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Venezia 66: Harragas

di Merzak Allouache

Mare nostrum

Continua il lavoro di Merzak Allouache sul dramma dei migranti africani, sui viaggi della speranza, sui clandestini che tentano e ritentano un percorso pericoloso, consapevoli di rischiare la vita per arrivare in Europa e provare ad avere un futuro migliore. Dopo l’esperienza di Tamanrasset (2007) che seguiva quella del film campione d’incassi in Francia Chouchou (2002), il regista algerino ha presentato in anteprima mondiale per le Giornate degli Autori alla 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia il suo ultimo film, Harragas (id., 2009).

Omar, un giovane ragazzo algerino, s’impicca lasciando un biglietto con scritto: "partire è morire, restare è morire". Al suo ennesimo tentativo fallito di raggiungere e restare in Europa, il ragazzo si toglie la vita. Sconvolta, sua sorella Imène decide di prendere il suo posto nel viaggio che Omar stava organizzando con i suoi due amici, Rachid e Nasser. Durante il rigido inverno, sulla costa ventosa a Mostaganem, a 200 km da Algeri, il traghettatore di clandestini Hassan sta organizzando un viaggio. I tre ragazzi riescono a partire, ma il viaggio in mare si rivela per quello che è: un misto spaventoso di speranza e terrore.

Allouache dopo Tamanrasset, dove descrive il passaggio dei clandestini che vengono dall’Africa sub-sahariana, si concentra sulle due tappe successive: l’attesa di un passaggio lungo la costa e il viaggio in mare sulle barche della fortuna. Harragas vuol dire “bruciati” e si riferisce ai giovani che vogliono fuggire in Europa, lasciarsi tutto alle spalle e scappare, vogliono appunto “bruciare”.

L’organizzazione, l’attesa speranzosa ed estenuante della partenza sulla costa ventosa e grigia dell’Algeria in inverno ricordano Roma wa la n’touma (Rome Rather Than You, 2006) del regista algerino Tariq Teguia, Allouache però non si vuole fermare all’attesa ma concentrarsi piuttosto sulla follia del viaggio in mare. La parte più delirante di Harragas è proprio quella in mare, quando su una barca piccola una manciata di esseri umani, molti dei quali non sanno neppure nuotare, vagano nel Mediterraneo, sotto la neve e sotto il sole. La piccola barca è un microcosmo in mezzo al mare nel quale si consumano tutti gli elementi di follia di un viaggio come questo, un viaggio come molti altri, dove si rischia di morire ma non si smette di sperare.

Il regista di Omar Gatlato (1976), Bab el Oued City (1993) e Salut Cousin! (1996) si confronta con un film difficile per il tema e per le difficoltà tecniche. Allouache si contorna di un valido gruppo di attori che viene dal teatro insieme ai quali compare, nel ruolo di Hassan, Okacha Touita, nato proprio a Mostaganem, e regista de Les Sacrifiés (1982), Le Cri des hommes (1999), Morituri (2007).
Quello che forse non è riuscito appieno ad Allouache è l’equilibrio tra un racconto che vuole essere il più fedele possibile alla realtà e l’elemento di finzione della storia. Il lavoro di ricerca e documentazione che è servito per scrivere la sceneggiatura anche nei suoi dettagli a volte sembra svilito a causa di alcuni elementi della messa in scena che rendono il film a volte poco credibile. Al di là dei passaggi poco chiari dalla neve al sole, dal mare in tempesta all’acqua cristallina e calda che permette di nuotare fino alla costa per un tragitto quasi impossibile da fare, Harragas prosegue un interessante e importante percorso intrapreso da Merzak Allouache, che riesce comunque a portare sullo schermo con eleganza e onestà un tema doloroso e di scottante attualità.

Alice Casalini | 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Cast & CreditsHarragas
Regia: Merzak Allouache; sceneggiatura: Merzak Allouache; fotografia: Phililppe Guilbert; suono: Philippe Bouchez; montaggio: Sylvie Gadmer; musica: David Hadjadj; interpreti: Nabil Asli, Seddik Benyagoub, Mohamed Takerret, Lamia Boussekine, Okacha Touita, Samir El Hakim, Abdelkader Mohamed, Abdelatif Benhamed, Yacine Naceur, Mebarek Faradji, Rachid Zamouche, Belkacem Bentata, Abdellah Besghir, Hamou Houidef; origine: Francia/Algeria, 2009; formato: 35 mm, colore; durata: 103’; produzione: Libris Films, Baya Film in co-produzione con France2 Cinéma; distribuzione: Doc & Film International

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