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Honeydripper

di John Sayles

Aspettando Guitar John

Sul fatto che John Sayles sia da quasi trent’anni una delle personalità più originali nel panorama del cinema indipendente americano ci sono pochi dubbi. La retrospettiva organizzata dal Pesaro Film Festival cinque anni fa ha permesso di colmare i molti buchi lasciati da una distribuzione distratta. Ma, con l’eccezione felice del Festival di San Sebastian – che di Sayles ha presentato Angeli armati (Men with Guns, 1997), Silver City (2004) e segnalato nel 2007 Honeydripper con il premio per la sceneggiatura –, gli stessi selezionatori dei festival che contano, senza contare i giurati dell’Academy Awards – che pure l’hanno nominato per Amori e amicizie (Passion Fish, 1992) e Stella solitaria (Lone Star, 1996) – non hanno mai seguito con troppa attenzione il lavoro di questo schivo e rigoroso maestro dell’entertainment intelligente e a basso costo. Honeydripper, un caldo apologo dedicato alla cultura musicale afroamericana, colta nella fase dell’avvento del rock’n roll ai danni del R&B, non fa purtroppo eccezione: uscito a New York e Los Angeles a natale 2007, e su scala nazionale a febbraio, ma in meno di trenta schermi, ha di poco superato il mezzo milione di dollari; mentre in Europa finora hanno avuto la possibilità di vederlo sul grande schermo solo in Gran Bretagna e Spagna. E questo nonostante la buona accoglienza che la stampa americana ha tributato con pieno merito a quest’ultimo piccolo gioiello, prodotto dalla Anarchist’s Convention Film di Maggie Reggi.

Harmony, Alabama, 1950. Una sera come troppe altre: mentre il vicino locale, che diffonde a tutto volume brani rock’n roll, straborda di giovani, Tyron Purvis (Danny Glover) vede la sala del suo Honeydripper desolatamente vuota, nonostante la vecchia blues singer Bertha Mae (Dr. Mable John) faccia del suo meglio per riscaldare i pochi presenti, tra cui il fido Maceo (Charles S. Dutton). Per Tyron, che ha i creditori col fiato sul collo, non rimane che congedare l’artista giocarsi tutto sul concerto della domenica successiva, in cui ha scritturato Guitar Sam, un astro emergente della scena rock di New Orleans. Delilah (Lisa Gay Hamilton), che l’ha sposato quando era una cantante di belle speranze e aveva già messo al mondo China Doll (Yaya DaCosta), vive con preoccupazione il momento di crisi di Tyron, lavorando a servizio presso la signora Winship (Mary Steenburgen), con l’unica consolazione dei sermoni del pastore locale (Albert Hall).

Ma quella sera, ad Harmony è arrivato in treno chissà da dove il giovane Sonny Blake (Gary Clark, jr.), un chitarrista sconosciuto in cerca di ingaggio. All’indomani, Tyron gli offre la colazione ma non sa che farsene, mentre lo sceriffo Pugh (Stacy Keach), che lo sorprende a vagare per le campagne, lo arresta subito per vagabondaggio e lo cede a un socio latifondista perché si spezzi la schiena per tre dollari al giorno sui campi di cotone, che in questo periodo di raccolto biancheggiano di candidi batuffoli. Se la grande Bertha Mae non regge all’affronto e si lascia morire, al ritorno al funerale Tyron vede il treno arrivare e ripartire senza Guitar Sam, fuori gioco per un malore. Tutto sembra congiurare per il peggio, e il misterioso chitarrista cieco Possum (Keb’ Mo’) che ricorda ai passanti di Harmony la leggenda di un lontano fatto di sangue accaduto a Tyron, pregusta la sua vendetta. Ma nessuno ha mai messo alla prova le doti solistiche e canore di Sonny…

Dopo Fratello di un altro pianeta (The Brother from Another Planet, 1984), Amori e amicizie e La costa del sole (Sunshine State, 2002), con Honeydripper Sayles riprende il suo personale viaggio nella cultura e nel vissuto della comunità afroamericana. Lo fa, come suo costume, con un racconto a più voci, corale, in cui le ragioni del singolo, mai piegate didascalicamente a un disegno d’insieme, sono arricchite da un attenta costruzione del personaggio e da un’altrettanto minuzioso lavoro di casting e direzione d’attori. Se il tema chiave, per un regista che – come un altro grande e più fortunato indipendente, Jim Jarmusch – ha sempre fatto del suo lavoro con la musica una marca riconoscibile del suo tocco, è quello della fine di un’epoca, con i rocker come Chuck Berry che demoliscono ad assoli di chitarra il carisma di geni del piano come Fats Domino e Jerry Lewis, mentre il blues rimane confinato alla memoria degli anziani e il gospel alle chiese nere, Honeydripper è al contempo un nuovo ritratto dell’America profonda, un’Arizona dove sopravvivono antiche leggende e la legge è sempre nelle mani di sceriffi senza scrupoli.

Incastonato in una deliziosa cornice narrativa, servito da una sceneggiatura classicamente equilibrata, Honeydripper conferma il gesto moderno della regia di Sayles, particolarmente a suo agio quando, sospinto dalla musica, accompagna l’incedere dei suoi piccoli eroi del quotidiano con lunghi travelling o improvvisi movimenti ascensionali di dolly, oppure quando si tratta di dare respiro al tempo narrativo, ricorrendo alla retorica delle dissolvenze. Se il comparto scenotecnico è all’altezza della situazione, una notazione particolare meritano la direzione delle luci, affidata all’inglese Dick Pope, abituale operatore di Mike Leigh: la ritessitura cromatica delle dominanti calde è decisiva nel mettere in valore le location dell’Arizona, dove Sayles ha girato, coinvolgendo nell’avventura del set autorità e cittadinanza, a partire dalle coriste del New Beginnings Ministry oltre a musicisti di vaglia come Keb’ Mo’, Dr. Mable John e Arthur Williams, che si sono esibiti tutti rigorosamente in presa diretta.

Aspettando l’annunciata miniserie su Louis Armstrong che Sayles sta scrivendo, con protagonista Charles S. Dutton (qui nel ruolo di Maceo) e Quincy Jones in veste di producer, per qualche tempo ci dovremo rassegnare a seguirlo solo in incombenze, più alimentari, di screenwriting. Lo abbiamo visto di recente nei titoli di testa del blockbuster Spiderwick – Le cronache (Mark Waters, 2008). Ha sceneggiato un romanzo di Philip Gourevitch per il poliziesco A Cold Case di Mark Romanek (One Hour Photo, 2002), mentre sembra sia sfumata la sua partecipazione alla riduzione per il grande schermo del bestseller di Giorgio Faletti Io uccido. A chi è stanco di aspettare, magari che qualche apprendista stregone inserisca Honeydripper almeno in un listino homevideo o in una library televisiva, consigliamo di acquistare on line il DVD statunitense della Universal, che ha fra gli extra un commento audio, un making of e alcune interviste, e pazienza se è zona 1.

Leonardo De Franceschi

Cast & Credits
Honeydripper
Regia, sceneggiatura e montaggio: John Sayles; fotografia: Dick Pope; sonoro: Phil Stockton; scenografia: Toby Corbett; costumi: Hope Hanafin; musiche originali: Mason Daring; supervisione alle musiche: Tim Bernett; interpreti: Danny Glover, Lisa Gay Hamilton, Yaya DaCosta, Charles S. Dutton, Vondie Curtis Hall, Gary Clark, Jr., Dr. Mable John, Stacy Keach, Nagee Clay, Absalom Adams, Arthur Lee Williams, Ruben Santiago-Hudson, Davenia McFadden, Daryl Edwards, Sean Patrick Thomas, Eric Abrams, Kel Mitchell, Keb’ Mo’, Tom Wright, donnie l. betts, John Sayles, Larry Coker, Mary Steenburgen; origine: USA, 2007; formato: 35 mm, 1:1.85; durata: 123’; produzione: Maggie Renzi per Anarchist’s Convention Films; distribuzione USA: Emerging Pictures; blog ufficiale: honeydripper-movie.com

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