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Medicine for Melancholy

di Barry Jenkins

San Francisco, un ragazzo, una ragazza…

Medicine for Melancholy segna l’esordio alla regia di un lungometraggio del giovane regista Barry Jenkins. Presentato in concorso durante l’ultima edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro dopo una lunga serie di partecipazione a numerosi festival internazionali, Medicine for Melancholy non ha ancora trovato una possibile distribuzione in Italia ma è stato accolto con calore e sorpresa dalla critica americana che in questo piccolo film indipendente ha intravisto la nascita di un nuovo interessante regista.

Il film inizia con il risveglio di due ragazzi che si alzano, si lavano, si vestono ed escono di casa: Jo’ a Micah non si conoscono, non sanno neppure i loro nomi, si sono incontrati ad una festa e hanno fatto l’amore. Nell’imbarazzo del mattino seguente il caso interviene e fa in modo che la ragazza dimentichi nel taxi il portafoglio. Questo è il prologo che introduce al cuore di Medicine for Melancholy: una breve e intensa storia d’amore che si consuma in 24 ore tra le strade di San Francisco. Micah e Jo’ passeggiano, vanno in bici, visitano dei musei, attraversano i giardini di una città che si scopre diversa dalle immagini già note. I ragazzi arrivano nell’appartamento di Micah, fanno l’amore, si cucinano, vanno a ballare, parlano e discutono: la ragazza è fidanzata con un ragazzo bianco e Micah si chiede se per lei non sia un problema. Jo’ risponde «Si e no».

Perché, come e cosa spinge una ragazza afroamericana a stare con un ragazzo bianco sono i quesiti che ricorrono tra i due: Jo’ e Micah vengono da due mondi e da due esperienze diverse, hanno percepito, e percepiscono, la loro identità culturale in modo profondamente differente, l’oppressione dell’identità afroamericana che ossessiona Micah tocca solo in parte Jo’ che non ne percepisce in modo così traumatico le conseguenze. Nelle discussioni su questi argomenti tra i due ragazzi ruota il film e la riflessione del regista che affida l’analisi del tema sociale politico e culturale di Medicine for Melancholy a due ragazzi che s’incontrano e si piacciono. Jenkins segue le orme della Nouvelle Vague, esplicito il riferimento a Truffaut e al primo Godard ma nel suo seguire per la città Micah e Jo’ Jenkins rimane chiuso in una struttura rigida che lascia troppo poco spazio alla sfera emotiva.

La macchina da presa passa continuamente da un rapporto intimo con Micah e Jo’ per poi allontanarsi e osservare da lontano, nascosta. Jenkins ci restituisce un racconto frammentato della giornata, sia dal punto di vista delle immagini che del tempo, e offre l’occasione per la scoperta di una San Francisco diversa delle solite immagini alle quali siamo abituati: vie più o meno affollate, giardini, giostre e persone. Una città che è cresciuta e si è sviluppata senza tener conto dello strato meno abbiente della popolazione e così, Micah e Jo’ si fermano a sentire un gruppo di ragazzi che sono riuniti per discutere sul problema degli sfratti e sull’ampliamento della città. È una San Francisco in bianco e nero, ripresa sotto una luce diversa da immagini girate in alta definizione: Jenkins lascia poco spazio al colore, per un richiamo ai noti modelli degli anni ’60 ma forse anche per un segno netto di rottura con l’immagine che di solito viene data di San Francisco, città gioiosa e allegra, libera e illuminata.

Jenkins costruisce il suo film secondo uno stile noto, definito, lo segue e lo realizza quasi a perfezione ma lo utilizza per affrontare contenuti diversi: la storia d’amore tra Jo’ e Micah è solo il pretesto per analizzare in un contesto insolito temi politici, di denuncia. Una formula interessante che potrebbe funzionare meglio se Jenkins si lasciasse andare di più, se si concedesse qualche imperfezione per entrare nel cuore della storia permettendo anche un maggiore coinvolgimento non solo nei confronti della storia di Micah e Jo’, ma anche verso gli argomenti trattati.

Alice Casalini | 45. Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro

Cast & CreditsMedicine for Melancholy Regia e sceneggiatura: Barry Jenkins; fotografia: James Laxton; musica: Greg O’Bryant; montaggio e suono: Nat Sanders; interpreti: Wyatt Cenac, Tracey Heggins; origine: USA, 2008; formato: video (DV), 1.85; durata: 87’; produzione: Justin Barber per Strike Anywhere, Bandry; sito ufficiale: strikeanywherefilms.com

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