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Il Festival Internazionale del Film di Marrakech

di Maria Coletti

L’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Marrakech (FIFM, 14-22 novembre 2008), inaugurata venerdì scorso, si presenta con un programma al femminile, a cominciare dalla giuria e dai due omaggi principali. Accanto al regista, sceneggiatore e produttore americano Barry Levinson, Presidente della Giuria, troviamo infatti tre donne d’eccezione: la psichiatra, antropologa e letterata marocchina Ghita El Khayat, la scrittrice guineano-senegalese Mariama Barry e l’attrice italiana Caterina Murino. Inoltre le due sezioni omaggio principali sono dedicate a due attrici internazionali del calibro di Michelle Yeoh e Sigourney Weaver.

Il FIFM, organizzato dalla Fondazione Internazionale del Film di Marrakech e presieduto da Sua Altezza Reale il principe Moulay Rachid, è oggi un punto d’incontro per i veri amanti del cinema, pronti a parlare una stessa lingua universale. Per il Marocco l’evento, che si è ormai accreditato come uno tra i più interessanti appuntamenti internazionali di cinema, rappresenta un’importante vetrina verso il mondo esterno, anche considerando la cornice unica al mondo offerta dall’architettura ocra della città imperiale marocchina oramai fra le più famose in tutto il mondo.

Ma passiamo ai film in programma. Diversi i titoli di interesse panafricano da segnalare nelle differenti sezioni del festival. In concorso, troviamo Prince of Broadway dello statunitense Sean Baker, una commedia che ruota intorno alle disavventure professionali e sentimentali di un immigrato ghanese a New York. Inoltre una produzione marocchina dal respiro internazionale, Kandisha del regista Jérôme Cohen-Olivar: un thriller al femminile interpretato da Amira Casar (Nuit de chien, Une vieille maitresse, Transylvania) e Hiam Abbas (Free Zone, Paradise Now, Satin Rouge), oltre che dal marocchino Said Taghmaoui (L’odio, Ali Zaoua, Hideous Kinky).

Nella sezione fuori concorso, da segnalare il film collettivo 8, già presentato al Festival di Roma e realizzato da otto diversi registi: otto cortometraggi ispirati agli otto obiettivi del millennio, tra cui lo splendido Le rêve de Tiya realizzato dal mauritano Abderrahmane Sissako. Ed è sicuramente da tener d’occhio anche Amours voilées del regista marocchino Aziz Salmy.
Alcuni titoli molto interessanti anche nella sezione più libera del festival, dedicata ai film “coup de coeur”: il pluripremiato Hunger dell’afro-british Steve McQueen, sulla vita del militante dell’Ira Bobby Sands; una interessante coproduzione fra Palestina, Tunisia e Paesi Bassi, Laila’s Birthday del regista palestinese Rashid Masharawi, appena vincitore al MedFilm Festival di Roma; e naturalmente non poteva mancare Tu te souviens d’Adil?, opera seconda del marocchino Mohamed Zineddaine che vive da molti anni in Italia. In parte autobiografico, il film è girato fra Marocco ed Italia e in esso vengono affrontate due questioni centrali come il rapporto Nord-Sud e il difficile dialogo tra Occidente ed Oriente, viste attraverso la storia di un giovane marocchino che attraversa le sponde del Mediterraneo per scoprire il mondo – così lontano e così vicino – che si schiude sull’altra riva: il senso del film, come ha dichiarato il regista, è proprio quello dell’incontro fra due mondi “condannati” ad avvicinarsi, a comprendersi ed a coesistere, al di là delle ideologie, dei fanatismi e dei conflitti di ogni tipo.

Segnaliamo, infine, l’omaggio al maestro del cinema egiziano Youssef Chahine, ricordato con una rassegna dei suoi film “migliori”, da Baba Amin (1950) a Alexandrie… New York (2004).

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