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Immagina che

di Karey Kirkpatrick

Dal 1° dicembre è disponibile in homevideo l’ultima commedia-veicolo del talentaccio di Eddie Murphy, Immagina che (Imagine That, 2009). Primo film in live-action diretto da Karey Kirkpatrick, Immagina che è uscito alla chetichella all’inizio della stagione, incontrando poca fortuna qui come negli States, dove ha incassato solo 16 MD, sui 55 di budget. Eppure, con tutti i limiti della commedia per famiglie, perfetta come regalo natalizio (con tanto di nevicata in un finale alla Frank Capra inspiegabilmente tagliato), Immagina che merita una visione, soprattutto, come sempre, in versione originale.


Trailer fornito da Filmtrailer.com

Nel plot, Murphy è Evan, un manager rampante sulla cinquantina, separato da alcuni mesi, con una figlia di sette anni, Olivia. La società di consulenza finanziaria dove lavora il nostro sta attraversando una fase di passaggio delicata: il vecchio direttore sta per andare in pensione ma Evan, che fino a poche settimane prima si sentiva il successore naturale, si trova minacciato dalla concorrenza di Johnny Whitefeather (Thomas Haden Church), un manager di origini nativoamericane che, proprio facendo leva sul proprio pedigree, riesce con abilità a conquistarsi la fiducia dei clienti, soffiandoli a Evan. Proprio mentre si trova a dover fronteggiare questa insidia, Evan deve gestire in parallelo una settimana altrettanto critica di Olivia, culminante con la recita scolastica di Natale.

Il problema è che la piccola, evidentemente colpita dalla separazione dei genitori, reagisce chiudendosi in un mondo tutto suo, popolato di principesse e regine, non separandosi mai dalla sua guga, una copertina color violetto. Evan prova come può a far uscire Olivia dal suo magico mondo autistico ma la piccola non vuole saperne di abbandonare la sua coperta di Linus. Quando però Kupida, Mopida, Sapida e Kwali – le principesse eroine del mondo di Olivia – cominciano a dare al papà, a modo loro, dei consigli di alta finanza, le cose cominciano a complicarsi ed Evan decide di mettersi in gioco, lasciarsi andare alla propria immaginazione e sperimentare anche lui i poteri imprevedibili della guga, con effetti davvero esilaranti.

Partendo da uno spunto non particolarmente originale, Kirkpatrick riesce tuttavia a tirar fuori una macchina narrativa funzionale e dai tempi e toni giusti. Le sue doti migliori, come evidenziano anche le interviste incluse negli extra, sono chiaramente la ritessitura della sceneggiatura e la direzione d’attori, a partire dalla deliziosa Yara Shadidi, del tutto a suo agio sul set accanto a un mostro sacro come Murphy, una presenza fulminante che ricorda per brio e naturalezza Keke Palmer, la piccola protagonista di Una parola per un sogno (Akeelah and the Bee, Doug Atchison, 2006). Lo stesso Murphy, più controllato rispetto alla poliforme performance – fra impennate slapstick e guizzi biomeccanici – di Ti presento Dave (Meet Dave, Brian Robbins, 2008, appare in più che buona forma.

Certo, verrebbe da pensare che lo script sia stato impaginato e rivisto ignorando la catastrofe finanziaria che si è abbattuta sulle borse lo scorso anno. Eppure, una piccola morale è leggibile fra le righe anche in questo senso, se si considera che, quando si tratta di affrontare la prova finale davanti al guru della finanza Dante D’Enzo (un sornione Martin Sheen), Evan ha la meglio non grazie a poteri sciamanici ma grazie al suo talento di indagatore delle curve di mercato. La visione degli numerosi extra compresi nell’edizione homevideo mette inoltre in evidenza un paio di direttrici di senso minori ma significative del film, sul piano dei modi di rappresentazione.

Saltata, per una questione di economia simbolica, la questione gay (nello script – e fra le scene tagliate – era previsto che l’ipotetico nuovo compagno della moglie di Evan si scoprisse poi essere omo), rimane infatti il confronto fra l’african american Evan e l’indian american Whitefeather. A spuntarla è paradossalmente chi nasconde, o comunque non monetizza la propria diversità culturale, cioè Evan, contro qualcuno che, pur non avendone diritto, come si scoprirà, raggira colleghi e clienti, con una retorica e una mimica new age che richiamano l’immaginario nativoamericano. Ma è pur vero che la fantasia – di Olivia ed Evan – non ha colore, ed il film offre diversi spunti di riflessione non del tutto scontati sulle contraddizioni tipiche di un nucleo familiare scoppiato, senza appoggiarsi troppo meccanicamente sui cliché della screwball comedy.

Leonardo De Franceschi

Cast & CreditsImmagina che (Imagine that)
Regia: Karey Kirkpatrick; sceneggiatura: Ed Solomon, Chris Matheson; fotografia: John Lindley; montaggio: David Moritz; scenografia: William Arnold; musiche: Mark Mancina; interpreti: Eddie Murphy, Yara Shahidi, Thomas Haden Church, Ronny Cox, Stephen Rannazzisi, Nicole Ari Parker, DeRay Davis, Vanessa Williams, Martin Sheen; origine: USA, 2008; formato: 35 mm, 1:2,35; durata: 107’; produzione: Lorenzo di Bonaventura e Ed Solomon per di Bonaventura Pictures, in associazione con Goldcrest Pictures; distribuzione homevideo: Paramount Home Entertainment.
DVD nella confezione: 1; supporto: DVD9 – singola faccia doppio strato; regione: 2; formato video: 1:2.35; formati audio: Italiano, Originale inglese (5.1); lingue sottotitoli: Italiano, Inglese; contenuti extra: Commento al film di Karey Kirkpatrick e Yara Shahidi, Cinque scene eliminate, Divertenti papere, Un giro per il set con Yara Shahidi, Un parco giochi della mente, Il provino, La coperta di stelle: influenza nativo-americana, Il re e i suoi giullari, Cosa stavano dicendo veramente?.

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