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Mascarades

di Lyes Salem

Dall'Algeria una risata per seppellire ogni conformismo

Uscito in Algeria in pieno ramadan e dal 15 dicembre anche nelle sale francesi, Mascarades è una commedia briosa e irriverente, che porta una vera boccata d’aria in un panorama afflitto dalla propensione al mélo come quello del cinema algerino. Un exploit che non ha stupito quanti conoscono il regista e interprete Lyes Salem fin dai corti precedenti (Jean-Farès, 2001; Cousins, 2005, César dell’anno), ma non ha mancato di sorprendere positivamente quanti non avevano mai sentito parlare di questo esordiente di talento, nato ad Algeri nel 1973 da padre algerino e madre francese, a Parigi dal 1988, che si è formato da attore al Conservatoire National Supérieur d’Art Dramatique, studiando e mettendo in scena i classici (da Molière a Shakespeare), e da regista in modo assai più istintivo, dimostrando però di aver ben assimilato i filoni più vitali della commedia mediterranea, dalle satire di costume corrosive dei Monicelli, Risi, Scola (ma si omaggia anche Moretti, con i protagonisti che cantano in macchina "O sole mio"!) , ai non meno gustosi schizzi d’ambiente e studi di carattere di cineumoristi sottili come Mohamed Zinet (Tahya ya Didou!), Merzak Allouache (Omar Gatlato, Salut cousin!) e Mahmoud Zemmouri (Prends 10.000 balles et casse-toi, Les folles années du twist).

Salem intepreta con divertita distanza anche il baffuto Mounir, un giovane nato e cresciuto in un villaggio montuoso degli Aurès dagli scenari western, che si guadagna da vivere facendo il giardiniere (ingegniere orticultore, così dice lui) nella villa del ricco e inaccessibile Colonnello. Nonostante ostenti un certo rispetto dei codici della tradizione patriarcale, Mounir è trattato con sufficenza da alcuni vicini, in particolare l’esperto in traffici e truffe Redouane (Mourad Khen), per la modestia della propria condizione, e soprattutto per la narcolessia che affligge l’amata e graziosa sorella minore Rym (Sarah Reguieg). Alle sue spalle, con la complicità della moglie Habiba (Rym Takoucht) e del piccolo Amine (Merouane Zmirli), la dolce Rym amoreggia, platonicamente s’intende, e di nascosto, con il migliore amico di Mounir, il timido e sfigato Khliffa (Mohamed Bouchaib), che vuole finire di allestire il suo piccolo videoclub, prima di mettere le cose in chiaro con Mounir.

Senonché, esasperato dall’ennesima diceria sul conto della sorella e completamente fuori per gli effetti di una sbornia, in piena notte Mounir sveglia tutto il villaggio gridando ai quattro venti che la sua Rym sta per fare un matrimonio da sogno con un ricco straniero. La ragazza ne approfitta per smuovere Khliffa dal suo attendismo, rilanciando l’eco del matrimonio, aggiungendo alcuni dettagli succulenti ed esotici: il riccone si chiama William Vencooten ed è un magnate finito per caso in un albergo della zona. Come per miracolo, le comari del paesino e i bottegai tutti cominciano a stendere tappeti al passaggio di Mounir e del suo piccolo clan, sperando di ricevere un congruo ritorno economico dal matrimonio di Rym, tanto che Mounir comincia a farci l’abitudine e ad approfittarne, fino a quando Khlifa non si decide a vuotare il sacco. Riuscirà il nostro antieroe nerd a impalmare la bella e sonnolenta Rym? Una cosa è certa: un nuovo carosello di auto di lusso coprirà di polvere i tre vecchini che tutto controllano, eternamente seduti nella piazzetta del paese.

A suo agio nella direzione degli attori, ma anche nell’articolazione di alcuni momenti virtuosi di scrittura filmica - come il sinuoso long shot della sequenza d’apertura, o il lentissimo fondu dal nero che disegna i lineamenti di Rym - Salem ci regala una sapida satira di costume, che è anche un acuto studio di caratteri. Mascarades ci parla di un’Algeria profonda che sogna di uscire dall’impasse di una cultura retriva e conformista, e di farlo senza cedere all’illusione dell’emigrazione o alle sempre nuove maschere del potere e lo fa da una prospettiva laica ma senza forzature iconoclaste. Se il minareto della moschea che svetta da ogni campo lungo ricorda l’incombere del potere degli imam, la comparsa dello fqih sornione che officierà il falso/vero matrimonio di Khliffa - l’unico che prega, ma devoto anche ai divi hollywoodiani - e Rym prefigura una variabile di islam molto più comprensiva, secolare e al passo coi tempi. Il pubblico giovanile di Algeri ha apprezzato, ma Salem si rivolge con altrettanta convinzione a quanti in Francia si cullano dietro facili fantasmi:

Ho voluto fare un film che non offre nessuno spazio alla vittimizzazione: un film che rifiuta una certa tendenza, qui in Francia, a non accettare del cinema nordafricano che quello che parla della difficoltà di essere algerini. L’ambizione politica del film è anche questa.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsMascarades
Regia: Lyes Salem; sceneggiatura: Lyes Salem e Nathalie Saugeon; fotografia: Pierre Cottereau; suono: Nicolas Provost, Pierre André; montaggio: Florence Ricard; scenografia: Jaoudet Gassouma; costumi: Hamida Hamzal; interpreti: Lyes Salem, Sarah Reguieg, Mohamed Bouchaib, Rym Takoucht, Merouane Zmirli, Mourad Khen; origine: Francia, 2008; formato: 35 mm, 1.85, Dolby Srd; durata: 92’; produzione: Isabelle Madelaine e Yacine Laloui per Dharamsala, in coproduzione con Laith Media e ARTE France Cinéma; distribuzione in Francia: Haut e Court; sito ufficiale: mascarades-lefilm.com

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