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Vivre ensemble

di Rachid Bouchareb, Abderrahmane Sissako e altri

Dieci modi per difendersi dal razzismo quotidiano

Vivre ensemble è una serie di 10 cortometraggi, diretti da altrettanti registi francofoni, nell’ambito di una campagna di lotta contro il razzismo quotidiano promossa dalla cineasta Sophie Goupil con la sua società Les Poissons Volants, in collaborazione con S.O.S. Racisme e una rete di altri soggetti fra cui le più importanti emittenti pubbliche e private francesi (TF1, France Télévisions, Arte, M6). Nel mese di dicembre, i canali trasmetteranno questi corti nell’ambito della loro programmazione ordinaria, ma i brevi film sono già visibili, in alta definizione e in versione originale francese, attraverso il sito dell’iniziativa: 10cineastes.com.

VIVRE ENSEMBLE - Bande annonce 2"53 from Les Poissons Volants on Vimeo.

Dietro la mdp, dieci personaggi di diversa estrazione culturale e artistica, tutti accomunati da un’attenzione particolare nei confronti della cultura dell’ascolto e del dialogo. Ci sono registi ormai assurti agli onori della critica internazionale come Radu Mihaileanu (Le pitch), Rachid Bouchareb (Houme/Espoir), Romain Goupil (Kosovo 1999) e Abderrahmane Sissako (Pottital/Ensemble), ma anche un’artista d’avanguardia totale come Orlan (Orlan remix), attrici affermate come Sandrine Bonnaire (Le dessin de Paul), e astri nascenti della scena francese, dall’attrice Axelle Laffont (Je ne suis pas raciste, mais...) al gruppo Les Lascars (Cuccarazza), dal coreografo Kamel Ouali (Le bal du monde) al filmmaker Sylvain White (One World, One Heart).

Si va dai 70" del videoclip One World, One Heart ai 2’40" del minidramma bellico Houme/Espoir, spaziando fra toni, generi, formati, target. Nell’insieme, i dieci registi hanno risposto in modo personale alla questione di fondo lanciata dall’operazione, vale a dire «che cosa significa fare un film impegnato oggi». Lo hanno fatto, ciascuno mettendo in valore un possibile antidoto alla sottocultura dell’odio, della paura, della diffidenza; ciascuno, mettendo in situazione le tante forme in cui il razzismo quotidiano continua ad essere praticato. Dal razzismo come strategia politica di consenso su cui si concentra Goupil, al razzismo della porta accanto descritto con acume dalla Laffont, al razzismo culturale ma con ricadute sul lavoro, che tratteggia con acida ironia Mihaileanu.

Riprendendo un registro commedico che può ricordare per certi versi quello utilizzato da Cristina Comencini in Bianco e nero (2008), Axelle Laffont si diverte a schizzare il ritratto di una famiglia della buona borghesia francese, con un padre affettuoso, una bimba ricettiva e una giovane madre attiva e dinamica, col solo problema di una confessata insofferenza per la pelle nera. Analoga strategia per Mihaileanu che, con una pregevole economia di tratto e tocco, racconta un provino nello studio di un produttore cui viene sottoposto un regista nero (interpretato dall’attore e doppiatore martinicano Lucien Jean-Baptiste), interessato a realizzare un poliziesco ad archetipi rovesciati, dove i poliziotti sono tutti di seconda generazione e il serial killer un belga: che almeno le vittime siano français de souche, che diamine!

Altri preferiscono rovesciare la prospettiva e, talvolta rischiando il pedale dei toni edificanti (White), proporre una messa in valore, talvolta didascalica, talvolta più allusiva, della cultura dell’incontro. Lo fa Orlan, rimontando una sequenza di un vecchio film di Costa-Gavras (con un giovanissimo Roberto Benigni), per inneggiare all’ibridazione. Lo fanno soprattutto, utilizzando una tavolozza filmica assai più articolata, Bouchareb e Sissako. Se il primo affianca un nuovo piccolo segmento al suo lavoro di ricostruzione della memoria coloniale (dopo Indigènes/Days of Glory e prima dell’atteso Hors-la-loi), raccontando una piccola di resistenza al demone della vendetta, che ha per protagonista un mujahid algerino (ancora l’attore feticcio Sami Bouhajila) e un militare francese; il secondo (Heremakono, Bamako) fa incontrare sotto un albero senza foglie un nero e un arabo, emblemi dei due gruppi maggioritari in Mauritania: ancora una volta, Sissako affida alla forza degli sguardi e dei gesti un messaggio che le parole non riescono a restituire.
Menzione finale doverosa per il geniale corto d’animazione dei Lascars, in cui il trio di creativi hip-hop francesi, giocando con l’immaginario e il gergo dei banlieue film anni ’90, trasforma una cucina contesa da un gruppo di scarafaggi nel teatro di un’improponibile guerra fra bande.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsVivre ensemble
Origine: Francia, 2009; produzione: Sophie Goupil per Les Poissons Volants
Episodi:
Sandrine Bonnaire: Le dessin de Paul
Rachid Bouchareb: Houme/Espoir
Romain Goupil: Kosovo 1999
Axelle Laffont: Je ne suis pas raciste, mais...
Les Lascars: Cuccarazza
Radu Mihaileanu: Le pitch
Oroan: Orlan remix
Kamel Ouali: Le bal du monde
Abderrahmane Sissako: Pottital/Ensemble
Sylvain White: One World, One Heart.

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