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I trent'anni di Durban

di Leonardo De Franceschi

In corso il 30. Durban International Film Festival

Il Durban International Film Festival (23 luglio-2 agosto), iniziato da pochi giorni nella più meticcia delle grandi città sudafricane, festeggia quest’anno il suo trentennale. Cresciuto negli anni fino a diventare di gran lunga il festival più importante dell’area australe, il DIFF presenterà in undici giorni di programmazione oltre duecento proiezioni fra Durban e dintorni, con un fitto calendario di workshop e seminari al Royal Hotel. L’edizione numero 30 si è aperta con la proiezione in concorso di Izulu lami (My Secret Sky, 2008 - nella foto), opera prima di Madoda Ncayiyana che rielabora il suo bel corto The Sky in Her Eyes (2003), raccontando la storia di due bambini rimasti soli dopo la morte della madre, che viaggiano per la prima volta dal loro villaggio Zulu alla grande Durban. In giuria, oltre a un selezionatore di Rotterdam e dell’Hubert Bals Fund (l’olandese Gertjan Zuilhof), il regista maliano Cheikh Oumar Sissoko, vincitore di due FESPACO con Guimba (1995) e La genèse (1999), il film maker nigeriano Tunde Kelani (il suo ultimo Arugba passa fuori concorso) e la giovane attrice sudafricana Rosie Tebogo Motene.

Diverse le anteprime mondiali di film sudafricani. Particolarmente atteso Revel Fox che, dopo la buona affermazione internazionale di The Flyer (2005), torna in concorso con Long Street, un dramma intimista sulla relazione difficile fra una ragazza tossicodipendente e sua madre, risolta dall’incontro con una cantante dai poteri taumaturgici (intepretata da Busi Mhlongo, icona jazz singer locale). Prodotto dalla DV8, si parla un gran bene anche dell’esordio in concorso di Olivier Hermanus, venticinquenne di Durban, Shirley Adams, ancora la storia di una madre coraggio alla Mike Leigh, abbandonata dal marito e molto legata a un unico figlio, rimasto paralizzato dopo un aggressione subita in strada. Fuori competizione, da segnalare anche For better for worse, una commedia romantica girata nella comunità indiana di Durban dall’esordiente Naresh Veeran, e White Lion, sulle avventure di un leone albino escluso dal suo branco, intepretato dal grande John Kani (Un’arida stagione bianca, Sarafina!) e diretto da Michael Swan.

In concorso, insieme a nomi di punta del cinema internazionale, come Deepa Mehta e Rachid Bouchareb (London River), fa spicco la presenza di ben tre titoli africani, nonostante l’annata non sia stata particolarmente feconda: L’absence del guineano Mama Keita, dramma postcoloniale sulla condizione di un intellettuale di ritorno suo malgrado in Senegal, premiato al FESPACO per la sceneggiatura; Skin dell’americano Anthony Fabian, una coproduzione anglo/sudafricana ispirata a una storia vera, e interpretata da star internazionali come Sam Neill e Sophie Okonedo (Hotel Rwanda, La vita segreta delle api) premiato al PAFF di Los Angeles col Premio del Pubblico; e il keniano From a Whisper di Wanuri Kahiu, sul sanguinoso attentato a Nairobi del 1998, che ha fatto razzia di statuette agli African Movie Academy Awards. In competizione anche l’indipendente USA Goodbye Solo di Rahmin Bahrani, sulla singolare relazione tra un tassista senegalese e un vecchio cliente bianco, vincitore del Premio FIPRESCI a Venezia.

Fuori concorso, oltre ai titoli già segnalati, e ad alcuni grandi titoli della stagione passata (come La classe di Laurent Cantet, Hunger di Steve McQueen e Prince of Broadway di Sean Baker), figurano anche altri tre titoli legati al Sudafrica: il thriller psicologico Crime-It’s a Way of Life di Safo Tufegdzic, il racconto di formazione girato in xhosa da J.J. Van Rensburg (Intonga) e il dramma australiano Disgrace di Steve Jacobs tratto dall’omonimo romanzo di Coetzee e interpretato da John Malkovich. Il cartellone comprende anche una sezione competitiva per documentari, ricca anch’essa di titoli africani di rilievo. Tra tutti, vale la pena sottolineare la presenza di filmmaker riconosciuti come il sudafricano Zola Maseko (Drum) che, con il docudrama The Manuscripts of Timbuktu, ricostruisce la storia dell’erudito Ahmed Baba (Eric Ebouaney, Lumumba, Bianco e nero) e dei famosi manoscritti del XIII e XIV secolo che attestano la presenza di un’antica civiltà scritta anche nell’Africa sub sahariana. In concorso anche l’inglese Kim Longinotto (Rough Aunties), già vincitore del Sundance, il camerunese Jean-Marie Teno (Lieux saints) sul mercato cinematografico in Africa, e i sudafricani François Verster (Sea Point Days) e Ramadan Suleman, quest’ultimo con Zwelidumile, ritratto di un videoartista, Dumile Feni, morto tragicamente nel 1991.

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