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Locarno 2008: Dridi, Haroun e gli altri

di Leonardo De Franceschi

Macchie panafricane, da Khamsa al trittico africano di Jeonju

Il countdown per questa edizione numero 61 del Festival del film di Locarno (6-16 agosto 2008) è entrato nella sua fase più calda. Ben 17 i film iscritti nel Concorso Internazionale, sui quali dovrà esprimersi una giuria composta fra gli altri dalla brillante attrice franco-algerina Rachida Brakni, rivelata al grande pubblico da Coline Serreau in Il caos (Le Chaos, 2002), e protagonista di due recenti opere prime di promettenti registe maghrebine come Yasmine Kassari (L’Enfant endormi, 2005) e Djamila Sahraoui (Barakat!, 2006). Fra i film mostrati nella sezione Piazza Grande, che renderà omaggio al grande Youssef Chahine (di cui Locarno aveva ospitato una retrospettiva nel 1996) con la proiezione di Il destino (Al massir, 1997), da segnalare La Fille de Monaco (Anne Fontaine, 2008) in cui Roschdy Zem (fra i premiati a Cannes nel 2005 con Indigènes di Rachid Bouchareb) intepreta Christophe, taciturno guardaspalle di un avvocato di grido (Fabrice Luchini) che finisce irretito da un’ambiziosa presentatrice televisiva (Louise Bourgoin).

Di particolare interesse è il ritorno a Locarno, dieci anni dopo Hors jeu (1998), del franco-tunisino Karim Dridi, fra i protagonisti della stagione d’oro del cinéma beur con Bye Bye (1995), nel quale aveva rivelato il talento di Sami Bouajila. L’atteso Khamsa, intepretato dal giovanissimo esordiente Marco Cortes, è la bruciante tranche de vie di un ragazzo di strada (Khamsa appunto, per la beneaugurante "mano di Fatma" che porta al collo), sottratto dai servizi sociali al campo nomadi dov’era nato e ben presto approdato, insieme al cugino nano e ad un amico arabo, ad una vita estrema di erranza e piccoli furti, non lontana da quella del truffautiano Antoine Doinel.

Saltabeccando fra le varie sezioni, varrà la pena dare un’occhiata al corto Malika s’est envolée, girato a Gennevilliers, appena fuori Parigi, da Jean-Paul Civeyrac, fra i Cineasti del Presente. Da segnalare in Ici & Ailleurs anche l’ultimo documentario girato da Gabriele Salvatores insieme a Guido Lazzarini e Fabio Scamoni: Petites historias das crianças racconta l’iniziativa Intercampus, creata dal presidente dell’Inter Massimo Moratti e dedicata ai bambini di numerosi paesi in via di sviluppo, tra cui il Camerun. Nella stessa sezione, un altro doc da vedere è Un petit coin de paradis della svizzera Jacqueline Veuve, in cui viene descritto il progetto di ristrutturazione di un piccolo villaggio fantasma nel cantone Valais, condotto da tre generazioni di abitanti della valle insieme ai figli adolescenti degli immigrati sul territorio.

Come gli scorsi anni, Locarno presenta in anteprima europea l’edizione 2008 del Jeonju Digital Project, iniziativa varata nel 2000 dal coreano Jeonju Film Festival, che ogni anno commissiona a tre cineasti la realizzazione di un cortometraggio digitale a tema. Return, affidato a tre grandi autori del cinema africano contemporaneo, è stato mostrato in world premiere a Jeonju in maggio. Mahamat Saleh-Haroun (Bye-bye Africa, Daratt, Sexe, gombo et beurre salé) ha firmato il mediometraggio Expectations (29’), in cui a tornare nel suo villaggio nel Sahel, frustrato per non essere riuscito nel suo viaggio della speranza verso l’Europa e atteso al varco dai suoi creditori, è il giovane Moussa: «Attraverso questa storia, voglio raccontare la tragedia di decine di migliaia di africani che ambiscono emigrare verso nord nonostante tutti i pericoli. Presi nel vortice di un circolo vizioso che non possono arrestare, vivono in una spirale discendente. Il mio desiderio è di raccontare le vite quotidiane di queste persone, sospese fra realtà e sogno».

Più personale The Alphabet of My Mother (30’) firmato dal tunisino Nacer Khemir (Bab’Aziz), in scena anche da interprete, come nel suo film d’esordio (Les Baliseurs du désert): qui il ritorno è una rêverie, vissuta da una madre in preda alla nostalgia per il figlio scomparso, e la cui casa si trasforma in un teatro di immagini senza tempo. Chiude il trittico il burkinabè Idrissa Ouédraogo con The Birthday (30’), un crudele huis clos di vita domestica che racconta il compleanno di Awa, giovane e intraprendente moglie del ricco e anziano Karim: la festa è una trappola organizzata dall’uomo per metterla alla prova davanti al suo amante di sempre, Bouba.

Chiude la rassegna la sezione Appellations Suisse 2008, in cui ritroviamo il denso melodramma L’Autre moitié, diretto con asciutto rigore da Rolando Colla e interpretato con sobrietà di toni da Abdel Jafri e Kader Boukhanef, e un’altra interessante storia di ritorno alle origini, Glorious exit, diretta da Kevin Merz, in cui un attore svizzero-nigeriano che vive a Los Angeles, costretto a occuparsi dei funerali di un padre che poco conosce, si trova a compiere un doloroso viaggio a ritroso.

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