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La Libia vista da Arte

di Alice Casalini

Una serata alla scoperta della Libia, fra tradizione e modernità

I cartelloni disseminati a Tripoli e in tutta la Libia ricordano ai passanti la presenza, la vita e le gesta del colonnello Muammar Gheddafi che nel 1969 prese il potere con un colpo di stato. Le immagini di questi manifesti fanno da filo conduttore al documentario Mouammar al Kadhafi ou le paradoxe libyen (Muammar Gheddafi o il paradosso libico, 2005) di Guy Selingmann, andato in onda il 7 luglio, senza replica, su Arte (Sky 544), che ha dedicato una serata alla scoperta della Libia e dei cambiamenti che la stanno attraversando in questi ultimi anni.

Dalla prima Guerra del Golfo è iniziato un cammino che, dopo anni di embargo e isolamento, ha riavvicinato la Libia all’Europa ed agli Stati Uniti. Proprio in seguito a questi cambiamenti è nata la curiosità di comprendere meglio la situazione attuale della Libia, di scoprire un paese ancora poco conosciuto, del quale non si parla molto ed al quale Arte ha dedicato una serata durante la quale sono stati programmati due documentari: Mouammar al Kadhafi ou le paradoxe libyen e Tripoli, ville entrouverte (Tripoli, città socchiusa, 2004) di Philippe Fréling. Un percorso guidato che parte da un documentario con un taglio più storico, nel quale si ripercorre la storia della Libia e in particolare i 40 anni di Gheddafi al potere, per poi addentrarsi in un terreno più scomodo nel tentativo di comprendere il vero volto di Tripoli in seguito ai recenti mutamenti socio-politci.

Mouammar al Kadhafi ou le paradoxe libyen di Guy Selingmann è un documentario didascalico nel quale attraverso le voci di alcuni personaggi tra i quali Antoine Sfier, direttore de Les Cahiers de l’Orient e Moncef Djaziri, professore di studi politici a Losanna, il regista ricostruisce la storia della Libia cercando di evidenziarne luci e ombre, ma soprattutto di scoprire gli elementi meno conosciuti, gli aspetti dei quali si è meno parlato, di approfondire le pagine note per cercare di comprenderne il significato. Un lavoro interessante supportato da numerose immagini di repertorio e da interviste che portano avanti diversi punti di vista sugli avvenimenti politici e soprattutto sulla figura e sull’operato del colonnello. In questo modo Selingmann riesce a descrivere la situazione complessa della Libia, soprattutto dopo l’11 settembre 2001, che nel documentario è identificato come l’evento spartiacque tra due fasi storiche.

Il panorama evidenziato da Mouammar al Kadhafi ou le paradoxe libyen è una base particolarmente utile per una visione più consapevole del secondo documentario della serata Tripoli, ville entrouverte, un’indagine sulla vita della capitale e in particolare dei giovani che la abitano. La Libia infatti è un paese giovane, il 67% della popolazione ha meno di 35 anni. Anche Philippe Fréling, come Selingmann, inizia il suo documentario per le strade di Tripoli in automobile, solo che Fréling dà il via a una riflessione sull’enorme quantità di automobili che circolano per le strade di Tripoli e per tutta la Libia, molte delle quali è lo Stato stesso a darle ai suoi dipendenti.

L’automobile come status symbol è una delle prima contraddizioni che il regista mette in evidenza e sulle quali indaga. Tra interviste e riflessioni dello stesso Fréling, il documentario procede e s’insinua nella vita quotidiana di Tripoli, che vive divisa fra tradizione e modernità: tra boutique alla moda, che vendono abiti che le ragazze possono mettere solo ai matrimoni o alla feste tra sole donne, fino all’università dove uomini e donne studiano insieme, luogo d’incontro e confronto. Tra interviste e immagini rubate per le strade di un paese dove i giovani negli internet point aprono una finestra sul mondo, ma non hanno accesso alla stampa internazionale, Fréling descrive i problemi e le contraddizioni della Libia: la crisi degli alloggi, l’influenza dello Star Academy libanese che sta influenzando i giovanissimi, il rapporto conflittuale, quasi razzista, con gli immigrati dell’Africa subsahariana che cercano di vivere e lavorare in Libia.

L’ultima sequenza di Tripoli, ville entrouverte è dedicata al teatro, a ciò che rappresenta per i giovani appassionati che desiderano recitare. Fréling visita un teatro, costruito dagli stessi attori, un giardino segreto nel quale sembra di trovarsi in un altro mondo.
Ancora una volta una porta si apre su un universo sconosciuto, nel quale si trova una giovane ragazza che, consapevole delle difficoltà del fare teatro, sorride dicendo “inseguirò il mio sogno, che la società sia d’accordo o no”.

Cast & Credits

Mouammar al Kadhafi ou le paradoxe libyen (Muammar Gheddafi o il paradosso libico)
Regia: Guy Seligmann; sceneggiatura: Guy Seligmann; fotografia: Pierre Andregui, Barney Gumble; suono: Pierre Schoeller; montaggio: Annabelle Le Doeuff e Paul Morris; origine: Francia, 2005; durata: 54’; produzione: Sodaperaga; distribuzione: ARTE; sito ufficiale: www.arte.tv

Tripoli, ville entrouverte (Tripoli, città socchiusa)
Regia: Philippe Fréling; sceneggiatura: Philippe Fréling; fotografia: Jean-Pierre Méchin; suono: Yves Laisné; montaggio: Pascal Torbey; origine: Francia, 2004; durata: 52’; produzione: Merapi Productions; distribuzione: ARTE; sito ufficiale: www.arte.tv


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