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Panafricana chiude i battenti

Panafricana-Le mille Afriche del cinema a Roma, l’annuale festival cinematografico dedicato all’Africa e alle diaspore, ribattezzatosi con questo nome nel 2004 ma presente fin dal 2001 nel cartellone di eventi della capitale, chiude i battenti.
Già nella presentazione dell’edizione 2007, realizzata con un budget minimale ma senza rinunciare a un cospicuo numero di anteprime ed ospiti né abbassare gli standard di qualità e affidabilità che ci hanno sempre caratterizzato, avevamo esplicitamente dichiarato che una manifestazione come Panafricana non sarebbe potuta andare avanti senza un pieno e convinto sostegno da parte degli enti locali e nazionali preposti alla promozione del cinema.

Quando si è trattato di preparare il progetto per l’edizione 2008, da presentare anzitutto alla Direzione Generale Cinema del Ministero dei Beni Culturali, abbiamo come di consueto cercato di prospettare un trend di crescita, ampliando l’offerta di sezioni e film. Dopo quattro domande non prese in considerazione, la DGC ci ha risposto, concedendoci finalmente un contributo. Di cinquemila euro.
Se, nel caso della Regione Lazio, avevamo fatto affidamento su un partenariato attivo dal 2005 e segnato da prospettive di crescita purtroppo sfumate, quando se n’è prospettata la possibilità, abbiamo presentato domanda sui bandi promossi dal Comune e dalla Provincia di Roma.
Il bando biennale del Comune per il 2005/2006 ci aveva aiutato a rilanciare il festival e ci aveva fatto sperare in una maggiore stabilità. Speranza vana. Nel 2007 non sono stati pubblicati bandi e non abbiamo avuto alcun finanziamento. Nel 2008 l’iter è ancora più paradossale. La Graduatoria ufficiale del Comune, approvata con Determinazione Dirigenziale n. 1539 del 5/6/2008, ha attribuito al progetto di Panafricana 2008 una votazione di 66 punti, che ci ha permesso di posizionarci al 79° posto: si tenga conto che il massimo totalizzato è stato 89 punti e che in graduatoria erano 305 progetti. La corrente giunta ha anzitutto deliberato di trasformare in annuale quello che in origine era un bando biennale, poi, dietro sollecitazione degli interessati, l’Assessorato in questione ha concesso una serie di appuntamenti per concordare l’entità del contributo, a fronte della graduatoria. L’appuntamento con l’Assessore, fissato per il 19 settembre, è stato disdetto un’ora prima dell’incontro, per non avere mai più luogo.
Quanto alla Provincia di Roma, da cui non abbiamo mai avuto finanziamenti, quest’anno per la prima volta, a fronte di una valutazione inizialmente non sufficiente ad ottenere un contributo, abbiamo registrato dei segnali di riconsiderazione del progetto, giunti però troppo tardivamente rispetto a ogni ragionevole calendario organizzativo.

Prendendo atto della omogeneità, in senso negativo, dei segnali registrati sul versante dei soggetti pubblici, abbiamo deciso di trarne le dovute conseguenze, rinunciando – pur con grande amarezza –all’edizione 2008 del festival e riposizionando sul web la nostra azione di promozione del cinema africano e di riflessione sui modi di rappresentazione dell’Africa e delle diaspore nel cinema.
Un’azione che continueremo a svolgere anzitutto attraverso le colonne di Cinemafrica, portale/magazine ad aggiornamento settimanale, che contiamo di rendere sempre più ricco di contenuti e informazioni. Ma anche attraverso altre iniziative, che speriamo di poter realizzare col sostegno di quanti vorranno mettere a frutto la nostra esperienza con Panafricana e condividere la progettualità di Associazione Culturale Yeelen.

Vogliamo ringraziare di cuore tutte le persone che hanno lavorato con noi in questi anni per rendere possibile il festival e che si sono avvicendate nel nostro staff, lavorando come noi per lo più come volontari ma sempre con infinita pazienza e passione. Ognuno di loro ha dato un contributo insostituibile e inestimabile.
Agli spettatori di Panafricana, che con affetto ci hanno seguito per sette anni, chiediamo di continuare a seguirci sulle pagine di Cinemafrica, con la certezza che faremo del nostro meglio per dare visibilità alle tante piccole e grandi manifestazioni in cui l’Africa arriva sul grande (e piccolo) schermo, auspicando che quanti hanno in mano, in Italia e nel Lazio, il destino dei festival, prendano consapevolezza della necessità di difendere anzitutto quanti hanno promosso in questi anni, attraverso le cinematografie del sud, il principio della diversità culturale.

Noi lo abbiamo fatto per sette anni a fronte di un budget largamente insufficiente, difendendo con i denti non solo la qualità artistica e la pertinenza dell’offerta cinematografica, ma anche la dignità culturale di ogni singola opera, presentata in sala con la stessa cura davanti a tre o a trecento spettatori, e proiettata nel migliore formato disponibile, con i sottotitoli italiani. Lo abbiamo fatto con costanza e con passione, felici di poter mostrare a Roma i film più interessanti dall’Africa e dalle sue diaspore, fieri di poter presentare grandi autori africani grazie a “Lezioni di cinema” (l’egiziano Yousry Nasrallah, il tunisino Nouri Bouzid, il burkinabè Gaston Kaboré) o di affrontare in maniera trasversale l’immaginario sull’Africa presente nel cinema italiano, dal periodo coloniale agli anni Settanta.

La parola fine in questo caso non ci piace molto. Ma siamo certi che questi anni condivisi attraverso l’amore per il cinema e per le mille espressioni di un continente troppo spesso dimenticato o abusato anche dai media, non siano passati invano. Anche in memoria del documentarista del Madagascar Henry A. Rasolo, uno dei primi ospiti di Panafricana, morto prematuramente solo due mesi fa, vi salutiamo con un proverbio malgascio: «Ciò che l’occhio ha visto il cuore non dimentica».

La direzione artistica di Panafricana
Maria Coletti e Leonardo De Franceschi

©Foto di Amine Messadi (particolare)

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