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Torino Film Festival: Made in America

di Stacy Peralta

Vivere e morire a Los Angeles

Tutto parte da un numero: 15000. Quindicimila. Quindicimila morti. Quindicimila persone uccise da altre persone. Non in guerra, non in un Paese lontano o in un’altra epoca. Quindicimila morti a Los Angeles negli ultimi trent’anni, vittime degli scontri tra le gang rivali dei Crips e dei Bloods.
Da questo impressionante, spiazzante, spaventoso numero parte Made in America di Stacy Peralta, documentario necessario, girato con chiari intenti politici, aggressivo, encomiabile anche se imperfetto. E siccome siamo in America, culla della democrazia, i morti sono afroamericani, tutti abitanti degli stessi quartieri, ben definiti/limitati/delineati nella mappa cittadina. Una guerra tra bande che parte da lontano, dalla fine degli anni Cinquanta, quando le discriminazioni razziali erano il pane di tutti i giorni, quando la normalità prevedeva una netta divisione tra negri e bianchi, quando attraversare una strada, salire su un autobus o entrare in un bar era proibito. Proibito per gli afroamericani, ovviamente. Poi venne il tempo della sommossa, delle violente proteste dei giovani di colore, della presa di coscienza, e fu guerra per le strade. La rivolta dei giovani, che non volevano e non potevano rassegnarsi all’ingiusto destino dei loro padri, oramai piegati alle leggi dei bianchi, si allargò a macchia d’olio: prima contro la polizia, poi contro l’esercito. Los Angeles fu teatro di guerra, di guerriglia cittadina, di ragazzi armati di mattoni e voglia di libertà e giustizia contro militari armati fino ai denti e spinti dal vergognoso orgoglio wasp.

Made in America, presentato al Torino Film Festival nella sezione "Lo stato delle cose", ripercorre i momenti della rivolta dei neri losangelini per spiegare come, paradossalmente, si sia trasformata in una guerra interna (eterna?), afroamericani contro afroamericani. Infranto il sogno della nuova vita nella democratica Los Angeles, esaurita la spinta sociale del periodo bellico (serviva mano d’opera, si comprese solo dopo), sedata l’impossibile rivolta, alle nuove generazioni non restava nulla, se non la certezza di un futuro ancora più oscuro: niente lavoro, niente istruzione, solo emarginazione, ghettizzazione. Smarrita la propria identità, sfumati gli ideali, iniziarono a formarsi le prime bande, risposta quasi ovvia a un disperato bisogno di sentirsi più forti, più protetti. Il disperato bisogno di essere parte di qualcosa. E le bande crebbero rapidamente, moltiplicandosi, conquistando il territorio, dividendosi i quartieri. E crebbero gli attriti, divenendo scontri, quindi guerriglia cittadina. Prima i semplici pugni, poi i coltelli, le pistole, i fucili, i mitra. La zona dei quartieri afroamericani si colorò di blu e rosso, i colori dei Crips e dei Bloods, le due bande dominanti. 15000 morti per conquistare un potere delimitato dai confini tracciati dalla società dei bianchi: la sconfitta verso l’esterno ha paradossalmente (drammaticamente) prodotto una guerra interna, fratricida.

Stacy Peralta (Dogtown & Z-Boys, 2001; Riding Giants, 2004) analizza queste dinamiche sociali e storiche di petto, senza peli sulla lingua: Made in America (il titolo è già una chiara dichiarazione d’intenti) denuncia la sistematica ghettizzazione degli afroamericani e il disegno politico che ha permesso e permette tutto questo. Quindicimila morti non casuali. Quando gli argini si rompono sono sempre gli stessi ad annegare... Convince molto meno, invece, la scelta formale del regista: la messa in scena del documentario si ispira evidentemente alla cultura e all’iconografia hip hop con risultati non proprio soddisfacenti. Non si rintraccia, tranne che per alcune sequenze di repertorio, la necessaria forza visiva che avrebbe dovuto sostenere un tale attacco politico. Non vi è, tra l’altro, una vera immersione nei luoghi, sacrificati per dare ampio spazio alle testimonianze degli ex-appartenenti alle bande. Limiti estetici a parte, Made in America è un documentario che meriterebbe una larga visibilità. Non sarà così, ovviamente.

Enrico Azzano | 26. Torino Film Festival

Cast & CreditsMade in America
Regia: Stacy Peralta; sceneggiatura: Stacy Peralta, Sam George; fotografia: Tony Hardmon; montaggio: T.J. Mahar; supervisione alle musiche: Debra MacCulloch, Garth Trinidad; suono: Caleb Mose; origine: USA, 2008; formato: DigiBeta; durata: 93’; produzione: Baron Davies, Jessie Dylan, Dan Halsted e Stacy Peralta, per The Gang Documentary, Balance Vector Productions, Verso Entertainment; sito ufficiale: madeinamericathemovie.com

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