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Goodbye Solo

di Ramin Bahrani

Fenomenologia dell’incontro

Premiato dalla Fipresci alla Mostra di Venezia 2008 e distribuito finora negli States (marzo 2009) e dall’autunno in vari mercati più ricettivi del nostro (Belgio, Francia, Brasile, Gran Bretagna, Olanda, Argentina), Goodbye solo è una piccola perla del cinema indipendente americano. Diretto dall’americano di origini iraniane Ramin Bahrani, qui alla sua opera terza, il film mette a confronto due personaggi che appartengono a due mondi (culture, generazioni, biografie) agli antipodi e vivono momenti-chiave delle loro rispettive esistenze. Grazie all’altro, li affronteranno con una consapevolezza – di sé e delle cose del mondo – che non avrebbero mai avuto, senza quest’incontro.


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Souleymane, detto Solo (come il grande Souleymane Cissé), è un tassista di notte sulla trentina, ciarliero, estroverso e sempre pronto a lasciare un segno nella memoria dei suoi clienti. Nato a Dakar, Solo lavora da anni in una cittadina della North Carolina, Winston-Salem, è sposato con una giovane ispanica (Quiera) che ha già una vivace figlia di dieci anni (Alex), e sogna di diventare uno steward. Un giorno gli si presenta in vettura un vecchio bianco sulla settantina, rosso di capelli, che gli chiede di accompagnarlo fra due settimane in una località montana fuori città, Blowing Rock, senza peraltro specificarne il motivo. Sentendo puzza di bruciato, sospettando cioè che il vecchio William voglia farla finita, Solo cerca di avvicinarlo, scalfendo il muro di diffidenza e rigidità che l’uomo sembra aver eretto da tempo, per proteggersi dalle intrusioni degli altri e dalle proprie emozioni.

Di William, Solo riesce a sapere davvero poco, nonostante tutti i suoi sforzi. Capisce solo che gli piace andare al cinema, o quantomeno che spesso lo chiama per farsi portare a vedere un film, sempre alla stessa sala e alla stessa ora, e che passa diverso tempo a chiacchierare con il cassiere, un ragazzo biondo e gentile. Del resto, di rogne Solo ne ha molte in questo periodo, fra il vecchio amico – un pusher di droga nero – che vorrebbe mettersi in affari con lui e la moglie, incinta al nono mese, che lo rimprovera di sprecare il proprio tempo, inseguendo sogni impossibili come quello del colloquio con una compagnia aerea, e di non rivolgersi ai suoi cugini, che potrebbero riparargli su due piedi il taxi in panne che tiene parcheggiato da tempo davanti casa.

Proprio la presenza, silenziosa, enigmatica e scontrosa di William, che lo chiama per farsi portare a risolvere alcune incombenze inquietanti (come chiudere il conto in banca) spinge Solo a rompere gli indugi, mettendosi a studiare per il colloquio sognato, anche se questo significa entrare in rotta di collisione con la moglie. A consolarlo è la piccola Alex, sveglia e sensibile, che fa subito breccia anche nella corazza di William. Ma i giorni passano e la scadenza del giorno fissato per la gita a Blowing Rock si fa sempre più vicina: infastidito da una vicinanza che si fa sempre più invasiva, William vorrebbe liberarsi di Solo ma il giovane in queste due settimane ha imparato a dominare la propria indole e, in compagnia proprio di Alex, è ormai pronto a tenere fede all’impegno preso con il vecchio. Dopo aver compreso, forse non per caso, il segreto che William teneva così gelosamente nascosto.

Malgrado quanto potrebbe indicare la materia narrativa, Goodbye Solo ben difficilmente potrebbe essere definito un family melodrama o un road movie, anche se, non c’è dubbio che recuperi diversi elementi di questi (sotto)generi. La sua forza nasce dalla solidità della sceneggiatura, costruita su due personaggi modellati (soprattutto il tassista) su figure reali, in un contesto ambientale che Rahmani, filmmaker totale (regista-sceneggiatore-montatore-produttore) conosce bene, trattandosi della sua città natale. Tirato nella dinamica emozionale della macchina narrativa, lo spettatore smette ben presto di domandarsi come andrà a finire, per abbandonarsi al piacere di sentir respirare questi personaggi e vederli vivere, accompagnandoli per un tratto di strada, così da scoprire un po’ più di loro. Tanto più che gli interpreti – il giovane senegalese/ivoriano Souleymane Sy Savané ha un passato da modello e ha recitato in una sitcom, il vecchio Red West è stato lo storico guardiaspalle di Elvis e ha alle spalle numerosi ruoli minori –, oltre a poter contare su un piano di produzione calibrato su tempi di preparazione molto lunghi, sono diretti con una amorevolezza maieutica che produce risultati di notevole intensità.

Lo sguardo di Bahrani riesce inoltre con efficacia a smarcarsi dai partiti presi, tanto dalla morale interculturale – forse, fin troppo buonista – di L’ospite inatteso (The Visitor, Thomas McCarthy, 2007), quanto dall’estetica da kammerspiel – forse, fin troppo ellittica – di Ballast (Lance Hammer, 2008), per aprirsi a una dimensione fenomenologica attenta ma non appesantita da cascami pseudo-naturalistici alla Dogma. Nonostante il film appaia frammentato in macrosequenze omologhe sul piano scenografico e luministico (Solo e William in taxi, Solo e altri in spazi chiusi, Solo William e Alex nel finale a Blowing Rock – unico capitolo in cui Rahmani utilizzi la macchina a mano), il film ha una sua linea emozionale riconoscibile, cui contribuisce anche una colonna sonora discreta ma efficace. Nell’epilogo, dall’impianto visivo di matrice impressionista, i tre si confrontano con questa location magica, sospesa fra boschi e alture rocciose, punteggiate di nebbia spumosa e vividi cromatismi autunnali nella quale, grazie a un microclima tutto particolare, lanciando nel vuoto rametti o piccoli oggetti dal picco più alto, li si può veder tornare indietro, sospinti da bizzarre correnti ascensionali.

Ma il respiro del film al quale ci siamo abbandonati più volentieri è quello che ci richiama alla presenza di una cultura dell’ascolto, qui messa in valore da qualcuno che abbraccia – come Rahmani – una prospettiva transnazionale, diasporica, aliena da ogni tentazione di rifugio negli assoluti identitari. Ecco, uno dei motivi per cui bisognerebbe raccomandare a un distributore italiano di recuperare questo piccolo capolavoro, anche solo per il mercato homevideo, è che Goodbye Solo potrebbe risultare terribilmente indigesto agli amministratori di Coccaglio e a quanti hanno sviluppato un insano terrore per l’incontro. Fra tassisti senegalesi, mogli/figlie ispaniche, vecchi hippy frustrati e registi iraniano-americani, il film mette in circolo tanti anticorpi preziosi a proteggerci dalla paura del non-bianco.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsGoodbye Solo
Regia: Ramin Bahrani; sceneggiatura: Bahareh Azimi, Ramin Bahrani; fotografia: Michael Simmonds; musiche: M. Lo; montaggio: Ramin Bahrani; scenografia: Chad Keith; costumi: Tory Hoke; interpreti: Souleymane Sy Savane, Red West, Diana Franco Galindo, Lane ’Roc’ Williams, Mamadou Lam, Carmen Leyva; origine: USA, 2008; formato: 35 mm, colore; durata: 91’; produzione: Ramin Bahrani e Jason Orans per Gigantic Pictures, ITVS, Lucky Hat Entertainment, Noruz Films; sito ufficiale: goodbyesolomovie.com

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