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I migranti nel cinema italiano

di Sonia Cincinelli

Dopo una piccola anticipazione in marzo di un saggio sulla nostra rubrica Ricerche, I migranti nel cinema italiano di Sonia Cincinelli arriva in libreria, accompagnato da una prefazione di Roberto Silvestri e da una postfazione di Fulvio Vassallo Paleologo. La contingenza temporale è, per così dire, felice, nel senso che in queste ultime settimane, a causa delle norme liberticide e persecutorie a danno dei migranti contenute nel cosiddetto pacchetto sicurezza approvato di recente in parlamento, e per via dell’entrata in vigore dei scellerati patti Italia-Libia - che, legittimando l’odiosa pratica del respingimento in acque territoriali internazionali, ledono irreparabilmente diritti umani sacri e inviolabili come quello d’asilo -, in una parte almeno dell’opinione pubblica italiana si è aperto un dibattito sulle politiche migratorie degli ultimi governi che, dopo la firma dei citati patti appaiono ancora più tristemente legate a doppio filo da una logica comune, quella della criminalizzazione sistematica dei migranti, funzionale agli interessi di interi settori dell’economia italiana, sommersa e non, accompagnata da una totale assenza di iniziative volte a favorire una piena e multipolare integrazione.

Parte di questo dibattito è stato alimentato anche dal successo ottenuto dal documentario Come un uomo sulla terra di Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene - che, vale la pena ricordarlo, viene trasmesso domani notte, giovedì 9 luglio, alle 0.05 su Raitre -, debitamente analizzato dalla Cincinelli insieme a un altro doc che ci è caro (Ritorni di Giovanna Taviani), e dalle campagne promosse da Gabriele Del Grande e dal suo blog Fortress Europe, come quella più recente, Io non respingo, lanciata in risposta ai patti Italia-Libia. Ma non solo di documentari, come il celebrato documusical L’orchestra di Piazza Vittorio di Agostino Ferrente, parla Sonia Cincinelli nel suo excursus storico in venti (anzi, diciannove) anni di cinema italiano, dal 1990 ad oggi, ma soprattutto di lungometraggi di finzione: ben 27 titoli vengono passati in rassegna, da Pummarò (Michele Placido, 1990) ad, appunto, Come un uomo sulla terra. Il corpus preso in esame produce l’impressione di un patchwork eterogeneo, composto perlopiù di opere di autori emergenti, gelosi della propria indipendenza, complicato dalla presenza di alcuni nomi di punta (Soldini, Amelio, Bertolucci sr., Mazzacurati, Tornatore, Giordana, De Seta, Maselli) che hanno cercato, con minore o maggiore fondatezza di approccio, di accostarsi al fenomeno dell’immigrazione.

L’Africa e i migranti africani sono protagonisti, o comunque evocati, in molti di questi film, dal citato Pummarò a L’articolo 2 (Maurizio Zaccaro, 1994), da Terra di mezzo (Matteo Garrone, 1996) a Sud side stori (Roberta Torre, 2000), da Io, l’altro (Mohsen Melliti, 2007) a Riparo (Marco Simon Puccioni, 2008). Molto spesso, e non senza un’attenzione talvolta sincera e profonda, si tratta di corpi e volti funzionali ad avventure narrative assai personali, condizionate da filtri stereotipi e proiezioni che si riverberano sul vissuto dei/lle protagonisti/e, alle prese con la scoperta dell’altro. I film che accettano la sfida del rovesciamento di prospettiva - soprattutto quelli più datati di Placido e Zaccaro - scontano i limiti di un registro naturalistico non sempre dominato e di un didascalismo talvolta non esente da scorciatoie sentimentali e sociologismi da reportage. Limiti superati da Lettere dal Sahara (Vittorio De Seta, 2004), almeno nella splendida ultima parte, girata a Dakar, ma anche dal giovanissimo Garrone d’esordio che già nel 1996 evidenziava l’opportunità per tutti i filmmaker interessati al vissuto dei migranti, per dirla con Zavattini, di mettersi a raccontarne la realtà come se fosse una storia.

Preceduto da alcuni paragrafi introduttivi, utili a fare il punto sulla storia relativamente recente dell’immigrazione in Italia, nei quali vengono opportunamente precisati norme ed orientamenti che hanno caratterizzato la legislazione e la visione dei media in questo ultimo ventennio, lo studio della Cincinelli dedica ai titoli menzionati un’analisi tematica articolata e arricchita da alcuni brani di critica italiana. Se la veste redazionale (perché le citazioni sono in corpo minore, e le note così lacunose?) lascia un po’ a desiderare, il taglio analitico dell’autrice si rivelerà utile anzitutto ai molti che avranno difficoltà a reperire nel mercato homevideo alcuni dei film in questione, visto che ogni plot viene ripercorso con scrupolo e minuzia. Il volume potrebbe essere altresì prezioso per quanti, circoli e singoli, curano rassegne di cinema e intercultura in ambito scolastico e associativo. L’invito che ci consegna l’autrice è a metterci in gioco, e in viaggio, insieme ai personaggi di questi film, condividendone l’esperienza dolorosa ma liberatoria, di un processo - quello del confronto con una cultura per molti aspetti diversa dalla propria - che, una volta avviato, non è più reversibile.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsSonia Cincinelli
I migranti nel cinema italiano
Roma, Edizioni Kappa, 2009, 303 pp.

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