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Venezia 2008: il ritorno di Gerima

di Leonardo De Franceschi

I titoli panafricani della 65. Mostra

Martedì 29 luglio è stato ufficializzato il cartellone della 65. Mostra di Venezia (27 agosto-6 settembre 2008), la quinta targata Marco Müller. Confermando il trend emerso negli ultimi anni, la Biennale continua ad essere l’unico grande festival che porta in competizione film africani, smentendo il luogo comune per cui niente di degno possa arrivare da lande cinematograficamente così disastrate. Nel caso specifico, a tornare al Lido è un autore di rilievo assoluto come l’etiope-americano Haile Gerima: nato 62 anni fa a Gondar, ma sbarcato a 21 anni a Chicago per studiare teatro e iscrittosi poco dopo alla prestigiosa UCLA, è stato il protagonista insieme a Charles Burnett, Julie Dash e pochi altri della cosiddetta scuola di Los Angeles, una delle esperienze più vitali del cinema indipendente americano. Mirt Sost Shi Amit (Il racconto dei tremila anni, 1975), una dolente ballata sullo sfruttamento millenario subito dai contadini nella sua terra, Pardo d’Argento 1976 e recentemente restaurato dalla Cineteca di Bologna, lo rivela come promessa di un terzo cinema, alternativo tanto all’alienante fabbrica dei sogni hollywoodiana quanto ai solipsismi delle nouvelles vagues europee.

Dopo altri titoli significativi ma circolati poco al di fuori degli States, Gerima torna all’attenzione della critica internazionale con il visionario Sankofa (1993), presentato a Berlino, Montreal e Toronto: un inno lirico alla riscoperta da parte della minoranza afroamericana delle sue origini, boicottato dalla stampa statunitense e adottato con un passaparola impressionante dalla comunità nera losangelina. È un ritorno il suo, perché a Venezia aveva presentato nove anni fa lo splendido documentario Adwa (1999), dedicato alla memoria della più grande vittoria riportata da un paese africano contro una potenza coloniale, quella avvenuta da parte dell’esercito etiope di Menelik e Taitù contro quello italiano nel 1896. È un ritorno molto atteso, perché il suo etiope/germano/francese Teza (nella foto) – la storia di uno studente etiope che rientra negli anni ’90 dalla Germania pieno di entusiasmo e voglia di mettere a frutto quanto appreso – è un progetto che, seppure sostenuto dalla Pandora Film di Karl Baumgartner, è stato fermo diversi anni per ragioni produttive.

Insieme a Teza, selezionato anche a Toronto, in concorso fa spicco Gabbla/Inland, opera seconda del talentoso 42enne algerino Tariq Teguia, già a Venezia 2006 (Orizzonti) con il nervoso road movie Roma wa la n’touma di cui riprende alcuni interpreti (Kader Affak, Ahmed Benaïssa, Fethi Ghares). A proposito di attori, nel francese L’Autre di Pierre Tridivic e Patrick Mario Bernard, nel ruolo di un giovane nero conteso fra Anne-Marie (Dominique Blanc) e un’altra donna, ci sarà modo di apprezzare Cyril Gueï, al suo primo ruolo da protagonista dopo diverse esperienze di teatro e piccole apparizioni in La commedia del potere (Claude Chabrol, 2006), e Hitman (Xavier Gens, 2007) e presto anche nel debutto fiction (Les Zones tourquoises) di Jean-Christophe Klotz (Kigali, des images contre un massacre, 2006).

Fuori concorso, segnaliamo 35 Rhums, l’ultimo lungo di Claire Denis (Chocolat, Al diavolo la morte, Nénette e Boni), interpretato tra gli altri dal franco-antillese Alex Descas, vera e propria presenza-feticcio per la Denis (già apparso in questi ultimi due titoli, ma anche in Trouble Every Day e in L’Intrus), e dalla senegalese Mati Diop, anche regista e videasta, figlia del musicista Wasis e nipote del grande Djbril Diop Mambety, di cui quest’anno ricorre il ventennale della scomparsa: Descas è Lionel, un padre che ha tirato su la figlia Josephine da solo dopo il suicidio della moglie e che ora sente di doverla aiutare ad andarsene per la sua strada.
Sempre fuori concorso, nella sezione Eventi, è prevista la proiezione di un’attesa versione inedita di La rabbia, controverso documentario in due parti, dirette nel 1963 da Pier Paolo Pasolini e Giovanni Guareschi, che un ampio spazio dedica al processo di decolonizzazione allora in atto in numerosi paesi africani.

Per chiudere, in Orizzonti, la sezione ufficiale votata ad accogliere le esperienze più sperimentali, ospita tre titoli di grande interesse. Anzitutto Pa-ra-da, opera prima di Marco Pontecorvo, tratta da una storia vera, dal 18 ottobre in sala per 01 Distribution, e interpretata dal franco-algerino Jalil Lespert (Risorse umane, Le passeggiate al Campo di marte) nel ruolo del clown Miloud, che nella Bucarest post-Ceausescu si dà da fare per alleviare le condizioni impossibili in cui vivono i bambini di strada. Non meno aspettative suscita il ritorno del americano di origini iraniane Ramin Bahrani, già accolto anni addietro con grande favore a Venezia (Man Push Cart, 2005) e Cannes (Chop Shop, 2007): Goodbye Solo racconta il bizzarro rapporto che si instaura fra Solo (Souleymane Sy Savane) un giovane e sensibile tassista senegalese e un burbero settantenne del sud (Red West, membro della Memphis Mafia di Elvis), nelle due settimane di tempo che occorrono perché il primo possa raggiungere la montagna da dove il secondo intende gettarsi. L’Exile et le royaume di Andreï Schtakleff e Jonathan Le Fourn è invece un documentario fluviale (165’) sulla storia e sull’eredità drammatica del gigantesco campo rifugiati di Sangatte, vicino Calais, smantellato nel novembre 2002 dall’allora primo ministro Sarkozy.

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