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Juventude em marcha

di Pedro Costa

La marcia di Costa

I quartieri degradati e i loro abitanti spesso diventano oggetto di film e documentari, in cui vengono mostrati ambienti poveri, persone disperate, bambini inconsapevoli e situazioni straordinarie. Fonthainas, a nord-ovest di Lisbona, è uno di questi, lo stesso in cui vive Ventura, l’anziano protagonista di Juventude em marcha (Gioventù in marcia, 2006), il film di Pedro Costa andato in onda nella notte di venerdì 3 aprile su Fuoriorario, in prima visione.

Dopo essere stato abbandonato dalla moglie Clotilde, Ventura, operaio capoverdiano della periferia di Lisbona, inizia a vagare tra la baraccopoli di immigrati a nord-ovest di Lisbona e un nuovo alloggio, posto in un palazzo da poco costruito. Ventura passa le sue giornate cercando di trovare le parole adatte da scrivere in una lettera per la moglie, mentre nel frattempo fa visita ai suoi figli, alcuni reali, altri probabilmente ideali.

Costa, qualche anno prima di Juventude em marcha, aveva già scelto il quartiere degradato di Lisbona come set di alcuni suoi film, tra cui Ossos (Ossa, 1997), storia di un figlio conteso e di volti segnati dal tunnel della droga, e No quarto da Vanda (Nella stanza di Vanda, 2000), testimonianza del complicato processo di disintossicazione di Vanda Duarte. Costa, dopo questi due film, sembra recuperarne i colori comuni, per ridipingerli su una nuova tela, quella di Juventude em marcha, in cui Ventura diventa il massimo comun divisore. Sembra quasi che il regista pedini il protagonista, mostrando la sua nuova condizione, caratterizzata da un gran senso di solitudine e abbandono, che vengono camuffati soltanto quando, durante la sua “marcia”, lui si trova nella baracca di Vanda e la sua piccola, o in quella di un altro “figlio ideale”, scampato a un suicidio, adesso invalido. Eppure Ventura ha una casa, una bella casa, luminosa e grande, ma forse troppo grande per lui.

Costa si trasforma in pittore, un pittore leonardesco, amante del chiaroscuro: oscurità degli ambienti di Fonthainas, delle persone che lo abitano, dei quali si può scorgere appena il tratto del volto, il bianco dei loro occhi, lontano da quello delle pareti della nuova e luminosissima casa di Ventura. Un doloroso contrasto, oltretutto marcato dalla forte lentezza del ritmo del film. Il regista portoghese rimane fermo con la sua macchina da presa, realizzando numerosissimi piani sequenza, poche panoramiche e dialoghi, molto spesso, senza controcampo. Ma forse il controcampo mostrerebbe noi spettatori appoggiati, magari, alla spalla del regista che, portando l’indice alla bocca, dà uno scorcio di vita vera. Sì, perché l’aria che respirano gli attori nei film di Costa, è la stessa che respirano quotidianamente: nessuno è un attore professionista, non c’è plasticismo, né immedesimazione nei volti di quei personaggi, qui, come in tutti i film del regista portoghese (O Sangue, 1989; Casa de Lava, 1995; Ossos, 1997; No quarto de Vanda, 2000; Danièle Huillet/Jean-Marie Straub: Où gît votre sourire enfoui?, 2001).

Ventura, insomma, tenta di rimettere in “marcia” una “gioventù” alla deriva, facendosi, forse, portavoce del regista portoghese.
Pedro Costa (Lisbona, 1959), prima di scoprirsi appassionato di cinema, studia Storia all’Università di Lisbona e, subito dopo, entra a far parte della Escola Superior de Teatro e Cinema. Si attiva immediatamente come aiuto regista di Jorge Silva Melo e João Botelho e poi, finalmente, nel 1989 esordisce con O Sangue (Il sangue), suo primo lungometraggio.
Costa ha potuto raccogliere diversi riconoscimenti a partire dal 1994 al Thessaloniki Film Festival, con Casa de Lava, che si è aggiudicato il premio speciale per la realizzazione artistica; nello stesso anno e con lo stesso film, Costa vince il premio Grand Prix all’Entrevues Film Festival; tre anni dopo, nel 1997, Ossos viene selezionato al Festival del Cinema di Venezia, e vince il premio Grand Prix all’Entrevues Film Festival; nel 1998, Ossos è nella selezione ufficiale per il Golden Globe del Portogallo; il 2000 vede protagonista No quarto de Vanda, che al Festival di Locarno si aggiudica il premio Don Chisciotte e il premio della Giuria Giovane; l’anno successivo, No quarto de Vanda vince il Premio FIPRESCI al Festival Internazionale del Documentario di Yamagata; nel 2006, Juventude em marcha viene incluso nella selezione ufficiale del Festival di Cannes e nel 2007, al Festival di Locarno, insieme a Eugène Green, Costa si aggiudica il premio speciale della giuria per Memories-Jeonju Digital Project 2007.

Renata Orlando

Cast & CreditsJuventude em marcha
Regia: Pedro Costa; soggetto e sceneggiatura: Pedro Costa; fotografia: Pedro Costa, Leonardo Simões; suono: Olivier Blanc, Nuno Carvalho; montaggio: Pedro Marques; interpreti: Ventura, Vanda Duarte, Beatriz Duarte, Gustavo Sumpta, Cila Cardoso, Isabel Cardoso, Alberto “Lento” Barros, Antònio Semedo, Paolo Nunes, Josè Maria Pina, Andrè Semedo, Silva “Nana” Alexandre, Paula Barrulas; origine: Portogallo/Francia/Svizzera, 2006; durata: 155’; produzione: Contracosta, Francisco Villa-Lobos; coproduzione: Les Films de L’etranger, Unlimited, Ventura Film, RTP, RTSI.

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