappresentatività (temi, motivi, luoghi, personaggi), omettendo ogni richiamo ai valori e alle forme del discorso propriamente filmico: difficoltà e rischi peraltro ampiamente discussi nell’introduzione. Ne emerge il quadro, complesso e articolato, di un cinema della migrazione che, mettendo in relazione film prodotti dai diversi paesi d’origine delle comunità migranti e film realizzati nei diversi paesi di destinazione, evidenzia un tessuto di macroelementi tematici in comune, pur nell’ovvia e irregolare distribuzione di peculiarità e discontinuità che differenziano i singoli contesti e le singole dinamiche binarie – con una modalità specifica che lega alcune ex-potenze coloniali ai loro vecchi possedimenti –, e disegna una parabola che funge da indicatore simbolico forte dei mutamenti nelle condizioni di vita delle comunità migranti in Europa. Un cinema della migrazione che si sposa spesso con moduli di genere (con una prevalenza di elementi di poliziesco e melodramma, più che commedici), promuove un uso forte della musica come plusvalore culturale, si interroga sulle forme di convivenza negli spazi urbani delle metropoli del sud – terminali della prima ondata migratoria, proveniente dalle aree rurali – e nelle periferie delle capitali europee.

Il primo capitolo aiuta il lettore a orientarsi sul piano temporale, seguendo il filo delle grandi scansioni che hanno inciso nei rapporti fra paesi europei e paesi in via di sviluppo e disegnando ipotesi di periodizzazione legati soprattutto ai trend economici, con una prima fase (dai secondi anni ’50 agli anni ’60) segnata dai processi di decolonizzazione e dal contemporaneo varo di politiche di sostegno all’immissione di forza lavoro immigrata, una seconda (anni ’70) dalla crisi di queste politiche e dall’emersione dei problemi di integrazione di queste comunità, una terza (anni ’80) caratterizzata dall’emersione del protagonismo della seconda generazione, evidenziato anche dal fenomeno del cinema beur, una quarta (anni ’90) contrassegnata dall’estensione di queste problematiche ai paesi dell’Europa mediterranea (Italia, Spagna, Portogallo) e dall’inasprirsi delle tensioni sociali nelle periferie metropolitane, e una quinta (dal 2000 in avanti), che riscrive queste dinamiche di relazione nel quadro di uno scenario segnato dalla crisi della globalizzazione e dalla sindrome post-11 settembre. Il secondo capitolo traccia una sorta di diario di viaggio incrociato del protagonista ideale di questi film, passando in rassegna i titoli che con più efficacia rappresentativa e simbolica hanno descritto le condizioni d’origine, il viaggio, l’arrivo, la ricerca di un alloggio, di un lavoro e di uno status giuridico, le difficoltà di relazione dovute a differenze culturali e religiose, la vita familiare, la condizione femminile e dei giovani, le relazioni di genere intercomunitarie, lo scontro con pregiudizi e manifestazioni di razzismo, la deriva nella marginalità sociale e nel crimine, i problemi di un eventuale reinserimento nel paese d’origine.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsJosé Enrique Monterde (a cura di)
El sueño de Europa: cine y migraciones desde el Sur (Dreams of Europe: Cinema and Migrations from the South)
Madrid, Ocho y Medio/Consejería de Cultura/Filmoteca de Andalucía, 2008, 582 pp.
Edizione bilingue, spagnolo e inglese.

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